
Non conto le stelle stanotte
sono stanca di sentirmi osservata
quegli occhi leggono l’anima.
Chiudo spiragli di luce
fuori dalle palpebre
lascio che s’appendano agli uggiosi pensieri,
parassiti che succhiano vita
in ossessivi amplessi.
Non partoriranno nel mio spazio
vagheranno nel nulla
mostrando talenti ai grigi crateri.
Nuovi universi
blaterano fuori dal coro
depositando alienanti pensieri.
Il tuo guanciale deserto
al petto stringerò,
nel conforto dell’oscurità
testimone del dolore
la clessidra filtrerà il tempo.
Granelli di sabbia gratteranno orbite
nell’intermittenza tra disagi miagolanti,
nude fessure sbirciano con occhi sgranati
il lento scivolar delle ore.
Nelle notti di perenne disagio
il coraggio ha radici profonde.
mentre bevo la linfa
che scorre nelle vene.
Ha un sapore nero
il bianco candore della morte.
Ha un vestito scuro il manto che avvolge la luce.
Ha suono stridulo l'amore per la fine.
Dopo me il nulla sarà.
Non volti, non sguardi rivolti,
disinvolti,
sconvolti.
Non guarderà alcuno al sacello,
sfracello
del corpo,
disgusto mortale,
banale,
sacrale,
eppur normale.
Leggerà fra altri il ricordo
contorto,
immaginifico e immaginario
immaginato e dimenticato.
Tempo d'angusto essere,
essere angusto non tempra,
non costringe,
eppur costretto in forma non voluta,
desiderata,
agognata,
ripudiata,
odiata,
amata.
Or discerni tu al di là
senza soluzione,
tocchi, non percependo.
Non sai,
mai saprai.
Spengi un lume per me,
spengilo e sfoglia il libro dei sapienti
fallo per me
ancora una volta,
ancora e ancora
finché non darà il giudizio suo.
Sono piccole virgole nere
Ne origlio i rumori
mentre vanno .
Vanno e raccolgono il vento
è l'animo mio che va
per campi sterminati,
per profondi mari,
per cieli e boschi.
Va per l'infinito che è in me.
Un pesante fardello
con sé porta,
mai lo posa,
e io che fermarlo non posso
lo seguo.
Passi lenti e grevi odo,
è l'esistenza mia
che piano va
per strade che non conosco
per vie senza fine,
e io fermarla non posso.
Passi lenti e grevi odo
null'altro più
che passi...
un'occhiata ...
era tutto ghiacciato
un brivido
da far fermare il sangue
vitreo nelle vene:
rimandato il transito.
Certo lo riconosco
d'esser stato miracolato
ma anche non il solo
a concesso privilegio
senza però restare mai
privilegiato ....
Ringrazio invece
d'altra chance gratificato
curando che più giusta
ora spesa ... venga resa

Stanotte
in questa nebbia
sospesa all’infinito
ho fra le labbra aridi sorrisi
e nello sguardo solchi di dolore
perché oltre il muro del silenzio
non scorgo il faro acceso
che indica la tanto attesa nave
ma sento disperatamente
il suo gioco di distanze.
Mi hai investita
di questa terra oscura
ed il cielo non è diverso…
mi nutrono
di gran tumulto interiore
tundre gelide e deserte
accompagnandomi
in questo angosciante e silente
scorrere delle ore
che abbattendomi, mi avviliscono
corrodendomi… amore mio!
come tempo andato.
Trascorsi gli attimi necessari
passando su mattoni già rari.
Presi il segno da un gradino,
trascinando dietro un celato segreto.
Nel mezzo che volge al declivio
ora odo del balzo il risciacquo sulla prua,
vedo il suonare lontano,
ascolto il colore d'un perduto mare.
Amo del grigio i toni,
aspetto che il palco restituisca doni.
Scendo nel basso ritmando uno stanco passo,
son polvere e fumo
nel frastuono sparso,
nuvola di me dal fuoco arso.
Banchine vuote attendono i miei versi
bagnando il pensiero
di rivoli d' amori persi.
Scivolo sulle colonne del molo
osservando in alto
dei dubbi il volo.
Nel fondo un pietroso arco
d'edera colmo
sa d'essere ultimo varco.
