E sotto un diluvio di parole
cadono come bombe.
Formano
voragini profonde.
Il fumo si alza
sempre più.
Tanto da impedire
di vedere, di respirare.
Urla strazianti si alzano
dalle macerie.
Ma l'urlo più forte, più potente
resta dentro.
Ed è li che forma
la voragine più profonda.
E' li
che finisce tutto...
COME IL CELEBRE DIPINTO DI PABLO PICASSO, COSI A VOLTE CI SI SENTE, SOTTO BOMBARDAMENTO.
cadono come bombe.
Formano
voragini profonde.
Il fumo si alza
sempre più.
Tanto da impedire
di vedere, di respirare.
Urla strazianti si alzano
dalle macerie.
Ma l'urlo più forte, più potente
resta dentro.
Ed è li che forma
la voragine più profonda.
E' li
che finisce tutto...
COME IL CELEBRE DIPINTO DI PABLO PICASSO, COSI A VOLTE CI SI SENTE, SOTTO BOMBARDAMENTO.
9 commenti
Ho inspirato il tuo aroma:
sapeva di amarezza
e di nostalgia.
Ho ascoltato la tua voce:
ricordava il pianto di un bambino
nell'alba del giorno.
Ho guardato il tuo viso:
era scialbo come il trucco
sciolto dalle lacrime.
Ho guardato il volto della vita:
sorrideva soddisfatta
del lavoro fatto
con la tua aroma,
con la tua voce,
con il tuo viso,
con te
e forse anche con me.
sapeva di amarezza
e di nostalgia.
Ho ascoltato la tua voce:
ricordava il pianto di un bambino
nell'alba del giorno.
Ho guardato il tuo viso:
era scialbo come il trucco
sciolto dalle lacrime.
Ho guardato il volto della vita:
sorrideva soddisfatta
del lavoro fatto
con la tua aroma,
con la tua voce,
con il tuo viso,
con te
e forse anche con me.
Non dormo,
e leggo quasi tutta la notte.
L’arida pioggia non dà riparo,
gelido fuoco non dà conforto.
Alto, invalicabile, è il muro del destino!
E sento urlare il mare,
sento la minaccia, lo schiaffo
dell’onda sulla roccia,
e leggo, quasi tutta la notte.
Con sospiri corti e rari,
con occhi stanchi ed annebbiati,
guardo poi il mio volto...
...sgomento, smarrito!
Ma son testarda e non mi arrendo:
so, che il sole mi ama ancora,
che della natura sono ancora parte,
e in seno al buio turbine
chiudo gli occhi,
diventando...una rondine di luce!
e leggo quasi tutta la notte.
L’arida pioggia non dà riparo,
gelido fuoco non dà conforto.
Alto, invalicabile, è il muro del destino!
E sento urlare il mare,
sento la minaccia, lo schiaffo
dell’onda sulla roccia,
e leggo, quasi tutta la notte.
Con sospiri corti e rari,
con occhi stanchi ed annebbiati,
guardo poi il mio volto...
...sgomento, smarrito!
Ma son testarda e non mi arrendo:
so, che il sole mi ama ancora,
che della natura sono ancora parte,
e in seno al buio turbine
chiudo gli occhi,
diventando...una rondine di luce!
Tremori alle mani mi impediscono di afferrare la vita;
Paralisi emotive mandano scariche elettriche
alla mia spina dorsale;
alla mia spina dorsale;
Bloccato nel dolore,
Sono una centrale di rabbia pronta ad esplodere.
Nessuna paura di vivere,
solo impedimenti esterni,
eppure si può andare avanti.. felici:
non ho mai visto la luna sparire per sempre
dopo un'eclissi.
Riva sbavata dolce pietà innocente
ai bordi del margine ricucito d’esistente
chiudi silenziosa pietra le buche amate
impaziente orlatura naufraga imponente
incidi le memorie dall’impazzito calco
espianto d’infanzie dentro l'arido solco
e nutri tuo malgrado il suolo vero mostro.
Ti ostini a urlare insofferente
smettendo di capire
ladra meditabonda sei lista senza lente
e ti allontani lasciandomi vertigine
soffocata di pianto , esile propaggine
sollevata di labbra con le parole al cuore
piangente mondo di solitario sole
rovinoso indifferente tenero languore
ritrovato morto tra il mio cielo e il tuo dolore.
