con discrezione
l'infausto confine
che Prigioniera fui,
nelle inquiete notti,
in balia di venti impetuosi
e gli occhi miei da tempo offuscati,
brillarono come diamanti,
travolti dall'inattesa presenza.
Una perla rara,
nel subbuglio della Vita,
rianimò l'umana mia agonizzante speranza.
Tenera e coraggiosa amica...
il tempo tiranno
aveva sigillato
in eterno.
Clemente ascoltasti
frasi sconnesse,
di rabbia intrise
e copiose lacrime
accogliesti
Candida amica...
che profumi d'eternità,
barlume nell'oscura sorte,
sfiorando il volto mio sofferente,
nel tempo...
mi accompagnasti
oltre l'arduo confine.
Sulla fronte mia
lasciasti un bacio,
ricordo indelebile
di amore fraterno.
a fissare il nulla,
non è molto di più
ciò che passa tra le mie ciglia...
Corpi duri esposti alla neve
schiene di pietra nella pioggia
dita di marmo sul petto di granito
Sono qui come loro immobile
ma sento il ghiaccio attecchire dentro,
ecco in cosa sono diverse...
Le statue non hanno freddo mai
roseti accesi dal mare,
ancore di sere stellate,
il tempo è quel fiore
in un diario dimenticato,
ed io, polline d’inchiostro,
lacrimo di luce a gennaio
come granaio di farfalle
ricamato da scorze di sole
ed incendio di ghiaccio infuriato.
2759 chilometri, tondi,
567 ore con le gambe in spalla
e potrei essere di nuovo da te;
e con te contemplare
a distanza
il nulla
da cui
sono
partito.
San Basilio
lo vuole per noi,
e le acque del fiume Moscova
sono pronte a portarci
fuori città.
Manchi
solo
tu,
e
se
guardi
meglio
lo vedrai bene
che il mio bacio
è sempre lui,
quello che
di tanti
illuminò
a
giorno
gli sfarzi del
Teatro Bol'šoj,
e che riscaldò
con amore
quel
nostro
intenso,
troppo breve,
passaggio nel GUM.
L’asfalto è caldo
e l’odore del catrame riempie le mie narici,
la mia pelle trasuda calore,
nell’aria non c’è l’odore della pioggia,
che arriva a rinfrescare questo cuore.
Quanti passi hanno fatto i miei piedi,
per rincorrere la vita di giorni tutti uguali.
Non posso fermarmi ad ascoltare il tempo,
esso non aspetta,
divora le mie aspettative, non mi vuole parlare,
brucia le emozioni nate all’ombra dei cipressi,
che conducono ai cimiteri degli attimi perduti.
Il sole scalda, l’asfalto scotta sotto queste mie scarpe,
fatte di suole consumate e piene di passi.
Così sono obbligato a camminare su questa strada,
per non morire ai bordi della vita,
mascherata a volte con delle bugie,
come un cammello che attraversa
le autostrade dei deserti,
per cercare un’oasi che non c’è,
su di una strada senza tempo,
che non abbia l’odore del catrame.
Fai danzare la tua anima
fallo al posto tuo
giri vorticosi
inchini flessuosi
leggera eterea come un' Étoile
sospesa in aria come un cigno in volo
un fermo immagine dopo un'assolo.
resta lì avvolta in tulle e cipria rosa
gemma incompresa che non si posa.
danza
danza quasi a sfinirsi al posto tuo
in un succedersi di piroette e movimenti
ccon grazia d'organza a catturare lo sguardo
di chi ti ammira.
estenuante lavoro di corpo in crescendo
fino a quando ormai il respiro esala.
riposa
allora alzerà la testa
e anche tu sarai una donna che osa
piuma di cigno in volo

In quel rosato d'alba
ho aperto la finestra,
ho sentito la primavera
nei canti e cinguettii degli uccelli
risuonanti dalla volta del cielo
soffuso di rosate striature,
pizzi pregiati, impalpabili
rispecchianti il rigoglio dei peschi
e dei ciliegi in fiore
nel risveglio della nuova stagione.
I sogni della notte riemergono ovattati
e pregni di dolcezza
nell'attesa del nostro incontro.
