Se questo sarà - diranno - un capolavoro
sappiate che è nato tre ore dopo il solito tragitto breve
e il ritorno vecchione al caldo mio di casa.
che tutto poi svanisce
qui, la sedia,
il suo bracciolo
e il mio ciliegio.
rivelava lontani
ancor nevosi i monti.
Le novelle foglie, tremolando,
salutavano l’inverno morente,
e sul placido lago
una brezza leggera
con sé recava odor di primavera.
Oh amata, tu che amore mi rechi,
e tu, stagione beata, i miei sensi allegri,
quando vago per le celesti vie
ritorna Zefiro, e il cielo terge
e le nubi sospinge,
quando viola o tarassaco o margherita
il prato tinge,
quando sugli odorati arbusti l’uccellino
la nuova vita cantando va’.
E quale lieta sorte alla mia sorride?
Quale vaga speranza?
Non la rinnovanza, o l’eterno andare,
non la fioritura dell’acerba età.
Altro non serba all’uomo il fato
che un incerto cammino,
e dei passati giorni un fatuo pensier.
Né giova la ricordanza,
perché alla mesta gioia, del fugace tempo
presto segue l’amara coscienza.
Sulla riva seduto,
alla lontana sponda volto,
a me la stringevo,
e in quell’abbraccio infinito
d’eterno svaniva ogni mia speranza.
L’acque si agitarono al forte vento,
divenne fosco il giorno,
il sole quasi spento,
e mentre una lacrima mi rigava il viso,
lei guardando, d’amor
si schiuse un sorriso.
A me,
e non me l’aspettavo,
io misi il mio viso vicino al tuo,
e tra noi,
ci fu un lungo
bacio,
che ancora ricordo adesso,
e ne sento il sapore;
la nostra prima sera,
e l’amore ancora mi dura,
e vorrei mi amassi ancora,
la nostra vita è cambiata
la mia di certo,
grazie a te,
grazie a te
e ti amo com e quella
prima volta.
ospitano donne, uomini, bambini
ma anche borse e giubotti.
gente che va...
gente che arriva,
visi contratti per il sonno.
Qualcuno legge il giornale,
qualcuno naviga con lo smartphone,
un anziano passeggia avanti e indietro.
Sedie rosse, la testa appoggiata al muro
causa un piccolo gesto verticale
il sonno si fa sentire.

tra le foglie!
Mi riempio
gli occhi
sciupati
da frammenti
di gocce di cristallo.
Vanno
in processione
aldilà dei monti
e poi scompaiono
in sprazzi azzurri di cielo

son giare di sole all’imbrunire,
cristalli d’inchiostro i miei occhi stupiti
tra ventagli d’immago e spogli respiri,
algebra di cielo e serafici sorrisi,
grammatica d’arcobaleno e tristi ciclamini,
la geometria del tempo irruppe silenziosa
come gemmazione furiosa d’un faro lunare
nel miele arroventato del ricordo sillabato
ed il mio animo passeggiò nell’immensità
oltre le colline del cuore orlate d’eternità.
Non lasciare ad altri
il regalo che ti porto,
sono le mie rose rosse
quelle ,che sono ostili ,
ad ogni veste .
Parlano di te :
di malizie ,delizie
le stesse mi hai permesso ,
incipriata m’affascini .
Mi hai permesso
di entrare nel tuo cuore,
accarezzarti , senza farti male …
implacabile , alla tua maniera .
Rose rosse per te
l’indole audace ,
e non ti sprechi
nel volermi passionale ,
nel sentirti musica
negli accordi d’un liuto .
Ti regalo rose rosse
in un tempo da vivere …
da cogliere ora che ci siamo ,
nell’apoteosi ,
di un rauco connubio .

