In assenza di vento quest’amore
naviga acque paludose e torbide,
declinante e pallida la luna
spegne e riavvia le maree della vita.
Mi torni in mente a folate
col sorriso a ridosso del mare
lo sguardo a fare da contrappunto
ai ciuffi ribelli che il vento scompiglia.
Il paese fantasma che ha ospitato
i nostri ardori è ancora lì, tetro e disabitato
ma vicino ai furori che nemmeno tempo
e distanze hanno potuto placare.
Ti respiro e accolgo come se tu fossi
ancora lì ad aspettarmi, come se
il dio che ci ha giudicato e diviso
si fosse deciso finalmente a perdonarci.
naviga acque paludose e torbide,
declinante e pallida la luna
spegne e riavvia le maree della vita.
Mi torni in mente a folate
col sorriso a ridosso del mare
lo sguardo a fare da contrappunto
ai ciuffi ribelli che il vento scompiglia.
Il paese fantasma che ha ospitato
i nostri ardori è ancora lì, tetro e disabitato
ma vicino ai furori che nemmeno tempo
e distanze hanno potuto placare.
Ti respiro e accolgo come se tu fossi
ancora lì ad aspettarmi, come se
il dio che ci ha giudicato e diviso
si fosse deciso finalmente a perdonarci.
5 commenti
Dedicata a Vera lezzi
scritta insieme ad Hera
che ringrazio per la straordinaria sensibilita`
Arrivo' Gennaio e forte si fisso'
sui vetri
nuova luce fu' nelle parole
Lei arrivo'
con il suo esile silenzio
con forza e gaiezza
per ribadire amore
nel svelar segreti e custodire i cuori
con caparbieta`e umili premure
venne a completar l'opera sua
nel bene che non potra' mai inseguire il male
Il cielo è sempre puro
sempre calmo !
L'Angelo novo cosi' volle
per il suo giovane cuore
la sapienza dei suoi occhi
il suo affaticato viso
che sempre splende
...oro giallo di ginestre profumate
illuminate!
Cristalli di versi accesi e visionari
e Dio arriva a noi
come la poesia piu' grande !
scritta insieme ad Hera
che ringrazio per la straordinaria sensibilita`
Arrivo' Gennaio e forte si fisso'
sui vetri
nuova luce fu' nelle parole
Lei arrivo'
con il suo esile silenzio
con forza e gaiezza
per ribadire amore
nel svelar segreti e custodire i cuori
con caparbieta`e umili premure
venne a completar l'opera sua
nel bene che non potra' mai inseguire il male
Il cielo è sempre puro
sempre calmo !
L'Angelo novo cosi' volle
per il suo giovane cuore
la sapienza dei suoi occhi
il suo affaticato viso
che sempre splende
...oro giallo di ginestre profumate
illuminate!
Cristalli di versi accesi e visionari
e Dio arriva a noi
come la poesia piu' grande !
la luce di una centrale elettrica
illumina per un attimo il tuo viso,
e lascia intravedere una voglia scettica,
solo un ricordo che sei ancora vivo.
Tu,che sei come me,io ti ho amato,
allontanavo persone e speranze
e lasciavo sfamassi il mio cuore affamato,
ricoprendo di te tutte le stanze.
E quando hai intuito che era incendio questo calore,
hai allontanato ogni sicurezza
e abbracciato il terrore,
sicuro del fatto che non esistesse salvezza.
Ma sei io ti amo e tu mi ami non esiste problema,
scavalcheremo insieme queste montagne,
due uomini soli che vagano in pena,
finché il nostro amore non sará riluttante.
illumina per un attimo il tuo viso,
e lascia intravedere una voglia scettica,
solo un ricordo che sei ancora vivo.
Tu,che sei come me,io ti ho amato,
allontanavo persone e speranze
e lasciavo sfamassi il mio cuore affamato,
ricoprendo di te tutte le stanze.
E quando hai intuito che era incendio questo calore,
hai allontanato ogni sicurezza
e abbracciato il terrore,
sicuro del fatto che non esistesse salvezza.
Ma sei io ti amo e tu mi ami non esiste problema,
scavalcheremo insieme queste montagne,
due uomini soli che vagano in pena,
finché il nostro amore non sará riluttante.
Nove e diciotto: il cerchio si chiude
all'alba piangente, sfuma il momento,
cade l'abisso leggero da un umettato cielo.
Incidenti di pensiero.
Nove e diciotto: lamento afflitto
che lagna della notte il cordoglio fiero.
Nove e diciotto: stesi su panni della vita,
cenci maledetti da oneste parole.
Pura vertigine alle più grandi altezze,
alate, ovunque si libra il vuoto, paura.
