Il mondo ti guarda
come un patrigno
arrabbiato insulso
rozzo
ti guarda e pretende
da te la fedeltà di uno schiavo
mettendoti il costume
di un uomo libero
mentre mente
puoi vedere
il suo ghigno
diffida della bellezza
alla poesia
non lascia certezza
nè templi nè
ti darà
solo la sua risata
i suoi giudizi
sferzeranno il tuo spirito
che per il dolore
si farà insensibile
la tua parola
diventerà la goccia
di un fiume carsico
costante penetrante
irriverente
scaverà corroderà
le fondamenta
di una civiltà
che ha buttato i suoi versi
nel pozzo infinito
di una monotona
ignoranza conformista.
come un patrigno
arrabbiato insulso
rozzo
ti guarda e pretende
da te la fedeltà di uno schiavo
mettendoti il costume
di un uomo libero
mentre mente
puoi vedere
il suo ghigno
diffida della bellezza
alla poesia
non lascia certezza
nè templi nè
ti darà
solo la sua risata
i suoi giudizi
sferzeranno il tuo spirito
che per il dolore
si farà insensibile
la tua parola
diventerà la goccia
di un fiume carsico
costante penetrante
irriverente
scaverà corroderà
le fondamenta
di una civiltà
che ha buttato i suoi versi
nel pozzo infinito
di una monotona
ignoranza conformista.
10 commenti
Nella casa del silenzio il ricordo è un dolce sospiro
nella casa del vento i pensieri riprendono il volo
nella casa del tempo c'è un immagine
è il passato, il futuro, adesso
tutte le volte che il messaggio è arrivato
quietamente lo hai riempito
ed eri chissà dove
sembra quasi che ieri debba ancora venire
quando quei giorni invulnerabili sono tornati
nella casa del vento i pensieri riprendono il volo
nella casa del tempo c'è un immagine
è il passato, il futuro, adesso
tutte le volte che il messaggio è arrivato
quietamente lo hai riempito
ed eri chissà dove
sembra quasi che ieri debba ancora venire
quando quei giorni invulnerabili sono tornati
Metafisico lunare silenzio…
… di solitudine che fa tremare!
Solo, grossolane sculture in gesso
sparse nel deserto.
Un caduto arco di trionfo,
un ponte
che prima conduceva al Sacro Tempio,
un ponte
che prima conduceva al Sacro Tempio,
un coltello di pietra,
con la punta rivolta verso il cielo.
Le bombe che cadono
e la virtù sanguina,
e la virtù sanguina,
le finestre son occhi raggelati,
e Narciso, si curva toppo
e muore di se stesso.
Ahi! La catastrofe degli equilibri!
Ahi! La catastrofe degli equilibri!
La tragica sospensione Umana!
E nel silenzio lunare…
... l'Iddio, Urla!
... l'Iddio, Urla!

Arrivo in anticipo
è la mia indole arrivare prima
ma questa volta
l’etichetta lo impone.
File e file di persone
non mi piace la confusione.
ecco finalmente
è arrivato il mio turno.
Mi spogliano
di tutto
o quasi...
Che imbarazzo...
Che impressione
quei mitra...
Sembra di essere
in guerra.
Ma poi
tutto svanisce...
Da quelle grandi vetrate
compari tu...
Grande
e immenso
come un grattacielo
e volo...

è la mia indole arrivare prima
ma questa volta
l’etichetta lo impone.
File e file di persone
non mi piace la confusione.
ecco finalmente
è arrivato il mio turno.
Mi spogliano
di tutto
o quasi...
Che imbarazzo...
Che impressione
quei mitra...
Sembra di essere
in guerra.
Ma poi
tutto svanisce...
Da quelle grandi vetrate
compari tu...
Grande
e immenso
come un grattacielo
e volo...

