falsità putride come cadaveri
cavalcano notti senza luna.
Un cuore tartassato non può che credere.
Malate menti, tortuose si aggirano
furtive,
e svuotano sacchi di niente
pesanti come fossero veri,
mortali, assassini come viscidi funghi
velenosi,
come biforcute lingue,
serpi striscianti ecco li vedo,
sempre li
pronti a confondere la mente
inventori malati di malate realtà.
Dov'è più verità?
A chi credere ormai?
Forse a chi deluso ti ha abbandonato?
Mai lasciarsi andare ...
mai credere ai tristi cavalieri dell'apocalisse,
perché tu sai in fondo all'anima che il loro alito è infido e artefatto,
cavalieri neri come la più nera delle notti,
sussurrano menzogneri ai tuoi orecchi
non credere a chi con falsi nomi ti chiama
non credere alla pazzia,
perché mani malate stringono la tua mente
e tessono fitte ragnatele ai tuoi pensieri.
Non credere mai .

Chiamami a te in un giorno
o in una notte che sia senza nubi
ricoperta da un manto
che mi rinverdisca
i profumi da me amati
conservati nell'arca dell'anima
come preziosi grani di luce.
Nell'afflato dei ricordi
sento il tuo alito d'ambrosia e miele
di quando m'abbracciavi
e fitto fitto mi parlavi
con la tenerezza contenuta
nel tuo cuore.
Sentirò nostalgia dei miei prati
e di tutto ciò che finora m'ha attorniato
ma al pensiero
che mi riceverà il tuo volto amato
non avrò paura
di ritornare nel ventre che mi ha cullato.
La vita anche se breve
quando presenta il sudario
t'invita a stenderti nell'ultimo riposo
e tu capisci che:
-fu lungo correre per te-.
Tu pensi che la luce ha sogni
non virtù fiammanti verso il cielo
di predestinazione è segnata
e non di dolci figlie della vanità
se è dalla notte che si diramano
verso l’orizzonte le sfumature di lillà
e il tempo che ci segna è un indirizzo
che non conosciamo, ma seguirlo
è obbligato, un passo a lato
del nostro divenire. L’imbrunire
è un sentiero stretto legato alla verità
se la bellezza ci sfugge, ci cresce
dentro un bisogno di fermare
il suo decadere nello specchio,
superficie virtuale che riflette lume
l'allarga in un'esplosione verso l'orizzonte
l'abbina con il sentiero a piedi nudi
dove l'ego muore in tormenti decimato.
Noi siamo figli provvidenziali di un Dio
che nella bellezza ci avvolge dall'inizio.
Socchiudi gli occhi
su pensieri e piccole bugie
assapori lentamente i bagliori
di una notte senza colore.
ti poni parole che bucano
cervello e cuore
squarciando ferite sempre aperte.
sospesa sopra un letto di lacrime
mai versate
ma così dolorose da sentirne la parvenza.
respiri con l'anima
che prepotente soffoca la gola
giullare di corte sul destino del mondo
porti pace strappando le tue carni
annullando la tua verità
nascondendoti al mondo irriverente
sparisci
dentro nidi di nostalgie
e ascolti musiche lente
che ti fanno riaprire gli occhi
a questa realtà.
seguita dai fantasmi dei miei ricordi nei deserti della solitudine,
dove un lieve vento sposta la sabbia,
facendo intravedere scheletri di un passato mai sopito.
La mia mente apre il cancello di un ormai arido giardino,
là dove mi accompagnavi ma, da quando lei non c'è,
è divenuto il regno delle sterpaglie morte,
che la fanno da padrone.
Che ne rimane del castello,
dove tornavo dai fasti, come un guerriero vincitore?
Ora quel trono è occupato solo dalla polvere,
non c’è più scettro né corona, più nessuno che mi osanna.
Solo tu notte, mia amica e compagna,
rimani al mio fianco silenziosa,
accompagnandomi sino ai primi pallori di una nuova alba.
