(Perduto amore: figlio,amico,genitore..)


                                                                Goccia impetuosa,
                                                                madre di sofferenza infinita.
                                                                Il dolore straziante
                                                                del perduto amore,
                                                                prorompe improvviso
                                                                in un pianto inesorabile.


                                                              
                                                               Goccia cristallina,
                                                               delicata riaffiori
                                                               e gioiosi ricordi ravvivi.
                                                               Libera,nella memoria,
                                                               la commozione  danza leggera.
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Profilo Autore: Annamaria Latini  

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Seduta su questa comoda poltrona.

Mi dicono che riposare devo

ma io giovane mi sento.

Ricordo….



La fatica e il sudore.




Mi allenavo costantemente

per raggiungere la perfezione

la mia mente

rifiutava l’errore.



E così mi guardavo allo specchio

mi esercitavo all’asta

mi rimproveravo

mi applaudivo da sola…



Chi può capire

come ci si sente

a sfidare la fragilità?



Quel palco luminoso

e il tintinnio delle mie paiettes.



E le forti mani

del compagno che mi sollevavano.

E sentire il suo battito

così vicino al mio …


 

E quando

quel punto luce sul palco si spegneva

in un sol battito di ciglia…

e il silenzio ….

Poi

finiva tutto …



io esile

sfinita

ma dentro

tanta voglia di rincominciare.



Ballare, ballare, e ancora

danzare sulle punte

fino a consumarle….



La fama

con cui il mio io si sfamava

un di’ cessò

e la sua lama

affondò

senza compassione

alcuna

per questa mia passione.



Ricordo ancora il mio primo tutù…



Quella vocina ancora mi ripete: “Devi riposare!”



Sì, devo riposare

e le forze recuperare

perché poi ancora dovrò danzare!
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Profilo Autore: Maddalena Clori  

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Fragile desiderio è l' amore,

germinazione concettuale d' un fiore di marzo,

adulterio pronominale d' inguaribile rivoluzione,

congiunzione astrale d' insaziabili parole,

petalo semantico d' una dolce trasfusione,

naufragio equatoriale d' un gheriglio di cuore,

scarlatta passeggiata d' acrilico orizzonte,

sentenza sensoriale d' un solstizio celebrale.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Solitudine
è parlare con gli uccelli
non staccarsi da un tramonto
contare i brividi sulle note di una canzone.
E’ spendersi guardando il mare
d’inverno.

Solitudine
è innamorarsi d’un dipinto
emozionarsi d’una poesia
abbracciare il proprio cane.

Solitudine
è amare col cuore e con la mente,
è aprire l’anima come un libro
lasciando che venga sfogliata
ogni sua pagina.
E’ seguire il volo d’un gabbiano
dentro il sole.

Solitudine
è raccogliere negli occhi
sfumature di rossi d'autunno,
cavalcare la propria fragilità,
sentirla urlare,
toccarla e comprenderla.

E’ stare in mezzo alla gente
che viaggia in aliscafo,
mentre ancora tu
governi una zattera di legno,
in mare aperto.
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Profilo Autore: elisa  

Questo autore ha pubblicato 141 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Prima c'era l'allegria
sui gradini di pietra
e ad ogni via
canti, parole e risate.
Mani affacendate
tra vimini e giunghi intrecciati
e tanta fantasia.
                                                I "crivari"

Lungo la salita
odori e profumi
di agrumi, mandorle,
vino cotto, miele e
sesamo in cottura.
                                          "Il cupetaru"


Sicure e decise
le forbici
seguivano l'imbastitura
e un motivetto fischiettato
la sola compagnia.
                                           "Il sarto"


Ardeva il fuoco
tra le mura screpolate ed annerite
e il tepore del siero nelle abili mani
riempiva canestrini di ricotta
e di formaggio .
                                       
                                                    "La pastorizia"
Tra l'ordito e le trame
una melodia dolce
scandiva agilità e precisione.
Drappi pregiati intessuti
e frangiati di seta o di ginestra.
                               