Ventagli di sole
son alberghi di viole,
ruggine di brina,
piume di luce,
ripostiglio di pistilli,
organza di cielo mattutino
e graffio di rondine in volo.
Gli oceani son giare,
prati d’orizzonte assolati,
culla d’un rossetto di luna,
fiori vermigli d’una gota di sole,
frange di coralline lenzuola,
cristalli d’ibiscus sparsi come sale.
son alberghi di viole,
ruggine di brina,
piume di luce,
ripostiglio di pistilli,
organza di cielo mattutino
e graffio di rondine in volo.
Gli oceani son giare,
prati d’orizzonte assolati,
culla d’un rossetto di luna,
fiori vermigli d’una gota di sole,
frange di coralline lenzuola,
cristalli d’ibiscus sparsi come sale.
Vedo destini…
…vanno, camminano, parlano, scrivono,
senza mai ascoltare il gran silenzio cosmico,
senza mai udire la musica dell’azzurro firmamento.
Scorgo strani destini in seno al mondo… fragili!
Vedo un Re dalla stravolta mente,
falsi Principi e Santi -Demoni.
Lamenti di Regine ,
sorrisi di morenti schiavi,
avvelenati mari
e vecchie corrose idee
che sanno d’infezione virulenta.
Santo Iddio!
Ma basta con questa strana guerra,
basta con questo cielo opaco,
servono destini nuovi e forti!
Or dunque,
e per ordine della necessità
marcia Amore… verso la tua conquista!
Giugno,
dipinti di sole e libertà
su tele odorose.
Occhi persi
tra campi ingialliti,
imperlati di rosso,
smerlati di ginestra,
speronella e girasoli.
Distese dipinte
di lavanda e margherite
mentre il bacio di coccinella
su spiga posa.
Distese dipinte
di lavanda e margherite
mentre il bacio di coccinella
su spiga posa.
Trebbie e cappelli di paglia
giocano a far covoni
dalle spighe ormai mature
e voci di bimbi, in libere corse
tra campi e giardini
baciati dai giorni
ricchi di sole e di luce.
Grilli e cicale
Grilli e cicale
cantano all’estate
mentre il miele
in fili dorati già cola.
I dipinti di giugno
guardano al mare
turbinio di colori,
pienezza di vita,
dolce sapore
di matura gioventù.


‘O vedi quanno passa pe la via
pare cammini come per magia.
Er corpo ben curato a tutte l’ore,
‘nc’ha manco le manijie de l’amore.
L’occhio de pesce lesso s’è scurito
perché nun se pensasse fosse bollito.
‘Na camicetta aperta ed un foulard
pe dasse ‘ntono che sembrasse hard.
‘N pantalone stretto, aderente
che lasciasse spazià solo la mente.
Tutto de prima mano, immacolato
e inequivocabilmente certificato.
Frequenta solo donne d’apparenza
poco je ‘mporta se so de sostanza,
pe questo se profuma come chi
è donna e fa quer mestiere li.
Io c’ho provato a immedesimamme
ner corpo de quer tipo, a palesamme,
nun ce l’ho fatta e forse ho capito
che sono rozzo, ma rozzo all’infinito.
Ma poi me viene anche da pensà
che dentro me ‘nce sta la falsità,
puro se nun me profumo a le bisogne
certo nun puzzo de tante menzogne.
pare cammini come per magia.
Er corpo ben curato a tutte l’ore,
‘nc’ha manco le manijie de l’amore.
L’occhio de pesce lesso s’è scurito
perché nun se pensasse fosse bollito.
‘Na camicetta aperta ed un foulard
pe dasse ‘ntono che sembrasse hard.
‘N pantalone stretto, aderente
che lasciasse spazià solo la mente.
Tutto de prima mano, immacolato
e inequivocabilmente certificato.
Frequenta solo donne d’apparenza
poco je ‘mporta se so de sostanza,
pe questo se profuma come chi
è donna e fa quer mestiere li.
Io c’ho provato a immedesimamme
ner corpo de quer tipo, a palesamme,
nun ce l’ho fatta e forse ho capito
che sono rozzo, ma rozzo all’infinito.
Ma poi me viene anche da pensà
che dentro me ‘nce sta la falsità,
puro se nun me profumo a le bisogne
certo nun puzzo de tante menzogne.
Improvvisamente
il suo profumo
evoca la fantasia.
Paesaggi ondulati rigogliosi
ambrati d'intensa umanità
un'alternanza agrumata d'infuso
arancio dolce,
liquirizia , camomilla ,
ginepro e mandarino .
E' musica che senti in ogni dove
assapori e invade i sensi .
"Vecchio amaro del Capo"
sapiente, generoso,
aromatico e gentile
infondi energia,
freschezza ,
buon umore e semplicità.
buon umore e semplicità.
Sembra ci siano dei vivaci pesciolini di mare nel bicchiere
sotto il filo dell'acqua minerale,
mentre le dita malate della lampada da notte
pescano, che pescano, per me qualche illuminazione indiana
dal bavaglio d'un freddo giallo.
Il mio comodino figlio d'un noce
fa da stella ad un'altra stella
- meno frenetica - seduta fra gas piovani -
che lo vedrà marcire
fra centomila anni.

