Se basta esporti
ai sogni notturni
per distrubare il candore
della tua pelle
Se ti ustioni con un raggio di luna
cosa potrà allora farti
un cocente bacio di sole...
E la vita nella luce accecante
dei giorni estivi?
Se ti ustioni con un raggio di luna
come potrai stare nel calore
del mio fuoco d'amore?
ai sogni notturni
per distrubare il candore
della tua pelle
Se ti ustioni con un raggio di luna
cosa potrà allora farti
un cocente bacio di sole...
E la vita nella luce accecante
dei giorni estivi?
Se ti ustioni con un raggio di luna
come potrai stare nel calore
del mio fuoco d'amore?
La torre dei fuggiaschi ora è disabitata
dopo la retata degli scheletri appesi
al gancio di un robot, il mare è in apnea
e ulula il vento del nord, l’ultima strega
del nocchiero è morta di polmonite
tre anni fa. Credi che sia un monolite
la pietra prima del bosco della congrega
dei rabdomanti, non è così dice la dea
dei monti spogli. Non è qui la genesi
dell’odio, ma qualcuno l’ha avvistata.
Dall’altra parte della terra, al confine
con la regione dei giganti astemi
e la terra delle fontane zampillanti.
La regina dei comizi è stata deportata
ora recita a gettone per gli abitanti
di una città senza finestre, i torrenti
sono inquinati dalla marmellata
di catrame, per guadarli servono guanti
resistenti alla pece. Empi e blasfemi
stanno vincendo, non c’è più discussione.
Spulciando tra le righe delle leggi emanate
dal parlamento qualcuno ha scoperto
un refuso, per farle invalidare serve l’approvazione
dei discendenti del re di Prussia, perché gli eletti
sono stati confinati nel girone dei prepotenti
da una rivolta improvvisa degli elefanti
sordi. I briganti del sud ora sono protetti
da mosche danzanti al suono di una canzone
rap, le donne invecchiate stanno all’aperto
e quelle più belle non sono mai nate.
Ho bisogno di un giro, dall'altra parte, subito,
le piume il fiume la cascina il resto vàdano
che nulla in me li trattiene. Agito
un bel destino dal povero senso
a mo' di lonterna del parroco,
sei una tàccola cercatrice
ne hai mai viste,
che infelici stando al nero che imbracciano
al mattino sono già fuori dalle cascine
dalle ferite dei fiumi a contendersi
due miseri cordoncini.
Fra me e te, qualcosa,
un biglietto,
un messaggio rosa.
Una voglia casuale
un colpo di scena
un blues che sale.
Un’ossessione fatale,
s’insinua, s’arrampica
ci afferra poi ci tiene.
Il potere del sogno
è ormai nelle vene
è febbre che scioglie catene.
Non so...
ma il pensiero è impetuoso:
ma il pensiero è impetuoso:
fra te e me,
un tiro con l'arco, un'esploso!
un tiro con l'arco, un'esploso!
E' micidiale volontà d’amanti
i colpi son vibranti:
forse ti amo,già lo so;
in te è l’incanto, e già lo sai.
È un ‘inizio abissale
di una bellezza primordiale,
è la caduta libera del cuore.

Ho visto foglie
corteggiare il vento
e anime in vendesi
a meno di un talento.
Ma oggi anche io
sono ciò che ho disprezzato,
con l’indole in dolo
e niente più al sicuro.
Parlo,
con corde vocali scordate
come una chitarra in soffitta
in una notte di note annotate
nel libro nero della vita.
Ho visto cieli
diventare terra:
non si può ledere l’Eden
e rimanere illesi.
Ti aiuterò
A portare il tuo corpo oltre i confini
a farlo fluttuare nell’aria
a uccidere i fantasmi di questa realtà
a forgiare il tuo spirito verso nuove illusioni
ma che scaturiranno subito in una vera realtà
in un luogo a cui sei sempre appartenuto
e che ti riabbraccerà felice.
Quaggiù
non domina l’estetica
non v’è materia
ma solo luce
e consapevolezza di scindersi nell’unicità.
“L’insicuro percepisce il mondo come una giungla piena di minacce e molti esseri umani come pericolosi ed egoisti; si sente rifiutato e isolato, ansioso e ostile; è generalmente pessimista e infelice; mostra segni di tensione e conflitto; è preoccupato da sensi di colpa; ha dei problemi di autostima; tende ad essere nevrotico ed è solitamente egoista ed egocentrico.”