                                                      "Le tessitrici"


In attesa le vigne
di canti e cori in festa
pergolati e filari
di grappoli maturi
e cesti ricolmi di uva.
                                         
                                                            " La vendemmia "


Erano le querce a dare
ombra e ristoro alle fatiche.
Il fiume a sussurrare le memorie .
Di erba falciata , vanghe e zappe i contadini
carichi e mansueti i somarelli.
                                   
                                                        " I contadini "


Pazienti le donne
ore e ore piegate
raccoglievano ad una ad una
le olive cadute nei panari,
poi nei sacchi di iuta
in attesa di essere
portati a macinare.
                                       
                                                                     "La raccolta delle olive"


Nelle botteghe del borgo
la fucina ravvivava la brace
di carbone infuocato.
Su un ceppo di legno
regnava l'incudine e il martello
pochi colpi precisi di maglio
e quel ferro arroventato scintillava
e prendeva vita.
                                       
                                              " Il fabbro"

Scanditi dal sole di Giugno
i rapidi gesti dei mietitori
falce in pugno e spighe dorate
distese al suolo.
Tra i canti e il frinire delle cicale
il vento si diverte sui covoni.
                                                                                                                                                 
                                                                                                                                    La mietitura"
                                                                                                             Alcuni miei versi sugli antichi mestieri del mio paese                                                                                                                        



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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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( STILO – BIVONGI – PAZZANO

tre paesi della Vallata dello Stilaro  RC )
           
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Or che della Valle

 tesser vorrei la lode,

tu, amica mia, stammi vicino,

infondi in me profondi pensieri.

Vola la mente ad accarezzare i ricordi,

vagano gli occhi tra angoli noti,

cerco, vedo, sento

e lo sguardo trova appiglio.

Tre fratelli dall’inceder sicuro,

da me passan oltre,

il loro dire è più attento del cammino

e sostan lì, vicino al fiume stanco,

che lento, verso il “Nostrum Mare “va.

Come un bimbo, che fa gola al suo compagno

del suo novello gioco,

così andavan narrando

dei loro pregi i tre fratelli.

Io sono il colto, il primo dice,

ho tanta fama e il sole sta sul viso mio,

posseggo arte, storia e filosofia,

nobili illustri, erudite menti,

palazzi e tenute antichi,

castelli conventi e Bizantina Chiesa.

del sole la città mia, a visitar vi invito,

emozioni sicuro vi darà la vista mia,

così ai piè del Consolino,

e dallo Jonio, giù qualcuno,

“ il Presepe è lì”, con la mano indicherà.

Eguagliar nessun potrà l’aspetto mio. 

Certo, sicuro, tutto è verità,

fratello caro, l’altro rispose,

io, invece, laborioso sono assai.

Trovo gusto a viver con la natura,

ogni seme che io pianto,

in ogni dove, di certo,

spuntar vedrò il suo germoglio

e a iosa i frutti buoni coglierò.

Ho mente acuta, aperta alla cultura

e giovani come me ne trovi tanti,

protetti da una Mamma Buona e Santa,

e se con te io pure son fratello,

Ella allor non è soltanto mia,

ma è Mamma Nostra.

Ti esorto vienimi a trovare,

son posto proprio alle spalle tue

e se il sole all’orizzonte

ogni dì vedi levarsi in cielo,

è cosa assai gradita

ammirarne pure il suo tramonto.

Silente, capo chino,

l’ultimo, tutto in cuor suo serbava

e schiarendosi la voce, al suo momento,

a raccontare così si mise:

cosa dir di me, io proprio non saprei,

piccolo si, ma non per questo meno amato.

Tanto e tanto ho lavorato

e ricca è la terra mia di ferro duro.

In mezzo a voi io sto vicino,

come sul viso stan le labbra con il naso.

Tocco anch’io il Consolino, giusto quanto voi,

ma non guardatemi così, se con orgoglio,

di monte ne ho uno tutto mio.

Lassù v’è il Paradiso, andatelo a scalare,

ogni senso si rigenera, tra quiete, pace e amore.

