Crepuscolo di bocca
sui tuoi pensieri,
pianto di luce
sui miei desideri.
Siam comete orchestrali
d’inverni sfocati,
arabeschi di giorni stonati,
diari d’amore inviolati.
Capriccio d’azzurro
nevica alle porte del cuore
e scrivo petali di sguardi,
straccio geometrie
di vuoti ancestrali.
Parto d’anima m’abbraccia:
sei tu, amor mio ritrovato,
quel rintocco di marzo assolato.
sui tuoi pensieri,
pianto di luce
sui miei desideri.
Siam comete orchestrali
d’inverni sfocati,
arabeschi di giorni stonati,
diari d’amore inviolati.
Capriccio d’azzurro
nevica alle porte del cuore
e scrivo petali di sguardi,
straccio geometrie
di vuoti ancestrali.
Parto d’anima m’abbraccia:
sei tu, amor mio ritrovato,
quel rintocco di marzo assolato.
1 commento
Rimango in attesa
tra agave al crepaccio
e oleandri in fiore,
sospesi tra l’infinito azzurro
e la brezza marina.
L’anima carpisce la mia mano
e, come violino,
detta musica in versi.
Mi sussurra l’Estate
tra le dimore sulle rocce,
e io l’ascolto.
Zinzullio di giovani rondini
tramano voli nella pace
di tramonti silenti,
e le ali spiegate di bianchi gabbiani
stendono un manto di stelle
sulle calme acque del mio mare.
Dalla sommità del mio guardare,
respiro l’immenso,
e quell’afferrabile tutto,
di bene ciba il cuore,
e di quel tutto,
avverto farne parte.
C’era una volta mio Padre,
taciturno, ponderato, saggio,
con cui ho parlato troppo poco per imparare
il messaggio che ora conosco a perfezione.
L’ho guardato pochissimo quest’Uomo
per non capire che era un paesaggio da scoprire,
eppure oggi è l’unica mia fonte di coraggio;
il solo con cui parlare quando il mio mondo trema,
quando l’ora si fa scura.
Dalla sua Pace mi consiglia, rassicura
e tace quest’Uomo assente
ma presente in ogni anfratto di me,
suo figlio prediletto.
C’era una volta mio Padre
che col suo silenzio
m’insegnò soggezione, onestà e rispetto.
taciturno, ponderato, saggio,
con cui ho parlato troppo poco per imparare
il messaggio che ora conosco a perfezione.
L’ho guardato pochissimo quest’Uomo
per non capire che era un paesaggio da scoprire,
eppure oggi è l’unica mia fonte di coraggio;
il solo con cui parlare quando il mio mondo trema,
quando l’ora si fa scura.
Dalla sua Pace mi consiglia, rassicura
e tace quest’Uomo assente
ma presente in ogni anfratto di me,
suo figlio prediletto.
C’era una volta mio Padre
che col suo silenzio
m’insegnò soggezione, onestà e rispetto.
C’è stato il tempo di un sogno mai avverato,
c’è stato il giorno del pianto e del sorriso,
quando i pensieri garrivano,
tra i refoli di un vento di maestrale.
Mille pensieri pronti già a salpare,
per lidi colorati, tra suoni accattivanti,
e mille, mille volti sorridenti.
Levata l’ancora ora tutto accade,
nel primordiale caos ti trovi a navigare,
ti bacia lieve zefiro,
l’onda ti culla in questo calmo mare.
Continua il sogno dietro gli occhi chiusi,
di amori mai arrivati,
e luoghi mai guardati.
C'è stato un tempo da cui tu vuoi fuggire,
e a piene mani di vita vuoi morire.
C’ è ora un tempo,
il tuo,
ed è arrivato il giorno di partire.
c’è stato il giorno del pianto e del sorriso,
quando i pensieri garrivano,
tra i refoli di un vento di maestrale.
Mille pensieri pronti già a salpare,
per lidi colorati, tra suoni accattivanti,
e mille, mille volti sorridenti.
Levata l’ancora ora tutto accade,
nel primordiale caos ti trovi a navigare,
ti bacia lieve zefiro,
l’onda ti culla in questo calmo mare.
