
Vento in ogni direzione,
Forma soave e naturalmente bella, trama di donna, di ninfa dei boschi e foreste
Rugiada del mattino, Neutra ma complessa nel suo essere e esistere
Fugace fata dai mille misteri, Provocatrice di gioie e dispiaceri
In ella è raggiante e affermata la sua posizione, Conduce senza condurre la situazione…….
Occhi turchesi e biondo il pelo, postura graziosa di eccellente fare, Donne così son più rare che vere…….
Colei che ha impresso in se stessa la vera bellezza, Non usa artifizi per porsi in altare
Di suo è naturale e genuino l’andamento
Il sorriso d’avorio e diamante, la pelle come un frutto appena colto, Il suo odore come di campo fiorito…..
Nel seno, spirito di donna madre ,ma desideroso di carezze e dolci baci
Nella sua virilità passiva in apparenza si celano desideri e ambizioni
Solo pochi leggono le sue vere emozioni, non perché le nasconda
Ma perché appartengono solo al suo cuore
E per entrarci bisogna essere puri altrettanto, in colei che di bellezza non ne fa ne pregio ne vanto……
Io mi diverto e ne sono attratto, il contemplarne le forme
Osservarle negli occhi, in quei rari istanti passeggeri…..
Provo ammirazione e devozione innata per la bellezza delle cose e le donne davvero mi fanno pensare……..
Non ho intenzione di fissarmi in una di loro, voglio viverle amarle e lasciarle andare
Il bello si rovina col possedere maschile…….
E un giorno la ninfa dea dei boschi inciamperà sulla mia strada
E se per magia da me si farà amare, saprò trattarla, le porgerò il mio cuore
Fusione alchemica tra sole e luna sarà, spirito di fuoco e anima di farfalla
Nello spazio in più vi sarà un'altra stella, come in ricordo di superiore unione
E poi ognuno andrà per la sua direzione, libero e senza rimpianti, codeste emozioni sono da infanti
La libertà conta davvero, senza di essa è tutta finzione
Un usignolo in gabbia ha un altro cantare, tutto deve fluire e andar per la sua strada
Se si ferma è per sua scelta, non per imposizione fatta.
Ciao ninfa dei boschi, sono qua e ti aspetto, non temere da me avrai amore e rispetto.
Regalami la copertina di una rivista
senza nome o la bottiglietta vuota
raccolta per strada, il cartone
da bivacco di un clochard, il termosifone
rotto della scuola di fronte casa.
Oppure regalami solo frasi d’amore,
occhi innamorati come stamani all’alba,
respiri addolciti dal senso di fiaba
di ogni nebbia e la percezione del tuo odore.
O magari un giorno della tua vita, la rosa
sbocciata nel tuo giardino, l’aquilone
con cui giocavi da bambina, l’alone
dei baci sulla pelle, il giro giusto della ruota
del divenire o solo il tuo nucleo d’artista.
A loro non importa se piove, sono lì a scambiare il loro amore sono felice e le loro bocche si uniscono in un bacio appassionato.
Quanta dolcezza , in quella giornata uggiosa i loro cuori sono gioiosi.
Il loro amore , è un coriandolo colorato di estasi e la loro passione è una stella filante in una giornata di festa .
Sono ancora insieme dopo tanti anni, felici e innamorati come il primo giorno in cui si sono incontrati.
Tra le cicatrici che invadono l’impossibile
tra le membra che ricordano
le ferite non ancora appassite
per le quali il rancore
si spinge verso l’indimenticabile
il cerchio di ciò che è stato
ancora risuona inesorabile dallo spirito
ma soave quando di esso
ritorna solo quello che fa sorridere.
Fortuna ...
aiuti gli audaci
bendata non ci vedi
o premurosa t'avvedi
... dei bisognosi?
Indigenti
di testa o di fatto
- e speranza
che croce non esca -
chè non è dato sapere
tra 'l disagiato sorriso
e grugno, il facoltoso
- pari patta non finisca -
dove ... risieda il peggio!
Volevo rubarti ai giorni persi
e agli sguardi lontani,
conoscere i tuoi percorsi per camminare sui tuoi passi,
specchiarmi in te e vivere dei tuoi peccati.