Non un re nel suo castello, v’è in cima a quella vetta,

bensì una grande Stella, dei cuori la Regina,

in fondo sta, in una grotta rara

che solo la natura poteva fare così bella.

Taciti i tre si tesero le mani

e uniti in un intreccio, giocarono di sguardi.

La profonda voce dello Stilaro allor

si udì levarsi in inno: “ Bravi i figli miei”,

questo è vero amore e civiltà!

Passar tant’acqua vidi sotto i ponti

e con essa pur dolore, fame e povertà.

Se uno di voi in cuore ha la tristezza,

l’altro non sorrida, per carità,

ma datevi una mano, vincete la partita,

la vita a volte è dura e malvagia la natura,

pure l’uomo, re crudele, tutto toccando muta.

Vi chiedo come padre, aiuto e unità,

beni vitali e necessari assai

a nutrir la nostra Valle amata,

così a lungo ancor essa vivrà

oasi di bellezza, storia e civiltà.
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Profilo Autore: Cosetta Taverniti  

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                                                                 Voci di popoli in cammino..
                                                                 Voci arroganti
                                                                 sui miseri corpi innocenti.
                                                                 Intrise di pregiudizi
                                                                 le voci dei potenti     
                                                                 e le incongrue affermazioni
                                                                  celano  palesi  verità.
                                                                 L'umanità implora!
                                                                 Inascoltate, voci sofferenti!
                                                                  Ma la benevola voce trascende
                                                                  e s'inerpica nei meandri della coscienza.
                                                                  Libera, voce che speri!
                                                                  Libera, voce che ami!

                                                              






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Profilo Autore: Annamaria Latini  

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Questa mattina tutto è silenzio
Ma nella testa un odioso fracasso 
Poiché  il fastidio
È  non saper cosa fare
Quando qualcosa vien meno
Alla tua abitudine.
È provare un desiderio rabbioso,
Una voglia a stento repressa
Un chiodo fisso a tenerti sospeso su una boccata di fumo
Sognata e  insoddisfatta.
E l' umore, stizzito, ingrigisce col cielo
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Profilo Autore: Claudio Metalli  

Questo autore ha pubblicato 19 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Tra campagna e mosto
ho dato un senso
al mio vivere
tra te e i tuoi occhi
ho dato un senso ai giorni miei
adesso
posso andare via...
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Profilo Autore: fgl  

Questo autore ha pubblicato 269 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
                       
                                     L'ultimo l'ho messo in evidenza con discrezione,

                                     un vasettino da reliquia, di zafferano,

accanto ad un agosto del cuore

oltrepassato da almeno vent'anni. 

Altri mettono in credenza un corno inglese mai utilizzato

o una pozzanghera turchese di lacrime.




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Profilo Autore: Alberto Automa  

Questo autore ha pubblicato 1011 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Sarà pure banale

scontato e passionale,

correre a perdifiato

su di un campetto arato.



Ma questa è esteriorità,

non ti fermare qua !

Dietro c’è un altro mondo

complesso e più profondo.



C’è un mondo di sentimenti

che agita le menti,

di uomini qualunque

che parlan mille lingue.



Ci sono pure storture,

violenze e censure,

che sono ormai d’intralcio

a chi ama veramente il calcio.



La maglia del mio cuore

che ho seguito con onore

ha dei colori accesi

di delicato amor rappresi.



Il rosso come il sangue di coloro

che partirono un di a cercar lavoro.

Il giallo come i campi di grano

 che la mia terra grandemente onorano.



E il cuore che batte all’impazzata

si fa sentir per tutta gradinata.

E’ un susseguirsi di mille emozioni,

t’induce a mille e mille reazioni.



Lasciateci vivere allora in allegria,

questa pausa dal mondo sia quel che sia,

che a prender calci abbiamo tanto tempo

e non abbiamo manco tanto scampo !