(Abraham Maslow)
Mi ha parlato
la voce del nume:
e tu sei apparsa,
divinamente
rivelata,
come
nel solito sogno
che si fa ad occhi aperti.
Ma non era un sogno,
eri vera, unica,
irripetibile,
rara.
E tu sarai
più che bellissima
amor mio, questa sera,
a bagno con la società,
con i capelli immobili
e con gli occhioni
di un cerbiatto
che è stato
appena
ferito.
Già ti
vedo
che
ti
affacci
sul mondo
senza di me,
che cerchi
conforto
nelle
parole
di chi
ruba
l'amore,
per professione.
È la speranza, sai,
che mi piega la schiena,
ma la paura non è più
quella di un tempo.
La paura che fu
un pregiudizio,
e che soffocò
la passione
con l'ego,
oggi
mi
chiude
soltanto
lo stomaco,
gli occhi e la gola.
E mi lascia una fuga,
la lunga e stretta
via
verso
l'interno.
Che burlone
il tarassaco nel prato
ha ingiallito a perdita d'occhio
il suo verde acceso
in poco tempo rinato
pare una distesa di sole
che muove i suoi fuochi
lancia i suoi lapilli
senza fare male
senza che sian lapilli
non emana calore
seppur raggiante nel colore
si abbandona all'aria forzata
imprevedibile
nella felice primavera
nuova natura sgorgata
Non c'è rumore
che sovrasta la vista
il tarassaco non nè ha colpa
anzi ha merito
per poco tempo allieta
il passaggio sconnesso
lungo questa
vecchia e brulla pista
il tarassaco nel prato
ha ingiallito a perdita d'occhio
il suo verde acceso
in poco tempo rinato
pare una distesa di sole
che muove i suoi fuochi
lancia i suoi lapilli
senza fare male
senza che sian lapilli
non emana calore
seppur raggiante nel colore
si abbandona all'aria forzata
imprevedibile
nella felice primavera
nuova natura sgorgata
Non c'è rumore
che sovrasta la vista
il tarassaco non nè ha colpa
anzi ha merito
per poco tempo allieta
il passaggio sconnesso
lungo questa
vecchia e brulla pista
… Cambiano le stagioni e così l’aria
ma essi restano sempre con te.
Sono i pensieri, ombrosi o lieti,
aggrappati a te come l’odore della pelle,
come il dolce e l’amaro della vita.
… Si coprono soltanto di un po’ di neve,
di brezza fresca, di sole e di sale,
ma restano lì, nell’angolo della mente.
… E la mente non è trasformista,
in fondo, il suo, è solo un cambiarsi d’abito,
un momentaneo rinfrescarsi,
non come gli alberi nei giardini di marzo,
che perderanno le foglie gialle
nell’attesa di nuova linfa che li rivesta.
… Per te, invece, tutto torna nella polvere,
e tutto finisce qui, sotto questa coltre,
marmo assolato, a volte inzuppato
di pioggia battente e gelata.
Tutto continuerà, da quel giorno,
a passare su di te che, più che mai,
niente potrai perché niente ti coglie
e niente più ti sorprende…
ma essi restano sempre con te.
Sono i pensieri, ombrosi o lieti,
aggrappati a te come l’odore della pelle,
come il dolce e l’amaro della vita.
… Si coprono soltanto di un po’ di neve,
di brezza fresca, di sole e di sale,
ma restano lì, nell’angolo della mente.
… E la mente non è trasformista,
in fondo, il suo, è solo un cambiarsi d’abito,
un momentaneo rinfrescarsi,
non come gli alberi nei giardini di marzo,
che perderanno le foglie gialle
nell’attesa di nuova linfa che li rivesta.
… Per te, invece, tutto torna nella polvere,
e tutto finisce qui, sotto questa coltre,
marmo assolato, a volte inzuppato
di pioggia battente e gelata.
Tutto continuerà, da quel giorno,
a passare su di te che, più che mai,
niente potrai perché niente ti coglie
e niente più ti sorprende…
Ma questi son pazzi!
Con questi schiamazzi
di missili e bombe
preparano tombe
per un contrattempo
al di fuori del tempo
dovuto a follia
in grande allegria
minacciano il mondo
in un girotondo
di pura idiozia
si fan compagnia
giocando alla guerra
come fosse la Terra
di lor proprietà.