Nel poetar d'amore infine mi colgo,
di un sentimento sorto
nell'incanto del cielo e delle stelle,
che di due affini anime l'incontro cantaron.
Come la pianta suole germogliar e in fiore risorger
così emozione nacque e crebbe in due inquiete essenze,
d'iniquità e di dolore figlie di questa nostra vita universale,
così si alimentò di complici sguardi e di eloquenti parole,
languidi gesti e tradite innocenze,
la ove i corpi prudentemente a psiche si celaron,
per pudore forse
o per godere nell'attesa di un'estasi sublime.
Son carni ora, umide e frementi,
che armoniose si raccontano e si riscoprono in una danza eterna,
mostrandoci al vero una piccola realtà luminosa,
si rara e pura come fu mai in memoria nostra.
Speme e gaudio rifulgano
in quest'istante d'immensità,
e alimentati da fuoco di passione
possano seme far gemmare
si che in noi
vita nuova sia.
di un sentimento sorto
nell'incanto del cielo e delle stelle,
che di due affini anime l'incontro cantaron.
Come la pianta suole germogliar e in fiore risorger
così emozione nacque e crebbe in due inquiete essenze,
d'iniquità e di dolore figlie di questa nostra vita universale,
così si alimentò di complici sguardi e di eloquenti parole,
languidi gesti e tradite innocenze,
la ove i corpi prudentemente a psiche si celaron,
per pudore forse
o per godere nell'attesa di un'estasi sublime.
Son carni ora, umide e frementi,
che armoniose si raccontano e si riscoprono in una danza eterna,
mostrandoci al vero una piccola realtà luminosa,
si rara e pura come fu mai in memoria nostra.
Speme e gaudio rifulgano
in quest'istante d'immensità,
e alimentati da fuoco di passione
possano seme far gemmare
si che in noi
vita nuova sia.
Al richiamo roboante di lacrime dal cielo
i tuoni si rincorrono d’eco complice
lasciando che sia cara dimora la quercia
conforto chiomato ai piccoli di mamma micia.
Com’è fresca adesso l’aria di fine primavera
scrive favole al cielo nel vento sull’altura
e disegna piccoli mulinelli di invito
al sentiero appena nato nell’ultimo tratto.
Incanta arco il volo di due rondinelle
che danzano lievi accanto al mulino
richiamo d’acque al rotear di pale
incinte d’urla indaffarate al rito docile .
E’ un moto di vita l’umano miracolo
il divino nell’animo in estasi urla sazio
di furente amore dal cuore gonfio.
La luna in cielo e trapuntate stelle
che er mare rifletteva brillarelle,
un’orchestrina che sonava un blues,
romantico, e non era un bluff !
Era la mia prima nottata
co ‘na regazza ormai dimenticata,
amata fino al paradosso,
di cui ricordo l’abitino rosso.
E lo ricordo nun p’er decolletè
profonno ar punto da chiedemme perché
cotanta grazia in corpo modellato
a me il Cielo avesse destinato.
Ar suono de quer ritmo americano,
le presi fra le mie la sua mano
e in men che non si dica sospirai,
la presi fra le braccia e la baciai.
Incanto de ‘na notte calabrese
vissuta fino all’alba, a più riprese,
senza la prescia de voler finire
la magica battaglia dell’amore.
Tempi passati, nun torneranno più !
La Luna, er cielo e er mare
so cose che se devono inventare
che quelle vere so troppo impegnate
a mascherà troppe bischerate,
d’amori facili e veloci
molti dei quali, all’apparir, equivoci.
Resta sortanto viva l’orchestrina
che sona un blues soltanto in sordina
ed er ricordo dell’abitino rosso
a ricordare ‘n amore non riscosso.
che er mare rifletteva brillarelle,
un’orchestrina che sonava un blues,
romantico, e non era un bluff !
Era la mia prima nottata
co ‘na regazza ormai dimenticata,
amata fino al paradosso,
di cui ricordo l’abitino rosso.
E lo ricordo nun p’er decolletè
profonno ar punto da chiedemme perché
cotanta grazia in corpo modellato
a me il Cielo avesse destinato.
Ar suono de quer ritmo americano,
le presi fra le mie la sua mano
e in men che non si dica sospirai,
la presi fra le braccia e la baciai.
Incanto de ‘na notte calabrese
vissuta fino all’alba, a più riprese,
senza la prescia de voler finire
la magica battaglia dell’amore.
Tempi passati, nun torneranno più !
La Luna, er cielo e er mare
so cose che se devono inventare
che quelle vere so troppo impegnate
a mascherà troppe bischerate,
d’amori facili e veloci
molti dei quali, all’apparir, equivoci.
Resta sortanto viva l’orchestrina
che sona un blues soltanto in sordina
ed er ricordo dell’abitino rosso
a ricordare ‘n amore non riscosso.
Silenziano
i covoni arruffati dal vento
i covoni arruffati dal vento
piccoli papaveri
dilettano
dilettano
e riscrivono il tempo.
L'azzurro invade
incurante il cielo
assapora l'orizzonte scandagliando
gomitoli di nuvole .
gomitoli di nuvole .
Ricami tremuli sul mare sono le onde
da scrivere
da dipingere
da accarezzare.
Arpeggia Giugno
ogni fiato
ogni passo
ogni cuore.