Continua il sogno dietro gli occhi chiusi,
di amori mai arrivati,
e luoghi mai guardati.
C'è stato un tempo da cui tu vuoi fuggire,
e a piene mani di vita vuoi morire.
C’ è ora un tempo,
il tuo,
ed è arrivato il giorno di partire.
Si ferma il volto
diaspro
dove la strada sembra
morire al buio.
Al dorso un’eco,
miele da calendari
avvezzi ai muri
e chiodi
risospinti al bianco.
Pallore in tatui
scampato all’esodo
in chissà quali reticoli
di vanità e incertezze.
Non si contano gli alberi
dal ponte dell’orsa
dacché il divieto dei sogni
un clangore, l’ha rimosso.
Sai
la fine a volte sfugge d'incatenate cime
Dicono che è colpa del gorgogliar d'un rio
ed altri dello sguardo che non rammenda pezze
ma noi sappiamo già che il nuvolar di stenti -sovrastare vigne-
si tende inquieto e salubre a proferir carezze
e nell'udir angelico il gesto d'intonare
note -allungandosi ricreando un canto-
or cade nella selva dei desideri incolti
nel nascere ghirlanda che dall'amore chiede
muto bianco
la fine a volte sfugge d'incatenate cime
Dicono che è colpa del gorgogliar d'un rio
ed altri dello sguardo che non rammenda pezze
ma noi sappiamo già che il nuvolar di stenti -sovrastare vigne-
si tende inquieto e salubre a proferir carezze
e nell'udir angelico il gesto d'intonare
note -allungandosi ricreando un canto-
or cade nella selva dei desideri incolti
nel nascere ghirlanda che dall'amore chiede
muto bianco
Non smettere mai di bussare a quella porta,
dove chi ti risponde è solo e sempre il silenzio,
dicendoti qui non c’è nessuno.
Non smettere mai di amare il mare,
perché le sue onde distruggono i tuoi castelli di sabbia,
tu continua rifarli, un giorno potrà essere calmo
e in piedi, potranno restare.
Non smettere mai, di sognare di voler volare.
Sai già che non si può vivere nei grattaceli fatti in aria,
quello è il mondo dei sogni, anche se tu ci vorresti abitare.
Continua a sognare case di cui i muri, fatti di cartapesta,
si sgretolano sotto la pioggia ed il vento.
Ma vivere è anche soffrire.
Non smettere mai di credere nell'amore.
Lo zingaro che ti ha fatto le carte è mentitore,
lui non ama, ma ruba l'anima,
per andarsene via, poi, con il tuo cuore.
Ricordi, come spezie
a profumare la vita.
Un echeggiare
per le stanze, di antiche note.
Mani con movenze di farfalla
accarezzano un’arpa.
Si risveglia Psiche
e con lei, tutto il suo mondo.
Ora non c’è più confine
tra tempi e tempi.
Ci sei tu, c’è Amore…
Qualcuno distrattamente guarda.
Ma nessuno sa dove siamo…
a profumare la vita.
Un echeggiare
per le stanze, di antiche note.
Mani con movenze di farfalla
accarezzano un’arpa.
Si risveglia Psiche
e con lei, tutto il suo mondo.
Ora non c’è più confine
tra tempi e tempi.
Ci sei tu, c’è Amore…
Qualcuno distrattamente guarda.
Ma nessuno sa dove siamo…
Tu
tra preghiere e migrazioni
in queste pagine
senza pieghe
con le tue vesti di nero
nel tremore del tempo
nei cieli deserti
di questo flebile spazio
in ogni battito
ad oscillare pensieri
nel riflesso del resto
nell'estasi che attende
le tue mani raccolte
tra preghiere e migrazioni
in queste pagine
senza pieghe
con le tue vesti di nero
nel tremore del tempo
nei cieli deserti
di questo flebile spazio
in ogni battito
ad oscillare pensieri
nel riflesso del resto
nell'estasi che attende
le tue mani raccolte
tra le mie cose preferite che ho perso
sei sicuramente tu al primo posto,
anche se ti intrufoli in questa classifica barando;
di fatti credo non si possa mai perdere qualcuno
finché i suoi ricordi non abbandonino per sempre la tua memoria.