Son pazzi a metà
se più i coreani
o gli americani
non posso sapere,
ma in loro potere
non hanno il pianeta
son pazzi in carretta
imbecilli e non hanno
il senso del danno.
Ci pensi la sorte
a donare la morte
qual frusta di bue
ma…soltanto a quei due.
Fermati dove caldeggia il verso
dove il vento espande l’universo,
tra la distanza persa e sassi ritrovati,
troveremo riposo in dolci attese.
Cammina ancora e arriva sulla riva,
la vedi come scorre l’acqua, fa
gorgheggi e canta poi mulinella l’acqua,
arriva a valle prima di sera e si riposa.
Accarezza i sassi e non si ferma
neppure se sbarri il passo, ma scivola
come olio profumato lava e deterge,
irriga le zolle fa nascere la vita.
Da tempo immemore tu non guardi
l’acqua ma t’avvicini solo per bagnare
le labbra secche e ti ristori.
Se misurassi il tempo in brividi oggi sarebbero passati anni;
Noi eravamo brividi, due corpi che desiderandosi si sono fusi in una danza;
Il ritmo dettato dai sospiri;
Il tremore dolce e selvaggio era musica.
Ed il tempo fatto di brividi si è inchinato a noi...
Noi eravamo brividi, due corpi che desiderandosi si sono fusi in una danza;
Il ritmo dettato dai sospiri;
Il tremore dolce e selvaggio era musica.
Ed il tempo fatto di brividi si è inchinato a noi...
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Come fenice,
che dalle proprie ceneri risorge,
riprendo il volo,
annientata dal rogo d'inclemenza,
la nuda spoglia protesa al cielo.
Vile, la vita, braccata dalla morte;
le s'è arresa senz'alcuna lotta.
E al momento depongo pietre di speranza,
già sottratta dalla sorte
che m'ha voluta vittima innocente.
Riesumo tal castello,
crollato sotto venti di burrasca
prim'ancora d'esser ultimato.
Avevo inteso d'esserne regina,
nel regno ch'ambivo a costruire,
regnar sul trono dell'amore,
sul piedistallo, più vicina a Dio,
per quant'era prescritto in questo tempo...
Mai, dell'odio e del rancore.
Credevo d'esser prediletto fiore,
non foglia inaridita dal dolore;
mutevole il colore...
S'affanna,
per non essere strappata con veemenza,
sbattuta sul selciato a far tappeto.
Pensavo... Pensavo, ma erravo atrocemente...
Col cuore in mano,
strappato crudelmente dal mio petto,
ancor pulsante e intatto,
sono a pregare il Padre,
ch'è eretto tra le nubi il mio castello,
or abbisogna d'un re e la sua regina.
Sospira l'ama, desiando ancor la vita...
Un'altra chance, per conclamare essa,
deridere la morte e riscattar se stessa.
Come fenice,
che dalle proprie ceneri risorge,
riprendo il volo,
annientata dal rogo d'inclemenza,
la nuda spoglia protesa al cielo.
Vile, la vita, braccata dalla morte;
le s'è arresa senz'alcuna lotta.
E al momento depongo pietre di speranza,
già sottratta dalla sorte
che m'ha voluta vittima innocente.
Riesumo tal castello,
crollato sotto venti di burrasca
prim'ancora d'esser ultimato.
Avevo inteso d'esserne regina,
nel regno ch'ambivo a costruire,
regnar sul trono dell'amore,
sul piedistallo, più vicina a Dio,
per quant'era prescritto in questo tempo...
Mai, dell'odio e del rancore.
Credevo d'esser prediletto fiore,
non foglia inaridita dal dolore;
mutevole il colore...
S'affanna,
per non essere strappata con veemenza,
sbattuta sul selciato a far tappeto.
Pensavo... Pensavo, ma erravo atrocemente...
Col cuore in mano,
strappato crudelmente dal mio petto,
ancor pulsante e intatto,
sono a pregare il Padre,
ch'è eretto tra le nubi il mio castello,
or abbisogna d'un re e la sua regina.
Sospira l'ama, desiando ancor la vita...
Un'altra chance, per conclamare essa,
deridere la morte e riscattar se stessa.














