Mi prenderò più tempo
cambierò qualcosa.
Ma non
cancellerò nulla.
Imparerò dalle sconfitte
è dalla sofferenza.
Troverò la giusta
strada.
Camminerò
verso la luce.
Cercherò i miei occhi
persi dentro lo specchio.
Nella prossima vita
seguirò la luce delle stelle.
8 commenti
I mercati collocati
la ripresa il suo sviluppo
ma io ancora sono a dirti
solo un poco di pazienza
verrà poi anche il tuo turno.
E ci provo
a ricercarti in un sorriso,
mentre piove
sopra tutto e sul cammino
sulla pioggia che è salata
e fa male per vedere.
Non sarai certo contento
condividere parole
riservato come sei.
Ma aspettiamo
il sole arrivi,
i suoi raggi ad asciugare
tutta quanta l'amarezza
e restare qui in attesa
per l'ennesima illusione.
la ripresa il suo sviluppo
ma io ancora sono a dirti
solo un poco di pazienza
verrà poi anche il tuo turno.
E ci provo
a ricercarti in un sorriso,
mentre piove
sopra tutto e sul cammino
sulla pioggia che è salata
e fa male per vedere.
Non sarai certo contento
condividere parole
riservato come sei.
Ma aspettiamo
il sole arrivi,
i suoi raggi ad asciugare
tutta quanta l'amarezza
e restare qui in attesa
per l'ennesima illusione.
Tremula la foglia al tuo soffiar
del sole vaga dipingeva l’ombra
e uno stormir confuso,
mentre un incerto mormorio
sortiva il grano.
Io, presso l’albero seduto,
lo sguardo posavo lontano,
sulle cime dell’Alpi,
che tu avevi disvelate,
e quella lontana quiete,
tale, d’inganno còlto, allor mi parve,
al campestre rumorio
e alle voci inquiete del mio cuore
andavo comparando.
Già ch’altrove sempre volse,
ch’il desir avesse pace,
già ch’ai pensati gaudi mai rispose,
ch’il piacer non fosse vano,
credevo lì, sulle cime innevate,
credevo in altro luogo,
un dì, non lontano.
Con rinnovata speranza allor
per i campi andavo,
fino al morir del giorno,
e il ligustro m’arrideva, odorato,
tra i rami posato il passero,
un’armonia spandendo d’intorno.
Pur non credevo nel dolor
e negli affanni, e sotto questo cielo,
di dove al guardo è negato,
o d’uno squarcio insperato
raro traluce il raggio,
dover trascorrere gli anni
ch’al caro tempo de l’infanzia
seguirono, né che le cose
ch’un tempo vane stimai e noiose
avrei rimpianto un giorno.
Tu invece vai e nulla ti preme,
né pur di noi,
vai per gli adusati sentieri
e ove più non s’addentra il mortale,
indi al luogo natale,
dopo vago errare, torni,
e tal riprendi, poi, senza posa,
così ch’ogni tempo hai veduto,
ogni umana cosa,
onde l’orme riporti, tornando,
di quel ch’è perduto;
tu vai, eterno peregrino,
ma non sai quanto il tuo venir mi giova,
ché il cielo sopra di me si sgombra,
l’aria di vita s’odora,
l’eco dei miei perduti dì pur sento.
Oh vento, vento,
benché tali non furono allora
guardo a quei giorni, or belli e cari,
come della gioia la sola dimora,
e adesso che più non mi sovvien
il tempo, né la speranza,
mi sovvieni tu
e una dolce ricordanza.
del sole vaga dipingeva l’ombra
e uno stormir confuso,
mentre un incerto mormorio
sortiva il grano.
Io, presso l’albero seduto,
lo sguardo posavo lontano,
sulle cime dell’Alpi,
che tu avevi disvelate,
e quella lontana quiete,
tale, d’inganno còlto, allor mi parve,
al campestre rumorio
e alle voci inquiete del mio cuore
andavo comparando.
Già ch’altrove sempre volse,
ch’il desir avesse pace,
già ch’ai pensati gaudi mai rispose,
ch’il piacer non fosse vano,
credevo lì, sulle cime innevate,
credevo in altro luogo,
un dì, non lontano.
Con rinnovata speranza allor
per i campi andavo,
fino al morir del giorno,
e il ligustro m’arrideva, odorato,
tra i rami posato il passero,
un’armonia spandendo d’intorno.
