Ci vorrebbe un’altra vita forse
per capire l’attimo cos’è.
Tu, o tempo che passi distratto,
frenetico , banale, sul mondo,
non basti a colmarlo di senso
e di colore.
Nell’attimo tutto accade,
esso è il chicco di un’ora
nella clessidra della vita.
E’ l’inizio d’ogni cosa,
movimento e trasformazione,
è il nascere o il morire
di ogni sentimento
e di ogni vita.
E’ l’arrivo dell’amore
ma anche la sua fine,
è decisione, il voltare pagina,
prendere un treno,
o volare,
seppur solo, con la fantasia.
E’ fitta al cuore,
calda lacrima e delusione,
ma anche apice dell'amore,
un sorriso sincero, un gesto
un saluto spontaneo.
Basta un attimo
per vince la corsa
e a far la differenza.
Basta un attimo
per vince la corsa
e a far la differenza.
Tutto questo, forse,
è l’essenza di un attimo.
E la vita: somma e risultato
di tanti attimi vissuti,
nel tempo che resta.

9 commenti

Un altro pezzo di vita se n'ė va,
un pezzo di giovinezza,
un pezzo di adolescenza.
Se ne andato un amico fraterno,
mi rimarranno i ricordi
di scherzi e giochi.
Mi resterà questa foto
con il sorriso
che ti ha sempre contraddistinto.
Non dimenticherò mai
quella giornata
per me troppo importante.
Non dimenticherò mai
la raccolta
delle arance.
Non dimenticherò mai
il soprannome che ti aveva attribuito Zorro
Gargamella...
Se n'ė andato
un pezzo importante
della mia adolescenza.
Non ti dimenticherò mai
ciao Alfonso...

un pezzo di giovinezza,
un pezzo di adolescenza.
Se ne andato un amico fraterno,
mi rimarranno i ricordi
di scherzi e giochi.
Mi resterà questa foto
con il sorriso
che ti ha sempre contraddistinto.
Non dimenticherò mai
quella giornata
per me troppo importante.
Non dimenticherò mai
la raccolta
delle arance.
Non dimenticherò mai
il soprannome che ti aveva attribuito Zorro
Gargamella...
Se n'ė andato
un pezzo importante
della mia adolescenza.
Non ti dimenticherò mai
ciao Alfonso...