T’inventerò
con dialoghi d'aria farne poesie
mentre con me stesso
riflettendo volli discuterci
assuefatto mistico
di stelle volgari e lune virtuali
nelle ragnatele di nuvole
mi cullo e m'addormento
mentre tu
con gli occhi soavi
mi sorridi e m'abbracci
Vita
L’ho desiderato
e oggi l’ho fatto.
E’ strano non sentire più la terra sotto i piedi.
Mi guardo attorno mentre l’aria calda lieve mi solleva.
Le orecchie sono ovattate.
Ma non c’è nulla da sentire.
Moltissimo da osservare….
Le persone sono così piccole,
le auto sembrano giocattoli
per bambini,
le case sembrano irreali.
Respiro a pieni polmoni.
L’ossigeno mi arriva dritto al cuore.
Vorrei sedermi su quella soffice
nuvoletta
che solitaria
in mezzo al cielo
impercettibilmente si muove.
Mentre un’acquila si avvicina.
Chissà cosa pensa
che come lei mi vede volare
anche se temporaneamente?
Qui sembra che l’inquinamento
non più esiste.
Guardo giù…
La gente non è divisa
tutti facenti parte di un’unica massa.
Per un millesimo di secondo
c’è pace,
il mondo appare unito
e compatto.
Non guerra,
disastri,
corruzione,
affanni.
Si è fatto buio all’improvviso….
Il mio volo
sta per finire
e mi toccherà
ritornare
nella tagliente realtà.
Ora mi sento divisa a metà!
e come sempre
qui di nuovo sul confine
dove arrivano i ricordi,
dove cerco la ragione
con insolito coraggio.
Non è semplice affrontare
del passaggio
la stagione
e per le frasi ormai rimaste
ho finito proprio ieri
le mie lacrime più vere.
Useremo solo acqua
per curare le ferite.
La realtà che ho nel cuore
porterà
nuove impressioni
e correggere gli errori
di quest'anima in riserva
che se stanca
vi domanderà perdono.
Se credete che per voi
i pensieri
non saranno interessanti
basterà tirare oltre,
troverete
il cielo aperto
l'ottimismo
la fiducia nella gente.
dipinto su quel viso
che raccoglie stupore
da ogni angolo
che esplora
uno sprazzo di mondo
quasi da toccare
disegna suoni e colori
di cui appropriarsi
in ogni sfumatura
uno sprazzo di mondo
gira e cammina
insieme a te
coprendo distanze siderali
in pochi istanti
sembra un incrocio
di tante lingue
che parlano insieme
e sostengono insieme
la stessa cosa
uno sprazzo di mondo
sembra un puzzle
quasi infinito
da completare
ed ammirare
uno sprazzo di mondo
che intreccia moltitudini
di occhi e labbra
sempre pronte
a parlarsi
uno sprazzo di mondo
da leggere e cantare
racchiuso come gioiello
in scrigno trasparente
pronto ad illuminare
sembra un incrocio
di tante lingue
che parlano insieme
e sostengono insieme
la stessa cosa
sembra un incrocio
di tante lingue
che parlano insieme
e sostengono insieme
la stessa cosa
Sempre mi riede il pensier di te,
sempre le tue parole,
solo conforto in quelle notti
di dolore e di sconquassi colme,
di tremore vago, ond’io,
nell’inferma e buia stanza,
ove anche il pugnar m’era vano
già ch’io stesso fui l’avverso,
un lume andavo cercando, invano,
onde poi, tardo a venir,
il mattino sospiravo
e la luce del giorno.
Ti fui grato, e ancor,
pensando a te e a quelle parole,
mi giova, se pur vacua, la ricordanza,
non il fato, ch’avverso mi fu, e m’è,
perché a te la vita tolse, e a me
anche quella speranza.
Ma non per ciò ti canto,
e spero ti giunga questo mio verso
umile, s’annoverar si può tale,
per quanto mi manchi;
ho male e son perso, adorato mio,
amico dei giorni passati, e padre.
Se più non ti vede la terra natale,
se più i tuoi cari,
se come un sogno la tua vita fu,
ed è per tutti, se trascorsi gli anni
ogni cosa cadrà nell’oblio,
nell’oblio non cadrai tu,
almeno fin quando son vivo io.
Forse non ho nel cuore
scolpiti i tuoi accenti?
Forse non rimembro la tua mano,
delicata e greve,
che l’affanno della vita mi fece più lieve?
Intanto, mentre attendo l’umana sorte,
ti vengo a salutare,
non dove freddo giaci, al mare,
e ove si presta al guardo l’orizzonte
e par ch’a noi si volga l’immenso cielo
mi soffermerò, perché in quell’infinito
si dilegua ogni tristezza,
si dilegua ogni dolore,
si dilegua pur la morte;
così più vicino ti sento,
e quando su la guazza marina
verrà a soffiare il vento,
con esso tornerà il tempo che fu,
ne tornerà l’odore,
ne tornerà un sentore,
e forse, sorridendo, tornerai anche tu.










