O dolce beltà,
o mia metà,
sicchè nei tuoi
occhi novi,
che sanno di
giovinezza e di freschezza,
io vedo l’alba della vita,
e la forza dell’età,
e la tua energia,
e la volgia di fare,
che hai sempre;
non ti fermi giammai,
e sei sempre in cammino;
ed io,
ti guardo,non disturbandoti,
e ti seguo come posso,
sì nel peso dei miei anni,
e il fardello
dei miei acciacchi,
che tu non sai,
non capisci,
non ti rendi conto,
eppure anch’io
t,amo.
T,amo tanto.
1 commento
Sulla rimaneggiata testa
del moderno essere umano,
regna sindrome pschica
“DA MACCHINA”.
Risorse digitali,
collegamenti con il tempo,
integrazioni di chiamate!
Omologazione,
nella passiva mischia
a totalizzar punti
da vero campionato.
A soddisfare
un carismatico potere
con teorici del nulla,
che inventano
bellezza
bellezza
priva d’anima.
Imballato
ormai
il vecchio limite,
innescano
l’ansioso desiderio
di attraversare l’etere.
Un mondo dissacrato,
in cui adombrano
segni Prometeici
di dominio irresponsabile
e apocalissi da evitare.
La cosa
che ancora sfugge
al nostro ardore?
E’il supremo valore
della creazione,
lo stupore,
di fronte all’ordine del mondo…
…la sua perfezione!
...Ora echeggiano
moniti Epocali,
e verticalistici pensieri
di nuova umanità...
...Che sia pure,
un tecnologico planare!
Ma dolce e sicuro,
verso nuove
regioni dell’anima.
Un planare
sulla vita stessa,
la, dove vige ancora
la lingua segreta dei fiori.
Dove il mondo
non è soltanto
una parola,
una parola,
ma dimensione superiore
di nuova
Romantica scommessa !


La ciprea porta ancora dentro farfalla
sementi d'oliva nei suoni di Somalia
e all'orecchio destro adesso mi fa da bacio.
Una via di scampo per uscire dalla sera.
E come direbbe Cristina con gli occhi verdi:
"Ma com'è bella questa,
è l'unica sciarpa che il collo non mi spina."

è l'unica sciarpa che il collo non mi spina."
Come un topolino
mi sento smarrito.
Giro la città di corsa
e sono tutto impaurito.
Guarda questo qui!
Mi sta schiacciando
e nemmeno se né accorge.
Sono un topolino
troppo piccolo e per questo
la gente non mi vede,
però posso capire,
c’è troppa confusione
chi mai se né può accorgere
di un topo infreddolito.
Sono un topino
la mia casa è piccolina
ci metto solamente
un pezzettino di formaggio
buttato via per strada
da qualcuno che era sazio
e devo stare attento
quando rientro nella tana
dopo tanta confusione,
c’è il gatto che mi aspetta,
ma non perché vuole il mio formaggio.
Lui vuole solamente mangiare me topino
in un solo boccone…
Cicatrice di luce importunata,
capriola di cielo abbigliata,
alla mia muta finestra s’accoccolò
ed un calice d’aurora sfamò
un tappeto di rose e parole,
brina di glicine e calore.
L’orologio della notte,
briciola d’ostello di sogno,
fu altalena di cuore e rimorso,
piuma d’un sorriso d’autunno,
alla mia muta finestra s’accoccolò
ed un calice d’aurora sfamò.
capriola di cielo abbigliata,
alla mia muta finestra s’accoccolò
ed un calice d’aurora sfamò
un tappeto di rose e parole,
brina di glicine e calore.
L’orologio della notte,
briciola d’ostello di sogno,
fu altalena di cuore e rimorso,
piuma d’un sorriso d’autunno,
alla mia muta finestra s’accoccolò
ed un calice d’aurora sfamò.
La pioggia raccoglie
gli odori intensi dell'erba
anche il vento
si risveglia
lo sento nel mare.
Chiudo la finestra e
respiro la stanza .
