Per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci
(Amico fragile. F. De Andrè)
Litri di benzina per accendere il niente
come se bruciando potessero risorgere dall’oceano
milioni di migranti al giorno
La gioia del ricominciare un nuovo regno prende i costruttori della denuncia
come se ci fosse un verso acuto da far brillare nelle barricate
contro un legno smussato dal tedio
corrotto dall’ancient regime
I Trump delle parole
quelli che acquistano caseggiati di cardellini
e rivendono grattacieli di pappagalli guadagnando sui nidi
hanno il culo in cima agli abeti
punte stella di Natale
il prezzemolo della nostalgia
con il senso della vendetta tra le labbra
un qualsiasi coglione venuto a mostrare che la putrescina
è più rivoluzionaria del silenzio
soffia aria nelle fornerie dei polmoni
dichiarando guerra ai fornitori di acquasantiera
che qui non ci sia Dio in discussione
nemmeno un santo per melo o banca
soltanto litri di benzina per bruciare il niente
sul tavolo della commozione
adattarla ai culi
e farli sognare

Prima dell'ultimo respiro,
non venire sul mio letto
a piangere ed a scusarti.
Diventeresti un ipocrita,
un falso ed un bugiardo!
Non venire sulla mia tomba
a portare un fiore o a pregare,
tanto meno ad implorar perdono.
Meglio se continui a sostenere
le tue convinzioni, le tue idee
e se ti accorgerai di aver sbagliato,
almeno sarai stato coerente con te stesso.
Il perdono dovrai chiederlo alla tua coscienza!

ed interrompe
la quiete, amministra
un sole e lo gira
per ottenere più luce
in modo tale da togliersi
i furbi. Da chi la legge dentro
prende le distanze cercando
di allontanare indossando
i panni di un ottimo artista
così che possa sembrare
agli occhi di ingenui e fragili
una mente innocua
Quando sente di essere in pericolo
sfodera le sue armi migliori ed inizia
la battaglia, dove si salva
il più astuto, ma dev'esserlo tanto
se vuole salvarsi per rimanere vivo
per non morire prima di lei

Si strugge il cuore
pensando all’amore
l’amore lontano
e piange.
Un pianto straziato
vola col vento,
cavalca le nubi
diviene lamento,
si confonde nel tempo.
Vorresti lenirlo,
placarlo con l’eco
ma, l’eco non torna,
rimane sospeso,
sospeso nel tempo,
come l’amore
perduto nel vento.
aspetto che il sole venga a bussarmi
mentre la notte
scioglie, intanto, i suoi lacci.
Curiosa, io, del giorno
che già batte le ali.
… Se ti dico che ancora c’è fuoco
che queste primavere son sempre verdi
e le passioni cercano legna da ardere.
… E se, ancora, ti dico che
la mia stessa fragilità è il pasto che
alimenta la forza, è il bacio alle mie paure.
Che, nonostante, so stupirmi e
sono viva in questo cerchio infernale.
Perché la vita fa male
se e quando è lei a stringere
ma poi passa…
Cosi, a sera, torno indietro
tendo una mano, apro le braccia
e la bimba accovacciata in me
attende che il sole
venga a bussare ai suoi occhi
per sgranarli sulle meraviglie.
… Se ti dico…
… Se ti dico stai ad ascoltare, vero?
Se ti dico, mi credi?...
ai rivi, sugli scoli e in sottobosco.
Amano il puntinismo delle ombre,
l'umidore dell'acqua che ristagna.
Io -come loro- ho i miei raggi in controluce
e un filo di rugiada che disseta
l'esistere ai piedi delle querce
lungo i sentieri dove il bosco e la pineta
dissipano fogliame, passi, spore,
le felci sono aria in dentellature,
gli archegoni archetipi di vento.
Non è forse la stasi uguale al movimento?
Non è forse l'andare
paragonabile al meditare?
Io conosco le pene delle felci,
solo delle mie un poco più dolci.
Al cospetto delle felci io m'acquieto,
tra le mani un libro di poesie.
sorseggio telegrammi solari
in un cocktail di vento e silenzio
e questa anima di cemento
plana come naufrago disperso
su un cuore di piume alate d’immenso.
Metafora d’inverno m’abbraccia,
sfoca incendio di ninfee celesti
e manchi a questo intreccio di vita,
sbuccio occasioni di cielo,
sorseggio telegrammi solari
in un cocktail di vento e silenzio.


Non sento più vibrare la sua voce,
ma il cuore parla sempre al mio orecchio,
il sonno e la stanchezza l’hanno vinta,
la sua mente spazia nei suoi sogni!
Il mio cuscino è ormai il suo petto,
il suo braccio attorno al mio collo,
ma io non dormo, aspergo di pensieri,
quanta bellezza m’ha donato Dio!
L’occhio non può fare a meno di guardare,
il desiderio è forte ma si deve fermare,
non c’è motivo e voglia di svegliarla,
tutto s’appaga con cotanto amore!
Un angelo mandato dal suo cielo,
che io ho paura anche di toccarlo,
così che m’accontento del suo respiro,
piuttosto che sciupar la sua bellezza.


Sotto una nuova luce ,
Crescere dentro
Tra le fitte ombre,
Sentirne il respiro,
Sollevare il mento
Puntarlo al cielo,
Come in cerca di guida.
Su i tuoi occhi coperti dai colori,
Profumero' come fiori,
Come pigmenti e mani aperte,
Per imprimere tracce e sentori.
Tatto fragile, di mano leggera,
Sollevata e rovente.
Sono terra da arare e conservare
Sotto manti di neve.
Sono...
Sono parte di vita da rifare
Per continuare a sorridere
Con il cuore.
come tu il mio
ti voglio con me,
infinito amore mio.
Saprò aspettare il tuo venire,
il destino in cuor nostro lo vuole.
Ti amo di più che se tu fossi
il mio primo amore,
ma sei l'ultimo, quello
che colma il mio cuore,
fino alla morte.

Scende lentamente la neve,
nun cercavo gnente pe damme calor.
Poi, tutto giulivo
mentre rimavo
gridai a distesa
“finita è l’attesa”.
Perché te trovai a fa a marionetta
fra le mi cose a fanne vignetta.
“Ridendo, scherzando che male ti fò ?”
dicesti sicura che nun soffrirò.
“Fò ridere anch’io, so ‘n ira de Dio,
so puro bastante pe fa ride a gente !”
Dischiudi le ale,
nun te farò male
nun fà l’incompresa
sei la mi sorpresa !