Ballerò solo per te alle feste dove tu non ci sarai
e canterò a squarciagola in quei karaoke notturni del giappone le nostre canzoni,
bacerò gli sconosciuti sotto una luce neon nostalgica che perimetra le nostre silhouette
ma quando nelle vetrine cercherò un riflesso
fingerò di aver te tra le mie labbra.
Tutti quei piani lasciati in sospeso come i ti amo che avrei voluto urlare
e tutti i posti da visitare insieme che non vedremmo mai,
tutti quei film da affittare e paure da affrontare,cibi da provare e amici da conoscere.
Come faccio a dimenticarti
con tutte queste cose che tieni ancora di me?
Ma ho fatto posto al perdono nel mio cuore
e forse mi manchi o mi manca ciò che saremmo dovuto essere un giorno
prima che tu smettessi di aver bisogno di me.
sei sicuramente tu al primo posto,
anche se ti intrufoli in questa classifica barando;
di fatti credo non si possa mai perdere qualcuno
finché i suoi ricordi non abbandonino per sempre la tua memoria.
Ballerò solo per te alle feste dove tu non ci sarai
e canterò a squarciagola in quei karaoke notturni del giappone le nostre canzoni,
bacerò gli sconosciuti sotto una luce neon nostalgica che perimetra le nostre silhouette
ma quando nelle vetrine cercherò un riflesso
fingerò di aver te tra le mie labbra.
Tutti quei piani lasciati in sospeso come i ti amo che avrei voluto urlare
e tutti i posti da visitare insieme che non vedremmo mai,
tutti quei film da affittare e paure da affrontare,cibi da provare e amici da conoscere.
Come faccio a dimenticarti
con tutte queste cose che tieni ancora di me?
Ma ho fatto posto al perdono nel mio cuore
e forse mi manchi o mi manca ciò che saremmo dovuto essere un giorno
prima che tu smettessi di aver bisogno di me.
Abbriverò verso suture di mai,
ago e filo a stendersi per una processione lamellare.
Se provi ad affastellare la mia ricerca,
conterai solo lamine, ma aspetta.
Non greve e non piuma,
estintasi in pastura di cemento è l'aria,
l'acrimonia è raduno allo sfianco prima della mia Pentecoste.
Anima, servimi le due gocce del trabocco,
verdume al vaglio della mia risata,
al costo di un bailamme verso l'ultima crociata.
Regola. Forzare l'inganno ed il gusto proibito,
mai fortuito o forbito.
Non si vogliano calare i miei accenti sulle posizioni acute - ottuse delle vostre memorie.
Io non ho accenti da ghigliottinare,
se non parole apocopate, spesso ossimori
monologhi contraddittori
già usate a preferenze sterili;
e ora riverberi d'accusa.
Ché scusa l'adombri tra i monumenti fattisi piaga dell'illazion comune,
peste del traballante abbiocco dei sensi concreti,
delle rivoluzioni compiute e permutate,
evoluzioni.
Non sarò padrone, né cernitore di cardini in frantumi.
Ma avete solo dieci dita per contarvi ogni pezzo mancante.
E per ricomporvi.
Se poi franassi su incensate alture
d'emozione, d'amore non parlerò
Taccio, poichè fu tutto un niente
vuoto a perdere vince
Strati fermi e onde nubili, l'incanto si detta a salmo,
recitandosi vano le vesti incorrette.
Le fiere e noi sullo sguardo in attesa
si abbaccava correnti diverse
e fogge sul raduno d'acqua.
E resto foce, scorsa e metodica.
Mi trascorsi in sacralità d'attimo la torba e la vita.
Ero di confine, ero come proteso lungo le infinità persistenti.
Fitte parvenze di sito scuro e tue
che sia astinenza lucida da sulla sponda brada
essente calma di terra
e sii studio denso, l'egemonia labiale
di fronte alle visite che ti porto.
(Solo timore d'esserti solita gobba convessa)
e l'urlo tace
e sa di gola
ogni dannata passione, d'ingoiato mare.
Perderti è d'isola, un'isola,
stremando lucore a te sacro
di un solco. E la voce s'arrende al bersagliarti.