Sonnambula si regge sul ciglio la vertigine
ripiegata in due sulle vacuità respiranti dell’anima
fino a sfiorarne la mite gaiezza accostatasi magia
fino a palparne il soffio trattenuto elevazione
E’ un sentire l’infinito seme nel granello di sabbia
trattenuto sulla sospensione espansa a cosmo
dove l’io lieve fluttua abbandonato il corpo
nell’ancestrale appartenenza al pensiero di dio.
Trasparenze d’una voce infranta commuovono la resa
l’occhio dal giardino fiorito di malinconie
Salva la verginità dell’acqua che lava la vita
purifica l’inquietudine risacca che risale
sino a tramutarsi in una colomba dalle ali di luce
sulle quali addormentarsi in un sonno ristoratore
sognando la fine e l’inizio in dolce comunione.
Ecco, arriva la stagione
in cui ogni fiore
si prepara e freme sullo stelo.
Orgoglioso espande il suo profumo!
La rosa, imperversa e prepara
romantiche serate a suon di tango.
Io, le passo accanto,
non oso guardarla né odorarla
e stringo forte i miei occhi
per cercar di non pensare.
Non so una rosa cosa sia!
Oh, dolce sera,
che dirai di me, della mia anima,
che dirai del mio sprecato cuore,
del mio rosso desiderio
…di un tango mai ballato!
Che dirai, dei miei silenzi,
delle torri del mio dolore,
delle notti inquiete e spietate,
sorde al mio richiamo…
…Perché, dolce stagione,
donna amabile e gioiosa,
mi fai sentire il tepore
della terra e poi non mi regali i fiori?
Dove sono i respiri,
i sussurri divini
che non uccidono i sogni,
che non usano veli,
che non condannano desideri puri e folli?
Dove le accorate sillabe?
Dimmi, dolce sera…
…Dove sono?

in cui ogni fiore
si prepara e freme sullo stelo.
Orgoglioso espande il suo profumo!
La rosa, imperversa e prepara
romantiche serate a suon di tango.
Io, le passo accanto,
non oso guardarla né odorarla
e stringo forte i miei occhi
per cercar di non pensare.
Non so una rosa cosa sia!
Oh, dolce sera,
che dirai di me, della mia anima,
che dirai del mio sprecato cuore,
del mio rosso desiderio
…di un tango mai ballato!
Che dirai, dei miei silenzi,
delle torri del mio dolore,
delle notti inquiete e spietate,
sorde al mio richiamo…
…Perché, dolce stagione,
donna amabile e gioiosa,
mi fai sentire il tepore
della terra e poi non mi regali i fiori?
Dove sono i respiri,
i sussurri divini
che non uccidono i sogni,
che non usano veli,
che non condannano desideri puri e folli?
Dove le accorate sillabe?
Dimmi, dolce sera…
…Dove sono?

Disorientata...smarrita...
eppure un posto a me molto caro.
Tanti anni sono passati,
tanti ricordi di gioventù.
Una grande e bella città
anni meravigliosi.
Non esisteva notte
nè giorno.
Lavoratrici di giorno
girovaghi di notte.
Anni che non
dimenticherò mai.
Rivedere quella stazione a distanza di molti anni
cosi cambiata...ma identica nella mia memoria.
Un tuppo nel passato
un tuffo nei ricordi.
Archiviati nei cassetti del cuore
ma ben custoditi
Seppur in un giorno triste
è stato molto bello rivedere quella stazione.
Dove i ricordi
nessuno cancellerà mai.
eppure un posto a me molto caro.
Tanti anni sono passati,
tanti ricordi di gioventù.
Una grande e bella città
anni meravigliosi.
Non esisteva notte
nè giorno.
Lavoratrici di giorno
girovaghi di notte.
Anni che non
dimenticherò mai.
Rivedere quella stazione a distanza di molti anni
cosi cambiata...ma identica nella mia memoria.
Un tuppo nel passato
un tuffo nei ricordi.
Archiviati nei cassetti del cuore
ma ben custoditi
Seppur in un giorno triste
è stato molto bello rivedere quella stazione.
Dove i ricordi
nessuno cancellerà mai.
Ricomincio da capo
ricomincio a guardare
i paesaggi ondulati
forse non ho mai smesso
ma ora mi appaiono
luminosi profumati
luminosi profumati
e danzanti di api.
