Il tempo culla memorie, rincuora i domani
Si diverte a giocare con occhi di bambola
a mosca cieca con il fato, come in una favola.
Apro le vele al vento dell’età felice
tra i rimproveri disordinati di stoffa
il lettino contro il muro
dove colorare storie di bambina
e disegni lasciati tra i gessi.
Un brivido antico sbuccia la pelle.
Scalza sopra il tetto guardo le stelle
chiudo gelosa il mio mondo a chiave
Si diverte a giocare con occhi di bambola
a mosca cieca con il fato, come in una favola.
Apro le vele al vento dell’età felice
tra i rimproveri disordinati di stoffa
il lettino contro il muro
dove colorare storie di bambina
e disegni lasciati tra i gessi.
Un brivido antico sbuccia la pelle.
Scalza sopra il tetto guardo le stelle
chiudo gelosa il mio mondo a chiave
per reinventare nel sogno il pianto.
Ho la febbre dentro la carezza
lasciata da mamma sul comodino
e stringo forte nel cuore la magia
il mio mondo che muore lì vicino.
M’invento un’ala smarrita
fino all’ultima stella ,
simile a una danza, leggera
tocco delicato di zefiro d’anima.
Lancio nel vuoto ad occhi chiusi
la tenerezza nel cuore
come monetina che decide la sconfitta o la vittoria.
Coloro di respiro l’oceano in me, soffio e brezza.
Non temo l’amore e la vita
frammenti di specchio ognuno fiorito
in brocche scheggiate di dolore e infinito.
Ho la febbre dentro la carezza
lasciata da mamma sul comodino
e stringo forte nel cuore la magia
il mio mondo che muore lì vicino.
M’invento un’ala smarrita
fino all’ultima stella ,
simile a una danza, leggera
tocco delicato di zefiro d’anima.
Lancio nel vuoto ad occhi chiusi
la tenerezza nel cuore
come monetina che decide la sconfitta o la vittoria.
Coloro di respiro l’oceano in me, soffio e brezza.
Non temo l’amore e la vita
frammenti di specchio ognuno fiorito
in brocche scheggiate di dolore e infinito.
4 commenti
Ancora per l'amore e nell'amore,
mi avvolgo e taccio,
inebriata da un suo proferir di parola,
accolta nel giglio del suo cuore, che a me pare puro.
eppur mi colgo in meditazione assorta, mentre la notte sussurra i suoi lamenti,
o notte ingannevole, fa ch'io possa udire il tuo rantolo di dolore, che il tuo declinar sia implacabile,
tu che mestamente induci a dubitar del candore di un giglio,
che la luce del giorno possa sollevarti dagli inganni che induci in cuori timorosi;
notte perdona l'impudenza della chiarezza e l'ottusità di una voce stanca che ora può finalmente tacere.
mi avvolgo e taccio,
inebriata da un suo proferir di parola,
accolta nel giglio del suo cuore, che a me pare puro.
eppur mi colgo in meditazione assorta, mentre la notte sussurra i suoi lamenti,
o notte ingannevole, fa ch'io possa udire il tuo rantolo di dolore, che il tuo declinar sia implacabile,
tu che mestamente induci a dubitar del candore di un giglio,
che la luce del giorno possa sollevarti dagli inganni che induci in cuori timorosi;
notte perdona l'impudenza della chiarezza e l'ottusità di una voce stanca che ora può finalmente tacere.
Sazio della realtà che lo circonda,
il Sognatore cavalca l'onda
della sua fantasia
Consapevole che è pura utopia
tutto ciò che immagina,
segue comunque la sua via,
essendo l'unica che lo affascina
Nonostante ingoi bocconi amari
al ritorno dall'ennesimo viaggio,
si rituffa nel mondo,
anche se fatica a stare a galla
quaggiù,
dove ci vuole molto coraggio
a legarsi ad un miraggio
Il Sognatore è fragile,
ma abile
nel suo mestiere,
riprodurre ogni suo volere,
questo è il suo grande potere
Il Sognatore è riservato,
non gli importa di essere apprezzato,
nemmeno riverito,
vuole solo essere capito
il Sognatore cavalca l'onda
della sua fantasia
Consapevole che è pura utopia
tutto ciò che immagina,
segue comunque la sua via,
essendo l'unica che lo affascina
Nonostante ingoi bocconi amari
al ritorno dall'ennesimo viaggio,
si rituffa nel mondo,
anche se fatica a stare a galla
quaggiù,
dove ci vuole molto coraggio
a legarsi ad un miraggio
Il Sognatore è fragile,
ma abile
nel suo mestiere,
riprodurre ogni suo volere,
questo è il suo grande potere
Il Sognatore è riservato,
non gli importa di essere apprezzato,
nemmeno riverito,
vuole solo essere capito
Oh Eternità! Quel richiamo che nel cuor riluce!
