che disegnano giochi d'ombra sul tuo splendido corpo.
Al mio sguardo si svela chiaro ogni tuo dettaglio, la serica perfezione della pelle.
Il desiderio si scioglie in rugiada, sulle mie mani il ricordo di delicate carezze,
della morbida pienezza dei seni
del calore di una femminilità superba.
Bocca su bocca
danzano le lingue un umido ballo d'amore, mai sazie,
sospinte dalla passione che il tempo dilata e diviene mare in tempesta
E corpi allacciati e scomposti danno sfogo all'estasi a lungo agognata
e con un gemito deluso, mi rendo conto di averti solo sognata
il geniale pennello
va tracciando
barocche irrequiete figure.
Sull’alto ed ampio soffitto
con artificio prospettico
ne annulla il suo limite,
scoprendone i cieli infiniti.
Son cerchi,
gremiti di Angeli e Santi.
Movimenti convulsi, complessi!
Gioiose inquietudini,
tumultuose energie
che come vento impetuoso
soffiano e ne increspano le vesti preziose
delle maestose, imperanti figure.
Con fare spiraliforme
esse volteggiano
creando vortici d’immenso,
catapultando gli incantati sguardi
verso quell’unico centro di luce:
culmine e sintesi dell’estenuante
instancabile dorato chiarore…
…Un sole,
un unico centro che abbaglia,
inguardabile punto, d’accecante meraviglia.
Turbine che cattura, rapisce... ed è, estasi!
Divina, epidermica, contemplazione,
con viaggio di sola andata.
Com'è bello
questo lunedì
sulla spiaggia sole libertà
distanti da gente e caciara
Com'è bello
questo lunedì
forse possiamo parlare
con lo sguardo incrociare
gli occhi innamorati
due angeli indisturbati
lontani dal mondo
davanti al tramonto
Com'e' bello
questo lunedì
mentre ti verso un rosè
Com'è bello
questo lunedì
perso nel mare di te
son romantici petali invaghiti di brina,
pulsazioni invernali d' un mattino infinito,
batuffoli d' un vespro di cenere rifiorito,
ventricoli d' un bocciolo di lana sgualcito,
grafia stellare d' una piuma di luce rischiarata,
sintassi solare d' emorragica emozione,
coaguli parafrasali di viole innevati,
cristalli coniugali d' amore dimenticati.
due ottave e mezzo di estensione.
Ma a volte vorrei che questo dono
fosse stato regalato ad un altra.
Non riesco a gestirlo.
A volte è potente,
ascendente,
è qualcosa da esibire piacevolmente.
All’improvviso calante,
debole,
fragile,
rauca,
tremante,
che mette in mostra tutte le mie paure…
E’ indomabile,
capricciosa!
Non so mai cosa aspettarmi.
Quali saranno le sue prossime mosse?
Ho solo un modo per difendermi,
e proteggermi;
la fatica e il grande impegno.
E allora….
Mi esercito,
mi ascolto,
mi correggo,
mi riascolto,
rifaccio tutto.
Rincomincio daccapo!
E non sono ancora compiaciuta.
Allora piango,
mi spazientisco,
ma non desisto.
E allora…..
Mi esercito,
mi ascolto,
mi correggo,
mi riascolto,
rifaccio tutto.
Rincomincio daccapo!
Dedizione
e scoraggiamento
si fondono unitamente.
E’ un agrodolce sentimento.
Conto i giorni, i minuti, i secondi.
E’ arrivato il momento…
Guardo il mio pubblico,
come se fossi un torero
che scruta
gli occhi del toro.
Consapevole che se sbaglio,
non basterà chiedere perdono.
Ho sfoderato il mio coraggio,
ma le gambe comunque tremano.
Le mani sono gelate.
Il cuore corre troppo velocemente,
come una locomotiva.
Vorrei fuggire ma….
Inizia la musica.
Dico a me stessa:
“O adesso o mai più!”
E inizio a cantare…
mi svuoto completamente
donando quel che il pubblico
si aspetta.
Aiutandomi con le mani un po’ recito.
Tutti mi fissano,
restano immobili,
non si sente il loro fiato.
Allora penso….
“Ho sbagliato?”
“Li ho delusi?”
E scoppia,
rumorosa,
la loro approvazione,
in un energico applauso.
Ora sì, che sono un soprano,
una cantante,
la mia voce da oggi in poi
solo alla mia volontà dovrà ubbidire.
Sono io che comando!
Ella in schiavitù condurrò….
e mari senza confini
correvano verso gli oceani
e nel mio cuore.
Brillavano gli occhi,
quando incontravano i tuoi,
ed io credevo di essere
nell’altra metà del mio cielo.
Ora, mi convinco
che è solo brina,
quella che poggia sul cuore,
basterà il calore che ho dentro
a farla evaporare.
… Forse!...
Invece, probabilmente,
basterebbe un bacio
o sarebbe più opportuno
che nascesse l’ amore
e sciogliesse la neve.
… Forse!...