Intensi frizzanti e pieni di luce.
Mi basta respirare
e mi riprendo
le robinie in fiore
a grappoli bianchi e profumate di miele .
le robinie in fiore
a grappoli bianchi e profumate di miele .
Ovunque spezzano i ricordi.
Un sottile richiamo mi desta
e s'innesta
un rosa striato confetto nel cielo
e mi fa festa.

un rosa striato confetto nel cielo
e mi fa festa.

Perchè le nostre parole
volano alte
volano alte
e somigliano a coriandoli di carta
leggere viaggiano oltre
umide gonfiano gli occhi
solleticano le orecchie
scompigliano il cuore
assottigliano la voce
rompono il silenzio
fuggono le tempeste.
Sono inchiostro che si annoverano
su fogli e fogli di poesia
Sono inchiostro che si annoverano
su fogli e fogli di poesia
parola è la tua
parola è la mia.
E' un nome che più non torna
una valigia di sogni
catapultata nel cielo pieno di stelle
parola è la mia.
E' un nome che più non torna
una valigia di sogni
catapultata nel cielo pieno di stelle
senza cadere...

Il mattino è fresco,
giovane e ventilato
conosco il tuo cammino,
lento e misurato.
Camicetta bianca,
pantaloni fini e spaziosi
comode scarpe ginniche,
sotto i tuoi passi stilosi.
Uno stile raro,
quasi impossibile da imitare
galleggi serena, sola e leggiadra
lungo un sentiero lunare.
Già, non ti accorgi che spingi lo sguardo
fuori dal mondo
rechi una sigaretta alla bocca
e aspiri fino in fondo.
Osservi gli alberi anziani
fedeli compagni e coetanei
scruti gli occhi degli amici più cari
reputandoli estranei.
Una volta mi sono avvicinato,
per fare una chiacchierata
uno strillo di terrore, hai risposto
e rapida ti sei voltata.
Rimani sul viale, ti prego
troppo pericolo lungo la strada
celeri ruote su lamiera,
la disgrazia non voglio che accada.
Per troppi sarebbe giusto che la morte
il buio ti regali
dopo anni secolari, vaghi errante
in gironi infernali.
Non mi riconosci, il declino avanza
molto precocemente
guardi la nostra foto rovinata
non provi più niente!
Non è colpa tua, amata mia,
è Lui l'unico responsabile
strappa i ricordi, offusca il presente
e ti rende impassibile.
Ti fermi, annusi le margherite
poi scoppi in lacrime
subito dopo serri gli occhi e fuggi
nel tuo ego esanime.
Non vi è cura purtroppo,
solo cocci taglienti di vaga memoria
ti prego, sussurra il mio nome
regalami il lusso di un'egoistica gloria.
Non prenderla con la forza...
dissero, i saggi dottori
non servirà a niente...
lei starà bene in natura,
tra immensi prati e fiori...
Morbo, vile carogna
mi arrendo, so che hai vinto tu!
l'hai strappata dal sogno
della vita piena che non avrà più.
Chi va là! Ti ho visto
che buono il profumo di alberi in fiore
vai via, non ti conosco!
salve, come ti chiami, vecchio signore?
Lo so, lo so, silenzio!
mi ricordi qualcuno
ecco, adesso ho capito
il tuo nome è Nessuno.
Non focalizzo bene, mi spiace
insisti nel volermi parlare
aiutatemi, è un maniaco!
ho il terrore e voglio scappare.
Le gambe ansimano,
perdo il fiato
i passanti osservano le mie gesta
ferma, aspetta... devo calmarmi
dove mi trovo,
fulmini di memoria
saettano... dentro la testa.
Quale orrendo destino
chi sono e dov'ero, nel mio passato?
continui caparbio a seguirmi
vaghe reminiscenze, ormai ho appurato.
Chi diavolo sei?!
rugoso e patetico uomo cordiale
il cuore fa male perché ricorda
il cervello invece non trova parole!
E' buio. Fuggenti fanali
vedo brillare
qualcosa in tasca bisbiglia e mi giura:
fissa il mio contenuto, concentrati
stampami in testa e non avrai più paura.
Sagome giovani, di due innamorati
la foto questo mostra e io... sono delusa
testardo signore, sei contento?
lasciami in pace, ritorna a casa.