Fantasma appari,
fra nebbia e giostra
nel bianco cavallo scompari.
Oramai
son stanco,
son flutto di rima
e nel rifluire d'inchiostro
sbatto sulla sponda
sperando di partire con la prossima onda.
È la dispotica faccia che ghigna sulla tua inutile fatica
è la stupidità umana che si duplica
pur essendo misera nell’anima e nella moneta
è il sacrilego vuoto che ti lascia il lavoro
è la repressione dell’ingegno
è la disperazione di mezzo secolo
speso per accalappiare sogni che non avevi il tempo di inseguire
è il corpo che si macera e cade come un involucro senza peso
è l’anima che si corrode e vola via
verso l’unica eterna liberazione.
Mi riprendo la speranza
con quei caldi sospiri al cielo
sono la voglia di cambiare il tempo
che non appaga e passa inesorabile e veloce.
Si perde quando è sera come rugiada sulle foglie
la mia parola attesa e appesa ad una preghiera .
Eppure oltre il vetro
ogni mattina e ogni sera li s'annida il cuore
quando il mare è una tempesta
quando l'assenza è silenzio
quando la nebbia m'avvolge
quando l'anima vaga tra i ricordi che fanno rumore e
i sogni chiedono la luce .
Nell'infinito sguardo delle stelle
ci sei tu SIGNORE
e non manchi alle mie labbra
quando spezzo il pane e mi bevo la vita
seduta alla finestra di ogni giorno
ingoio il dolce e l'amaro
che si scioglie lentamente
tra le mia dita.
Sono arrivata tardi
per vedere il colore
che mi abbaglia,
per vedere il sorriso
che ho sognato molte volte.
Quelle lacrime
non ripagano del dolore subito,
non ripagano
delle cattive parole.
Quell'amore
che ho provato
l'ho perso.
Quel valore
inestimabile l'ho rotto.
Ho provato...
Ci riproverò...
Anche se
mai rivedrò
quei colori che
mi illuminavano.
consumo i giorni ribelli
sulla lama calda di un rasoio
confondendo il sangue che sgorga
con la fiamma viva
- scuoto la vuota staticità-
e nulla in me è quiescente
se non l'apparenza
di una superficie liscia
ma l'incantesimo di calma piatta
si frattura nel maremoto sullo specchio
- la danza furiosa degli elementi ha inizio -
la pace seviziata annuncia sfide
e il mio cielo promette tempeste
mi fissa con occhi liquidi fatali
e cuore denso di nuvola
si abbatte su di me come mostro d'acqua
- e non esiste rifugio in nessun dove -
mentre inferni coagulano lava
nelle mie vene pulsanti
e il vento sputa la sua voce d'orco
per sostenere l'opera di distruzione
dei miei demoni volanti
- l'Apocalisse insorge nel fulmine-
bellicose urla di guerra
sul mio nudo campo di battaglia
cavalieri morenti le mie pallide difese,
il pianto salato della rabbia
cancro che divora le membra ferite
- e mi annienta il dubbio di non esistere -.
Sotto covoni di paglia
Nemmeno un'anima
A fare compagnia.
E di questa assenza incomposta
Il tempo né è saturo.
Consistenze d'azzurro
Possono aprire la via del mare,
Tra strappi di cielo e nuvole raminghe.
Canto di note vibrate, increspano l'onda,
E come bagno divino
Tolgono macchie,
Tra il leggero tremolio
Di mani d'autore.
Nessuna foglia danzera'
Nella notte celeste.
Il mio soffio lo sposto sul tuo viso
come aria nuova
come un volo di foglie
rifratto di luce.
E ti coloro l'umore
con tutto quello
che anima terra e mare .
Due lapislazzuli blu
dalle mie acque a colorarti gli occhi
una manciata di corallo caldo
amore che ancora brucia
a riempirti il cuore
e baci di spumose bianche scogliere
a graffiarti il tempo.
Un soffice soffio
a scuotere
il quieto vivere di noi .
tre matite nel viale
Metto una mano fuori
Di questa sera d'Ottobre
Ha il profumo di ginestre
di promesse accarezzate
di dolci dimore d'immenso .
Ed io ne ascolto
il battito.