Come siamo arrivati fin qui?
Soffia il sussurro suono della vita,
sulle ripe dell'anima nuova.
Nove e diciotto: interamente spoglia
agli occhi fanciulli, sapore
d'ardenti blandizie, mani sfogliano
riflessi, su pagine e pagine
ai miei raggi, ma non assorbe
il calore, finché non giunge
al romanzo del cuore.
Nove e diciannove..
all'alba piangente, sfuma il momento,
cade l'abisso leggero da un umettato cielo.
Incidenti di pensiero.
Nove e diciotto: lamento afflitto
che lagna della notte il cordoglio fiero.
Nove e diciotto: stesi su panni della vita,
cenci maledetti da oneste parole.
Pura vertigine alle più grandi altezze,
alate, ovunque si libra il vuoto, paura.
Come siamo arrivati fin qui?
Soffia il sussurro suono della vita,
sulle ripe dell'anima nuova.
Nove e diciotto: interamente spoglia
agli occhi fanciulli, sapore
d'ardenti blandizie, mani sfogliano
riflessi, su pagine e pagine
ai miei raggi, ma non assorbe
il calore, finché non giunge
al romanzo del cuore.
Nove e diciannove..
“Una certa angoscia speciale aveva cominciato a farglisi sentire negli ultimi tempi. Essa non aveva nulla di caustico, di bruciante; ma ne spirava un non so che di continuo, di eterno, il presentimento di anni di quella fredda e assiderante angoscia senza uscita, il presentimento di non so quale eternità da passare sopra «un metro quadrato di spazio». Di solito nelle ore serali questa sensazione cominciava a torturarlo con più forza ancora.”
(Cit. Fëdor Dostoevskij)
Ma
tornerò
ad esser mio,
e sarò un ammasso
di materia non ordinata,
sarò la facoltà di scelta,
e diverrò l’oggetto
della volontà.
Forse,
così,
in
una
quasi
totale
assenza
di forma,
potrò anch’io
riscoprire l’illusione
che acquieta il dolore.
Mi rifugerò nell’armonia
dei miei pensieri offuscati,
e vivrò in bilico
fra il male
e il bene,
laddove
non ci sarà delitto
che valga un meritato,
e mai onesto, castigo.
Piume di cristallo
scaldano petali d’aquiloni,
s’adagiano fra lenzuola di colori,
accartocciano pannocchie d’alba,
asfaltano timidi zigomi di grano.
Calligrafia di luce s’increspa,
ricama l’aritmetica del silenzio,
una farfalla scheggiata di marea
annusa un bacio di piume di cristallo:
nevica d’azzurro l’infinito immago.
scaldano petali d’aquiloni,
s’adagiano fra lenzuola di colori,
accartocciano pannocchie d’alba,
asfaltano timidi zigomi di grano.
Calligrafia di luce s’increspa,
ricama l’aritmetica del silenzio,
una farfalla scheggiata di marea
annusa un bacio di piume di cristallo:
nevica d’azzurro l’infinito immago.
Tra la folla
seguendo passi silenziosi
ascoltando il tempo
ho alzato ancora gli occhi
sfiorando l’idea
di chi ha dato il verde
al cielo
nelle tue mani
ho stretto il desiderio
di alzarmi in verticale
proprio come loro
e non aver paura
costruendo il tuo spazio
dentro ilo mio
respirando quanto anima e cuore
potevano suggerire
ancora immaginazione
ancora bellezza
in quel verde
che poteva
e doveva
donare libertà
in verticale
senza fili
senza scale
seguendo passi silenziosi
ascoltando il tempo
ho alzato ancora gli occhi
sfiorando l’idea
di chi ha dato il verde
al cielo
nelle tue mani
ho stretto il desiderio
di alzarmi in verticale
proprio come loro
e non aver paura
costruendo il tuo spazio
dentro ilo mio
respirando quanto anima e cuore
potevano suggerire
ancora immaginazione
ancora bellezza
in quel verde
che poteva
e doveva
donare libertà
in verticale
senza fili
senza scale
C’è un temporale in corso in città
esci a prendere una boccata d’aria
e qualche secchiata d’acqua gelata
il mendicante con l’ombrello non fiata
ma tende la mano, vedi che ha l’orticaria
l’ha preso raccogliendo margherite e lillà.
Il rullante del cielo è in gran forma
picchia duro sulle casse, sembra un concerto
non un acquazzone notturno, batti le mani
a tempo, sarà pure una notte da cani
ma è così che ti piace stare all’aperto
bastian contrario e fuori da ogni norma.
Hai il cuore di una pozzanghera, esisti
solo quando fuori si scatena la bufera
c’è calma piatta nelle giornate di sole.
