Pioggia d’autunno scende dentro di me
la mia tristezza rasserena
pioggia d’autunno cade dentro di me
all’improvviso e all’improvviso s’arresta
il peso dei ricordi è rimasto dov’era
nella stazione caliginosa.
La mia tristezza non mi fa soffrire
Non prendo nulla
Il mio ritorno là
Luminoso e gaio
domani sarà il mattino.

Stratosferiche figure appaion silenziose,
in riflessioni doppie d'immagini ridotte,
danzano agli occhi ombre e luci a
crear il fascinoso bel vedere..
Son stralci di velluto lassù nel cielo,
intessuto di pregiata seta,
stampo natuarale che
nell'acqua specchia la beata essenza..
In vorticose danze e mormorei colori a
stilizzar artistiche sfumature
lasciando al fiume l'estesa calma in riflessione astrale.
Ombre cadenti ai lati della terra si fan belle e penetranti
celano nell'acqua senza bagnarsi,
fascino regale ad indossar corona..
A risvegliar l'incanto agli occhi riverbero di pace,
ove tutto tace a compattar flusso vitale..
Ad incantar son similari figure a
specchio seducente per svanire giocose e
disperdersi in gocce di rugiada..
Oh specchio il fiume t'onora ad intesser la vita due volte..
Iersera un insigne collega poeta
mi ha dato lo spunto per questa ballata
che ha origine in una taverna desueta
al cicaleccio di una matita spuntata.
Non lascerò che il lavoro interferisca
con il bere, nel modo più assoluto
per non privare il vino
della gioia di essere bevuto.
Iersera parlando al lume fatiscente
che sosteneva di essere lui il gerente
dicevo che non penso di essere saccente
nel poter esser un poeta, ma senza entente.
Non lascerò che il lavoro interferisca
con il bere, in modo più assoluto
per non privare il vino
della gioia d’essere bevuto.
Alfine ero sobrio di pensieri che la bottiglia
mi ha dato modo di trovare, e senza briglia.
Dentro lo spirito di un uomo che bisbiglia…
Insieme al vino, calano le ciglia.
La vita s'infrange
l'amaro gusto d'ortica
l'avvolge pungente
- a stento la trattiene -
vuoto risvolto
di voto assente
e riso irridente
d'alcunché dire
... incapace
che molla al primo inghippo
e come molla rimbalza
per ritrovarsi, subito
dalla parte opposta;
anoressico vizio
d'inseguimenti assurdi
ai contanti protesi
vita di sprechi
e allucinanti pesi.
Come posso additarti
se già - anche se non senti -
tarlo non tace
e verso il baratro ti sospinge?
nel cielo scavato di questo mattino,
dichiarano l’ennesima guerra
mentre il vento, ancora lontano, si allea.
Che triste realtà è anche questa
proprio quando di nuovo desidero il sole,
un angolo piatto dell’azzurro mare
o la calma di quand'ero piccolo.
Prigioniero delle mie paure,
ascolto muto le condanne venute
cercando con rabbia tesori lontani
oppure sognando domani migliori.
Fuori, la pioggia gareggia coi tuoni
mentre pian piano la gente scompare.
Din, don! É il suono di campane vicine
là nella chiesa dove unirò le mie mani.
Il naso schiacciato sull’umido vetro,
ancora una volta è triste quest’oggi,
ancora una volta m’invento sorrisi.
Prigioniero delle mie paure,
mi affido ai lampi felici di un istante,
al ricordo fugace di un vivace colore,
al limpido sguardo di mia madre.
Un pallido raggio si posa neutrale
sui rami di un tronco intirizzito.
Vi dimentico compagne amarezze
mentre, medicando queste mie mani,
trovo la forza di ricominciare,
di schiacciare gli odiosi riscontri,
di sfiatarmi al grido di essere forte,
di essere vero per essere grande.
non per odiarti,
quel destino crudele.
Inizierà il cammino
Pensieri volando
La mente
di un cielo blu...

Ho profumi e mani
che custodisco
ricordi
che mi porto dietro
angoli di cielo
velati da sottili ombre cure .
Ho fatto di quelle ombre
le mie lacrime.
Ogni volta che penso .
Senza un filo di vento
una nostalgica malinconia
s'intrufola nelle vie
del mio cuore.
Lei conosce il mio calore
sa dei viaggi
che restano .
Non puoi restare in superficie
se pretendi i segreti
degli anfratti e dei nascondigli.
Devi scendere nella bocca rovente
degli inferi e danzare con i demoni.
E scavare nelle viscere
fino a insanguinarti le mani.
Rovistare nel buio a caccia
di una pagliuzza d'oro
o di un raggio di luce residua
a costo di ferirti gli occhi.
Magari con un filo di fuoco.
Puoi solo affondare
perché una caduta non è un volo.
Non ascendi al cielo nel conoscerti.
O almeno non per il tempo del viaggio.
Le tenebre sono cortine d'illusione,
sipari oscuri su interpretazioni d'anima.
Devi entrare nelle tue allucinazioni.
Viverle. Dissipare il fumo delle paure.
Affrontare lo specchio.
Farti devastare da un momento
di piena solitudine
e lasciarti scuotere dal brivido
di una febbre ignota.
Bramare alla cima
intrappolato alla radice.
Devi sentire la morte abitarti,
renderti inerte, un essere rarefatto.
