Buio d'improvviso,
Affanni, speranze, sogni, delusioni…
Arriva il nulla!
Non così per te dolce professore,
d'amore hai vissuto, amando te ne sei andato e dall'Amore sarai abbracciato.
Ed il buio non è neanche in me,
Vedo solo il sorriso di un bambino ottantenne innamorato,
Vedo la luce anche adesso dal tuo freddo corpo, la stessa che esplode dai tuoi quadri.
D'amore hai vissuto, amando te ne sei andato dall'Amore sarai abbracciato,
Così vive e muore un uomo.
Addio professore grazie per questa ultima lezione.
Affanni, speranze, sogni, delusioni…
Arriva il nulla!
Non così per te dolce professore,
d'amore hai vissuto, amando te ne sei andato e dall'Amore sarai abbracciato.
Ed il buio non è neanche in me,
Vedo solo il sorriso di un bambino ottantenne innamorato,
Vedo la luce anche adesso dal tuo freddo corpo, la stessa che esplode dai tuoi quadri.
D'amore hai vissuto, amando te ne sei andato dall'Amore sarai abbracciato,
Così vive e muore un uomo.
Addio professore grazie per questa ultima lezione.
6 commenti
Fermateve. Ve vojo ariccontare
‘na storia che nun è paranormale.
D’un tempo ormai passato e che fu,
la storia d’un bambino, di Gesù.
Come ? ‘A conoscete già ?
Ma nun sapete c’ho d’ariccontà !
Io ve vorrei solamente dire
di un bimbo nato sapendo di morire,
che nacque in una mangiatoia
e a nulla mai cercò ‘na scappatoia.
E nun parlava, nun c’aveva denti
ma cominciò a fasse li credenti
tra li poracci venuti ad adorare
colui che, infine, avrebbe vinto er male.
Un bimbo d’oro, un bimbo soridente,
come tanti artri un bimbo innocente.
Dovea riceve mille regalini
come se fa se nascono i bambini
E ‘nvece Lui li portò a noi
quelli propri de li paesi suoi !
Pace, amore ed anche fratellanza
e a rimirare Lui, tanta speranza !
Me pare giusto, allora, ricordare
‘a storia de sto bimbo sureale,
che portò amore, gioia e semplicità
di casa in casa, in tutte le città.
Bimbo, noi t’aspettamo ora e per sempre
all’iniziar der 25 de dicembre.
‘na storia che nun è paranormale.
D’un tempo ormai passato e che fu,
la storia d’un bambino, di Gesù.
Come ? ‘A conoscete già ?
Ma nun sapete c’ho d’ariccontà !
Io ve vorrei solamente dire
di un bimbo nato sapendo di morire,
che nacque in una mangiatoia
e a nulla mai cercò ‘na scappatoia.
E nun parlava, nun c’aveva denti
ma cominciò a fasse li credenti
tra li poracci venuti ad adorare
colui che, infine, avrebbe vinto er male.
Un bimbo d’oro, un bimbo soridente,
come tanti artri un bimbo innocente.
Dovea riceve mille regalini
come se fa se nascono i bambini
E ‘nvece Lui li portò a noi
quelli propri de li paesi suoi !
Pace, amore ed anche fratellanza
e a rimirare Lui, tanta speranza !
Me pare giusto, allora, ricordare
‘a storia de sto bimbo sureale,
che portò amore, gioia e semplicità
di casa in casa, in tutte le città.
Bimbo, noi t’aspettamo ora e per sempre
all’iniziar der 25 de dicembre.
Settembre è una nuvola
e l' estate è sempre di moda,
anche se fuori stagione,
anche se fuori piove,
anche se fuori solo noi ...
Che non abbiamo niente da perdere,
Che non abbiamo niente.
Quest' isola è leggera
rispetto al peso dei sogni,
anche se dentro è buio,
anche se dentro piove.
anche se dentro è fuori ...
E abbiamo tutto da prenderci
e abbiamo tutto ...
E quanto costa un biglietto per sempre,
quanto costa la felicità?
Un passo indietro
E un altro all' inferno,
sappiamo cose da dirci,
sappiamo cose,
sappiamo.
Sappi amò,
che questa terra non la tradirò ...
Dedicata alla mia Sicilia, nel bene e nel male.
e l' estate è sempre di moda,
anche se fuori stagione,
anche se fuori piove,
anche se fuori solo noi ...
Che non abbiamo niente da perdere,
Che non abbiamo niente.
Quest' isola è leggera
rispetto al peso dei sogni,
anche se dentro è buio,
anche se dentro piove.
anche se dentro è fuori ...
E abbiamo tutto da prenderci
e abbiamo tutto ...
E quanto costa un biglietto per sempre,
quanto costa la felicità?
