Cerco a est
il chiarore cilestrino
scivolando ai vetri
il tempo che passa
cerco ad ovest
le pieghe del sole sui monti e
tutte le primavere e gli autunni
dei campi
cerco nel mio cuore
la consapevolezza dei miei capelli bianchi
l’ora tarda delle stelle
umettate di brina
e il cortile di Maggio
che indugia le rose.
per mettere alle spalle la mia notte
e cerco la tutela dei ricordi
che stentan tuttavia a farsi volti.
Di là dal davanzale l’aria cheta
felpata mi raggiunge, mi accarezza,
sminuzza grumi gonfi d’incertezza
rimescola il tempo dell’attesa.
Non più mi giro e mi rigiro a letto,
ho smesso di grattarmi a sangue il viso.
Lo sguardo or s’adagia sulla tela
ov’è un mare stufo d’aspettarmi.
Avverto in lontananza il respiro
del fico mai sazio del suo sole,
del tiglio al tocco delle prime luci
e tutto ciò mi veste e mi colora.
M’accosto al vetro per cercar conferme
ed ogni cosa fuori e dentro vive.
nei momenti dove le luci
occupano le strade delle città
Il tempo passa lento
seppur con fatica senza fermarmi
andrò avanti, non sparirò,
non lascerò che i fiori strappati dall'inverno
siano solo un ricordo.
Ritroverò la mia ombra accanto a me.
Lassù alla fine del cielo
si illumineranno le luci del Natale.
Sarò lì per sentire ancora emozioni
senza nostalgia.
I ricordi riaffiorano,
il coraggio diventa speranza
per continuare a sognare.
Sono loro
le persone che rendono magico ogni sentimento.
Quell'atmosfera
quel luccichio
che fa battere il cuore.
Vorrei non essere io
e concedermi la parte
che vi si addice,
rivoltare il calzino
della vita e credere
che l'interesse cieco
urti in contraddizione
coi propri desideri.
Vorrei essere specchio
e soddisfare la curiosità
che resta appesa alle smorfie
di un giorno da incominciare,
credere che non v'importi
se taccio o smusso i pensieri.
Vorrei essere lingua lunga
che dileggi con falsi verbi
le improprietà dell'egoismo,
scrutare lontano i miraggi
che creano solitudine,
piegare le barriere alte
dell'indifferenza muta.
Vorrei essere un faro
che illumini i disastri
della notte affamata,
essere il ripensamento
che allontana il dolore
e dare un premio d'oro
a chi non conosce la via.
Notte fonda,
notte profonda;
il tempo pare non esserci,
pare fermarsi;
le ore,
sono un antro,
di infinite notti
senza sonno,
senza quiete,
dai ricordi dolorosi,
dalle pene segrete,
i fantasmi di ieri,
cose da dimenticare,
mondo da scartare,
gente da buttare fuori,
da lasciare a ramengo,
non m’importa di nessuno,
vado avanti per la mia strada,
fregandomene
più che posso,
alla larga dalla società.
Passi inosservato
questo tramestio
di nobili virtù,
c’è già il crepuscolo
a tutto tacere,
l’aria così tersa
a fremere ancora
dei tuoi baci
nel silenzio pregno
d’indelebile tramonto.
A viaggiare rincresce
che il buio sia preda
inconsapevole
del tenue orizzonte
là dove il tuo profilo
pare nave gloriosa
in mezzo alle onde.
Poi una crepa al cuore
rinnova il dubbio
se tu sia ad aspettare,
bassa marea d’invito,
la presenza mia.
Perfetto o imperfetto tutto ciò che scrivo,
finissimo di paesaggi infiniti , di voci d’acqua,
di rifugi, di crepe, primule di neve e poesia.
Perfetti o imperfetti i sentieri di Marzo
lacerati dalla brina, tra bianche gonne di lino e il balsamo fragile
dei mandorli in fiore tra i capelli sciolti
lusinghe a mutare ogni giovinezza .
- Compiutezza!
Compiutezza è un tramonto vermiglio alle guance ,
la luce sommersa di una ninfea in uno stagno,
un rigagnolo ora stretto, ora ampio che segna il cammino e s’inzuppa di sale ,
il riserbo dei fiori , i voli minuti sui rami ad ascoltare,
una finestra di sguardi piena di voglie, il quieto incanto delle stelle
sui tetti assopiti di speranza.
Ciò che resta è un pulviscolo impalpabile che danza,
a ricordare che perfetto a questa vita è solo Dio.
Nessuno è perfetto!
S’ agita un lieve brusio.
Nevvero credo
alla tua beltà.
Esiste solerte
nei doni tuoi
dell'esultanza.
Giace consunta
in lacrime di cera,
in cerca di te stessa.
Nevvero,
così diceva il saggio,
amerò il tuo corpo
come albero spoglio
bianco all'alba
e al tramonto.
Una prossimità
del cuore alle parole
riscalda il desiderio,
tinge la fantasia
che odora triste.
Nevvero credo
alla tua beltà.
Consumo il dolore
di non saperti mia.
Subivo inerme
lo sgocciolare della mia
ultima goccia di sangue, mentre
aspettavo che tu,
mia ossequiosa consapevolezza
arrivassi a me.
Il giardino incantato
del mio cuore
lentamente appassiva
ad ogni inverno.
Ma la tua presenza, ora
rende vive e forti le mie rose
e mi insegni che, quanto basta
per continuare a coltivarle
è tutto dentro il mio cuore.
aspetto che nuvole lievi
mi conducano fuori dallo
spazio del nostro mondo.
Eternità è il mio essere nuovo,
porta invisibile oltre
l'umano scandire dei giorni.
Dimentica sarò del mio futuro,
finta pagina bianca inchiostrata
fin dalla nascita.
Vaghero' astro bianco
tra luci smaglianti, pregherò
per alleggerire fardelli
di una vita ormai
non più mia.
nel vicino scuro fiume
trascinando i miei pensieri
arrotati come pietre
e nella notte spenta di rumori
accartoccio nelle mani
scritte lettere incomplete
lasciando nello specchio
le mie prime tristi rughe
... e resto così attonito
con le parole impigliate
nella bocca...
in questo strano
oscuro
afasico sentire..
ora sono tutti ammaccati,
non luccicano più.
Ma pian piano l'amore
aiuta ancora a credere,
nonostante le delusioni,
i tormenti:
come perle dentro conchiglie
faranno ancora capolino,
per chiudersi subito
a segnali sgraditi...






