il senno spezzato,
perduta e' ormai
la ragione,
trascorrono giorni
eterni
come vite maledette
nel putrido
fetore dei miei resti.
Sono uomo
divenuto bestia
nell'intima
vergogna violata,
nell'eccesso
di speranza
noi cento
periremo
vittime di un Dio minore,
colpevoli viaggiatori
senza nome, senza volto.
Piangono i disperati
assediati dal panico,
le lacrime
gonfiamo il mare
si sgretola
lentamente la bagnarola
destinata all'abisso
scuro,
il silenzio assordante,
le luci
nel riflesso delle stelle,
voci, motori e uomini
come noi.
non è un inchino
come chi ha perso tutto,


Nella nebbiosa coltre di fumo
intravidi un volto di ragazzo
alterato e allucinato che danzava.
Danzava, cantava e sghignazzava
brandendo qualcosa che baluginava.
Osservai incuriosito e spaventato
quel giovane saltellante e quell’arma
che sempre più al mio volto s’avvicinava.
Mi chiesi cosa ci facessi in quel luogo.
Compresi che il destino m’aveva preso per mano
Affinché la porgessi a quel giovane strano.
Mi ripresi in un baleno e
in quel trambusto lo osservai serio.
Afferrai la sua mano e l’avvicinai al cuore.
“Se hai coraggio prendi pure il mio
ma… Qua dentro c’è tanto amore
potrei versarne un poco nel tuo
sarebbe sprecato infierire cotanto dolore.”
Avvenne qualcosa d’inaspettato:
gettò l’arma e singhiozzando m’ abbracciò.
Da quel giorno il ragazzo mai più fumò.
Quella roba stava rovinando il suo destino
pietosa era giunta la mano del Divino.
Voci...
Sollevata da piccole parole
Vivo..
In un mondo affollato e perso,
Perso in gesti senza cuore
Frenetico andante, senza amare.
Falsi poveri, venditori di sogni
Alla Corte del sultano,
Ladri e furfanti fatevi avanti.
In cerca, ma non convinti
Di saper dove andare.
Sono strane le vostre gesta.
Baraccone di commercianti
Sotto falso nome.
Formiche prodighe
Ma senza costrutto, vendo tutto
I miei averi..
Voglio solo tornare a ieri.
Dove l'anima era pura
Sotto un cielo che scolora.
Nel ruscello dall'acque chete
nei sorrisi d'ore liete.
T'amo nelle labbra stese al vento
che d'amor ancor sento.
Lascia le tue orme stese
abbracciami nelle frolle distese.
Oh amor che alla luce brilli
e fiera il riflesso mostri...
Oh... ohhhhhh!
Lascia quell'ascia che brandi tosta
non vorrai mica tranciarmi a bella posta.
Io scherzavo, no che fai...
la mano mi serve no dai.
Ahhhhhhhhhhhhh!
T'amai con una man sola
che l'altra in terra or vola
ma t'amai come non mai.
No ti prego sii pietosa
su dai l'attrezzo in terra posa.
Noooooo, l'altra mano nooooooo!
Ahhhhhhhhhhhhhhh!
T'amai monco
ma t'amai con tutto il tronco.
No per favore abbi pietà
lasciami stare quel piede là.
Ahhhhhhhhhhhhh!
T'amai senza pria arto destro, poi sinistro e monco.
T'amai tosto uomo tronco e senza piede
ma t'amai come un uomo che in terra siede.
No, no cosa fai amore mio
lascia il piede destro
non posso camminar così maldestro.
Ahhhhhhhhhhhhhh!
Monco, tronco e dei piedi amputato
t'amai in cor immacolato.
Ti prego ora,
non ho più scampo
no, non tirar giù la cerniera lampo,
noooooooooooooo!
Ahhhhhhhhhhhhh!
T'amai monco, tronco e amputato,
e pur di colpo evirato.
“Mo dimme amor mio ora co che cazzo te amo?”
nel foyer del teatro
a farci cadere.
Restammo scomposti
per qualche secondo
e fu lì che rividi quel lampo
che avevi negli occhi
quando ragazzi cademmo
tra il mare e la sabbia
braccati dalle teste di morto.
Ma dove non mi sovvenne.
Fosti tu a sussurrarmi
un poco prima che i cigni
del lago prendessero il volo:
- a Forte dei Marmi... -
Per lunghe ore seguo
ghirigori degli occhi
fluidi pensanti
girano pagine, vagheggiano
di mappe antiche e nuove.
Sovviene lo scorrere di un treno
il bel fischio sull’erba.
Dov’è che andate
mentre sembrate a parlottare
ognuno questa lingua?
Prima che si voltassero
l’ho visto
avido e tenero il cipiglio
su porte audaci
“vorrei provare a dire e a fare
a sciogliermi dall’ordine”.
