come ogni luce, irrangiungibile.

sei sangue e carne e fremito di vita,
eppure tremi per questi figli folli,
madre ferita, mille e mille volte .
Lo sguardo attonito il cuore in mille pezzi.
Eppure ci perdoni
e scorrono ai nostri piedi
i tuoi meravigliosi doni.
Pianto di lacrime amare,
pianto di sangue e fiele,
siamo per te tortura,
un lento morire privo di lamento.
Non c’e sgomento
nessun rimpianto,
non c’e nessuno ormai
e muto si è fatto l’antico tuo canto.
Annichilito è l’uomo, morto è ogni sentimento.
Soffia per sempre il vento in un gelido tormento,
finito è il tempo e morto il giglio
Gea, dea primordiale,
unica grande madre, sicario di se stesso è ormai tuo figlio
brucia in un fuoco eterno, senza ritorno.
Nella trappola dei sogni
la mente s'impiglia
girotondo di pensieri
leggero e scanzonato
sulla giostra che velocemente gira
ti riporta ancor bambina.
corse e prati in fiore
bambole e piccoli tesori
mondo semplice e sincero
quasi finto ma così vero.
i ricordi si confondono
con profumi e tenere carezze.
nostalgie di bimba ormai cresciuta
vegliano sul cuore
riportando il sapore di antiche voglie.
quanti giorni hai visto nascere
mai nessuno e' stato perso
anche il canto di un usignolo
accompagna il suo verso.
solo sorrisi e fresche risa
dentro al cuore serberai
per un giorno lontano
come medicina l'userai.
saranno carezze di dita piccine
sul tuo cuore stanco
luminoso e bianco.
lo sguardo in deserti silenzi si nasconde
ho lasciato per te amor mio
la terra e il sangue mio
fra glicini e mirti
di mare i profumi.
Colgo ogni sospiro
quando lo sguardo inonda
abbraccio anche la luna
immersa nei tuoi baci.
Poco, amor mio, mi scopro
per far leggere l'animo vero
ma io così t'amo
che quando a te penso l'esistenza non percepisco.
Gioiosa della presenza tua
nel mio cuore forse anche vile a Dio rendo grazie.
E di te vivo e respiro.
tra la nebbia e il sole.
Fosche eran a me quelle visioni,
di come mi sono apparse quelle donne...
vestite di tinte sbiadite
e vissute come bere un caffè senza sapore.
Insipidi son stati, alla mia anima, quei giorni
oramai dimenticati,
passati come un treno preso erroneamente
che andava nella direzione opposta al mio percorso.
Son dovuto scendere di corsa
e salir su quello dopo,
per andar dove mi portava il cuore.
Echi d'un echeggiato frastuono,
nel pensare che i sogni, a me arrivati,
avrei dovuto appagare,
evitando di gettarli nell’oblio
delle cose impossibili o fasulle
che mai avranno corpo
e lasceranno un triste velo ad appannare la mia vita.
Ora voglio vedere il sole
e lasciarlo riscaldare questi miei giorni futuri,
nonché dar vita ad un amore cercato
in un bacio tanto sognato,
sotto un semaforo,
tra gli incroci di mille strade
che portano al paradiso dell’amore,
dove potremo ubriacarci di noi ...
Essere Angeli, dei o semplici umani
che stanno cercando qualcuno
per cui valga la pena di vivere e amare.
Pianeti erranti
che viaggiano nell’infinito
e, tra le stelle, brillano.
Quanto è
breve il miracolo?
della vita? dell'amore?
Forse giusto il tempo
di un bacio di gioia,
e di uno di addio.
Oh. Penso io,
forse è
un
segno!
che io non
abbia, ancora,
avuto il mio!
Avanziamo
dunque,
verso
un
lido
qualsiasi
che ci dia pace:
verso un nuovo finale
un po' meno fugace.
Perché
se
non
dormo
e se mi
struggo,
e se
ti
penso
sempre più forte,
prima che in sogno altrui
svanisci, allora tu,
forse così,
non
mi
tradisci
.
biancheria di cuore
e merletto d’edera,
lacrima la sera
in questa clessidra di cera.
Giugno è nettare di marea,
spremuta di bacio corallino,
pane d’alba pentagrammato
sulle soglie di un fiore gemmato.
Panorama d’anima mia
sbriciola nuvole d’estate:
son io quel canto esistenziale
d’un soffio di cristallo australe.
Perhè no,
un amore in 3D
senza prudenza.