Il ritratto sgualcito cade a terra
sarà stato il vento o il passar di un'auto?
svolazza, tra due corsie asfaltate
devo fissarlo, ancora un momento.
Folate d'aria sempre più forti
il barrito di un clacson impenitente
raccolgo il ritratto da terra
volo alta per metri, e atterro, morente.
Che botta, Signore! Cosa mi ha urtato?
solo una macchina che andava veloce
troppo pericolo lungo la strada!
socchiudo le palpebre, ma sono felice.
Il motivo è semplice
ti ho riconosciuto, amore mio!
ho il volto adiacente
alla nostra splendida foto
quanto eravamo belli, appena sposati
stringi la mia mano e assistimi
in quest'ultimo viaggio...
verso l'ignoto.
giovane e ventilato
conosco il tuo cammino,
lento e misurato.
Camicetta bianca,
pantaloni fini e spaziosi
comode scarpe ginniche,
sotto i tuoi passi stilosi.
Uno stile raro,
quasi impossibile da imitare
galleggi serena, sola e leggiadra
lungo un sentiero lunare.
Già, non ti accorgi che spingi lo sguardo
fuori dal mondo
rechi una sigaretta alla bocca
e aspiri fino in fondo.
Osservi gli alberi anziani
fedeli compagni e coetanei
scruti gli occhi degli amici più cari
reputandoli estranei.
Una volta mi sono avvicinato,
per fare una chiacchierata
uno strillo di terrore, hai risposto
e rapida ti sei voltata.
Rimani sul viale, ti prego
troppo pericolo lungo la strada
celeri ruote su lamiera,
la disgrazia non voglio che accada.
Per troppi sarebbe giusto che la morte
il buio ti regali
dopo anni secolari, vaghi errante
in gironi infernali.
Non mi riconosci, il declino avanza
molto precocemente
guardi la nostra foto rovinata
non provi più niente!
Non è colpa tua, amata mia,
è Lui l'unico responsabile
strappa i ricordi, offusca il presente
e ti rende impassibile.
Ti fermi, annusi le margherite
poi scoppi in lacrime
subito dopo serri gli occhi e fuggi
nel tuo ego esanime.
Non vi è cura purtroppo,
solo cocci taglienti di vaga memoria
ti prego, sussurra il mio nome
regalami il lusso di un'egoistica gloria.
Non prenderla con la forza...
dissero, i saggi dottori
non servirà a niente...
lei starà bene in natura,
tra immensi prati e fiori...
Morbo, vile carogna
mi arrendo, so che hai vinto tu!
l'hai strappata dal sogno
della vita piena che non avrà più.
Chi va là! Ti ho visto
che buono il profumo di alberi in fiore
vai via, non ti conosco!
salve, come ti chiami, vecchio signore?
Lo so, lo so, silenzio!
mi ricordi qualcuno
ecco, adesso ho capito
il tuo nome è Nessuno.
Non focalizzo bene, mi spiace
insisti nel volermi parlare
aiutatemi, è un maniaco!
ho il terrore e voglio scappare.
Le gambe ansimano,
perdo il fiato
i passanti osservano le mie gesta
ferma, aspetta... devo calmarmi
dove mi trovo,
fulmini di memoria
saettano... dentro la testa.
Quale orrendo destino
chi sono e dov'ero, nel mio passato?
continui caparbio a seguirmi
vaghe reminiscenze, ormai ho appurato.
Chi diavolo sei?!
rugoso e patetico uomo cordiale
il cuore fa male perché ricorda
il cervello invece non trova parole!
E' buio. Fuggenti fanali
vedo brillare
qualcosa in tasca bisbiglia e mi giura:
fissa il mio contenuto, concentrati
stampami in testa e non avrai più paura.
Sagome giovani, di due innamorati
la foto questo mostra e io... sono delusa
testardo signore, sei contento?
lasciami in pace, ritorna a casa.
Il ritratto sgualcito cade a terra
sarà stato il vento o il passar di un'auto?
svolazza, tra due corsie asfaltate
devo fissarlo, ancora un momento.
Folate d'aria sempre più forti
il barrito di un clacson impenitente
raccolgo il ritratto da terra
volo alta per metri, e atterro, morente.
Che botta, Signore! Cosa mi ha urtato?
solo una macchina che andava veloce
troppo pericolo lungo la strada!
socchiudo le palpebre, ma sono felice.