Ci venderemo le mogli senza farci i milioni
quattro scatti in lingerie e dieci senza
in diretta per quattro gatti, l’ego che si rafforza
gli amici saranno migliaia, come dire nessuno
se ci ordinassero di parlare mezzora con ognuno, dico
che non ci basterebbe una vita intera. Però è fico
stare sulla bocca di tutti, poi se a qualcuno
non sta bene che s’inginocchi pure sulla terrazza
del palazzo in costruzione nella periferia di Cosenza
li non c’è anima viva che gira di notte tra i condomini.
Eppure amica che mi leggi dall’altra parte dello schermo
c’è una metà che parla e l’altra che tace, quale
non so dirlo, le immagini scorrono veloci
come venti soffiati in un imbuto, che acquistano calore
col soffio delle parole, ciò che è stato muto
ora parla la lingua del futuro di fianco e a lato
del tempo rallentato. Puoi vederci il cielo e il colore
delle azalee, l’alba in un buongiorno, le croci
infinite del cuore lenite da un unguento, il sale
evaporare dalle acque e gli uccelli volare in stormo.
L’immaginazione nel ritmo della dita, infinita
come può esserla se liberata dal tappo del dolore
che ci ha stretto e impolverati alla rossa cenere
del vulcano in eruzione. Anime libere in corpi
imperfetti che tramontano tra le rughe di un cielo
vermiglio. Vedremo altre stagioni, qualche gelo
il caldo d’agosto e le nebbie delle valli, le alpi
e il mare a ridosso dell’Africa. Venere
sarà bassa all’orizzonte, che importa se il cuore
riposa, se ciò che pulsa è l’essenza della vita.
Nostalgia che accarezza la mia stanchezza .
Sfoglio e mi riempio le tasche di fiori bulbosi violacei
La notte scivola e s'addormenta tra i profumi leggeri

Abbiamo perso pezzi,
rosa intenso e blu ceruleo,
e ora, come due gocce di profumo
che vagano separate in un mare sulfureo,
non ci incontreremo mai più,
non in questa vita,
non lungo
lo scorcio
che abbraccia
il mio breve sguardo.
E se sento ancora
la tua presenza,
è cosa mia
quella:
è
la
materia
sottratta
al tutto
che
si
deposita
su un niente
che non dimentica.
È il senso del perché
nel linguaggio di
una gomma.
E come lei
anche
tu,
mentre
scricchioli,
pian piano
cancelli
l'amore
dalla
mia vita.
Con il peso
inutile dell'odio
e l'infallibile arma
dell'indifferenza.
Tutto un secolo
narrava aneddoti ed eventi
ma anche pagine di storia
e tutti ascoltavano contenti.
Un giorno parlò di scappatelle,
evasioni, capricci, tradimenti,
di mariti, di spose, di sorelle:
nei presenti nacquero fermenti,
a sorpresa si svuotò la stanza
e stupefatto vi rimase solo.
Definì il gesto mal creanza
senza vedere se vi fosse dolo!
cantato ballate che inneggiavano alla pace.
Pregato per una notte intera affinché la giustizia sia fatta ...
e faccia sì che un uomo si rialzi in piedi
dopo l’ennesima ingiustizia.
Quanti libri hai riempiti di parole
spacciandoti per un poeta e uno scrittore,
pensando d’esser in grado di scindere il bene dal male,
ma se le cose vuoi cambiare, con i fatti le devi suffragare,
altrimenti non hanno alcun valore.
Chiedi aiuto e non ti viene dato,
così ti trovi da solo a sbattere contro un muro fatto d’indifferenza,
tappezzato di paure color sangue
e sottomissioni gratificate d'illusioni
che conducono nell'Olimpo degli dei,
facendo sì che ci crediamo tali,
pur essendo soltanto anime stolte,
affannate a lasciarsi trarre in biasimevoli inganni.
nel guado del tetro sepolcro,
sospiro di sguardo profondo scintilla nel buio,
risale alle labbra un gemito fioco,
l'apogeo del triste calvario rigetta il sudario...
Proviene dal lungo percorso d'abisso infinito,
il Figlio dell'Uomo... Rampollo di Dio.
Riprende il possesso del corpo smarrito...
La morte s'inchina alla vita,
getta scettro e corona,
bistrattata sovrana del nulla.
Rinnegata la veste sua oscura,
pel desio d'esser Figlio ch'onora
il Suo Padre, in ciò ch'era scritto già allora,
pel desio d'incarnare l'amore... ancora... e ancora.
Nel sussulto del tempo, resuscita ognora.












