Seduto
davanti al camino
guardo
le fiamme
che schioccano
e danzano
e bruciano legna
mentre fuori
grandi nuvole nere
ci annunciano pioggia,
non gelo.
Tarda quest'anno
l'inverno
e mentre aspetto
di nuovo il Natale
starò come gli altri,
a ripetere
che il peggio è passato,
a credere
che la guerra è finita.
Dall'esterno
purtoppo
non arrivano
notizie migliori.
davanti al camino
guardo
le fiamme
che schioccano
e danzano
e bruciano legna
mentre fuori
grandi nuvole nere
ci annunciano pioggia,
non gelo.
Tarda quest'anno
l'inverno
e mentre aspetto
di nuovo il Natale
starò come gli altri,
a ripetere
che il peggio è passato,
a credere
che la guerra è finita.
Dall'esterno
purtoppo
non arrivano
notizie migliori.
12 commenti
Oggi prendo un petalo
della tua Primavera
niente che non sia una pagina
un'attesa
una tua parola
un sensuale déjà vu d'intensi canti
che abitano l'aria e la memoria.
Dolce Emily
oggi rivivo con te
l'odore dei tuoi giorni freddi
tutte le lacrime che hai pianto
e mentre una pioggia sottile
rimanda il tuo sentire
un silenzio ricucito spezza
il mio pensare
ti posi silente nella mia anima
con una rosa rossa recisa
ritrovo la tua essenza infinita
e sono piena di te
nel mio cuore.
Fammi ascoltare la tua voce nelle orecchie
ch’io possa ingoiarne le parole una ad una,
come fossero caramelle.
Dimmi che le stelle verranno,
quando nel parco
passeggeremo vicini
passeggeremo vicini
e al laccio prenderemo la luna.
Sotto una vela colorata
solcheremo i mari del sud!
solcheremo i mari del sud!
Dimmi che ci sarà tempo per noi!
Che nel guscio di una noce
Che nel guscio di una noce
troveremo spazio sicuro
lontano dal mondo,
e come gatti d’inverno
troveremo riparo,
troveremo riparo,
poi tra gli scogli d’estate
l' alcova bagnata di mare,
la frescura nell’ombra,
la frescura nell’ombra,
mentre tutto brucerà
sotto un impertinente sole.
sotto un impertinente sole.
Dimmi che mi terrai con te,
che mi farai vivere
e naufragar nei tuoi sogni.
e naufragar nei tuoi sogni.
La fine si avvicina
inesorabile, malinconica
per questo vecchio e stanco anno,
un altro ramo secco cade
dal grande albero che è
la vita
Una vita per un'altra vita,
una gemma nuova nasce,
dodici mesi da assaporare
intensamente nemmeno un attimo
da perdere, nettare prezioso
dalla terra scaturito
Nuove stagioni
nuovi sogni, gioie e dolori
riempiranno i giorni
con la paura dell'incognito
Cadrà neve dal cielo
nell'inverno freddo e grigio,
sbocceranno fiori
nell'allegra primavera
Il sole caldo dell'estate
la pelle renderà brunita,
con l'autunno
le foglie ingialliranno
caduche a nutrir la terra
Il cerchio nuovamente
si conclude
nell'attesa di altre speranze
sogni, gioie e dolori
per un nuovo anno ancora
Ti regalerò una rosa
sbocciata tra le mie
mani piccole,
che sanno d’intrecci,
di essenze,
di perle e colori.
E’ una rosa che non ha sete!
Fermi,
alla carezza del tempo,
i suoi petali odorosi.
E’ senza pretese,
ad un semplice dono
affido un gesto profondo.
Custodisce in sé
il sapore del cuore
e tra i petali,
all’acre odore di limonene,
nascosto c'è un sorriso: il mio.
“Per te” che non scordo,
ti dirà.
...Ti regalerò una rosa,
ti parlerà di me…
Con questa mia semplice poesia porgo i miei Sinceri Auguri di Buon Natale e di un Radioso Anno Nuovo
a Tutti i Poeti e Poetesse del Sito e alla Redazione Tutta... Un abbraccio fraterno a voi.. Giò ^-^
sbocciata tra le mie
mani piccole,
che sanno d’intrecci,
di essenze,
di perle e colori.
E’ una rosa che non ha sete!
Fermi,
alla carezza del tempo,
i suoi petali odorosi.
E’ senza pretese,
ad un semplice dono
affido un gesto profondo.
Custodisce in sé
il sapore del cuore
e tra i petali,
all’acre odore di limonene,
nascosto c'è un sorriso: il mio.
“Per te” che non scordo,
ti dirà.
