Scriveva sulla pelle il poeta
i suoi versi
li lasciava sciogliere
sotto la pioggia
non era il momento
tra il tanto dire e la realtà
arrivava l'estate
Le strade un oceano di rumore
ma neanche una parola
da tenere dentro
l'umidità nell'aria
dove il sole non si nasconde
ma perchè lo idealizzi
che cosa vuoi che sia
che cosa vuoi che siano
le immagini in movimento
del mondo
le coperte sui marciapiedi
i cani con gli occhi chiusi
tutto già visto
le chiese blindate
la sindone e il carbonio 14
altro che fede
Le nuove generazioni
con gli occhiali scuri
anche di notte
tutti a celebrare
si mettono in piedi sui tavoli
a brindare ...
nei discorsi di fine anno
Si vestono di nero
i ragazzi del liceo
dipingono sui muri
crolleranno le mura
sarà la primavera
"sta finendo l'assedio "
mi dicono
non ci sarà più nessuno
da dover sacrificare agli dei
non ci saranno più eclissi
Lascia stare le mani in tasca
e il tuo sguardo pesante
fà che i tuoi occhi
piangano alle vittorie
e sorridano alle sconfitte
Non è più una culla
questo mare di tranquillità
di quest' isola felice
che non vuole scossoni !
i suoi versi
li lasciava sciogliere
sotto la pioggia
non era il momento
tra il tanto dire e la realtà
arrivava l'estate
Le strade un oceano di rumore
ma neanche una parola
da tenere dentro
l'umidità nell'aria
dove il sole non si nasconde
ma perchè lo idealizzi
che cosa vuoi che sia
che cosa vuoi che siano
le immagini in movimento
del mondo
le coperte sui marciapiedi
i cani con gli occhi chiusi
tutto già visto
le chiese blindate
la sindone e il carbonio 14
altro che fede
Le nuove generazioni
con gli occhiali scuri
anche di notte
tutti a celebrare
si mettono in piedi sui tavoli
a brindare ...
nei discorsi di fine anno
Si vestono di nero
i ragazzi del liceo
dipingono sui muri
crolleranno le mura
sarà la primavera
"sta finendo l'assedio "
mi dicono
non ci sarà più nessuno
da dover sacrificare agli dei
non ci saranno più eclissi
Lascia stare le mani in tasca
e il tuo sguardo pesante
fà che i tuoi occhi
piangano alle vittorie
e sorridano alle sconfitte
Non è più una culla
questo mare di tranquillità
di quest' isola felice
che non vuole scossoni !
9 commenti
Sarda, veneta o toscana
non eri campana.
Sei stata ricca di suoni
a volte non buoni,
ma sempre intonati
e coi lampi negli occhi
assolati e profondi
tuttora ferisci,
ancora mi blocchi;
mi confondi spesso,
mi scompigli l’anima
e rinverdisci
gli anni passati insieme.
non eri campana.
Sei stata ricca di suoni
a volte non buoni,
ma sempre intonati
e coi lampi negli occhi
assolati e profondi
tuttora ferisci,
ancora mi blocchi;
mi confondi spesso,
mi scompigli l’anima
e rinverdisci
gli anni passati insieme.
Ti amo,
disse l’amante divino all’amato,
disse l’amante divino all’amato,
ti amo, ma …bisogna che io vada.
Ho la voce umida e il pianto interiore….
…non c’è riparo! Non c’è perdono!
E nel dirtelo io rabbrividisco per tutte le ossa,
un fiume gelido, attraversa e assidera il mio cuore.
Ti amo…
anche adesso che il divieto ci separa,
anche adesso che il divieto ci separa,
e la pioggia scroscia sull’asfalto duro…
col rumore ostile della solitudine.
Ti amo,
e intanto vado via, a morire lontano,
sotto una piccola striscia di cielo,
sulla pietra!
Tutto è devastato, tutto è perduto!
Abbiam ceduto alla fredda stagione,
abbandonato il fuoco pago della vita,
e finanche gli elementi, tutti,
hanno un linguaggio
hanno un linguaggio
oscuro, incomprensibile, muto…
... come il nostro estremo divieto!
... come il nostro estremo divieto!
… 

Sfioro con le dita
la linea del tuo viso
fermo stinto
conservato in un cassetto
vuoto di parole.
vuoto di parole.
Nulla rimane
solo dettagli
discosti echi che
rimbombano
voci lontane mai esistite
discosti echi che
rimbombano
voci lontane mai esistite
mai dimenticate.
No!
Non dimentico
Non dimentico
quello stringerti forte
guardo il cielo
lui scrive la notte
io scrivo di te.
Aria,
di mezzo tra giorno e sera,
ha accolto le foglie immobili
con i bocci sanguigni di parole tabù,
di mezzo tra giorno e sera,
ha accolto le foglie immobili
con i bocci sanguigni di parole tabù,
le orbite pazze delle mosche di una cucina
di campagna.