Pur non credevo nel dolor
e negli affanni, e sotto questo cielo,
di dove al guardo è negato,
o d’uno squarcio insperato
raro traluce il raggio,
dover trascorrere gli anni
ch’al caro tempo de l’infanzia
seguirono, né che le cose
ch’un tempo vane stimai e noiose
avrei rimpianto un giorno.
Tu invece vai e nulla ti preme,
né pur di noi,
vai per gli adusati sentieri
e ove più non s’addentra il mortale,
indi al luogo natale,
dopo vago errare, torni,
e tal riprendi, poi, senza posa,
così ch’ogni tempo hai veduto,
ogni umana cosa,
onde l’orme riporti, tornando,
di quel ch’è perduto;
tu vai, eterno peregrino,
ma non sai quanto il tuo venir mi giova,
ché il cielo sopra di me si sgombra,
l’aria di vita s’odora,
l’eco dei miei perduti dì pur sento.
Oh vento, vento,
benché tali non furono allora
guardo a quei giorni, or belli e cari,
come della gioia la sola dimora,
e adesso che più non mi sovvien
il tempo, né la speranza,
mi sovvieni tu
e una dolce ricordanza.
E poiché … amo i superlativi
e tutti gli Oltre,
amo,
quel volare alto
quel volare alto
sopra noi
per spostar le molte cose,
per cercare nuovi cieli,
misurare nuovi spazi!
Se solo avessimo
occhi più acuti
riusciremmo ad apparire alti
già a noi stessi:
splendidi sistemi solari, quali siamo!
Se solo, avessimo
mente più pronta
ed impetuosa,
capiremmo
che niente
di più elevato esiste
o si lascerebbe
raggiungere
e neanche più ideare.
Siam giardini del possibile,
nell'Oltre...
superlativo Oltre!
Sopra i fiumi,
Sopra i fiumi,
sopra le stelle;
via da veleni e da miasmi
di una quotidiana archeologia,
con falsi giudizi
e sterili valutazioni.
Oltre…
per guardare
con coraggio i nostri sogni,
rintracciare fede,
e non esser solo mete
ma diventare ponti.
Ponti … per il mondo,
per andare …... oltre il solito alfabeto di noi stessi!

In questa “valle di lacrime”
ovvero la vita, non ci sei più,
era il quattro marzo di un anno fa,
ieri come oggi
sfugge il tempo come il vento tra i capelli
E' il ciclo della vita una clessidra
caduto l'ultimo granello di sabbia
indietro non si torna,
l'unica certezza, l'unica cosa giusta
per ogni essere umano
Non esiste ricco, povero, buono e cattivo,
non esiste etnia o religione
per tutti la nascita e la morte son gemelle
le scelte nel proseguo, dipendono da noi
Tu hai edificato su terreno fertile,
frutti buoni son cresciuti
il cuore tuo colmo di bontà,
piccola, grande donna eri
un po' caparbia
ma eri tu e questo è ciò che conta
Eri tu, tra le cui braccia
mi rifugiai mille volte quando il dolore
mi si attorcigliava al corpo
come filo spianato
Eri tu, pranzavamo insieme serene
due donne, due amiche
ma il mio rispetto di figlia sempre,
ed ancora mi chiamavi “bambina”
Ora nuovamente la sofferenza
danza maldestra nella mia vita,
non ho più il tuo abbraccio,
la tua voce a consolare l'anima
i ricordi si, tanti i saggi consigli
Il tuo viso mi sorride
da una sterile fotografia
in bella mostra sul comò,
ma se chiudo gli occhi,
ti racconto di me, di noi
sento la tua piccola mano sul viso
e la tua bella voce dire “sono qui bambina mia”
*****************************
Alla mia cara mamma nel primo anniversario della sua morte
con tanto amore sempre e per sempre dalla stessa parte. Ciao mamma ti amo tan
Parla di me
non ti scordare
tienimi acceso, vivimi
portami sulle tue labbra
fai scivolare le mie gesta sulle tue corde vocali
urla il mio stato mentale
raccogli i miei passi
fanne tesoro
scrivi di me in ogni dove
rivivimi nei tuoi sogni
fai di me la ninna nanna dei tuoi figli
cercami nella semplicità della vita
nei gesti umili e dentro lo sguardo di un infante
suonami! filmami!
assapora il mio profumo
trai nutrimento dal mio frutto
condividi con me gioie e dolori
dipingimi con tutti i colori
sono il tuo osservatore
racconto il mondo con gli occhi di un viaggiatore
non ti scordare
tienimi acceso, vivimi
portami sulle tue labbra
fai scivolare le mie gesta sulle tue corde vocali
urla il mio stato mentale
raccogli i miei passi
fanne tesoro
scrivi di me in ogni dove
rivivimi nei tuoi sogni
fai di me la ninna nanna dei tuoi figli
cercami nella semplicità della vita
nei gesti umili e dentro lo sguardo di un infante
suonami! filmami!
