e la sua montagna, che dal passato
ancora veglia materna l’ingrato
figlio suo, che sol chiese e mai rese.
Antiche radici al tempo legate
in questa terra dall’Arno bagnata,
nella sua essenza, da me tanto amata,
e custode di vite altrove andate.
Ma camminando ancor, su queste strade,
tanto sono vividi i miei pensieri,
riporto alla vita i ricordi di ieri
e l’Infinito tutto pervade.
tra mura solitarie,
all'improvviso odo il silenzio
scardinare l'uscio.
Rimembro liete stagioni
ove il sole si confondeva
col nostro amore.
Tu lì, io qua, ma dove?
Scelgo te per inoltrarmi in gioiose vie
frastuono di vita,
per pensare forse alla vita?
Odore d'acque stagnanti
dove il piede affonda nel fango
schiena china al lavoro
su steli di riso nuovo.
cadono gocce di sudore come pioggia.
s'alza una voce a intonare un canto
e l'aria si riempie
risa per smorzare il lavoro
che stanca e si confonde
tra gli insetti che ronzano
sul mare a quadretti
dove perdere lo sguardo.
poi giunge la sera
e il rientro come pescatori dal mare
non vi e' riposo
e il dolore segna la schiena
ma un pezzo di pane e un sorriso
basta a risanare il cuore.
le notti chiuderanno gli occhi
su il domani
ricordi di vita antica da non annullare
che tu mi chiami amore,
ma che tu lo faccia per amore,...
solo per amore,
perché lo provi con il cuore.
Sai, mai ho visto un sentimento
che nasce nella mente e poi duri nel tempo,
dagli occhi non nasce mai l’amore,
se non lo nutri con il cuore.
Tu chiamami pure amore,
io ho bisogno di sentirtelo dire,
a chiare lettere,
sotto la pioggia o il sole,
non smettere mai
di chiamarmi amore.
Son felice nel sentirtelo dire,
perché il vero amore è mai un sentimento
che può finire,
sia che nasca maturo o adolescenziale;
l’amore non ha età,
quando nasce dentro il cuore.
Tu chiamami amore,
te lo chiedo ogni giorno: non smettere mai
di chiamarmi amore
e la nostra vita supererà ogni difficoltà e dolore,
se tu continuerai a chiamarmi amore.

La luce diversa del cielo
scioglieva l'ultima neve di primavera,
l'acqua scendeva per i crinali della montagna
oscurando quel bianco lucore
sciogliendolo in fluido vagante
andando a far crescere rii e fiumi
che scorrevano immergendosi
nell'azzurro mare.
Un'altra stagione s'appressava
con il caldo tepore di giornate gentili
fra le dita del tiepido vento
a percorrere miraggi di mare
ad ammirare giardini in fiore
a sbocciare rose d'ogni colore.
Tu sei andato via in quel frangente:
sei apparso e sparito,
folgore improvvisa in un cielo indaco
che all'improvviso s'è incupito
e di grossi nembi s'è riempito.
Dopo d'allora la mia anima affranta
è rimasta sommersa in un eterno temporale...
ma io mi chiedo ancora.
riuscirò a navigare nuovamente
nel tuo caldo mare?
Riporta
la normalità
in questa vita
che oramai
si è fatta
piazza
vuota.
E
poi
ridona
un senso
a questo
viaggio
dove
io
non
ho più
direzione.
Leggi le carte,
i vecchi tarocchi,
e il mio diario:
scoprirai
che
non
vi
è
alcun
dubbio
che ti amo.
Qui le lettere
sono mille gocce
di inchiostro suicida:
un tuffo dopo l'altro
e prima o poi
anche il
mare
si farà
ammasso
di china blu.
Sarà una lunga
dolcissima poesia,
sarà indecifrabile,
ma tu lo sai già
che parlerà
di te.
Dice, a modo suo, dice, a modo suo, la vita.
non ho capito più nulla, forse
Pesante d’acqua s’aggrappa e torce il muso
Che viaggio cari miei, piccoli cirri,
ho corso a destra e a manca
e adesso
stanca,

vorrei finire il tempo che mi manca
cullandomi nel vento,
ormai sfinita, e goccia dopo goccia
dare alla luce l’acqua,
per ritornar domani
bianca e paffuta leggera come un fiocco
di bambagia.
forse sotto un cumulo di macerie
molto sudate
È troppo piccolo
questo paese, troppo
lunghe queste vedute
che mi portano
tutte quante
a pensare
oltre la
cortina
del vero.
È un incubo
livido e languido
questo mesto scorcio
di infelicità infantile;
che se cammino
e poi mi volto
di qua o
al di là,
sento
vedo
e respiro
soltanto te.
Ma è quando
ti penso e non
riesco a muovermi,
che la distanza appare
così tanto smisurata,
il futuro così triste.
È quando ti vedo
in sogno,
felice
alla
mano
di un altro,
che sopravviene
quel qualcosa
che non so
definire.
E allora
dimmelo tu.
Sto morendo?