Un passo indietro
E un altro all' inferno,
sappiamo cose da dirci,
sappiamo cose,
sappiamo.
Sappi amò,
che questa terra non la tradirò ...
Dedicata alla mia Sicilia, nel bene e nel male.
E' così poco il caldo
nella chiesona in cemento
all'ascolto dei mandolini in concerto
anche la più piccina delle tre sta fermissima
felice forse soltanto della sua treccia con un fiocchetto
che per l'ultima czarda fino a qui ha sviato, da gelsomini
ringiovaniti.
Un'infinità di sottili
a volte stanchi
bianchi
e quasi trasparenti
fogli
Malleabili si son resi
e ancor lo fanno
quando nell'aria si posano
per ascoltar
la voce
Della mia solitaria anima
al mondo estranea
e io di poesia
- così la chiamo -
alimento il lento respiro.
a volte stanchi
bianchi
e quasi trasparenti
fogli
Malleabili si son resi
e ancor lo fanno
quando nell'aria si posano
per ascoltar
la voce
Della mia solitaria anima
al mondo estranea
e io di poesia
- così la chiamo -
alimento il lento respiro.
Poesia è vedere l'invisibile nel visibile;
In quei baci che non sono l'incontro di labbra ma viaggi verso luoghi che non conosci;
Nella meraviglia di un bambino di fronte ad una quercia senza tempo;
In quei quadri che diventano lampi di emozione.
In quell'acqua figlia degli occhi che esprime dolore, speranza, gioia;
Nell'abbraccio di un amico che sembra sia li solo per quello;
Nel sorriso della tua donna preludio di un dono;
In quel Pane che nasconde Chi tutto ha creato e regge.
Poesia è vedere l'infinito nel finito;
Siamo poeti ogni volta che pronunciamo "per sempre ";
Lo siamo quando il sole non è una stella ma luce e la luna non un satellite ma una amica;
Lo siamo quando la giornata è uno spartito, incontrarsi le note e fare l'amore uma melodia;
Lo siamo quando vediamo la Tua grandezza nella maestosità di un tramonto come nella piccola carezza di mia figlia.
Ti prego non farmi smettere mai di vedere la vita con gli occhi dell'anima, Ti prego non farmi mai smettere di vedere la Poesia.

Stanco in mia giunta inevitabil vecchiezza, siedo sul mio usato e morbido scanno,
sotto il mio umile, ma decoroso tetto a ponente rivolto, là dove muore il sole;
e posando lo sguardo sulle vecchie e devote fronde a me di fronte e allo zefiro frementi,
sono spettator attento e malinconico dell’irrefrenabile fuggir del tempo.
Di molti eventi del passato tempo queste arboree ombre ora mi parlano,
quando la mia vita ancor mi sorrideva e m’illudeva di mille cose,
e m’incantava con le sue lusinghe vaghe, che m’allietavano il cuor.
Questi arborei monumenti mi rimembrano anche i giorni più tristi, gli affanni,
gl’inganni estremi; le grandi tragedie vissute, che ancor soffrire mi fan; e mesto.
Hai! Quanto possono essere amare le ricordanze e quanto acerbo il fiele.
Lo stormir del vento in questa verde famiglia fa volare il suono, che dolce m’arriva,
come un canto d’amara dolcezza, che sentii tanti anni fa quand’ero bambino;
sento la voce del mio caro e buon padre, quella dell’adorata madre e della soave zia materna
con i quali convivevo; odo il loro riso frequente; le dolci raccomandazioni quando m’assentavo;
la loro gioia d’avermi vicino; la buona notte e il gioioso risveglio……E scomparvero.
E’ forse solo un sogno il passato tempo? È un’illusione la loro passata esistenza?
E la mia profonda solitudine? Vagheggio la loro fuggita presenza?
Tutto è confuso nella mente mia, ma le fronde amiche ed immobili non mentono;
rimembrano e ripetono tutto il fuggito tempo, anche se la mia ragion s’invola.
Siedono sempre custodi del mio continuo divenire, là nel morbido tappeto erboso
e dall’infuriar dè nembi e dai cocenti rai estivi mi fanno schermo,
giovandomi di freschezza, consolazione e dolci effluvi, l’aere impregnando.
La sera, quando il sol rosseggia ad occidente, mi par d’intraveder i loro dolci volti,
avvolti in roseo velo e appena significanti, che mi fan sospirar.
M’assopisco pensando al perché dell’esistenza umana e dell’altre specie vive.
Perché tanti dolor e a qual ultimo scopo tende la nostra fugace vita?
Forse una divinità suprema e clemente accoglierà il nostro spirito in un remoto e dolce albergo
pieno di luce, di musica soave, di pace e serenità come ardentemente bramo;
o forse un orrido abisso ci avvolgerà e c’inghiottirà per l’eternità.