Di mare e cielo si bagna l’infinita voce
immortale dipinto di grande amore
mistero arcano, sogno di dio, testamento sovrano.
Sapresti tu , inganno universale condurre la primavera
all’ingenua anima, piccola artigianale cera?
Illuminare l’ultimo inverno della casa nera
e con fare nobile, accendere il fuoco spento
e ritrovare il volo sull’isola dell’ anima , il tempo .
Vaneggia non v’è dubbio la mente, e nell’attesa
la vita ha smesso di credere alla poesia.
Ora che sorridendo, m’inchino alla discesa
conviene uscir di scena
quando la partecipazione alla farsa è ridicola, seria.
Scrivo alla vita e per la vita, il mio piccolo testamento
un tempo amato sotto l’ombra del vento, ultimo rimpianto
senza respiro, rispettando il silenzio e il dolore lungo la via
come barca alla deriva che s’arrende al mare
dolcemente io muoio nello scrivere Amore.
E sono i papaveri
a dare al vento
il rossore che brucia .
il rossore che brucia .
Non più le rose
ma tremuli petali vellutati
pizzicati dal grano e dalle coccinelle.
Sono belle le vanitose farfalle!
Danzano il canto dei covoni innamorati .
Baci imballati di bugia
chiome dorate
tra le righe di una poesia
E tu papavero
ti trastulli al sole.
Al petto stringo un fiore nel suo lento morire
guardo in silenzio la dolcezza disperata
che china il capo con lacrime d’anima
e profuma il sogno di mistero e cielo
lasciando nelle mani una piccola stiva
il cuore trasognato lungo la riva
adagiato in una dolce ninna nanna
folata antica di canto e panna
dispersa in un tempo lontano
dove parole di nonna sussurrano
melodia di biscotti e torte fatte a mano.
Come la rosa, i giorni si lasciano morire
non guardano più al cuore sul finire
e il tempo partorisce folletti di noia e disperazione
che saltellanti diventano asilo, illusione
rimpianti, sentimenti e fuga di passione
dimentichi sotto un tappeto di rughe
dove cercare l’ultima giovinezza sopravvissuta
quella più amata , da vivere e mai vissuta.
Delicati sortilegi di musica planano in volo
archi melodici d'un grammofono lento
febbricitante interludio di nostalgici sfregi
a sbrego diagonale d’infanzia amata.
Colmo lo spazio vuoto fra ciò in cui essere
e ciò che divora il divenire nell’essere
e l’essere nel divenire, voce di solitaria aria.
S’increspa intensa l'opacità vibrante
vortice frantumato a più riprese dal silenzio
nerume muto al sordo pugno d’estro.
Desto! Il rimbombo si calma a larghe falde
Ali di marmo in gioco al gladio
respirano sospese al profondo e fragile ingoio
Ho sul cuore il pianto della vita
e nelle vene il tempo svanito
Una grande pace sull’orizzonte infinito
dalla devastante penna ai margini
Mi invade, oppio la dolcezza
il sentire fremente l’armonia dimentica di fine
dove la luce va a spegnersi in intima estasi
Irreale stasi a me così tanto cara .
archi melodici d'un grammofono lento
febbricitante interludio di nostalgici sfregi
a sbrego diagonale d’infanzia amata.
Colmo lo spazio vuoto fra ciò in cui essere
e ciò che divora il divenire nell’essere
e l’essere nel divenire, voce di solitaria aria.
S’increspa intensa l'opacità vibrante
vortice frantumato a più riprese dal silenzio
nerume muto al sordo pugno d’estro.
Desto! Il rimbombo si calma a larghe falde
Ali di marmo in gioco al gladio
respirano sospese al profondo e fragile ingoio
Ho sul cuore il pianto della vita
e nelle vene il tempo svanito
Una grande pace sull’orizzonte infinito
dalla devastante penna ai margini
Mi invade, oppio la dolcezza
il sentire fremente l’armonia dimentica di fine
dove la luce va a spegnersi in intima estasi
Irreale stasi a me così tanto cara .
Siedo alla finestra
e un monologo
imbratta il cielo di echi sordi
un rientrare di volo echeggia e mi distoglie
S'intrecciano le nuvole
in un canticchio di lampi
voci d'acqua chiacchiericci
che non sentiranno i poemi
che compongo e scompongo.
Note ubriache in questa lunga notte d'Inverno.
Plumbea trabocca la pioggia
sulle gemme chiuse.