L’alba è già dietro le nubi, le tue parole
non le ascolta nessuno, la cerniera
del tempo è chiusa, ma ancora resisti.
La città si risveglia, puoi fare colazione
comprare il giornale e gettarlo nel cestino
dell’immondizia senza averlo neanche letto
sbirciare da una vetrina il tuo aspetto
magari chiedere una canna a un postino
e ordinare il caffè al bar della stazione.
Forse lo fai per gioco o per dispetto
ti piace vagare sotto la pioggia battente
per riordinare le idee e tornare al passato
con la mente, ma ora lo sai, ciò che è stato
non torna, e se il futuro è una lente
sfocata, non c’è pace sotto questo tetto.
Verrà giorno,
in cui la bella Italia soccomberà
per volontà di onorevoli persone;
non avrà più rispetto e dignità
e l’alto prezzo sarà l’abiezione.
Di tanta distruzione sono rei
loschi politicanti e immondi farisei,
tutti quei cittadini indifferenti,
irresponsabili ed acquiescenti;
tutti i vili che possono e non fanno,
ma, pur sofferenti, attendono, inerti,
i tempi, che saranno bui e incerti,
non pensando così al grave danno.
I capi, che del popolo sono reggitori,
in discordia tra loro sempre stanno
non per comune bene, ma da rapinatori
imbottiscono il portafoglio senz’affanno.
La corsa al denaro è l’unica fatica,
così rubano per sé e per l’amica;
è solo tornaconto il loro governare,
non rispettano le leggi, né i valori,
né della Giustizia i fondamenti;
sono indegni i loro comportamenti,
ma passano per “nobili signori”
mentre il popolo si lascia denudare.
L’Italia oggi è caduta in servitù
e questo, purtroppo, è l’alto prezzo,
che degli annosi governi del ribrezzo
ogni cittadino pagherà quaggiù.
Eppure è estate !
E intanto piove,
e un languore strano
mi attraversa, poi m’abbatte:
il pianto della pioggia, non ha ragione…
…è senza ragione!
Ahi! La noia del mio cuore,
né amore, né odio,
nessun pensiero verticale,
nessuna quantica sensualità.
nessuna quantica sensualità.
Oh, mio annoiato cuore...
…il (no) orizzontale della pioggia!


I tuoi occhi mi leggono dentro.
La tua mente coglie
le mie emozione
accarezzando la mia.
Senti la mia anima in burrasca.
Delicatamente
plachi i miei marosi
accogliendo gli impeti miei
come spiaggia sabbiosa
con le onde del mare calmo.
E mi riporti alla realtà
Fatta delle tue
delicate attenzioni
della tua dolce presenza.
E cresce il sentimento
Si infuoca la passione.
La tua mente coglie
le mie emozione
accarezzando la mia.
Senti la mia anima in burrasca.
Delicatamente
plachi i miei marosi
accogliendo gli impeti miei
come spiaggia sabbiosa
con le onde del mare calmo.
E mi riporti alla realtà
Fatta delle tue
delicate attenzioni
della tua dolce presenza.
E cresce il sentimento
Si infuoca la passione.
È notte fonda e sono qui
che ti osservo e ti spio
sfiatato dai vani clamori dell'estate
svuotato nel lucido ricordo di un addio
Sono solo e sono qui
esploro un coniugare
l'essenza di un verbo sconosciuto...
con il respiro rapito
immagino
i gesti morbidi
e sinuosi dei tuoi fianchi
nelle frenesie dell'amore.
È notte fonda e sono qui
che ti osservo e ti spio
sfiatato dai vani clamori dell'estate
svuotato nel lucido ricordo di un addio
Sono solo e sono qui
esploro un coniugare
l'essenza di un verbo sconosciuto...
con il respiro rapito
immagino
i gesti morbidi
e sinuosi dei tuoi fianchi
nelle frenesie dell'amore.
È notte fonda e sono qui
Sei fugace estate,
estasiata nelle tue braccia,
nelle tue acque di sirena
nei tuoi echi sovrani.
Fugace come un tramonto
e onda che scorre,
un respiro d'amore.
Ti sfiorano le mie dita
nel mare e con lui giocano
come fanciulli.
I tuoi canti forti
le tue notti insonni,
troppo breve il tuo viaggio,
troppo scarne le parole.
estasiata nelle tue braccia,
nelle tue acque di sirena
nei tuoi echi sovrani.
Fugace come un tramonto
e onda che scorre,
un respiro d'amore.
Ti sfiorano le mie dita
nel mare e con lui giocano
come fanciulli.
I tuoi canti forti
le tue notti insonni,
troppo breve il tuo viaggio,
troppo scarne le parole.