Poi, se così fosse,
mi dico che la vita
dovrebbe ricominciare
di nuovo
e allora penso che
non finirà mai di nevicare…
per scappare via
ricominciando a pensarlo
riprovando a sentirlo
e poi su
ancorato a strade medievali
rotolando lo sguardo
giù per le colline
riprendendone l filo
per ricominciare
tra mosaici verdi e blu
incastonando pensieri
qua e là
una pennellata alla mente
ed una al cuore
cresce e sale
fino a sfiorare il cielo
profumando la pelle
di sensazioni arancio
e dolce lavanda
a…mare tanto
senza mai smettere
a…mare tutto
quello che la vista
può ottenere
a…mare tanto
tutto di un fiato
a…mare tutto
in fragranze raccolte
in fazzoletto di cuore
a…mare tanto
sorseggiando dalla coppa della meraviglia
a…mare tutto
inebriandosi fino
ad ubriacarsi
che i giorni
non ingannano
gli occhi
e gli anni regalano
meno sollievo
di allora.
E' una sera
che sento
tutto il peso
di questo mio tempo
e mi scopro
a fare i conti
con il nostro passato.
Così fisso un punto
dentro queste distanze,
sperando
di poter rivedere
quella luce
illuminare il tuo volto,
come quando ti dissi
con le mani
e con il cuore
restiamo così.
Perchè lontani
è più facile perdersi.
Perchè insieme
sarà meno difficile
non riuscire a scorgere il sole
illuminare il cammino,
sempre e comunque.
Anche di notte.
ci vuole orecchio,
in tinto dentro il secchio,
anzi parecchio,
bisogna averlo tutto,
per scrivere certe cose;
e tu non mi dici niente,
e non ti sfiora,
il mio tormento per te,
e mi lasci qui
da solo,
mentre te n e vai,
ed io non dormirò mai,
pensando dove sei;
e ti scrivo una poesia;
per scrivere certe poesie,
ci vuole orecchio;
ci vogliono le parole,
e un senso logico
portante;
per fare poesia,
ci vuole l’idea,
l’idea di base,
base,
la base,
per fare poesia.
inalberati e nudi
trattengono i passi
di questo lunedi
ho un ghigno che mi precede il naso
e un diavolo per capello
e di capelli una marea
canto questo mondo
che ho tra le mani
canto questa donna
che mi sta trasportando
su strade di sole
e nel mio cuore
ritorno dove non sono mai stato
per restarci e non tornarci più
Credi donna,
che fra le file di orizzonti amori,
su quelle strettoie inclinate
e anche amare
io colsi il futuro e una nuova vita ?
Piangevo... e scoprivo sogni
oltre le infinite tracce
di chi adopera il cuore,
di chi,
nel suo solitario viaggio
scopre pianeti oltre l' incantesimo.
Lungo, lungo impetuoso torrente,
steppe, boschi di fango,
intricate spine che s' attaccano
e feriscono la carne:
hai! a quelle leggi e fulminee battaglie
che percuotevano lo spirito
giungendo oltre ai dialetti della vita.
Lontano ondeggia
la sillaba di vecchie memorie;
lontano e ancor più lontano
il sorriso e il volto che fugge,
e or piano, in uno sfondo d' autunno
cade l' anima
edd' io sarò morto.
mentre avanza il giorno
I gerani danzano
con me la rugiada
Una piccola folata di vento
sposta i miei capelli
e mi animo di emozioni
sono qui che guardo
mentre scrivo .


Poso lo sguardo
Vedo infinito… vasto.
Calore intenso!
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La poesia (Accenti ritmici 1-4-6) è nata leggendo il celebre aforisma, di William Blake, poeta, incisore e pittore inglese del 1700:
“Chi non osa osservare il sole in volto non sarà mai una stella”
un po’ insolenti e tanto birichine
da quanno che sto qua, su sto divano
a rilassamme con er libro in mano ?
M’infili le tue dita fra i capelli,
te vorrei dì che non so più quelli
de quarche tempo fa
quanno Sansone me stava ad ammirà.
E lassa perde pure e mie orecchie
nun servono pe appendecce le cinghie.
I baffi miei, orgoglio nazionale
non sono tuttavia da estirpare.
Ma che succede…
Va bene che l’amor tutto concede !
Smetti ‘n pò de fa l’appiccicosa
e dimme finarmente de sta cosa.
Voi fa l’amore ? E allora dilla tutta,
così te spiego che oggi sto già a la frutta.
nun c’a faccio nemmeno a respirà,
e n’artro poco me ne andrò a durmì !
O… ma si, distratto, dovevo capire !
che le moine non erano pe ammaliare,
erano solo per farsi perdonare,
de quarche cosa, de un malaffare.
“Me sono presa una gran sbandata
pe Gigi er ganzo, che mi ha accompagnata
quanno dormivi, ogni giorno tu,
e puro a fontanella der Gesù .
Mo te volevo di de queste spine
pe questo te facevo le moine,
è ‘n arma, pe na donna, strepitosa
si vo fa l’amante oppur la sposa.”
Lassamo sta io a Giggi e tu ar ganzo,
passamoce, anzi, un bel dopopranzo,
T’ho trascurata, per questo sei sbandata,
solo per poco, ma te ho rischiata.
Vieni che ora te faccio ‘na moina
da ora fino a doman matina !
Intanto tu, se voi, datte da fa,
che co e moine ‘nhai gnente da ‘mparà !