Ed io rimango ai vetri ad ascoltare ...
Ora ho tanta pioggia
a strariparmi il cuore.

e un monologo
imbratta il cielo di echi sordi
un rientrare di volo echeggia e mi distoglie
S'intrecciano le nuvole
in un canticchio di lampi
voci d'acqua chiacchiericci
che non sentiranno i poemi
che compongo e scompongo.
Note ubriache in questa lunga notte d'Inverno.
Plumbea trabocca la pioggia
sulle gemme chiuse.
Ed io rimango ai vetri ad ascoltare ...
Ora ho tanta pioggia
a strariparmi il cuore.

M’aggrappo alla tua onda calda Armonia
a tratti abbandonata all’immagine riflessa
sbiancata dalle latitudini perforanti erose
stravolta talvolta, suicida spesso in multiformi angosce
malinconica scheggia di ghiaccio sulla carne viva.
Stordita alle lusinghe della morente notte
s’avvicina l’alba sistemandosi i capelli
specchio di giorno rovesciato nella dolce morte
di tutte le cose lasciate ad asciugare al tempo e alla sorte.
Persa a riflettere all’amore , stella infranta
e alle mille solitudini d’odio nel crollar consorte
affondo nell’illusione che tutto trama e trema
disposta al muro con l’anima pronta ad esser piuma.
Memoria sua stella con i suoi sì sulla ferita
a rimescolar compiaciuta in putrescenti cadaveri
la dismessa, asfittica dimenticanza della vita
immagini, attimi, epitaffi d’un fiore reciso al cuore .
Lapilli d’anima ricamati ai bordi della notte
disegnano l’ultimo respiro privo della vita
e due ali lasciate galleggiare nella brezza
della mia sola amata superstite poesia.
Gaudio
di una sofferenza.
Da ogni colpa si sgombra la coscienza.
Sovrastrutture di adulto
prevaricate
dall'innocenza dell'infanzia.
Il carrettino e' alsuo posto
in campagna;
la mano lo spinge avanti
e chilometri su chilometri
guadagna;
tra le note confuse
di una fisarmonica
estesa ristretta,
vien voglia
di azionare le gambette
e salire in alto la scaletta.
Adesso puoi anche
spirare in pace;
la campana annunci
gli ultimi tocchi;
e riconciliarti con Gesu'.
di una sofferenza.
Da ogni colpa si sgombra la coscienza.
Sovrastrutture di adulto
prevaricate
dall'innocenza dell'infanzia.
Il carrettino e' alsuo posto
in campagna;
la mano lo spinge avanti
e chilometri su chilometri
guadagna;
tra le note confuse
di una fisarmonica
estesa ristretta,
vien voglia
di azionare le gambette
e salire in alto la scaletta.
Adesso puoi anche
spirare in pace;
la campana annunci
gli ultimi tocchi;
e riconciliarti con Gesu'.
Cavalco nuvole infinite
nei cieli dei sogni.
corro felice
sicura che la meta
mi renderà felice.
Nonostante molte stelle
mi chiamano,
nulla distoglie
l'attenzione
al mio cammino.
Cerco il nulla,
cerco tutto,
cerco la vita,
cerco felicità,
e serenità
dove tutto
fa pensare al buio.
nei cieli dei sogni.
corro felice
sicura che la meta
mi renderà felice.
Nonostante molte stelle
mi chiamano,
nulla distoglie
l'attenzione
al mio cammino.
Cerco il nulla,
cerco tutto,
cerco la vita,
cerco felicità,
e serenità
dove tutto
fa pensare al buio.
C'è una dolcezza nel vivere le cose
che solo chi ha sofferto conosce
trasformare la rabbia e la delusione
in quieto sospiro
come passare al setaccio il fango
per tenere solo piccole perle di luce
far decantare il dolore
come alta marea dell' anima
per poi raccogliere stelle marine
sulla spiaggia baciata dal sole
non pensare alle burrascose onde ormai lontane
ma alla dolce musica della risacca
dimenticare il vento freddo di tramontana
per farsi accarezzare dalla dolce brezza che sempre arriva
uscire dall'ego
e gioire per esserci ancora
Improvviso un boato
trema tutto.
Piatti e bicchieri
cadono a terra.
Frantumandosi
in mille pezzi.
Anche il vecchio vaso
di creta si rompe.
I fiori strappati
i petali volano come aquiloni.
Un vortice
inghiotte tutto.
L'onda gigantesca
spazza via tutto.
Ed io
resto qua...
In questo rifugio
sotterraneo.
Ad attendere
che passi la tempesta.








