tra la coscienza e il divino.
Fase primordiale,risulta stentorea
di forza bruta.
Ciascun barlume di coscienza
risulta annerito.
Il ruolo della ragione
miseramente sguarnito.
Controverse emozioni
si ripropongono in un abito rosso.
Esplodono i desideri repressi;
infieriscono turpi oltraggi;
si riaccendono antichi rancori
che sembravano assopiti.
Eclissi: un nero sipario calante,
ad epilogo di un noioso spettacolo
di periferia,
scarsamente affollato.
nel non trovarti.

Non è ancora sera ma
Vedo che sono già accese
Le luci blu del nuovo bar di fronte
Si sono ispirati a un'astronave
Perciò non vedo i tavolini
Inerti con altri inerti con le loro gambe.
I tre alberi della mia compagnia
Di tre verdi a un passo dall'oscuro
Non hanno polmoni
(non respirano movimento)
Siamo in attesa
(s'aggiungono stelle rosate al soffitto)
Di un ospite gentile dal cielo
quel pavido core.
Gonfio di crassa superbia.
Il soldato cade in combattimento;
le forze tradiscono il titano invulnerabile.
Venne al mondo e appartiene alla terra.
Pace non sfiora l'animo in guerra.
Armi di legno contro corazze d'acciaio.
Sorte segnata da tragico guaio.
Il miles non combatte per la patria;
è al soldo di chi paga di più.
menzogna e disonore
dormono insieme
accovacciati sino all'alba.
e,con sguardo sprezzante,
irridono patetiche virtù.
Aprendo a me le porte al cielo ,
Trapasserai , la via dell’infinito
Per raggiungere il mio immenso .
Ch’io ti tocchi i seni ,ti ascolti e ti parli :
Dai a me i brividi tuoi , i tuoi fremiti ispiro .
Ch’io ,ti sazi di belle parole ,nel tuo cuore ,farti godere
Ti dia la mia vita ,la tua da tempo l’ho desiderata .
Ch’io ,spando oro su lembi di terra ,sia per te succo di vita .
Sia traccia dei miei passi fuggenti
lì ,i tuoi piedi trovino il tuo manto .
Ch’io ,ignori la luce dell’onda ,la tua flutta ,dove il mare giace
Ti vesta di rose rosse , dipingerti, con i languidi baci .
Ch’io , ti inondi con passione profonda e sanguigne intenzioni
Ne goda , il muto imbarazzo .
Ch’io ti ritrovi serena nei grovigli stregati
Libera , nei gemiti ,negli olezzi dei gigli .
Ch’io posso abbracciarti coi raggi del sole
Stringerti a me con le braccia del mare
Proteggerti ,dagli audaci castighi .
Ch’io ,sfiori i tuoi flutti in una notte di tempesta
Darti pace ,con l’anima mia .
Ch'io . Sia, sempre tuo.
Entri ed esci da ogni sogno
viaggiatore clandestino.
Di ogni tessuto resti intriso
e come ape vai impollinando menti.
Bruceranno ad una ad una le tue case
o cadranno, tali a castelli dorati
in riva al mare, allor che il vento
vi respira.
Sei l'innesco di ogni fuoco.
Fuggi e sei il nemico.
Il giorno che restarai immobile
non lo saprà nessuno per gioirne.
Allora sarai il sovrano incontrastato
del profondo nulla che avrai creato.
Poi il tempo è passato
ad ascoltar in silenzio la tua voce,
legger i tuoi ricordi scritti nella mia mente,
assaporar il tuo profumo intriso su di questo letto,
tra le pieghe di lenzuola stropicciate.
Lasciami ancor per una volta nutrirmi della tua pelle,
sfiorarti con interminabili delicate carezze,
viverti come si vive una notte d’amore al chiaror di luna piena,
con insaziabili e romantici baci
che possan unirci per l’eternità.
Lasciami ancor per un attimo inebriarmi del tuo infinito amore.
Vieni verso me come onda del mare
ti poni con il petto
a lambire i miei fianchi
e un bacio di schiuma
nasce sotto.
perpetuo moto
tra spiaggia e mare
sotto il sole benigno
che osserva tranquillo
dove inizi con la tua pelle
finisco io tra uno sfiorarsi
e rabbrividire.
fuoco che incendia i sensi
e apre l'anima ad amarsi.
bocche ..carnali in un bacio
che sa di sale
tra il tuo sfiorarsi a me
scintilla che accende
e brucia nel vento.
leggera si posa
su un rosso di rosa.
Si spoglia e se ne va
ubriaca di gioia
nell'aria luminosa
con una veste nuova
color rosso di rosa.
Intanto anche alla rosa
è successo qualcosa.
Da rossa appassionata
adesso è diventata
bianca immacolata!
i cimiteri nella sera,
la morte dorme
con le sue ossa bianche
dentro le fosse
ma una fiamma
accende l'aria,
vivifica le statue
messe a memoria,
il marmo freddo si scalda
e si vena del ricordo del sangue,
della carne che pulsava.
I sepolcri gridano
in silenzio nella luce pallida.
Di un respiro estorto,
di un cuore marcito
resta il fremito di una fenice










