lunghissime risposte
che sono risposte solo per me
e mentre tu mi cerchi
tra la poesia della tua cecità
io mi strappo i capelli vivendo,
ammaestrando quel poco di mondo
con le mie filastrocche da bambinaia
perduta.
Ma so,dannatamente so,
che almeno la mia voce ti è stata dolce,
almeno una volta è stata antidoto
alla pista dei tuoi veloci dolori
che correvano senza freno verso lo sfacelo,
per ridursi in mille schianti
ai miei piedi stanchi,
e alla mia gobba prematura che ti faceva da veranda...
bambino mio,
ti ho amato come solo Dio sa amare
triplicando i miei versi,la grande vastità d'anima
che nemmeno avevo!
Adesso so che sono
una donna
davvero capace di amare.
su scalpelli di giglio e rododendri,
minestre di rubini d’orizzonti innevati,
salsedine porporina di giorni autunnali.
Navigli di ciclamini ed apostrofi di parole,
cristalli d’inchiostro di nuvole e girasoli,
scalinate fiorite di crisalidi ed illusioni,
gocce di pianto solare caddero
come volo di rondine dalla marea schiumato.
Capigliatura lunare d’un canto di rose,
un ramo di ginestra è guanto ricamato dalla sera,
gocce di pianto solare caddero
screziando d’immenso le solitarie terrazze del cuore.
Siamo corpi
storditi nella danza del tempo
in un continuo perdere e ricevere
in un continuo inseguire
speranze, sogni che sembrabo distanti
a volte essi ci passano vicino
illudendo i nostri pensieri
per poi andarsene
e lasciarci con la stanchezza
del presente e la sua concretezza
ci superano se ne vanno
per altri sentieri
e noi disorientati
cerchiamo di nuovo
di raggiungerli
eclissandoci in labirinti
di vita e pensando
di agguantarli di nuovo
sentendoci spinti
da un fuoco che brucia dentro
e la fretta che logora
che fa pensare a questo tempo
a questi anni come buttati
mentre sono
chicchi di grano
che a lungo seminati cresceranno
senza rendercene conto
silenziosamente
diventeranno maturi
e quegli anni passati
con fatica e lacrime
ad arare fogli di carta
germoglieranno
ed anche il tempo perduto
darà significato
al suo scorrere
ed al nostro imprecare.
Ai maestri della carta
poeti e scrittori.
quando la realtà diviene sgradevole o banale
e il vento di frontiera sbatte troppo le porte dell' anima
la tua stanza è colma di cielo
e il profumo delle tue parole
ricorda il tiglio ed il mughetto
il mare d' inverno e il bosco in autunno
nulla mi caccia o allontana
sei sempre carezzevole e amica
come un amante desiderato
lontano ma sempre presente
a volte ti sento sulla pelle
altre nel fruscio delle foglie
nella pagina inventata
sorpresa emozionante,
nel brivido che mi coglie
sei e sarai sempre nel mio cuore
tiepido nido e vertigine del volo
come destino e alcova di sogno
nel respiro dell' orizzonte del domani

Al pianto, al riso
cò zelo, el core sente,
musica dissìmile.
Dal puro… allegro accordo,
dal falso… rito mero!
*****
Poesia (Accenti ritmici 1-4-6 – stile tanka) nata dallo scorrere una pensiero della prima donna a vincere il Premio Nobel della Letteratura nel 1909 per la seguente motivazione: « Per l'elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere ».
All’anagrafe venne registrata Selma Ottilia Lovisa Lagerlöf . Scrittrice svedese, autrice di numerosi romanzi e racconti basati sulla vita del passato della propria nazione:
“Chi non sente battere il cuore nel dolore o nella gioia non può di certo essere considerato un vero essere umano”.
Certo parlo per me, e
Non per tutti,
ma l’amore
per quel che mi concerne,
è soprattutto,
parlare,
provare sentimenti,
stare vicini,
manifestare il bene reciproco;
anche se adesso,
il sociale,e la collettività,
puntano solo al godimento,
allo spasso,
al divertimento,
al consumismo sfrenato;
e bisogna spettacolarizzare,
mettersi in mostra,
esibire in pubblico,
il proprio status sentimentale.
Per me,contano i sentimenti
Soprattutto.
ogni volta,
e poi solo quei teli,
quando e se restano,
l’uno accanto all’altro.
Un ammasso di speranze e sogni,
miserie e paure e tutto è lì,
ora,
ancora una volta.
Tutto sigillato in un’eco lontano
che serra nel petto il grido della libertà.
… Scappavano, si, venivano…
Ma l’abbraccio è violento, crudele,
alla soglia di quei sogni e, poi,
giù in un profondo buio.
… Il dolore macchia i cuori
e le menti son sgomente per l’orrore
ma azzurro resta il mare,
calmo ancor di più.
Perché?!... Per quanto ancora?... Chi?...
Zitti!...
Restate in silenzio.
Il Padre piange i suoi figli
e il Padre guarda a quei figli che
non vedono e non sentono
e fare non osano,
ancora.
… Restano teli,
l’uno accanto all’altro,
stretti, e si cercano per restare tutti
in un solo freddo abbraccio.
… Il silenzio!...