Poroso il baule antico
filtra il chiuso di naftalina camuffata
negli intrecci perfetti di lino ricamato
i ricordi stipati
olezzano l'aria satura
esplodono i pizzi e i merletti
i fili ricamati ingialliti
odoranti di allegria!
Affondo le mani nei ripiani
sul fondo e nelle pareti
un profumo vanigliato d'essenza di rose
inebria i miei vestiti.
Ho le vertigini per le
miscele di sali e di profumi
m'infilo nel rossetto color fragola
e la stanza inonda di caffè.
Intenso assaporo quel balsamo
nella mia tazzina a fiori
e mi sveglio
respirando fuori
l'aria fresca marzolina.
l'aria fresca marzolina.
E' gia mattina
le nuvole vagano ancora assonnate
tra la rugiada odorosa d'ombra
in cerca del sole.


Convinco la stanchezza alla confidenza
Tratteggio la pace ai sensi grati
e ritrovo un destinatario sconosciuto
nell’immaginario generoso, il vuoto.
La caduta attesa appare subito lieve
sui sepolcri fumosi dei vagiti di tempo.
Dipingo il buio su un letto di farfalle
e ascolto in silenzio la malinconia piangere.
E’ così piccola e ha grandi occhi d’infinito
agita le ali per denudare il negato al dolore
tragitto abbandonato da lacrime espiate.
All’alba l’addio bacia quel che resta dell’abbandono
mimetizzatosi rugiada in promesse di primo mattino
respiro intenso della vita dalle fronde al seme.
M'assolve al limite il cadavere della confessione
sulla bara dell’innocenza ai piedi della redenzione.
sulla bara dell’innocenza ai piedi della redenzione.
Era nel mio giardino,
ancora arboscello,
e ora in quello di mio padre posa,
ove un tempo, quand’ero bambino,
posava un fico.
E guardando come è cresciuto dico:
passarono quei dì,
passò il mio genitore,
passò l’albero del siconio,
e all’ombra tua vorrei poter passare io,
con gli occhi volti al sole,
piangente eppur giulivo,
ulivo, ulivo!
ancora arboscello,
e ora in quello di mio padre posa,
ove un tempo, quand’ero bambino,
posava un fico.
E guardando come è cresciuto dico:
passarono quei dì,
passò il mio genitore,
passò l’albero del siconio,
e all’ombra tua vorrei poter passare io,
con gli occhi volti al sole,
piangente eppur giulivo,
ulivo, ulivo!
Quanto tempo è
che non ti siedi
davanti alla vetrata
e sorseggiando un rum
scorri le tue parole
dividi i tuoi pensieri
come fossero tanti lego
incastrati in costruzione
quasi complicata
non è stato facile crescere
e scoprirti cambiato
da come pensavi sarebbe stato
l'acciaio ed il legno
ti riportano lentamente indietro
ad una atmosfera
ora quasi surreale
ma che perfettamente
si veste su di te
ed ora che sei lì
con il tuo rum
che riscalda la gola
pensi ancora a quel viaggio
in cui eri solo
ma l'avevi voluto tu
per stare dietro
a quel dolore
ad una certa distanza
il rum scivola ancora
bagna ed accende
per qualche attimo
nuovi ricordi
tutto sembra scorrere
linearmente nella mente
fino a quando
il sonno liberatorio
spegne tutto per qualche ora
che non ti siedi
davanti alla vetrata
e sorseggiando un rum
scorri le tue parole
dividi i tuoi pensieri
come fossero tanti lego
incastrati in costruzione
quasi complicata
non è stato facile crescere
e scoprirti cambiato
da come pensavi sarebbe stato
l'acciaio ed il legno
ti riportano lentamente indietro
ad una atmosfera
ora quasi surreale
ma che perfettamente
si veste su di te
ed ora che sei lì
con il tuo rum
che riscalda la gola
pensi ancora a quel viaggio
in cui eri solo
ma l'avevi voluto tu
per stare dietro
a quel dolore
ad una certa distanza
il rum scivola ancora
bagna ed accende
per qualche attimo
nuovi ricordi
tutto sembra scorrere
linearmente nella mente
fino a quando
il sonno liberatorio
spegne tutto per qualche ora
Prima ancor che albeggi in cielo,
ogni dì esco fuori sul mio terrazzo,
a contemplar i contorni chiaro scuri,
del mio amato paesello.