I canti dei galli e i latrati dei cani sembrano salutarti,
avanti il tuo dissolvere, per permettere alla luce di arrivare.
Ecco... All’improvviso il silenzio scompare,
rotto dai suoni e dai rumori dell'affanno quotidiano.
Come tu non mi abbandoni
e, in silenzio, rimani ad ascoltare le mie follie,
così io non ti abbandono
e ti accompagno nel sonno giornaliero.
Talmente piccola da sembrare invisibile
e tanto cool, un bijoux, una festa per i sensi
l’eccitazione corre lungo il web e la sala
del briefing è gremita, tutti comici in carriera
il generale impettito, lo spione col naso finto
il diplomatico in doppia fila, il giornalista assoldato
tutti adrenalinici nell’ora in cui si fa la storia.
Il presidente dice sarà un successo, la conta
dei morti è un dettaglio, forse faranno solo finta
di morire, chi lo può dire, in fondo è la gloria
che vale, finirà nei libri del secolo questo boato
a forma di fungo velenoso, sarà nella farsa del recinto
accanto all’attrice senza vestiti e alla dentiera
gratis per i neonati, bonus più gradito di quello della mela
la bomba è stata sganciata, ha il nome dei gelsi
e sorride quando incontra un animo sensibile.
L'opposto della solita sera è tramontato da mezz'ora
Tra le fiamme scoppiettanti di un falò
Sguardi, risate e corse a piedi nudi,
La gioia dimorava nel cuore
Frammenti di gioventù, ormai lontani
Raminga è la mia vita,
come un pellegrino vago, camminando
e inseguendo con gli occhi il sole
per le vie del cielo,
fin là dove va a morire,
cercando di arrivare, ogni giorno,
a conquistare l’immagine di un nuovo orizzonte
e lì consegnare i miei sogni,
prima di andare a dormire.
Io son pellegrino nel mio vagabondare,
non calzo scarpe nuove
e non porto con me nemmeno un bagaglio,
ma solo una povera bisaccia,
dove conservo il mondo intero,
scritto sulla carta, per non dimenticarlo.
Così riparto ogni mattino, inseguendo la vita,
appoggiandomi a un bastone,
mai alzato ad arma di difesa.
Mi son sempre protetto con la fede e con l’amore,
che diffondo in ogni dove,
leggendo le parole che ho scritto con il cuore.
Or continuo a camminare,
portando con me sempre nuovi sogni da realizzare
che, come dono prezioso, nella notte,
mi vengono a trovare,
perché li porti con me nel mio vagabondare,
tra le pianure, i monti e le rive del mare.
piedi lenti e pesanti
impregnati dal cammino
ma nessuno vi sente.
il rumore dei passi e' attutito
e l'orecchio non ode
strade ostacolate da sassi e rinunce
intrise di lacrime segnano il cammino.
accompagna il viaggio
una valigia
piena di sogni ricordi e sorrisi.
dolce e' il suo pesare
tra le mani
lo sguardo e' ormai lontano
in paesaggi ancora da vedere e amare
Uguali i mille giorni o forse i diecimila
il conto l’ho perso e terso è il cielo di prima
anche se non l’ho visto e mille erano le bollicine
che salivano dalla parte di chi guida
il sapore dei baci in rima e il dito affondato
nell’umida incisione di Venere la dea
Marte attento a non attraversare il confine
degli spermatozoi. E noi che ci siamo sempre stati
nel centro di gravità dell’eccitazione, deportati
a dorso di cammello, la sabbia più fine
del litorale del Tirreno, se abbiamo un’idea
del nostro tempo a incastro e rallentato
è nel foglio bianco o nella pietra di giada
trovata sull’argine di un torrente tra rovine
ma è sempre preziosa e liscia, quasi una crema
da gustare con un sorso di liquore del tremila.
Rivendica
Oro fuso
d’effetto.
per il giorno