Giorni fragili,
dove la mente si specchia in un pozzo,
mentre la luna sbadiglia nel cielo
e le stelle se stanno in silenzio...
Giorni...
dove la pelle si stringe in un brivido
e i pensieri si spogliano al freddo...
dove lo sguardo si sposta nel tempo,
tra sottili e dolcissimi istanti...
Giorni...
dove il passato si incarta tra le mani,
accarezzandone i delicati bordi,
prezioso come un diamante di rugiada,
come un fiore, che nasce negli abissi...
Qui...
mentre il vento mi veste di freddo...
mentre il cuore si chiude in silenzio...
mentre vivo,
in fragili giorni miei...
E' già da un po' che non scrivo
non parlo più
dei miei sogni
quelli che riempivano le notti
di giornate stanche.
E' un po' che non parlo
d'emozioni d'amore
dell’erotismo mi ero quasi dimenticato.
Mi solletica ancora l'idea
di vedere una donna
mentre gusta il sapore
di una rossa ciliegia
poi si lecca le labbra
esaltando i miei desideri.
E' un pò...
Che non scrivo più
parlando delle vere emozioni
di un dolce gusto d'amore.
Ora ci provo
sognando il profano
lei che si lecca le dita
destando i miei sensi
da un languido sonno
di quel frutto non ancora
appassito...
destando i miei sensi
da un languido sonno
di quel frutto non ancora
appassito...
Pur quando lungi posa,
ma più grato al pensiero occorre
ch’il guardo costretto sia,
e così su questo scorcio di cielo terso
che dalla finestra d’albergo m’appare,
tra edifici barocchi
e un pino scosso al vento, indugio,
e mentre uno stormir confuso
e un passero che pigola piano
mi riedono il tempo lontano,
io l’altrove mi figuro, ove il dì felice,
e sterminati orizzonti,
e l’infinita via.
ma più grato al pensiero occorre
ch’il guardo costretto sia,
e così su questo scorcio di cielo terso
che dalla finestra d’albergo m’appare,
tra edifici barocchi
e un pino scosso al vento, indugio,
e mentre uno stormir confuso
e un passero che pigola piano
mi riedono il tempo lontano,
io l’altrove mi figuro, ove il dì felice,
e sterminati orizzonti,
e l’infinita via.
Cerasella rossa
unico frutto, perché
soffio di fata
in un giardino incantato,
dove i ciliegi sono ancora
tutti in fiore.
E rosa è la bocca,
primula di primavera,
dolce di latte
e col miele profumata.
Rosei i sorrisi,
come guance di puttini
colorate dalle gocce
di quel tiepido e
timido sole che spinge
nuova stagione.
… E sorride ai suoi angeli
mentre la vita apre le porte
ad ogni suo giorno.
… E’ dolce cerasella
d’inizio primavera,
è delicata viola rossa
colta dall’amore…
unico frutto, perché
soffio di fata
in un giardino incantato,
dove i ciliegi sono ancora
tutti in fiore.
E rosa è la bocca,
primula di primavera,
dolce di latte
e col miele profumata.
Rosei i sorrisi,
come guance di puttini
colorate dalle gocce
di quel tiepido e
timido sole che spinge
nuova stagione.
… E sorride ai suoi angeli
mentre la vita apre le porte
ad ogni suo giorno.
… E’ dolce cerasella
d’inizio primavera,
è delicata viola rossa
colta dall’amore…
Oh, voi, che comodi
occupate le sacre poltrone
della nobile politica.
Voi, uomini pieni d’ambizione
tanto da credervi
d’essere il carro della storia.
Voi… con il vostro falso senso del dovere
e la puntualità imminente su ogni cosa…
…se solo voi osservaste!
Sollevate solo polvere e frastuono.!
Se solo voi udiste!
L’urlo stridente della tragedia collettiva!
Ma la vostra anima è sorda
…poveri come siete ,
avete reso povero
anche il nostro amato tempo,
il nostro caro secolo
che ha prodotto solo ladri e fuoco.
Mai si era assistito ad un tale sperpero
a un tal consumo dello spirito:
voi… mercanti d’ogni giorno,
bramosi di giustizia e grandi opere,
sapete solo vendere e comprare
per il gioco del capriccio e il lusso.
Basta con le gazzette
e le rubriche della gran disonestà :
oh ,voi, grandi e sublimi … mentitori !
Opera di George Grosz, artista della corrente d'avanguardia novecentesca: nuova oggettività tedesca

Opera di George Grosz, artista della corrente d'avanguardia novecentesca: nuova oggettività tedesca