Animar un’anima che nuda disegna nuovi destini…
Una seminatrice di vite gemelle,
bambini che si nutron del sapere delle stelle,
su d’un pianeta senza confini.
Dove dorme l’aquila non vive un cigno,
seppur depongan ambedue un uovo in un nido,
sfuggon all’occhio del serpente,
infausto cacciatore, dispensatore di morte.
Costretto son a rinascere milioni di volte,
fin quando non sarò riuscito a guarir dalla tua mortal ferita
inferta da una tua spina al mio cuore,
rosso come petalo di rosa, macchiato di sangue.
Si fa più duro sotto i raggi di luce,
Acceca e distoglie.
Nugolo di pensieri ci accompagnano,
Senza mai fermarsi, visibilio di colori,
Ti ricamano la pelle, sotto vestiti di foglie.
Nuvole passeggere salutano correndo.
E tu, ti ritrovi nuda dentro e fuori,
Le tue mani come fiori sbocciati,
Come conchiglia e perla nascosta,
Incapace di coprire le tue corde esposte,
Sotto quel scintillio di verità,
Sotto piccole cavità dove
Acqua pura scorre,
Vibra il respiro e si riempie
Come lago l'anima
Inerme e svestita.
al crepuscolo, si avvertono piccoli brusii
tante anime cercano riparo e conforto
per l'incombenza solenne della notte......
io mi ci sento in agio....
mi lascio avvolgere da lei senza temerla......
ovvio non ne sono insensibile
i sensi ricettori
si accendono al minimo scricchiolio inopportuno....
ma mi piace anche per questo.....
arcaiche storie risuonano nelle mie remote memorie.....
micro visioni e spiragli emotivi non lasciano dubbi
non credo sia solo il facile auto condizionamento
al quale tutti partecipano più o meno consapevoli......
percepisco qualcosa di più.....
di esserci stato.......
tra scorribande vichinghe, in tribù indiane a fare la danza del fuoco e della pioggia......
nei monasteri shaolin o in meditazioni taoiste......
certo avrò fatto o partecipato anche a robe estremamente noiose e riprovevoli
ma a quelle penso meno e certo non nella notte
osservando la luna e immaginando galassie che potrei aver visitato
o che vorrei visitare......
la notte.......
madrina del sonno e del sogno
tempio di magia e suggestione
creatrice di ululati e ombre sinistre.......
che compenetra si espande, che vive.......
pronta a morire sacrificata al primo bagliore diurno.......
e indenne risorgere al nuovo crepuscolo......
Il coro è pronto. Voci in bozzolo prenderanno fiato
C’è la città, le creme da spalmare sul corpo infetto
un aereo morbido come la carezza di una massaggiatrice
Bisogna scendere percorrendo sentieri di dialettica campale
Ripassarsi Waterloo vale la pena
L’amministratore è cosa seria sapete?
Non è come scalzare dio da uno scranno di nuvole Angeli fanno da solisti
avvezzi alle scomuniche, ai lampeggi delle spade, agli acuti nelle corali
Così pure gli avvocati.
