ma profuman d’amore ad ogni carezza.
I tuoi occhi hanno pianto molte volte,
però quando ridi illuminan il mondo.
Hai un corpo esile tanto da sembrar debole,
ma ad ogni sussulto scorre l’ardor nelle tue vene.
Sembran sorrisi le rughe del tuo viso
e le smagliature
segnan il passar degli anni che ti porti addosso, son diventati adulti i tuoi figli.
Han molte cicatrici i tuoi ricordi, tante grida e rabbia,
tradita dall’uomo che ti aveva giurato per l’eternità sull’altare.
Sei ancora bella per chi ti ama,
perché non ha età l’amore per chi ha messo in gioco il suo cuore.
in schiere di richiami portarti a me
da un’antica selva d’oriente
e dal sognato, dalle chine aspre
dove ho lasciato un po’ della mia ombra
memoria prossima alla pelle.
Ma sempre qualcosa fugge l’impermanenza:
cosa sei per me? cosa hai fatto agli alberi
le cui gemme dispensano vaghezze di occhi interni?
Autrice delle spine, è questa l’arte
che scioglie balsami di aranci amari
tutto di me si fa apertura,
a piccoli morsi essenza e cura
sommuove il fondo, posa
dove io perfino dal corpo manco.
Non aveva fedi, l’ultima era sparita
quel giorno di ritorno dalla Versilia
li vedeva i poeti col labbro scucito
e il cuore a ridosso dell’abisso
e pregava. Nella sua notte serena
a tinte grigie solo la memoria di fedi antiche
l’oro slabbrato, il gancio della luna
a dividere le ombre. Al cambio di scena
qualcosa si ruppe, furono ortiche
e gelsomini, poi vide la carena
della nave uscire dal porto, l’asso
calato sul tavolo verde, il mito
del cuore sorgente, lei che non t’umilia
e ti ascolta, quasi il riverbero di un’altra vita.
Cuoceva il suo cinismo
Va il pensiero
s'invola su alture
su monti e pianure
s'alza più in alto
e s'imbeve di cielo
raccoglie nuvole di velo
poi ridiscende
e si tuffa nel mare
ne assorbe il colore
e si fa trasportare
sopra un'isola senza persone
per un attimo si ferma a riposare
poi riprende il viaggio e giunge da te
ti porta i doni
che ha trasportato
sono piccole cose ma molto preziose
una stilla di pioggia
un'onda di mare
un profumo di bosco
trasparenti luci suoni e voci
ogni piccola parte che ti è giunta
parla per me
parla del mio amore
fatto di niente.
la signora dado star
mostra il medio
alla gioconda,
quanta invidia
a mezzaluna
per le lacrime di
beautiful.
sopra il sole
aiutano il cane
a starnutire
alla faccia di geox e deox
qui respira
tutto il mondo,
tranne il morto
al primo piano
con le scarpe
dentro il letto,
ma non bussate
a quel portone
ché l'altro giorno
é uscito un mostro.
Come sta senza gioia la bicicletta di papà,
contro il muro e protetta
da un pezzo di polistirolo
tutta immobilità sta come il mio volto
alle nove di mattina quando m'incammino,
e vedo verniciare il cancello
piuttosto che cader le foglie
e il mio pensiero non lascia un segno
né all'andata né al ritorno -
il giardiniere forse seppelliva un passero,
l'acqua dell'estate ancora non arriva.
Nel buio
c'è una porta,
oltre...
c'è una scala.
Scende, scende.
Oltre, ancora buio.
Solo le mani
solo i pensieri,
avanzano.
Mostri invisibili,
sconosciuti...
si affacciano,
mi osservano.
Non li temo
ma non dormo.
C'è una scala
oltre la porta
e c'è il buio
oltre la scala.
C'è la paura
di un bambino
e c'è un bambino
nascosto...
dietro le sue paure.
Poi c'è un uomo
e c'è un mostro,
cresciuti insieme,
ai lati della scala.
Non m’immischio in affermazioni che saltano voraci come nutrie
ma mi piace sostenere una mia vivida sensazione.
Che tutto sia frutto del tacito accordo volto al non danneggiare.
Perché fa male dire ciò che si pensa.
Sia che il pensiero ci riguardi, sia che riguardi gli altri.
E allora inarchiamo i sopracigli
dimeniamo le mascelle
sprechiamo le smorfie
scambiamo favori per costrizione. Rasentando la morale. O cercandola proprio.
Lasciamo scorrere la noia
senza dirci quanto quest’ultima ci stia avvolgendo.
Lasciamo gli occhi in stand by
poiché unici e “pericolosi” detentori di verità.
Sorprende che cerchiamo di fregarci anche davanti a noi stessi.
Se la conseguenza è una risata e un vaffanculo allo specchio, si può continuare
In caso contrario
è meglio resettare tutto.
Piccolo mio …
tesoro mio grande
virgulto che s’apre alla vita
e mani grandi proteggono
il tuo corpicino…
sicure e piene di calore!
Piccolo mio…
tesoro mio grande
nato da un grande amore
in un mondo
che ne brama l’essenza…
tal che fiorisca e viva!
Il tuo respiro raccoglie ormai
teneri profumi di vita…
batte forte il tuo cuoricino
e dolcemente…
in questa notte piena di stelle
finalmente giungi a rallegrare
anche l’umano andare!
“PICCOLO MIO” di Caterina DORE – Acrilico su tela – 40 x 50.

il calore d'asfalto
pare pietanza
inchiostro di seppia
profumo di mare
ondulare dalla greppia
nel calore disumano
asciutto interiore
già pomeriggio
nel pieno delle ore
La vista
imbambolata
fa sospirare
il fiuto rovente
smette di annaspare
quella ricerca di sollievo
mite nella frescura
resta sogno delle notti
miraggio d'avventura
S'abbassano le gambe
nel fondente appoggio
è soddisfatta la richiesta
del sol leone
limpido nel cielo
battente come maglio
a fondere il piombo
il mestiere di Luglio

S’affacciano
sugli argini pietrosi
dolori
E si cammina mano nella mano
mentre ogni giorno tocca
scorticare il fatidico vuoto
- abisso impunito -
Si perde ogni dignità a stare
senza ciò che dovrebbe colmare
eppure accade
e l’impotenza disintegra
quando steli in divenire
sono incendi spenti
Aride praterie
Ho bisogno di stare da solo
quando il Tempo… è solo un dispetto
Non colpirmi
non colpirmi in una notte come questa
Mi passa agli occhi il cielo e con esso le sue nubi
quelle stanche
accorpate ad altre per dissimulare assolo
Non tingermi le gote e il cuore alterato
del colore di rosa -porpora-
ma sfiora quella che ancora di me è la pelle
al di là del dolo
del mignolo caduco
delle coccole aulenti che ti segnano il rito
ma stancami di te