E poi, anche le foglie
avvolte al vento
fuori dai dedali a conoscere
l’altra metà del viaggio.
e ci sei autunno
fra le purpuree vigne
di braccia al cielo tese
-semi di gioie erranti-
e splenda in te l'oblio
un manto a farti veste
e gioia nel pigiar di te l'immenso ed oltre
e l'otre in me risacca
rosee labbra in chiusa
e voli
e venti
graffi
soffitti di te e di rose
Raccontami la vita di chicchi dolci e austeri
e chetami le onde che fan dell'alma un'alga
-che già son canto in foglia-
finito, passato così come il tempo
del nostro amore.
Se mai ci sia stato un tempo
Il tempo di un nostro possibile amore.
Game over, love over ,
giorni svaniti, sbiaditi,
in una nullità di parole, MAI dette.
Gioco di frasi scontate
La spesa da fare, la cena, il lavoro.
Scene da un video games obsoleto
di una vita vissuta in un tempo sbagliato.
Game over, è tempo di decidere ,
clicca su arresta, seleziona chiudi,
sei offline.
E’ tempo di vivere.
l'angoscia colma il vuoto,
profumo di vita
inonda l'inconscio
inconsapevole del pericolo,
vengo in pace,
vengo a voi fratelli,
fuggo dall'amara consolazione
di lasciare una guerra,
di trovare accoglienza.
L'assordante silenzio
nella notte scura,
viaggio nell'ombra
scomoda
d'un angusto pertugio
nascosto a gli occhi
di chi non vuol vedere.
Predico silenzioso
la mia verita',
foglia morta,
debole,
straziato dalla fame,
mi aggrappo alla preghiera
insieme a i miei fratelli,
simili e diversi
ma come me, come te,
come voi
esseri umani.
aquiloni sul mar del ricordo,
terrazza è il mio petto
di nuvole e dardi,
ala d’un tramonto
che fu grano del respiro,
meridiano d’anima,
sinossi del mattino.
Come apostrofo di sale
m’addiziono ai tuoi occhi
in un cieco maestrale d’astri
e stringo questo cielo senza nome,
carezzo un temporale di margherite
in questa assonanza di vento e dolore.
e le stagioni si inseguono senza tregua
Il tempo non mi regala un attimo
e io devo inseguirlo sempre con il fiato corto
Che palle! E tutto grigio e non mi posso tuffate
in un dipinto e diventare arcobaleno
C’è solo rumore ed io non posso
ascoltare il silenzio della musica
Che palle! Qua è già tutto scritto ed io
non posso attraversare l’infinito
Devo stare tutto il giorno sull’attenti
quando vorrei danzare sulle ali del vento
Non posso bere dalle tue parole
Non posso mangiare dalle tue labbra
Entro in un bagno pubblico e leggo sul muro: “scemo chi legge”
E’ vero, forse sono solo una scema!
Con negli occhi il fumo delle sigarette
Fumate e bevute dall’ultimo demone di turno.
Fra le mani un cencio di parole stanche
E ombre di smorfie alle spalle. Nell’intimo
Di una rondine ferita, tu eri la mia gota
Fiorita da mille dei tuoi baci. E parole
Non dette nel timore di troppo dire,
Soffocavano i nostri stessi pensieri.
Ed erano i tuoi occhi di lutto, blu
Nel mimetico del viso, a incoraggiare
A vivere sul selciato come un galoppo
Di emozioni e lamenti. Se spenti
Fossero quei lumi mi perderei nel pozzo
Della luce dei fanali diafani, a rincorrere
Un ricordo di materia al sapore
Delle labbra tue di rosa. Spine, verdi
E rigide, si conficcano nel cuore
Ogni volta che mi guardi e non parli.
Nell’attimo, in cui un ponte di nubi
Oscurava i nostri stessi cammini, la tua mano
Apparve più bianca e un sapore di miele
Frusciò tra le labbra, puro desiderio.
E io non cantavo più, contavo ancora
Le margherite spente dal lutto della primavera.
Ed era un sospingersi al di là del monte niveo-
Nube in espansione- ad accalorare il viaggio
Verso le ceneri del mare in tempesta.
Sirene dai lunghi capelli avvinghiavano
Le nostre membra e i loro canti
Canti di antichi nomadi.
Nel sogno, correndo sul fil di ferro
Della passione, colpì lo zoccolo duro
Del mio essere animale, e un goccio
Tondo come di vetro scheggiò
Le mie mani arse da febbre. Oltre
Il baratro della finestra un gufo, nero
Scuro nell’intimo, gracchiò una frase scarna
E brividi di gelso fiorirono nella carne.
Sentendo me stesso perdersi tra viole di parto,
Mi attaccai a un violino e ne percossi una corda,
Un sol diesis colpì il mio occhio e l’oscurità della notte
Rapì i miei pensieri.










