Alla fine venne tutto fuori.
Era un fiume.
Un fiume nero,
minaccioso, sotto la finestra.
E sul fiume scivolava tranquilla
una casetta.
Una casetta bianca,
e dentro una bambina,
seduta, con i pennarelli
disegnava.
Oh, che bell'azzurro aveva scelto
per il suo cielo e com'era nero
il dolore
che silenzioso scorreva
sotto la finestra.

Nasce un sorriso!
A sorrider sono bacche di mimosa e
bava di lumaca a rinfrescar stelo,
ricordo a giocar con la mente.
Sorridono eloquenti figure e
la rugiada a far ritorno.
Petali a smuover corolle e
sorriso a svegliar ricordi di
quel tempo in cui sorridemmo…
solo il fruscio dei più bei ricordi,
saprei pur sempre dedicar me stesso
e quanto ancor di me rimane, al mare.
Quante stelle chiamerei a raccolta…
per prime, quelle in cui spesso m’imbatto
al primo mio voltarmi in alto
quando quaggiù stanco è lo sguardo.
.
Solo, invischiato nelle lunghe ombre
delle colline inginocchiate a riva,
nulla avrei di che dividere con altri
se non, poi, il raccontar l’evento.
Solo, anche se a farmi compagnia
di onde e onde ci fosse il bacio,
di linea d’orizzonte la presenza
e di sirene ridestate il suono.
.
Quante cose potrei dire, solo…
a un lombrico in lotta con la sabbia,
a una barca che a salpar m’invita,
a un amore celato chissà dove.
Solo, in una notte orfana del tempo,
solo il fruscio di certi nuovi sogni,
saprei pur sempre dedicar me stesso,
e quanto ancor di me rimane, al mare.
.
Solo?
Inchiodo le mani
ad un silenzio
e gli occhi ad un muro.
Crocifiggo i pensieri nudi
come fossero di carne.
Ascolto il battito del cuore
e lo sento ribelle al petto,
Sono un piccolo ostaggio
nella prigione di un me stesso
avvezzo a un carceriere
che porta il mio identico nome.
Che indossa i miei abiti,
che si siede al tavolo
vicino alla finestra,
nella mia casa.
Ci esploriamo nello specchio,
carnefice e vittima
in un unico riflesso.
Fumiamo nervosamente
e ci copiamo gesti insensati,
ci scambiamo abitudini
nostro malgrado.
Coinquilini scomodi
di un'esistenza.
in un momento lontano
dove i sogni
non si dimenticano.
Il pensiero cerca
l'istante
sorrido per non sentirmi sola.
Sogno di nascondermi
o di svanire con le prime luci dell'alba.
Il tempo scorre
secondi, minuti, ore, giorni,
stagioni,anni
scorrono velocemente.
Un giorno per vivere
e osservare
il domani.
Conquistando il destino
in un giorno qualsiasi
la libertà di amare.
Riconquistare
quei sogni persi nel tempo.
Ad affrontare l'ombra lunga che appare,
giorni nuovi e lune chiare,
sola, tra le felci antiche,
io provo nuovo gusto.
Dei e dee non potranno più decidere il mio passo,
che sfiorato annulla impronte.
Io veggente del destino,
lo rimpasto tra le mani,
le do forma a me più cara,
so ora leggere l'aurora
che nella luce mi colora.
E tu stella già lontana,
non ricordi neppur le mie dita,
che un tempo ti sfioravano
disegnando sulla pelle paesaggi.
Sono pronta... il fuoco ora arde,
nei miei occhi solo neve, lieve e bianca
spegnerà la mia sete.
Madre Terra
attende la mia schiena nuda
sul suo grembo.
Il canto del sottosuolo
mi chiama in un sussurro d'erba
e il vento è un soave danzatore
tra i miei capelli scompigliati.
Il fumo dolce si leva.
Ha voce magica e mi soffia parole
piano nelle orecchie,
ma io so che potrebbe anche urlare.
L'animale guardiano appare,
prima gli occhi di luce
poi la pelle liscia.
Mi guiderà nei regni dell'Ombra.
Intanto la corda per la discesa
è ruvida e forte tra le mie dita
ormai fatte solo d'aria.
Ho trovato l'imboccatura del pozzo.
Mi risucchia .
Il serpente nascosto ha spire splendenti.
Non ho alcun timore.
Sopra un riquadro di cielo lontano
mi ricorda gli dei del piano superiore.
Mentre scivolo giù.
Ora il buio rivendica i suoi segreti.
Spiriti striscianti con bocche di veleno
mi sfiorano appena.
Non ho alcun timore.
Il guerriero dentro è ben sveglio.
Gli antenati vegliano il mio corpo.
Smembrato, Svuotato.
Nessun dolore.
E la morte non mi fa alcun effetto.
Sono già oltre.
La luce invoca il mio nome.
Non viceversa.
La superficie si avvicina.
Riemergo dal mare della notte.
Il mio animale di potere
fieramente stira gli artigli.
Il fumo azzurro si dirada.
Il sole è bacio e benedizione.
Le armi le ho nel cuore ardente.
Questo giorno è appena nato,
sorto, o risorto come la mia pelle.
Il vecchio saggio mi saluta.
Ora so di cosa mi parlava sempre
nelle sere senza tempo
attorno al fuoco.
Ora che da spettatore e discepolo
mi ha tramutato in fiamma.
nella gola bruna della notte.
Credendo il buio avversario.
Che l'amore ti sia guida e lanterna.
-Erano splendide le piccole ali-
Un volo in cerchio nel cielo nero
e lo smarrirsi in un imbuto vuoto
poi l'apparire della fiamma vivida
E la sua bellezza calda.
- La sorgente l'attirava verso l'alto-
Iniziò la sua danza
e mai si sentì più leggera e libera,
beatitudine in un palpito,
rapita da un'estasi d'oro.