Così meco ragiono, finché il sonno mi avvolge e il tutto oblìo.
Al mio risveglio è buio e tutte le forme sono ombre vaghe che percepisco appena;
le fronde parlano ancora quando il vento appena le sfiora, ma il loro canto è indistinto e tenue.
I monumentali pini sono un pio albergo per le aeree specie che, silenziose, attendono il nuovo sole;
poi tutto sprofonda nell’oscurità della notte e solo le pie stelle tremano lassù nell’infinito.
Esse rappresentano l’anime dei nostri avi, che dall’oscura volta rallegrano la nostra esistenza.
Forse morendo diventeremo stelle e, clementi, l’umana specie consoleremo.
sotto il mio umile, ma decoroso tetto a ponente rivolto, là dove muore il sole;
e posando lo sguardo sulle vecchie e devote fronde a me di fronte e allo zefiro frementi,
sono spettator attento e malinconico dell’irrefrenabile fuggir del tempo.
Di molti eventi del passato tempo queste arboree ombre ora mi parlano,
quando la mia vita ancor mi sorrideva e m’illudeva di mille cose,
e m’incantava con le sue lusinghe vaghe, che m’allietavano il cuor.
Questi arborei monumenti mi rimembrano anche i giorni più tristi, gli affanni,
gl’inganni estremi; le grandi tragedie vissute, che ancor soffrire mi fan; e mesto.
Hai! Quanto possono essere amare le ricordanze e quanto acerbo il fiele.
Lo stormir del vento in questa verde famiglia fa volare il suono, che dolce m’arriva,
come un canto d’amara dolcezza, che sentii tanti anni fa quand’ero bambino;
sento la voce del mio caro e buon padre, quella dell’adorata madre e della soave zia materna
con i quali convivevo; odo il loro riso frequente; le dolci raccomandazioni quando m’assentavo;
la loro gioia d’avermi vicino; la buona notte e il gioioso risveglio……E scomparvero.
E’ forse solo un sogno il passato tempo? È un’illusione la loro passata esistenza?
E la mia profonda solitudine? Vagheggio la loro fuggita presenza?
Tutto è confuso nella mente mia, ma le fronde amiche ed immobili non mentono;
rimembrano e ripetono tutto il fuggito tempo, anche se la mia ragion s’invola.
Siedono sempre custodi del mio continuo divenire, là nel morbido tappeto erboso
e dall’infuriar dè nembi e dai cocenti rai estivi mi fanno schermo,
giovandomi di freschezza, consolazione e dolci effluvi, l’aere impregnando.
La sera, quando il sol rosseggia ad occidente, mi par d’intraveder i loro dolci volti,
avvolti in roseo velo e appena significanti, che mi fan sospirar.
M’assopisco pensando al perché dell’esistenza umana e dell’altre specie vive.
Perché tanti dolor e a qual ultimo scopo tende la nostra fugace vita?
Forse una divinità suprema e clemente accoglierà il nostro spirito in un remoto e dolce albergo
pieno di luce, di musica soave, di pace e serenità come ardentemente bramo;
o forse un orrido abisso ci avvolgerà e c’inghiottirà per l’eternità.
Così meco ragiono, finché il sonno mi avvolge e il tutto oblìo.
Al mio risveglio è buio e tutte le forme sono ombre vaghe che percepisco appena;
le fronde parlano ancora quando il vento appena le sfiora, ma il loro canto è indistinto e tenue.
I monumentali pini sono un pio albergo per le aeree specie che, silenziose, attendono il nuovo sole;
poi tutto sprofonda nell’oscurità della notte e solo le pie stelle tremano lassù nell’infinito.
Esse rappresentano l’anime dei nostri avi, che dall’oscura volta rallegrano la nostra esistenza.
Forse morendo diventeremo stelle e, clementi, l’umana specie consoleremo.
Virgole alate
lasciano il nido
svuotano il borgo
ad una ad una
sfilano il cielo.
Fioriranno altrove!
Un’altra grondaia
avrà il loro ricamo nel sole.
Ora posso solo rammentare
l’Estate di nostalgia.
Sfiorata da poche voci
la sera
sublima una preghiera
e sollevo gli occhi .
Piove
il silenzio che non vorrei.
Portami lontano dove il sentiero si dirama
e il fiume forma un’ansa dove non passa
l’acqua, tra le valli chiuse e diventa tu il mio
sogno.
Portami tra i ruscelli ribelli tra fiori e le rose
tra gli alberi secolari accanto ai rami, senza
sogni di sorta abbracciami e portami via,
prendi la vita mia.
La tristezza portati via che non mi sorprenda
la sera, questa figlia persa non del mio tempo,
che s’invola tra i rami secchi.