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Profilo Autore: Bronson  

Questo autore ha pubblicato 295 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
I popoli e le schiavitù dei terzi e dei noni mondi
sfioriscono agli asciutti troni dei vili .
menano le loro lunghe grida in baratri
presenti sudari di ultime guerre.
Or dal lato alto d' una strana torre
ricalca un grido, un passinoso pianto
e co' tanta cenere colora il vasto vanto,
che di cento grigi il ciel ricolma.


Sete e bruciori nell' agonia dei mille;
fantasmi carichi d' impiccata moneta
appesantiscono il buio dell' ignoranza fatta;
tragedie, urlatrici belve suonan novità di morte
nei nostri giorni, tra le sacre pietre,
sopra arterie erbose e sulle franate cime,
muovon passo di capricciosa fine,
ergono gloria a idoli vani.


Non s' alza più il colore di un amore amato,
non vedo la speranza e l' estate calda
che rincorre il sol dei dì famosi;
oltre lo specchio del flettente inganno
figure armate d' imbrattati acciai
corron lo spazio fuso, corron alle tombe
come vampiri nel sol che si diffonde
all' alba trepida di cucita frode.


Le bugie degli ignoranti hanno pianto il mondo
che ancor plagiano di ironica via
sudate strade con versi d' infamia.
Chi tra le vesti degli imperi ha colpito il cuore
risanando i pianti?
Quanto inganno e odio per un giallo colore
                                   principe dei peccati,
rincorrendo frutti inesistenti, amari e intricati
arrotolando la storia in neri misteri.


Cercheremo il ferro del denaro
per coprire le membra nude dalla sconfitta;
avremo corpi unti, con cattiva presenza
e sotto un cocente sole in vittime di sapienza
con i nostri corpi stesi tra le serpi e i sassi
e con tutto questo abbracceremo il confine
seduti nell' ombra di un' immensa fine :
ali di pianto chiuderanno la storia.

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Profilo Autore: Adriano Trestini  

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Per averti eternamente
devo addormentarmi per sempre
sul quel muro che ho varcato
nella notte dell'altro io.
Per averti oltre la mente
oltre il cuore e le viscere
devo strapparmi la pelle
e come un serpente
strisciare tra le ombre
della tua e della mia carne.
Per avere la tua sostanza
devo incarnarmi nel tuo Spirito
succhiarti il sangue
e infilarmi silente tra le tue unghie.
E nel ruscello del cielo
che adorna il mistero del cuore
ci sono le risposte
che adesso io non ho.
E allora amore, io adesso vado
spengo la luce e m'incammino
oltre il riflesso della luna
e lì ti aspetterò.
E se tutto questo come dici è illusione
vorrei essere alba e tramonto
vorrei essere una stella
incastonata tra le tue cosce
fuoco del perpetuo esistere.
E se anche tutto questo non esiste
baciami ora, ed io morirò.
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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo  

Questo autore ha pubblicato 287 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
"Torna a scuotere 
un concerto 
frenetico di note

la sera ha i contorni
dell'Inverno
  ma 
si ferma
e un siparo rosso scarlatto
s'apre
e riscalda il cuore!

Nel silenzioso guardarsi
gli occhi scintillano
come le stelle del cielo 

poi un canto,  una musica
vestono i pensieri di luce
 
sostano le parole

un eco di sorrisi siede 
sana e cura ogni male.

Il teatro 
lo devi amare
non lo devi capire!"


Al Piccolo Teatro D'Arte Di Montepaone Lido (CZ)






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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

Questo autore ha pubblicato 966 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Il ricordo della stanza
ha sepolto caldo
il cuore della notte.
Lo specchio infranto
del tempo perduto
deposto ala senza volo.
Ricorda di dimenticare
mi disse prima d'andare.
Ed io piansi.
Non una volta tornato
in quell’azzurro cielo
l’accecante dolore
trovò parole amate .
Il deserto nella mente
aveva inaridito il dono
prosciugato la sorgente
il sogno, il perdono.
Il ricordo della stanza
talvolta rivive ancora in fieri
ma solo per un attimo,
a infinita tenerezza d'ieri.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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