Cade dentro inveterate maree,
sollevandosi le funzioni d'acqua.
ago e filo a stendersi per una processione lamellare.
Se provi ad affastellare la mia ricerca,
conterai solo lamine, ma aspetta.
Non greve e non piuma,
estintasi in pastura di cemento è l'aria,
l'acrimonia è raduno allo sfianco prima della mia Pentecoste.
Anima, servimi le due gocce del trabocco,
verdume al vaglio della mia risata,
al costo di un bailamme verso l'ultima crociata.
Regola. Forzare l'inganno ed il gusto proibito,
mai fortuito o forbito.
Non si vogliano calare i miei accenti sulle posizioni acute - ottuse delle vostre memorie.
Io non ho accenti da ghigliottinare,
se non parole apocopate, spesso ossimori
monologhi contraddittori
già usate a preferenze sterili;
e ora riverberi d'accusa.
Ché scusa l'adombri tra i monumenti fattisi piaga dell'illazion comune,
peste del traballante abbiocco dei sensi concreti,
delle rivoluzioni compiute e permutate,
evoluzioni.
Non sarò padrone, né cernitore di cardini in frantumi.
Ma avete solo dieci dita per contarvi ogni pezzo mancante.
E per ricomporvi.
Se poi franassi su incensate alture
d'emozione, d'amore non parlerò
Taccio, poichè fu tutto un niente
vuoto a perdere vince
Strati fermi e onde nubili, l'incanto si detta a salmo,
recitandosi vano le vesti incorrette.
Le fiere e noi sullo sguardo in attesa
si abbaccava correnti diverse
e fogge sul raduno d'acqua.
E resto foce, scorsa e metodica.
Mi trascorsi in sacralità d'attimo la torba e la vita.
Ero di confine, ero come proteso lungo le infinità persistenti.
Fitte parvenze di sito scuro e tue
che sia astinenza lucida da sulla sponda brada
essente calma di terra
e sii studio denso, l'egemonia labiale
di fronte alle visite che ti porto.
(Solo timore d'esserti solita gobba convessa)
e l'urlo tace
e sa di gola
ogni dannata passione, d'ingoiato mare.
Perderti è d'isola, un'isola,
stremando lucore a te sacro
di un solco. E la voce s'arrende al bersagliarti.
Cade dentro inveterate maree,
sollevandosi le funzioni d'acqua.
Come un sorriso anche lo sguardo d’un
seno incontro al perso tuo andare verso
chissà, d’un passo o della scia d’un fianco
lo svelo e l’attimo che sembri eterno.
Come un sorriso anche sul viso mano
ch’asciughi lacrima d’un bimbo in pianto
raggio che saldi vene e polsi, rughe
d’estate, un’altra insieme e sembri eterno.
seno incontro al perso tuo andare verso
chissà, d’un passo o della scia d’un fianco
lo svelo e l’attimo che sembri eterno.
Come un sorriso anche sul viso mano
ch’asciughi lacrima d’un bimbo in pianto
raggio che saldi vene e polsi, rughe
d’estate, un’altra insieme e sembri eterno.
Son due lumi...
si perdono sognanti e giocosi
e un dolce sorriso
accenna il tuo viso!
Son due lumi...
che guardano lontano
splendono e ricamano
nell'animo infiniti tesori!
Le luci del tramonto...
s'avvertono nello sguardo
mentre quelle del mattino
s'aprono gioiosi...
al nuovo giorno che nasce!
Sono due lumi...
sono due occhi caldi e teneri
sguardi d'infinita bontà!
Un autoritratto della pittrice Marilena Pisano
si perdono sognanti e giocosi
e un dolce sorriso
accenna il tuo viso!
Son due lumi...
che guardano lontano
splendono e ricamano
nell'animo infiniti tesori!
Le luci del tramonto...
s'avvertono nello sguardo
mentre quelle del mattino
s'aprono gioiosi...
al nuovo giorno che nasce!
Sono due lumi...
sono due occhi caldi e teneri
sguardi d'infinita bontà!
Un autoritratto della pittrice Marilena Pisano