...Ti regalerò una rosa,
ti parlerà di me…
Con questa mia semplice poesia porgo i miei Sinceri Auguri di Buon Natale e di un Radioso Anno Nuovo
a Tutti i Poeti e Poetesse del Sito e alla Redazione Tutta... Un abbraccio fraterno a voi.. Giò ^-^
Rabbia, sconcerto,
al limite di sopportazione
sta il mio essere,
a mirare lo spettacolo malvagio,
di chi avido nel comporre eccelsi versi,
sopraffà l’altrui gioconda fantasia
e per giunge all’ambito suo traguardo,
invade spazi, dipinti e miraggi miei,
rubando sogni che mai seppe sognare
e tempo al suo dovere.
al limite di sopportazione
sta il mio essere,
a mirare lo spettacolo malvagio,
di chi avido nel comporre eccelsi versi,
sopraffà l’altrui gioconda fantasia
e per giunge all’ambito suo traguardo,
invade spazi, dipinti e miraggi miei,
rubando sogni che mai seppe sognare
e tempo al suo dovere.
E ci ritroveremo tutti al bar,
dopo che gli anni sono passati,
sono alle spalle,
ognuno coi suoi guai,
ancora con la voglia di cambiare il mondo,
ancora dissidenti,
ribelli sempre ribelli,
ognuno con qualche capello
in meno,
un po’ canuti,
ma sempre uguali
in fondo;
dentro qualche locale,
con la faccia,
di chi è lì,
per caso;
e quanto tempo
sarà passato,
gioventù,
gioventù,
un ricordo indelebile.
dopo che gli anni sono passati,
sono alle spalle,
ognuno coi suoi guai,
ancora con la voglia di cambiare il mondo,
ancora dissidenti,
ribelli sempre ribelli,
ognuno con qualche capello
in meno,
un po’ canuti,
ma sempre uguali
in fondo;
dentro qualche locale,
con la faccia,
di chi è lì,
per caso;
e quanto tempo
sarà passato,
gioventù,
gioventù,
un ricordo indelebile.
Visto che stamo tutti a parlà der Natale
ve prego, nun famosi più der male.
Scrivemo tutti quanti na poesia
nun ce mettemo ‘nsieme a filosofia.
Che poi stamo a parlà
di un evento di gran semplicità.
Na grotta con il bue e l’asinello,
na pora donna, er marito e er bimbo bello.
Quer che a da succede sempre in corsia
tranne per quelli che trovano altra via.
La via pe evità er freddo e er gelo,
pianificando a nascita lontani dar vangelo.
E noi che semo solo spettatori
freddi e a vorte aridi peccatori,
cerchiamo d’apparir
gli unici onesti.
E meno male che non si è ancor stancato
de nasce armeno una vorta all’anno !
Si sentirà il nostro gran mercato,
ce tornerà ma con un granne affanno.
Signore mio, volemo solo amore
quello che conservi dentro er tuo immenso cuore,
donalo a tutti anche a chi non crede
ma, senza polemiche, dentro sé ogni anima lo chiede.
ve prego, nun famosi più der male.
Scrivemo tutti quanti na poesia
nun ce mettemo ‘nsieme a filosofia.
Che poi stamo a parlà
di un evento di gran semplicità.
Na grotta con il bue e l’asinello,
na pora donna, er marito e er bimbo bello.
Quer che a da succede sempre in corsia
tranne per quelli che trovano altra via.
La via pe evità er freddo e er gelo,
pianificando a nascita lontani dar vangelo.
E noi che semo solo spettatori
freddi e a vorte aridi peccatori,
cerchiamo d’apparir
gli unici onesti.
E meno male che non si è ancor stancato
de nasce armeno una vorta all’anno !
Si sentirà il nostro gran mercato,
ce tornerà ma con un granne affanno.
Signore mio, volemo solo amore
quello che conservi dentro er tuo immenso cuore,
donalo a tutti anche a chi non crede
ma, senza polemiche, dentro sé ogni anima lo chiede.
TI ricordi crescente vita,
l' autunno dei morti,
laggiù, in quella piana d' anni;
e quelle immense vaste campagne
e il verde scolorito della speranza!
mai,
mai, crescerei un figlio dove il padre l'uccise.
Tu velluto cuore
trepido lo sguardo getti alla fabbricata morte
e pieghi il viso e l' ondulata chioma,
l' occhio infermo trae spessori di brivido
e muta la voce crea pensieri spezzati.
Voci che guardano il vento all’orizzonte
e muti e fissi del pensier cadente
ci addentriamo in prose di illimitata tristezza.
Calma l' ombra, bandiera dei morti,
copre i sudari dell' incerta crescita umana;
come una musica, come un flauto rubino
parabola note fra i moderni mortali .
Abbeverati tempo dell' umano incivile,
scaglia l' orda di Brenno su pesti città,
avanza struggendo in lutti e dolori
allorché di fine marra solo deserto.