Acqua,
le zinnie hanno bevuto alla fontana
ora che gocciola con una stretta alla gola.
Ho attraversato con tristezza e dolore
fin dalla nascita la strada della mia vita
ho compreso la fragilità della mia Essenza
attraverso
il rimpianto
ho rivissuto
il tempo passato
attraverso
il doloroso distacco
ho compreso
la caducità dell’esistenza.
fin dalla nascita la strada della mia vita
ho compreso la fragilità della mia Essenza
attraverso
il rimpianto
ho rivissuto
il tempo passato
attraverso
il doloroso distacco
ho compreso
la caducità dell’esistenza.
Scampolo d’un merletto di raso,
oceano di rose dolcemente soleggiato
da un frammento di capriccio di carta,
soffio d’una stanca piuma di fenicottero
affaccendata fra le spire d’un azzurro lago.
Ecco la peonia, dea del tempio fiorito!
Pioggia zuccherina d’un naviglio di fragola
son i suoi petali d’ambra caramellata,
sembran confetti talcati di quarzo australe,
porpora d’orizzonti da nebbia rosacea carezzati.
oceano di rose dolcemente soleggiato
da un frammento di capriccio di carta,
soffio d’una stanca piuma di fenicottero
affaccendata fra le spire d’un azzurro lago.
Ecco la peonia, dea del tempio fiorito!
Pioggia zuccherina d’un naviglio di fragola
son i suoi petali d’ambra caramellata,
sembran confetti talcati di quarzo australe,
porpora d’orizzonti da nebbia rosacea carezzati.
Non ci sono luoghi dove io non senta il tuo influsso
Soave si presenta alle porte del mio cuore, allora ogni cosa si rende chiara.. Nessuna irrazional paura scalfisce l'anima mia
Ti sento parte di me in ogni istante, lascio il tempo sgretolarsi come sabbia, portata via dal vento..
Istanti.. Istanti.. Vivo nell'eterno istante del tuo amore.
Soave si presenta alle porte del mio cuore, allora ogni cosa si rende chiara.. Nessuna irrazional paura scalfisce l'anima mia
Ti sento parte di me in ogni istante, lascio il tempo sgretolarsi come sabbia, portata via dal vento..
Istanti.. Istanti.. Vivo nell'eterno istante del tuo amore.
Ah, mare superbo,
dove mi vorrai portare ancora?
Sempre più lontana mi tieni
dai confini dell’amore;
la salvezza che io cerco,
così, giammai la troverò!
Tu, mi vuoi fedele
ai tuoi flutti, ai tuoi tumulti,
ai tuoi tormenti, al tuo mutare,
alla tua lotta, alla tua furia!
Ma or mi serve dolce tregua,
un’intervallo d’incanto, nella miseria,
così che le fitte di dolore
e il tremolio dell’inquietudine
possano cessare tutt'a un tratto.
Oh, mare superbo,
disciogli le tue braccia
come se dovessi obbedire
ad un comando misterioso…
…il mio desiderio è ora vertigine,
la mia voluttà è eroica violenza,
che vuol rompere il silenzio
che è dentro le mie vene…
…voglio risentire la sensualità di quelle mani!


All’indigenza negò di dare aiuto
chi d’opulenza fece il suo vissuto,
tenne stretto l’oro alle catene
e visse i suoi agi senza pene.
Sicuro che la vita sua terrena
di perenne e infinito fosse piena
la carità scordò, la compassione
e lusso e fasto fu la sua passione.
Quando venne l’ora del giudizio
si proclamò immune da ogni vizio
e dinanzi al corriere della morte
dalla paura non trovò manforte:
chiamò saggi, docenti, dignitari
cervelloni, sciamani, luminari,
ma l’assillo dell’ombra della fine
impregnava d’umore le sue trine.
Vide gemme e diamanti non brillare,
tutti gli ori e gli argenti liquefare,
tutt’intorno il chiaro si spegneva
e tanta la gente che gemeva.
Dove fosse lo sfarzo di sua corte
lo chiese al corriere della morte
ma non ebbe riscontro né risposta
così pagò la decima e l’imposta.
chi d’opulenza fece il suo vissuto,
tenne stretto l’oro alle catene
e visse i suoi agi senza pene.
Sicuro che la vita sua terrena
di perenne e infinito fosse piena
la carità scordò, la compassione
e lusso e fasto fu la sua passione.
Quando venne l’ora del giudizio
si proclamò immune da ogni vizio
e dinanzi al corriere della morte
dalla paura non trovò manforte:
chiamò saggi, docenti, dignitari
cervelloni, sciamani, luminari,
ma l’assillo dell’ombra della fine
impregnava d’umore le sue trine.
Vide gemme e diamanti non brillare,
tutti gli ori e gli argenti liquefare,
tutt’intorno il chiaro si spegneva
e tanta la gente che gemeva.
Dove fosse lo sfarzo di sua corte
lo chiese al corriere della morte
ma non ebbe riscontro né risposta
così pagò la decima e l’imposta.