E poi l'oscura resurrezione
nel cuore freddo di un incubo.
Devi sudare e gelare,
piangere e urlare, infine ridere
come un pazzo scampato
al proprio orrore.
Ma prima devi lasciarti incarcerare
dalla tua colpa.
Neonata o remota.
Allora inizia la libertà,
quando scovi le ali dimenticate
da un angelo ribelle.
E te ne impossessi.
Poi lo guardi in faccia
e gli trovi il tuo volto addosso,
una smorfia di dolore
sciolta in un sorriso innocente.
E le tue stesse iridi scure
sotto le ciglia nere.
Segni sul petto nudo.
E sei proprio tu , fantasma
che piano si smaterializza,
saturo dell'umano caos.
"Ho le braccia a pezzi per aver abbracciato le nuvole " - C. Baudelaire
Nel mio giardino
ho fiori vermigli appena dischiusi.
Hanno un cuore maligno
e il sole li ustiona
come il fuoco dell'inferno.
Hanno il profumo del tempo che fugge.
La decadenza dell'appassire
già segna i petali di velluto bagnato.
Ma in fondo la morte è già dentro al seme,
latente, invadente.
E la mia solitudine vi assomiglia.
Una solitudine che non è l'assenza
dalla strana festa dell'esistere,
ma un parteciparvi ubriaco e distratto.
Assorbendo un veleno che inebria
ed inganna la noia.
Perchè è questo il destino di un uomo,
anelare al sole affogando nelle tenebre.
Non vorrei creare malcontento
ma è giusto che faccia testamento,
il dubbio pensava senza tema.
Certo, il mio è un bel problema.
Dovrei lasciar giù l’indecisione,
l’ambiguo, il forse, insinuazione;
sospetto, dilemma, diffidenza,
incertezza, ansia, bivalenza,
e anche il sospetto dovrei dare
ed il perché, e l’incubo donar
e l’angustia, l’assillo, la paura.
<È ora, adesso devo intervenire:
tu lo sai, tu non puoi morire.>
Intervenne brusco il proprio ego.
<Vorrei poterlo fare, non lo nego;
ma con l’uomo il dubbio prese luce
e solo l’uomo a morte lo conduce.>
È il dramma del dubbio che vorremmo
del tutto cancellar ma non possiamo
e a questo rassegnarci non vogliamo.
Se domani
fossi nuvola sospesa e smarrita
vorrei che fossi tu
il vento su ogni mia direzione
se domani
non fossi più cosciente delle parole ,
delle frasi , dei gesti e l'ira m'imprigionasse
ricordati della tenerezza in ogni mio verso per te ,
il profumo buono che ti accoglieva ,
la morbidezza tra le lenzuola,
la dolcezza di ogni mia parola,
i tuoi percorsi dentro la mia anima
conchiglia di chimere
ora guscio vuoto e greve di parole.
L'ultimo viaggio ha il nome che non conosco
l'ultimo viaggio ha l'emozione che non parla di me
mi separa dall'armonia,
m'intrappola nelle tenebre del silenzio ,
nelle finestre senza sole ,
nei fiori che più non hanno odore.
Se domani
mi troverai seduta con lo sguardo fisso nel vuoto
tu non lasciarmi andare via .
Anche se come un albero perderò tutte le foglie
tu sarai il ramo capace di tanta umanità,
bramoso ti innalzerai al cielo
intimamente vivrai le stagioni
avrai germogli a nuova vita e frutti maturi
pieni dello stesso grande amore
che io ho donato a te.
cerco la stella,
galassie e pianeti,
con la speranza
di incontrare la luce
nell'emisfero boreale,
si aggiungono altre stelle
nel cammino nel viaggio,
la ricerca della luce
sempre più lontana,
la notte mi accompagna,
una parte del cuore
resterà lassù per sempre.
Se potessi arginare con immaginarie paratie il propagarsi di fanghi e detriti trascinati da impetuosi uragani.
Se fosse sufficiente dire basta per porre fine alla violenza.
Se con un punto potessi mettere l'ultima pietra sulle sofferenze.
Se un punto bastasse a dissolvere i semi della discordia, a spegnere il dolore.
Se si potessero sostituire le pagine tristi di un libro con parole e immagini colme di allegria. Se fosse sufficiente l'acqua per irrigare i cuori aridi.
Se potessi schiacciare con un piede il verme della cattiveria e con una mano asciugare tutte le lacrime dei bimbi.
Se i pesi si alleggerissero col tocco di una mano.
Se potessi trasformare il ferro in piume d'angelo.
Se potessi fare il solletico a chi piange...solo per il gusto di vederlo sorridere.
Se con un punto riuscissi a cucire gli strappi procurati da graffianti virgole...direi basta.
Se dire basta bastasse...ci metterei un punto. Un punto per suturare una ferita sanguinante, un punto per orlare uno strappo,
un punto per fermare l'inarrestabile.
Se con un punto potessi dire basta...
metterei un punto e direi basta...
laggiù dove la retta d’orizzonte
sembra avere un tenero sussulto
nel viraggio tra l’orlo del giorno
e la prima veste che cinge la sera.
Non mi sorprende sentirmi piccolo
se solo la mente consegno al tempo,
all'aria che sollecita la notte
a spostare l’apogeo dei misteri
verso l’incerta mia introspezione.








