poter realizzare tutti i miei sogni,
amare ma dimenticare le sofferenze.
Vorrei al posto dei silenzi
ascoltare il canto degli uccelli
le risate dei bambini.
Vorrei non conoscere
l’indifferenza del mondo intero.
Vorrei soprattutto che le persone
fossero più coerenti,
con una vita migliore,
costruita in un mondo migliore.
Vorrei vedere i bambini
di notte nei campi arati
rincorrere le stelle
ascoltando la sinfonia della luna canterina.
Vorrei proteggere le ombre dai sentimenti.
tra le pareti
ma rimani .
Ho di te
una nuvola che evapora
una goccia umida di poesia
ho di te
il sorriso che non dice
tace
non torna
e lascia al vento
i mille volti di una foglia
e sei luce dell'autunno
lo sguardo dell'inverno
nell'aria greve
il volto sfumato di un sogno
una sillaba della notte
che unisce la luna .
Ci ritroveremo .
I miei versi
sono il ponte
che unisce i nostri pensieri
tutte le carezze
che non ti ho dato.
Esco indenne dalla morte
ogni volta che mi attraversa le vene
con il suo liquido veleno.
Le rispondo con la fiamma
che mi abita.
Con i nervi tesi come armi.
Come un guerriero
pronto all'urlo e al sangue.
Se vuole avermi
deve prendermi viva.

Avanza il tempo col suo passo incerto
e bianca brina tinge il mio percorso
pesa quel grigio cappotto addosso
e m'accingo ad affrontare il tempo che mi resta.
Un pensiero fisso preme sempre in testa
lasciare un segno in questa grama vita
del mio passaggio seppur fosse un assaggio.
Parole acerbe son frutti macerati
di lacrime e sangue concimati,
trascritti giacciono pensieri
mai scordando la croce di ieri
accompagna solingo cammino
nel silente avaro destino.
Iridi stanche osservano un mondo
che ingoia, s'ingozza e prende
assottigliando ciò che mai rende,
di sicuro un segno lascia
marchiando e facendo cassa.
Si fa presto a trascrivere e disporre
saranno inermi a pagare...
senza comporre.
Non si vive di sogni
nella realtà dei giorni.
mentre il tempo trascorre.
Mi ripeto sempre le stesse cose…
Mi ascolto e divento piccola piccola.
Prendo tempo
per guardarmi dentro,
perdo il filo dei pensieri.
Ho bisogno di tempo
per ricordare
la cosa piu’ importante
il bisogno di essere
me stessa
di ascoltarmi.
Quando sarò stanca
allenterò il passo.
Un giorno comprenderò
che cosa mi spinge
a capire la gente.
Sopravvivo
nonostante i miei errori.
Ho scelto la mia strada
nonostante il tempo,
non l’ha fatto per me.
Aiutami a camminare,
aiutami a credere ancora
che un giorno
riceverò un sorriso per me.

Scrissi nelle pieghe del tempo.
Scrissi di te, di noi,
del nostro grande amore.
Sfidò le ire dei padri,
i padri si spensero
poi ti spegnesti tu,
il tempo continuò indisturbato la sua corsa
in un mondo insanguinato e capovolto
dall'intolleranza e dal peccato.
Rimasi sola
a osservare lo sfacelo dei valori
Con me rimase solo il tempo
del pianto e dei ricordi.
che hai portato
non sento
il profumo di un tempo
ma ascolto il racconto
dei ricordi
guardo sopire
pietre scolpite
ascolto sussurrare
nelle notti
il vento di neve
la tua aria mi ripara
allontana il nemico
che dentro
questo spazio angusto
scava stanze cieche
cunicoli senza uscite
dove osservo
sparire come lampo
come acqua da lavandino
l'umana voglia
d'esser qui
dalle curve tornite
bruna e memore
di fame e mani rugose.
Voce di donna
orlata dalla fatica
al profumo di lanterne d'olio,iuta e
spighe di grano.
Cirri tiepidi hai sulle gote
seni prosperi di miele
deserti gradini di pietra e
ombre nei vecchi portali.
Ricordi i gessetti polverosi di campane al sole?
Ricordi i giochi di bimbi e urla festose?
Oggi il tempo si posa
sulle mura scrostate
mentre piccole lanterne passano
mute di voce.
finalmente libera sono,
ora tento un nuovo destino
seduta su di una panchina,
mentre vedo passare la mia vita,
e ricamo fiori sulla pelle
Non venderò più il mio tempo
a chi lo vuole mangiare con
bocche false e amare.
Sorvolo piano i tetti delle case lontane
e i miei passi si perdono
dentro ad un flamenco
ornato di luci e stelle,
rimangono ancora tante cose
da dire e da fare.
velano la luce della luna
a me che aspetto solo comete,
a me che mi ostino a inseguire
le scie del passato,
le chiome dell’oggi,
i traccianti del futuro.
Tardano, i miei astri.
Forse svolazzano,
ubriachi d’inebrianti fantasie
marcite nel cuore d’impaziente poeta.
Del giorno che sta per arrivare,
io non guarderò l’alba questa volta,
né il carrubo sulla collina.
Questa volta
non mi farò bruciare dal sole.
Schiverò la giostra dell’anima
ma quando arriverò al mare
sarò ancora malato.
Vi racconto la mia storia
senza lagna e senza boria.
Orfano di padre in adolescenza,
per disgrazia
e di madre, d’esser madre
presto sazia.
Notti senza luna
e giorni di sola bruma.
Dentro certo rabbia
e annientamento, e scorie
ma anche l’anima
di un cantastorie.
Se tenebra per la notte è più opportuna,
è l’ombra dei giorni che li accomuna.
E in un’isola lontana del
cuore, in una landa fuori mano
lo spirito sedulo
dell’artigiano.
E se l’ombra la notte accomuna
al giorno, nel buiore vi è lacuna.
Ecco perché in quelle notti
senza luna
ho il dovere di adottare
le parole una ad una.
Ma per mia fortuna
nei giorni senza stella alcuna,
a quel menestrello armato di piuma
è riuscita di sovente l’impresa
di diradare la bruma.
cercano spazio
dietro sorrisi smorzati dal pianto,
scorre velocemente la vita
senza guarire le ferite,
lasciando strascichi e ricordi,
appigli incandescenti
feriscono le giornate fredde e buie,
lame di luce
cercano spazio
fra pianti e sorrisi.
Nei segmenti paralleli d'una strada in foglie
ancora ti scorgo curva del mio tempo.
Di quello che non fu che faccio di zaino in spalla
con accenti brevi -grevi- di passo scalzo e svelto.
La tirannia onirica mi preme al suo guardare
e non ho acqua per palpebre caduche e battenti
quasi a schiarire l'ultimo secchio d'acqua

e da ogni angolo
affiora un particolare,
come un fantasma
che spunta dietro alla tenda,
un'ombra nuda
che sveste questo corpo di carne,
futura frattaglia.
Ma ci sono spazi ciechi
in cui l'occhio non arriva
e il cuore fatica,
per timore suppongo.
E quando credo di conoscermi
non vedo più nulla
di quello che credevo essere me.
Come è difficile
scoprirsi estranei ed ostili
al proprio stesso nome.
E capire che l'essenza
rifugge l'apparenza.
Inutile ogni sovrastruttura,
e più vana ogni difesa.