-Ora il fuoco era un dio-
Salì e fu presa da una spirale bruciante,
accecata cadde nel vortice,
in cenere il suo sogno illuminato,
di lei restò un'arsa poesia.
- Quando il drago uccise la falena-.
rimasto in un tempo passato,
sai, a volte ti ricordo,
simile all'ombra che passa
e potresti assomigliare
a un fruscio di vento
o a una parola mormorata.
So che sarai cambiato,
e lo sono anche io,
o forse non così tanto...
E rivedo il tuo volto
solo appena sfiorito,
la stessa sorte del mio
nello specchio sincero.
Non so perché, ti sorrido
e mi sorrido, con dolce clemenza
ai nostri errori.
Le parole vibrate come archi
e ogni accusa una freccia.
La ferita è così vecchia
da aver acquisito una strana saggezza.
Ora posso perdonarti.
E così perdono anche me
per non avere saputo mai perdonare.
prima della fine,
prima del sole che nasce.
Viaggio...navigo
cavalcando le onde.
La quiete
dopo il maremoto.
Vivo...
con amore per amore.
Un sogno non si arrende
ma si ripete.
Non potrei vivere
con le lacrime
asciugate dalla speranza
di assenze presenti
per una seconda vita...
scorrono come strade
da e verso luoghi remoti
eppure non si sono mai mosse
dal "qui" incerto del mio cuore.
Condensa di umori emozionali
i miei giorni, ancora antichi
eppure sempre nuovi.
Quanta vita ho nelle vene
e quanta morte nelle viscere.
E come esse convivono bene
ti stupirebbe, amico caro.
Perché forse per vivere
serve morire una cellula ogni giorno
e ricordarsi di essere pelle di passaggio.
E per morire serve
salvare una cellula ogni giorno
per prepararsi alla rinascita.
Si chiama fragile
questo piccolo ricordo d’inverno
che ha le mani ruvide
e gli occhi sono
mosaici sfrangiati di cielo .
Si chiama vento
il soffio gelido tra i portali
dove risuonano le voci
e il profumo di zeppole fritte volteggia
in spirali di fumo
olezzando le vie.
Sui sentieri di geloso silenzio
i fiori di ulivi tra danze e litanie
vestite di bianco.
L’aria che vi attraversa
odora di pane
di grembo materno
e piccoli noi
accolti ad ascoltare
un braciere ardente
di saggezza
quando l’inverno
era carezza.
Tempo ostinato nel cuore
deciso sulle gote
nutrito di buoni sentimenti
di belle parole.
Un bianco e nero
che più non torna
un susseguirsi
di minuti
giorni
stagioni .
Poi tendi la mano
raccogli i ricordi
li stringi in un pugno
e ti abbandoni.
Eppure
presto verranno
le rose...
Portento, bastardo pezzo di avanzo,
pattume da concime vecchio afflitto e stanco,
con le braghe lunghe sotto i piedi calpestate,
pipa in bocca a far l'ultimo tiro di fumo..
Vai..non voltarti sali sul treno per arrivar alla fine del mondo,
mai più sorriderai, piangerai in eterno nel dimenticatoio e
sarai ciabatta gettata fra vecchi rifiuti..
Tempo balordo da cancellare calendario da strappare,
dimenticanza da dimenticare.
Stralciato cencioso più volte rammendato con filo e ago ..
Via..Vecchio non ho di te rimpianti sei vecchio e bacucco,
bastardo legno marcio..
Corroso e tarlato..fra intemperie e catastrofi,
oscene disgrazie, e guerre maledette..
M'hai lasciata straziata con l'amaro in bocca,
stritolandomi il cuore in vari pezzetti
l'hai schiacciato dal dolore e
nel sangue hai versato secchi e secchi di dispiacere,
delle lacrime hai riempito barili ..
Vai..non voltarti sfuma verso la foschia
come fumo sui camini
come meteorite sbriciolata sulla terra.
Ecco è mezzanotte sei morto anno codardo,
avvilita e addolorata spero in te 2019,
che tu sia superiore..
fra disperazione è dolore.
La presunzione di sapere tutto
l’arroganza di non ammettere gli errori.
La debolezza...
L’ipocrisia uccide.
Troverò le parole del perdono
il buio non impedirà al sole di sorgere.
Una voce si alzerà nel vento.
I sogni è l'amore
leniranno il dolore.
L'anima riconoscerà l'amore.
Ascoltati...
Un giorno ti ritroverai
e ascolterai
quella voce nel Vento
sarà tutto ciò che ti rimane.
è intrappolata in un non so dove,
in un pertugio posto in fondo al cuore
o, dentro l'anima, in un buco nero.
Vuole silenzi che non le so dare
quando il cuscino giro e poi rigiro,
se piede al piede insisto a frizionare
o gratto ciglia fino a farmi male.
La strada che dovrebbe esser muta
disturbo arreca con i suoi rumori
ed il sussulto della sveglia odiosa
scandisce tempo solo da fermare.
Io non poeta sono prigioniero
o, meglio ammettere, assai incapace
di catturare lemmi uno alla volta
per incastrarli in qualche verso mio.
(…amore, amare, mare, terra, cielo,
nuovi universi, lune, stelle e soli...)
Non scriverò d’omerici vascelli,
di una strega da tramutare in fata,
di un seno sotto trasparente seta,
o del viaggio verso un lungo bacio.
Ancora prima di tentar poesia,
facile preda io mi do a Morfeo
e nebuloso mi diventa il tutto
nel sogno incerto che andrò a fare.
Ed è mattina, col sole alto di già,
mentre a registro il ricordo metto.
Sembra passato tanto di quel tempo
e invece... in una man conto le ore.