Così come lesti i minuti vanno,
altrettanto svelti cambiano in ciel
i mille colori che dipingono i suoi tratti,
sempre diversi, preziosi e originali.
E’ Marzo stamattina, pensai,
mirando il sole su al Consolino,
allungare i primi raggi suoi.
Caro sole, non far scherzetti,
se nasci in ciel, d’ora in poi,
stacci fino a sera,
non far cambiare a Marzo
in un sol giorno i suoi sette cappelli,
non giocar con quel folle lunatico,
cambierebbe sette volte,
pure l’umore mio.
Evita pasticci, non dal vento al sole,
dalle tenebre alla luce,
o dalle lacrime alla gioia,
così, come fosse cosa tanto normale.
Resisti e parla all’azzurro cielo,
or che ci sei,
stringi i tuoi raggi, abbraccia tutto
con l’oro della tua luce,
e parla d’amore col caldo tuo respiro.
Scende la tela
dalla sua antica parete,
per adagiarsi a terra.
Per camminarci sopra,
per dar margine
all’esistenza,
al caso, alla libertà!
Dripping ...è
Dripping ...è
l'imprevisto,
è salvezza:
sgocciolature
e spruzzi di colore:
pittura
senza progetto alcuno.
Movimento inconscio
che agita le mani
a definirne segni
in una ridda delirante.
E' musica jazz,
insieme di suoni, intreccio di voci,
insieme di suoni, intreccio di voci,
che si apostrofano,
che si rispondono,
che si rilanciano,
che interagiscono,
in un ondata
parossistica che sale.
Ognuno grida
la propria furia,
il proprio lacerante
ritmo
che compone il canto.
Dripping è
pittura
in cui
ogni colore
sviluppa il proprio suono.
E’ un' orchestra
d’insiemi,
di segni
che si stimolano
e si rilanciano a vicenda.
Miseria,
disperazione,
disperazione,
struggente tenerezza,
cupa minaccia.
E’ pittura negra!
Miscuglio barbarico,
ma straordinariamente vitale
di sacralità e sensualità.
Ricerca,
suprema manifestazione
di se stessi
di se stessi
sondando l’oscurità
del proprio inconscio.
... Puro slancio d'energia
grande flusso di coscienza...
...contro ogni forma di alienazione, cinismo, nichilismo!

Sono lontani
i tuoi fiumi di parole
ora le mani
ti trasudano d'amore.
Ero il gatto che inseguiva il topo,
Eri irraggiungibile ma a poco a poco...
Ti ho travolto
ora siamo miele,
Ti ho travolto
scorro nel tue vene .
Mi insultavi
ora sei tenerissima
Mi provocavi
ora sei bellissima
con le lacrime che ti scendono giù
di fronte a un regalo , una sopresa
che non immaginavi più.
Ti ho trovolto
ed ero quello sfigato,
Ti ho travolto
ero quello indesiderato,
avevi l'amore davanti
ma continuavi ad ignorare
ora mi abbracci
mentre mi sussurri " fammi volare ".
i tuoi fiumi di parole
ora le mani
ti trasudano d'amore.
Ero il gatto che inseguiva il topo,
Eri irraggiungibile ma a poco a poco...
Ti ho travolto
ora siamo miele,
Ti ho travolto
scorro nel tue vene .
Mi insultavi
ora sei tenerissima
Mi provocavi
ora sei bellissima
con le lacrime che ti scendono giù
di fronte a un regalo , una sopresa
che non immaginavi più.
Ti ho trovolto
ed ero quello sfigato,
Ti ho travolto
ero quello indesiderato,
avevi l'amore davanti
ma continuavi ad ignorare
ora mi abbracci
mentre mi sussurri " fammi volare ".