assapora il mio profumo
trai nutrimento dal mio frutto
condividi con me gioie e dolori
dipingimi con tutti i colori
sono il tuo osservatore
racconto il mondo con gli occhi di un viaggiatore
Or che l’inverno riposa
siete madre,
signora dei miei sogni,
siete sposa
e non me ne raddolo;
anzi,
di festa vi cinga un volo di colombe
e d’esili aromi primavera vi circondi.
Un’altra estate è consumata;
sui nostri giorni
fecondi di speranze e di sogni
grava un mondo reale.
Collega dell’infanzia mia,
primiero amore,
il tempo porta via
anche i ricami d’oro,
d’amore e d’allegria.
(1967)
siete madre,
signora dei miei sogni,
siete sposa
e non me ne raddolo;
anzi,
di festa vi cinga un volo di colombe
e d’esili aromi primavera vi circondi.
Un’altra estate è consumata;
sui nostri giorni
fecondi di speranze e di sogni
grava un mondo reale.
Collega dell’infanzia mia,
primiero amore,
il tempo porta via
anche i ricami d’oro,
d’amore e d’allegria.
(1967)
Tempo passato
ha sfiorato
ed è fuggito
ancora una volta
profumo usuale
sale ed occlude
narici ed occhi
come solito fare
lento il grigio
veste il mondo
ricoprendo anche
l’estate
ancora un sorso di sogno
scivolando verso
nulla che allieta
e piace al mio io
ha sfiorato
ed è fuggito
ancora una volta
profumo usuale
sale ed occlude
narici ed occhi
come solito fare
lento il grigio
veste il mondo
ricoprendo anche
l’estate
ancora un sorso di sogno
scivolando verso
nulla che allieta
e piace al mio io
Parto per il viaggio più bello
fatto di tappe.
Mentre intanto
cresce magicamente l'attesa.
In volo con il mio corpo
imponente.
In un incrocio
di colori.
Il bianco candido evidenzia
i contorni neri.
Ma colpisce l'arancio
lungo ed elegante.
Porto il dono più bello
e desiderato.
Fiera e felice
di essere cosi attesa.
DEDICA PER L'AMICA GIO' E' LA FIGLIA CHE STANNO ASPETTANDO LA CICOGNA.

fatto di tappe.
Mentre intanto
cresce magicamente l'attesa.
In volo con il mio corpo
imponente.
In un incrocio
di colori.
Il bianco candido evidenzia
i contorni neri.
Ma colpisce l'arancio
lungo ed elegante.
Porto il dono più bello
e desiderato.
Fiera e felice
di essere cosi attesa.
DEDICA PER L'AMICA GIO' E' LA FIGLIA CHE STANNO ASPETTANDO LA CICOGNA.

Ero Ieri quando un giorno incontrai Oggi. Mi disse vieni con che sarai felice. M'innamorai di lui all'istante, così smisi di essere Ieri e diventai a mia volta Oggi.
Mentre andava avvicinandosi il Domani, Oggi mi abbandonava e non seppi più chi fossi.
Piangendo, arrivò Domani che mi chiese di seguirlo ma ferito da Oggi rifiutai.
Passò molto tempo e senza accorgermene mi svegliai nelle braccia di Domani e fu allora che mi disse: hai visto, hai superato il dolore di Oggi, ma non scorderai più di quando eri Ieri!
Mentre andava avvicinandosi il Domani, Oggi mi abbandonava e non seppi più chi fossi.
Piangendo, arrivò Domani che mi chiese di seguirlo ma ferito da Oggi rifiutai.
Passò molto tempo e senza accorgermene mi svegliai nelle braccia di Domani e fu allora che mi disse: hai visto, hai superato il dolore di Oggi, ma non scorderai più di quando eri Ieri!
Il mio cuore,
seppur disteso a terra…
…ha gli occhi
aperti alla bellezza.
Possiede il dono
della meraviglia.
È capace d’ebbri amori,
spalanca mondi,
apre spirali,
lancia sfide,
propone enigmi!
Or, reca tracce
di divinità fuggite…
…ombre, di irrivelati amori.
E' selva triste,
ma dolce e forte
con sottili canti
e spumeggianti azzurri suoni…
…freschi!
E' caldo più del sole.