Il motivo è semplice
ti ho riconosciuto, amore mio!
ho il volto adiacente
alla nostra splendida foto
quanto eravamo belli, appena sposati
stringi la mia mano e assistimi
in quest'ultimo viaggio...
verso l'ignoto.
E' tempo di azzurro
e il cielo generoso e puro
mi ha ridato le rondini
in un giorno cristallino
cerco un raggio di sole
e com'è bello sentirmelo addosso
bonario sulla pelle.
Ombre e nuvole segnano e m'insegnano
di guardare oltre
oltre si oltre
dove le collinette
rifioriscono la Primavera
ci sono i papaveri in silenzio
amati da un alito di vento.
amati da un alito di vento.
E' amore il mio amore
che consola
il mio passeggiare lento
il mio passeggiare lento
fuggo l'inverno
strappo con gli occhi il suo manto
e accarezzo la luce
di quella luna
che tra le tue guance cerca parole nuove e
ricama della notte
il suo colore .

di quella luna
che tra le tue guance cerca parole nuove e
ricama della notte
il suo colore .

Quasi si raccolse a feto su se stesso
pennellò l’ultimo rantolo del giorno
prima di morire asfissiato dalle nubi.
In un intingolo di sangue rappreso
affacciato sull’abisso dell’orizzonte
il sole apprestò la sua risurrezione
dimentico di quanto avesse visto.
L’uomo che sputava parole amare
s’avvide della luna ancora giovane
pigra, troppo bassa sulla terra nera
la nascose col palmo di una mano
e dita si proiettarono sul mio soffitto
roteando coi fantasmi del passato
compagni di rimpianti mai assopiti.
Lama di coltello da sfregio fu la luce
bianca come mai è l’anima dell’uomo.
Degli scempi compiuti nella notte svelò
ogni macabro dettaglio sfuggito
a chi di giorno guarda tra le nuvole
per non raccogliere il dolore disperso
nelle tasche troppo colme d’egoismo.
Percorrendo la gremita via dell’apatia
l’alba lasciò il posto a lame ardenti
le ombre precipitarono sul letto disfatto
la mia mano corse a stringere la tua.
pennellò l’ultimo rantolo del giorno
prima di morire asfissiato dalle nubi.
In un intingolo di sangue rappreso
affacciato sull’abisso dell’orizzonte
il sole apprestò la sua risurrezione
dimentico di quanto avesse visto.
L’uomo che sputava parole amare
s’avvide della luna ancora giovane
pigra, troppo bassa sulla terra nera
la nascose col palmo di una mano
e dita si proiettarono sul mio soffitto
roteando coi fantasmi del passato
compagni di rimpianti mai assopiti.
Lama di coltello da sfregio fu la luce
bianca come mai è l’anima dell’uomo.
Degli scempi compiuti nella notte svelò
ogni macabro dettaglio sfuggito
a chi di giorno guarda tra le nuvole
per non raccogliere il dolore disperso
nelle tasche troppo colme d’egoismo.
Percorrendo la gremita via dell’apatia
l’alba lasciò il posto a lame ardenti
le ombre precipitarono sul letto disfatto
la mia mano corse a stringere la tua.
Pelle annerita da un forte sole
Nell'anima un raggio di passione
Il mio sudore salato uscito dal mare
Un libro sull'asciugamano, c'è sempre da imparare.
Ora di deserto in deserto passeggio dentro me
Ormai spoglio di tutto e libero dai perchè
Nel silenzio assorto e rapito
Ascolto le onde di un blu infinito
Mentre una lancetta scandisce il tempo
Mi accarezza come un'idea il caldo vento
...beata solitudine... sei quasi un richiamo
...beata solitudine... insieme andremo più piano
...beata solitudine... mi porterai lontano
...beata solitudine... quasi quasi ti amo
Nell'anima un raggio di passione
Il mio sudore salato uscito dal mare
Un libro sull'asciugamano, c'è sempre da imparare.
Ora di deserto in deserto passeggio dentro me
Ormai spoglio di tutto e libero dai perchè
Nel silenzio assorto e rapito
Ascolto le onde di un blu infinito
Mentre una lancetta scandisce il tempo
Mi accarezza come un'idea il caldo vento
...beata solitudine... sei quasi un richiamo
...beata solitudine... insieme andremo più piano
...beata solitudine... mi porterai lontano
...beata solitudine... quasi quasi ti amo