Un albero sopra una collina
i suoi rami secchi
sono braccia sferzate
dal vento
si muovono si agitano
nell'infinità del tempo
mentre l'inverno
inghiotte frammneti delle sue foglie
le radici arpionano
la fragile terra
tenendo il vecchio tronco
attaccato a ciò che ancora è vivo
aspettando un'altra luce
un'altra primavera
un'altra alba
a cui attingere
ignote speranze
per non avizzire.
i suoi rami secchi
sono braccia sferzate
dal vento
si muovono si agitano
nell'infinità del tempo
mentre l'inverno
inghiotte frammneti delle sue foglie
le radici arpionano
la fragile terra
tenendo il vecchio tronco
attaccato a ciò che ancora è vivo
aspettando un'altra luce
un'altra primavera
un'altra alba
a cui attingere
ignote speranze
per non avizzire.
Bianchi e neri istinti colmano il cammino.
L’amore tu sai bene ha malumori dismessi di scena
la bellezza mai convinta dei ritorni di farsa
i mai indietreggiati nell’evanescente rabbia
clausura puerile di fine vita giunta all’algia
come un cagnetto dagli occhi bianchi
che cerca ancora la mano del suo padrone
per significare il motivo ed il richiamo.
Bianchi e neri i falsi della mente
pigiati alla rinfusa in sintonie fallite
e il tempo che maledice mani d’interprete
disincantate, fuori tema fuori appendice.
Il prezzo del giusto senza più lingua
sale scavato sulle nuove piaghe del vivo
sfornano depositi alimentari di memorie.
Errori bianchi e neri rincorsi senza motivo
sulla tastiera muta dell’anima all’innesto
senza ratio, senza mito, senza disperso
al solo scopo di motivare il tentativo:
significare la vita o al più il suo senso tardivo.
Ricordi di lei
voleva seduta
e tu la guardavi
mentre s'accarezzava.
Ricordi quei baci
così lunghi e intensi,
no! Non puoi dimenticarli
e tutte quelle promesse
gustati da sogni erotici
mai realizzati.
Ricordi di lei
con quelle calze color carne
solleticava i tuoi desideri
dentro le mura
di una piccola stanza.
Ricordi di un giorno,
di un ora,
di un tempo.
Voleva seduta
mentre tu la guardavi
piena d'orgasmo
e di voglia infinita
quando la mano tremava
e il suo corpo fremeva
d'intensa passione
gustando l'amore...
L’aranceto fra le valli
fu trapunta d’una nevicata di luce,
punteggiatura d’una sera di febbraio,
favo invernale d’una capigliatura solare.
Le sue foglie parevan cristalli di vetro,
socchiusi coriandoli di labbra di linfa laccati,
fermagli d’alfabeti di pioggia argentati.
Oltre il fumo dei comignoli inerpicati sui tetti
giacevano dolcemente al suolo come piume,
confetture albumate di zagare accartocciate,
corteggiamento d’incanto orizzontale di scie di cometa.
Clessidre di soffici nuvole cotonavano l’orizzonte,
parevan intriganti scarpate d’un fazzoletto di cielo,
l’aranceto fra le valli fu favilla d’oceano lunare,
acquitrino d’ombre magmatiche sui muri adagiate.
fu trapunta d’una nevicata di luce,
punteggiatura d’una sera di febbraio,
favo invernale d’una capigliatura solare.
Le sue foglie parevan cristalli di vetro,
socchiusi coriandoli di labbra di linfa laccati,
fermagli d’alfabeti di pioggia argentati.
Oltre il fumo dei comignoli inerpicati sui tetti
giacevano dolcemente al suolo come piume,
confetture albumate di zagare accartocciate,
corteggiamento d’incanto orizzontale di scie di cometa.
Clessidre di soffici nuvole cotonavano l’orizzonte,
parevan intriganti scarpate d’un fazzoletto di cielo,
l’aranceto fra le valli fu favilla d’oceano lunare,
acquitrino d’ombre magmatiche sui muri adagiate.
A te che scrivi di notte,
perché di notte non dormi mai.
A te e alla tua penna
che scivola sul foglio veloce
dedicherò questa poesia.
A te che sei il poeta incompreso
dico di continuare
a scrivere
i tuoi più profondi sentimenti
e un giorno vedrai
che ti capiranno.
A te che mi somigli,
che sei sensibile oltre il normale.
Lo so, ieri ti hanno ferito,
ma io caro amico,
ti auguro oggi una splendida giornata
che tu potrai considerare
se vorrai l'inizio
di una nuova partenza!
perché di notte non dormi mai.
A te e alla tua penna
che scivola sul foglio veloce
dedicherò questa poesia.
A te che sei il poeta incompreso
dico di continuare
a scrivere
i tuoi più profondi sentimenti
e un giorno vedrai
che ti capiranno.
A te che mi somigli,
che sei sensibile oltre il normale.
Lo so, ieri ti hanno ferito,
ma io caro amico,
ti auguro oggi una splendida giornata
che tu potrai considerare
se vorrai l'inizio
di una nuova partenza!