Sa scrivere
rosse lettere di fuoco!
Timido, prepotente,
smarrito e teso…
…sa incendiare i sensi!
Il mio cuore...
seppur disteso a terra,
sa essere cuor fecondo.
Sa cantar… solo d’amore!


Un’ignota mano era, non il vento,
che le foglie muoveva, in primavera,
ignoto pure di dove veniva il canto
del merlo, tra i rami celato,
e il moto ondulato del grano maturo,
il lamento duraturo delle cicale;
oh, quale mistero pensavi,
quale magia, e seppur di tutto ignaro,
tutto per te era gaudio, tutto gioco.
Non avvezza al mondo e alla ragione,
quanti vaghi pensieri
sortì la tua acerba mente,
quante fantasie,
onde sovente alle celesti vie
lo sguardo alzavi, sospirando.
Ricordi? Era il tempo dei soli estivi
e tu, recandoti il nonno per mano,
tra robinie, pioppi e gelsi vagavi
e non c’erano le piaghe dell’età,
non c’erano affanni
a turbare l’adolescente beltà.
Dove sono ora quei sospiri?
Perché non ti rallegra più quel canto,
né la voce del vento,
non quel sobrio diletto,
pei campi vagando?
E perché, trascorsa la giovane età,
lo sguardo al vero volgesti?
Forse che il discoprire che tutto è vano,
che tutto la morte oscura,
una qualche gioia ti procura?
Forse ch’indagare può la ragione
il mistero de l’universo?
Sottile inganno. E chi, ancora,
tali cose sovente obliando,
ben oltre ciò ch’il viver ti chiede,
a cercar ti spinge?
Chi, tu sapendo che tutto è nulla,
ad operarti in vacue cose ti sprona?
Io non so se tal cosa
all’uomo fu prescritta ad arte,
so solo che passati quei dì
non solo il verde sembiante,
non solo le favole antiche,
ma anche ogni illusione svanì.
che le foglie muoveva, in primavera,
ignoto pure di dove veniva il canto
del merlo, tra i rami celato,
e il moto ondulato del grano maturo,
il lamento duraturo delle cicale;
oh, quale mistero pensavi,
quale magia, e seppur di tutto ignaro,
tutto per te era gaudio, tutto gioco.
Non avvezza al mondo e alla ragione,
quanti vaghi pensieri
sortì la tua acerba mente,
quante fantasie,
onde sovente alle celesti vie
lo sguardo alzavi, sospirando.
Ricordi? Era il tempo dei soli estivi
e tu, recandoti il nonno per mano,
tra robinie, pioppi e gelsi vagavi
e non c’erano le piaghe dell’età,
non c’erano affanni
a turbare l’adolescente beltà.
Dove sono ora quei sospiri?
Perché non ti rallegra più quel canto,
né la voce del vento,
non quel sobrio diletto,
pei campi vagando?
E perché, trascorsa la giovane età,
lo sguardo al vero volgesti?
Forse che il discoprire che tutto è vano,
che tutto la morte oscura,
una qualche gioia ti procura?
Forse ch’indagare può la ragione
il mistero de l’universo?
Sottile inganno. E chi, ancora,
tali cose sovente obliando,
ben oltre ciò ch’il viver ti chiede,
a cercar ti spinge?
Chi, tu sapendo che tutto è nulla,
ad operarti in vacue cose ti sprona?
Io non so se tal cosa
all’uomo fu prescritta ad arte,
so solo che passati quei dì
non solo il verde sembiante,
non solo le favole antiche,
ma anche ogni illusione svanì.
Io mi ricordo ancora
anche se a quei tempi
ero un bambino
andava tanto una canzone
parlava di una ragazza bionda
e molto bella
ora avrà sui settant'anni
Katy è il suo nome.
Se n'era andata a quei tempi
per una delusione d'amore
e cinque orsacchiotti le cantarono
questa canzone.
Piccola katy quella notte aveva capito
che pure le bambole l'avevano tradita
aveva passato un intensa ora d'amore
poi al mattino svanito nel nulla.
Decise di andarsene lontano
da quei posti che le ricordavano
il passato.
Ora gli orsacchiotti
sono ancora in cinque
e cantano questa vecchia canzone
piccola Katy la ascolta ancora
non è più una ragazza
da tempo è già nonna,
ma quella lacrima che scende nel viso
è un vecchio ricordo
di un amore finito...
OMAGGIO AI POOH PER AVER RACCONTATO QUESTA FANTASTICA STORIA