Allietata a inventar melodie,
come strali sinuosi,
sprigionandole all'erte colline
ch'incontrano valli,
ne riempiano fiumi e torrenti,
nel scrosciar dirompente dell'acque,
gorgogliandole ai boschi silenti,
come fosser carezze innocenti.
E ad effonderle ai prati
irrorandone i fiori,
che sappian cantare il sussurro di miele,
olezzo fluente nel vento,
dell'etere, sospiro corroborante.
Proverei a ricercar sinfonie voluttuose,
d'accordi coese,
sulla scia dei gabbiani garrenti.
Stridori possenti, nel volerle imitare,
per vestirne la brezza, volando sul mare,
dando agio alle note che forgino il canto
che sol lui sa intonare
col suo far fascinoso,
lo sussurri alle onde, in quel lor fluttuare
ed illuda ancora la rena,
che non abbia a finir nel fondale.
Sognerei di scoprir l'equilibrio d'un ritmo armonioso,
di cui cingermi in fretta a plasmar lo spartito
per non farlo sfumare
e vibrarne le corde d'un piano o un violino,
che mi elevino in alto,
oltre i monti imbiancati, sui cieli,
a donar le mie note
alle arpe suonate da dita divine.
Se Musica fosse il mio nome...
Per danzar nella sfera celeste,
angelica come nessuna,
nel flusso sgorgante di mille assonanze...
... Sarei Musica Eccelsa...
accarezzata e infine stretta
in un abbraccio che lascia attoniti,
hai fatto piovere su me

il tuo mare di parole
studiate
ad arte.
Usata, come un diario vuoto
dove lasciare il segno della tua
vita,
usata, affinché il tuo corpo ricordasse,
ancora .
Cancellata, perché niente e nessuno
Sapesse, domandasse, pretendesse.
Annegata nell'abisso di parole,
nell'abuso delle tue parole,
dove amicizia non è mai quello che appare
e amore non è mai quello che dici.
A te, donna, che tu sia figlia, madre o amante
ma, nella vita di un uomo, sei la cosa più importante.
A te, donna, che seppur tu sia maltrattata,
sai sempre rialzarti e lottare,
continuando a donare il tuo amore.
A te, che sei semplicemente donna,
né strega, né santa, sii fiera di te stessa
e, a testa alta, continua a camminare.
lo sfondo in lontananza,
è ciò che contemplo
dalla mia stanza
Le nuvole in cielo
sembrano quasi voler mostrare
la propria baldanza,
sfidando un pallido Sole
che poco o nulla può
contro imponenti figure grigiastre
Il vento soffia impetuoso,
agitando i fiorenti alberi,
in trepidante attesa
della lucente primavera
La città sembra così distante,
come una madre indifferente
alle lagne di un poppante
Birre schiumanti mi attendono
nei festosi pub
di quest'allegra cittadina
a poche miglia dalla maestosa Londra
Le mie mani
fresche corolle
come fiori sbocciati
raccoglieranno il tuo viso
lo cingeranno di carezze
per far nascere un sorriso.
lievi e leggere
come piccole piume
leggeranno le tue rughe.
ogni piccolo segno
con tocco che scioglie
laveranno come fiume.
passeranno sugli occhi
a portare sollievo
come acqua di sorgente
e poi tocchi morbidi sulla mente
cancellando lampi scuri e temporali
voleranno come ali.
brividi languidi espanderanno il mio tatto
su quel viso che stanco e provato da pensieri
le mie mani saranno sollievo.
come unguento leniranno con amore
bianche conchiglie di mare nascosto
troveranno in te il loro posto.