La seduta è aperta alle sei, un noi globale fa da guardia
Inneggia alla rivolta una giovane diavolessa, cresciuta nella testa di un magistrato
Beethoven ha denti avvelenati dal rancore, un tubo di acciaio appare all’improvviso portando il suono rauco dell’ ossido di carbonio
Così le bollette d’acqua riprendono fiato e bussano perché hanno sete di luce bianca
Non comincerà mai se la bacchetta non s’accorda col silenzio di una quasar
E tra una galassia e l’altra si sa che gocciola il vantaggio di chi comanda
Astio che sale dalla polvere
Io non so nemmeno come ripararmi dai chiodi liberi dal legno
Si fa un conto di poteri ci sarà un saldo è chiaro, tra le sedie
L’alba di domani avrà capitoli di spesa in urlo millesimale
Quanto costa un capoverso? Le fatture allibiscono
si affaccia inutilmente l’universale
Nemmeno una maxwelliana è sufficiente
Domina un diverbio scritto in tribunale
Ora è un leone che cavalca gli spartiti, si tirano avanti le verande dell’ultimo ventennio
Brucia come la ferita al culo il ritmo delle accuse
Si, non sono cicale queste, piuttosto falchi partono in picchiata
Scostando neon s’intravvede il volto di Caino o almeno un surrogato in capitoli
Che si sono persi, fiumi che hanno preso a viaggiare nelle banche
Doline pari alla malevolenza
Un ufficio postale si affaccia all’uscio
Porta di peso un suo frammento natalizio, nessuno l’ha cantato
nemmeno nelle resurrezioni neanche a ferragosto e sono scrosciati gli autunni
Con gli abiti di Hallowen che non si ripiegavano perché non capivano il timbro di allegria
Poi si è capito che tutto era stato scritto da un musicista sordo
Uno che era vissuto adattando bacchette magiche ad un caseggiato muto
E queste risuonavano a festa come a Pasqua le grancasse nelle campane
Tutto sommato sarebbe stato meglio ripassarsi Rivoli
nel frattempo che si pregustava la vittoria e la gioia
p.s. In fondo è ciò che avrebbe scritto il segretario dell’assemblea condominiale se fosse stato attento alle aritmie, alle dissonanze, alle discordanze, alle particolarità che contraddistinguono le faccende umane e dunque non si fosse distratto.
Calcolato a spanne, con la misura
imperfetta del cuore – sarà il fiato
che mi manca o il precipizio alle spalle-
ma il terreno resta impervio, salite
verso l’intero e discese al cospetto
della frazione di numeri random, sul letto
gelato dell’inverno. E il meteorite
in picchiata sulla terra tra le falle
della stratosfera, è già stato
individuato, quel giorno che la misura
del tempo era sospesa. E’ tutto una contesa:
il diaframma dell’amore, lo spessore
dei vasi sanguigni, il flusso del plasma
nel corpo isolato dai virus. E il giro di vite
sulle emozioni nell’istante che ferma la creazione,
il vuoto che cresce sino alla profanazione
del tempio della pietà. Col fantasma
dell’aorta in giro per caso, tra l’afrore
dei sensi e quel grembo in dolce attesa.
[Nelle frange del mio “ero” t'aiutarono a spegnerti
e all'orecchio più non giungesti
ma quelle mani a strattonarti
a possederti il mio amore
sono ancora sporche]
-Sono pallida e scura di cuore-
Toglimi da dosso di te
delle tue frasi in stalattiti
conficcate in sede di mia genetica
che sudano gocce di madre
ma tu non le vedi nè le senti
e c'è un perché
lungo come i fili che mi muovevano
i tuoi
e le tue mani mai parlarono d'amore alle ciocche
quelle mie
che fui tua
ed ora danzano colombe senz'ali.
Solo.

Viviamo credendo di essere i migliori, con la convinzione di aver raggiunto la perfezione.
L' arroganza e la presunzione , sono i sentimenti che ritrovo in tante persone.
Ti giudicano per come ti vesti, analizzano i tuoi gesti e ti giudicano senza sapere .
Ti ritrovi a zizzagare, tra menti elaborate e altolocate.
Quante volte ho imparato, che prima di giudicare o dare un' etichetta occorre riflettere.
Le persone umili vanno rispettate, non isolate e prima di giudicare pensiamo al nostro comportamento, esaminiamo il nostro atteggiamento.
t'asciuttasse tutte 'e llacreme d''a faccia.
Staje annascuso, 'nun te veco quanno chiagne,
pecchè suoffre 'nsilenzio e 'nun te lagne.
Si te faje cunnulià comme a 'na criaturella,
fra 'e ninne nanne te canto 'a ninna chiù bella.
Tiene pudore quanno pruove n'emozione,
picciò 'nun ghiesce 'a pietto bello e bbuono.
Che pozzo fa pe te, appassiunato core mjo.
Vuò ca 'nvoco Gesù Cristo o parlo a Ddio?
Dimmello chello c'aggia fa e j' pe tte 'o ffaccio,
ma permietteme però 'e te piglià 'mbraccia.
Accussì te porto tuorno tuorno 'mprucessione,
speranno 'e truvà ammore e cumpassione.
'Nun me criticà si te vaco prianno a tutte ll'ore.
J' sulamente chesto saccio fà: parlo c'ô core!