Quando non riesco ad avere costanza sfiorami
con la mente e dimmi ci sono, nei meandri del
tempo dove si odono i rumori del cuore, dove
non esiste distanza.
Ora cala la sera e prima che il sole scompaia
va via ti prego e lasciami solo con i ricordi fa
che tutto svanisca e questo cuore s’arrenda.
e il fiume forma un’ansa dove non passa
l’acqua, tra le valli chiuse e diventa tu il mio
sogno.
Portami tra i ruscelli ribelli tra fiori e le rose
tra gli alberi secolari accanto ai rami, senza
sogni di sorta abbracciami e portami via,
prendi la vita mia.
La tristezza portati via che non mi sorprenda
la sera, questa figlia persa non del mio tempo,
che s’invola tra i rami secchi.
Quando non riesco ad avere costanza sfiorami
con la mente e dimmi ci sono, nei meandri del
tempo dove si odono i rumori del cuore, dove
non esiste distanza.
Ora cala la sera e prima che il sole scompaia
va via ti prego e lasciami solo con i ricordi fa
che tutto svanisca e questo cuore s’arrenda.
Non è tardi
per salutare il nuovo giorno
dividendo il colore della meraviglia
con allegria e fantasia
danzando al tempo d’estate
un passo dopo l’altro
respiro dopo respiro
sorseggiando pagine colorate
ed è così in alto
sembra di volare
sopra i pensieri
sfiorando nuvole e cielo
ed è così in alto
quasi senza parole
in un sogno profondo
senza confini
basta volerlo raggiungere
così segui me
con le mie ali
lasciamoci trascinare
ondeggiando su venti forti
che allineano
sole stelle
ed è così in alto
sembra di volare
sopra i pensieri
sfiorando nuvole e cielo
ed è così in alto
quasi senza parole
in un sogno profondo
senza confini
per salutare il nuovo giorno
dividendo il colore della meraviglia
con allegria e fantasia
danzando al tempo d’estate
un passo dopo l’altro
respiro dopo respiro
sorseggiando pagine colorate
ed è così in alto
sembra di volare
sopra i pensieri
sfiorando nuvole e cielo
ed è così in alto
quasi senza parole
in un sogno profondo
senza confini
basta volerlo raggiungere
così segui me
con le mie ali
lasciamoci trascinare
ondeggiando su venti forti
che allineano
sole stelle
ed è così in alto
sembra di volare
sopra i pensieri
sfiorando nuvole e cielo
ed è così in alto
quasi senza parole
in un sogno profondo
senza confini
Nei ricordi concisi della mia memoria
l’infanzia girava in filamenti d’azzurro,
la carta stagnola del presepio tremava
a rappresentare ruscelli e laghetti
anche gli specchi erano adibiti a ciò.
Io ero ammaliata
dall’ancestrale paesaggio rurale
che vi era rappresentato con animali di tutti tipi,
dalle grotte, dai dirupi, dalle povere case
nelle quali brillava una flebile luce fugace
I pastori conducevano
allo scarno pascolo le greggi
in un colore soave
di un cielo di astri illuminato.
Quella grotta col bambinello
mi affascinava
e mi teneva ancorata al suo cospetto.
Si aspettava l’epifania
e la stella veniva issata sulla caverna.
I re Magi arrivavano sui loro cammelli
colmi di doni ma molto saggi
nel non far sapere ad Erode
che il Bambino era nato.
Avevano intrapreso un lungo cammino
per venire ad adorare quel dolce esserino.
Allora, ricordo che, rimanevo affascinata
anche dalle visite
di coloro che dai monti Peloritani, in quelle giornate
scendevano in pianura nelle case
a suonare musica dolcissima e spirituale
con le loro cornamuse
in onore di Gesù Bambino
[era l’usanza di quegli anni]
creando atmosfera di gaudio
e di letizia primordiale
che carezzava dolcemente i cuori.
Sono sempre le stelle
a rinfrescar la mente
ti guardano sollevandoti
sanno come vivi
riescono ad illuminare
quel viso scuro
con i pensieri
che ti frullano in testa
volendoli annientare
quando vorresti
non vedere, sentire
i soliti lamenti
le solite magagne
mentre ascolti un cuore
affranto, che si circonda
di musica stonata
scrutando l'orizzonte
sotto un cielo di luna nuova
Ho provato a credere
che i tramonti sono incolori.
Ho provato a pensare
che l'alba fosse senza sole.
Ho visto giorni
interminabili.
E persone
sole e tristi.
Ma un giorno si è accesa
una stella cometa.
Con una scia
colorò i tramonti.
Riportò il sole
all'alba.
Tornarono
i giorni dell'attesa.
La compagnia
per chi era sola.
Portando
anche i sorrisi.
Questo è
il momento dell'attesa.