Andavano, venivano,
giocavano con la sorte
e un po’ speravano,
ci credevano…
il suo dileguarsi maestoso strano e imperfetto
la fragilità commossa della caducità, lira
incantata, ninfa del tempo, attimo fuggito via.
Ho dimenticato la perdita sul fondo del pianto
coltivato malinconiche primavere di rinascita
riflessi d’arcobaleni bambini di promesse.
Ho dimenticato la bramosia nel cercar l’indicibile
scavare parole estraendo il loro senso ultimo
verificarne la veridicità nell’onesta metamorfosi
e ascoltare senza risposta le voci mie e altrui
per immergermi in un tiepido aortico caos
di misericordia benevola all’obolo paradisiaco
del cinguettio cosmico così limpido e generoso
da rinnegare l’ostilità che mi vuole giara
abisso furtivo di superficiale urgenza.
Ho dimenticato le promesse sul cuscino
uscite a respirare per inseguire il sogno
e fermarsi fiore nei campi irti e colmi di sole
antenato di folgore rinvenuto squarcio
antico gheriglio di bagliore dal riflesso
di carne impastata a terra e morte a vita.
Ho dimenticato la salvezza nell’amore
discostato lembi dal più intimo biancore
rinnegato, l’ultima gravidanza del fato
inseminato tenue appello: il mio d’io universale
varco d’un tempio surreale di splendido dolore.
Senza limiti, conosciuti al non vedere, di muscoli spostati durante la notte
tappeto giallo, figlio di polveri, famiglie immigrate di rocce corrose dal poco peso
sveglia serpe nel movimento, allerta e disteso.
ONDULAR AGLI OCCHI
In fondo al suo giacere, calore d'onde alzano il cielo deformano il celeste
non sono lacrime, ondular agli occhi, lanciando un nuovo pensiero
che cade dietro quella riga senza confine, perdendosi forestiero.
ORE ASCIUTTE
Prive di lancette, ore asciutte scandite dalle ombre che camminano con la luce
fischi di folate uniche rimaste, musiche più forti della tempesta
assorbono frequenti i movimenti, anche negli intenti.
LA FORZA INTERIORE
Raccolto fuori luogo, coro di molte voci, note acute, schiamazzi atroci
la forza interiore batte l'avversario, pronto al suo colpire, fermando le torture immaginate
ancora da venire.
TIMORE DELLA NOTTE
Fischia la notte, senza le cime, sbatte le colline di timori
cordiale comprensione, senza sosta tuona come temporale, è solo un sembrare
timore della notte, non ci sono stelle salvatrici a cui chiedere aiuto, solo fumo nelle narici
fantasmi di nemici, un pensiero agli amici.
LA GROTTA
Echi, fra segni di mari bevuti, altri passaggi, poche braci di un fuoco inerme nel suo spento
resti dal furore d'aria calda, la grotta figlia dell'assolato meriggio, il silenzio che porta calma
accresce la forza salda.
E se il crepuscolo
rimane sospeso di zucchero filato e poi si dissolve
Narcisa
come il tuo lume di luna
di bacio di miele
Le pene voglio dir di quel dannato
che si macchiò del vizio capitale
ch’all’Inferno Dante ha sprofondato
più due in Purgatorio a minor male.
Quel di lussuria vizio fu punito
nella furia di un vento inaudito.
Bocconi giù nel fango puzzolente
pagarono i golosi ed altra gente.
Scontrandosi coi prodighi, gli avari
spingon macigni su rotte circolari.
Sulla Stigia palude fra gli irosi
ci si morde e si picchia furiosi.
Della palude immerso è sotto il fango
chi dell’accidia in terra vantò rango.
Addossati l’un l’altro in uno sterro.
cuciti gli occhi con il fil di ferro,
chi si beò d’invidia al Purgatorio
è lì che ne troviamo un repertorio,
Curvo sotto il peso di gran massi
in egual luogosconta la sua pena
stanco nel volto ed a lenti passi
chi di superbia ebbe vita piena.
Leggendo tutto ciò, vi dico amici
cerchiamo di campar retti e felici.
son crisalidi di foglie,
albumi d’orizzonte confusi,
coriandoli d’acquamarina,
sassolini fioriti sulle rive.
Settembre biancheggia
come lattea piuma di cigno,
intreccia rami di luce,
feconda d’aroma le botti,
rastrella rossastri pistilli di sole.
L’aria s’imperla di dolci colori,
s’inerpica per le vie come vecchia edera,
arruffa i prati coi riccioli di castagne,
schegge d’autunno
son granita d’un roseto di rugiada.
la facevo tutti i giorni.
Per lavoro e il lavoro
io l'ho fatto con coscienza.
La ragazza alla stazione
puntualmente mi chiamava.
Sono brava e costo poco
ogni volta mi diceva.
Un pò più avanti
in bicicletta
un signore che io prima conoscevo
lo vedevo rincasare sempre solo,
sempre in mezzo nella strada.
A fatica lo scansavo col furgone.
Mi ricordo tutto questo
vite fa.
Mi dicevo dovrei fare
ma soffrivo sospettando
quello che già io sapevo.
Faccio ancora quella strada
altra gente chiede aiuto
la mia anima purtoppo
non è più quella di allora.
...come quando crolla un Impero
Ahi! amore mai nato
da buttar nel fuoco,
...è tristezza!