La sublime terra secolare,
sepolta per umana incuranza
geme sconfitta, i sacri figli.
Al crocevia della Vita,
anime dubbiose,
Jin equilibrio instabile,
sospirano l'amata terra natia.
Si odono futili parole
e mentre il giudizio sovrasta superbo,
l'umanita' tormentata
dimora su aride terre.
In questo inquieto vivere,
eppur germoglia l'anima mia,
ed un barlume oltrepassa il tempo!
sepolta per umana incuranza
geme sconfitta, i sacri figli.
Al crocevia della Vita,
anime dubbiose,
Jin equilibrio instabile,
sospirano l'amata terra natia.
Si odono futili parole
e mentre il giudizio sovrasta superbo,
l'umanita' tormentata
dimora su aride terre.
In questo inquieto vivere,
eppur germoglia l'anima mia,
ed un barlume oltrepassa il tempo!
Si schiude un gomitolo d’alba,
come bozzolo di farfalla,
ed un rivolo di porpora di seta di vino
agghiaccia lo sguardo di pace e d’incanto.
Pulsazioni d’anima
son cristalli d’un arcobaleno di colori,
intriganti ricami d’alba e petali di poesia,
scogliere di rose e baci di rugiada nei campi.
L’orizzonte sfama gocce di grano
il vento di maggio è sorso di miele cobalto,
una valigia di fulgida cenere solare
screpola capigliature di tetti e viali
e la nebbia scardina finestre di cuori e città.
come bozzolo di farfalla,
ed un rivolo di porpora di seta di vino
agghiaccia lo sguardo di pace e d’incanto.
Pulsazioni d’anima
son cristalli d’un arcobaleno di colori,
intriganti ricami d’alba e petali di poesia,
scogliere di rose e baci di rugiada nei campi.
L’orizzonte sfama gocce di grano
il vento di maggio è sorso di miele cobalto,
una valigia di fulgida cenere solare
screpola capigliature di tetti e viali
e la nebbia scardina finestre di cuori e città.
Un altro colpo ancora
e trema qui il telone
il cielo si colora
mentre spara il cannone
Io me ne vado in giro
con questa faccia buffa
mentre fingo un capogiro
perché un angelo si tuffa
Rido ma vorrei piangere
sono pareti di stagno
questi miei occhi a reggere
un lago di pianto
Un uomo si butta da una finestra
ma qui è tutta finzione
altri con le braccia si prestan
ad attutire il dolore
Poi un ombrello lo salva
lo porta sempre più in alto
guardandolo la mente fantastica
se non è in questo cielo, è nell’altro
Un altro giorno è andato
sempre qui nel mio telone
dove non conto più le ore
e non riconosco più le persone
e me ne vado in giro
con la faccia più buffa
ma adesso ho il capogiro
perché la vita è una truffa
Perché se un uomo si butta da una finestra
lo riprende solo la televisione
e non ci son mani che si prestan
se non per farne condivisione
Non c’è un ombrello che salva
L’umore che è andato al collasso
C’è solo un momento di critica
Di chi scrive saltasse…
..non vede che è basso
e trema qui il telone
il cielo si colora
mentre spara il cannone
Io me ne vado in giro
con questa faccia buffa
mentre fingo un capogiro
perché un angelo si tuffa
Rido ma vorrei piangere
sono pareti di stagno
questi miei occhi a reggere
un lago di pianto
Un uomo si butta da una finestra
ma qui è tutta finzione
altri con le braccia si prestan
ad attutire il dolore
Poi un ombrello lo salva
lo porta sempre più in alto
guardandolo la mente fantastica
se non è in questo cielo, è nell’altro
Un altro giorno è andato
sempre qui nel mio telone
dove non conto più le ore
e non riconosco più le persone
e me ne vado in giro
con la faccia più buffa
ma adesso ho il capogiro
perché la vita è una truffa
Perché se un uomo si butta da una finestra
lo riprende solo la televisione
e non ci son mani che si prestan
se non per farne condivisione
Non c’è un ombrello che salva
L’umore che è andato al collasso
C’è solo un momento di critica
Di chi scrive saltasse…
..non vede che è basso
( Chiacchierando al telefono con l'amica Caterina Morabito)
E ti ritrovi
il sole di Maggio
sfaccettato di luce,
all’improvviso,
a riscaldare l’animo.
Senti vicina una voce amica,
ti giunge gradita,
ti parla di vita,
cancelli il tempo.
Le parole,
iridescenti perle,
s’intrecciano
e l’istante è poesia.
Parla di vento,
di giardini e gerani,
di figli cresciuti
di mare d’estate.
Si guarda il cielo
cambiare colore,
or forse d’azzurro vestirà.
Il nostro bel dire, chissà,
sarà giunto alle nuvole,
regalato avrà loro l’invito
a lambire altri lidi.