Or entro destini che non traggono nessun vanto,
nelle piazze, esseri perduti vantano e muoiono,
delle loro età incerti pensieri
affluiti dalla somma dei volti brutali
che, nell'arena affollata che muore in volgare
s'allunga il serpente delle somme scritture.
Ride or il cupo intorno della notte avvenuta,
ride il nefasto nero millenario;
amara la bocca del parlator sapiente,
diverranno meschini e gialli,
ambrati e cupi
e si scioglieranno al decadente raggio
gli eserciti atomici;
e metalli rossi diverranno Croci.
Non più la sete della verde primavera
coprirà di boccioli il pianeta Terra;
il supremo stato nell' agonia,
frastuono e illustrati gridi,
colma s' investe la calura mortale
e scende nell' abisso esteso della capovolta vita.
Avanti nell' ombra montata di spie,
avanti l' orgoglio dell' impiccato denaro;
uomini, nel nostro chinarsi al cospetto del male
l ' Inesatto ride dalla fiammante riva sinistra
e leva il suo stendardo alle folle
che stupite, volgono lo sguardo al passato negato
In una sera, a distesa di pensieri infiniti,
nell' ombra piena della notte nera e confusa
un cantico pianto alle genti vicine
inonda, il buio di fantasmi maligni.
Ora il Male è giunto,
ha chiuso le porte al vedere,
si è colorito della fiamma che spacca
Il sorriso ora morde la tatuata ombra
e secerne dalle labbra saliva pungente
e parole di cui colmo ne fu il passato.
Il nero sapore d' un esilio truce e svampito
si dipinge all' orizzonte dell' orgoglio
e fiacca la fu spumeggiante vita
ingorga nel suo traffico il dettato flagello.
L ' ignoranza, l' ipocrisia, lo stolto volgare potere;
il tempo è l' infinito e questi è il principio
e noi sempre e solamente la fine;
allorché questa fine non cambi inizio.
l' autunno dei morti,
laggiù, in quella piana d' anni;
e quelle immense vaste campagne
e il verde scolorito della speranza!
mai,
mai, crescerei un figlio dove il padre l'uccise.
Tu velluto cuore
trepido lo sguardo getti alla fabbricata morte
e pieghi il viso e l' ondulata chioma,
l' occhio infermo trae spessori di brivido
e muta la voce crea pensieri spezzati.
Voci che guardano il vento all’orizzonte
e muti e fissi del pensier cadente
ci addentriamo in prose di illimitata tristezza.
Calma l' ombra, bandiera dei morti,
copre i sudari dell' incerta crescita umana;
come una musica, come un flauto rubino
parabola note fra i moderni mortali .
Abbeverati tempo dell' umano incivile,
scaglia l' orda di Brenno su pesti città,
avanza struggendo in lutti e dolori
allorché di fine marra solo deserto.
Or entro destini che non traggono nessun vanto,
nelle piazze, esseri perduti vantano e muoiono,
delle loro età incerti pensieri
affluiti dalla somma dei volti brutali
che, nell'arena affollata che muore in volgare
s'allunga il serpente delle somme scritture.
Ride or il cupo intorno della notte avvenuta,
ride il nefasto nero millenario;
amara la bocca del parlator sapiente,
diverranno meschini e gialli,
ambrati e cupi
e si scioglieranno al decadente raggio
gli eserciti atomici;
e metalli rossi diverranno Croci.
Non più la sete della verde primavera
coprirà di boccioli il pianeta Terra;
il supremo stato nell' agonia,
frastuono e illustrati gridi,
colma s' investe la calura mortale
e scende nell' abisso esteso della capovolta vita.
Avanti nell' ombra montata di spie,
avanti l' orgoglio dell' impiccato denaro;
uomini, nel nostro chinarsi al cospetto del male
l ' Inesatto ride dalla fiammante riva sinistra
e leva il suo stendardo alle folle
che stupite, volgono lo sguardo al passato negato
In una sera, a distesa di pensieri infiniti,
nell' ombra piena della notte nera e confusa
un cantico pianto alle genti vicine
inonda, il buio di fantasmi maligni.
Ora il Male è giunto,
ha chiuso le porte al vedere,
si è colorito della fiamma che spacca
Il sorriso ora morde la tatuata ombra
e secerne dalle labbra saliva pungente
e parole di cui colmo ne fu il passato.
Il nero sapore d' un esilio truce e svampito
si dipinge all' orizzonte dell' orgoglio
e fiacca la fu spumeggiante vita
ingorga nel suo traffico il dettato flagello.
L ' ignoranza, l' ipocrisia, lo stolto volgare potere;
il tempo è l' infinito e questi è il principio
e noi sempre e solamente la fine;
allorché questa fine non cambi inizio.
Campanelli, tintinnii, profumi al vento,
aprono un cassetto nella mente.
Lontano una zampogna,
bambini a correr verso quel suono.
Natale: nel cuore, nel cosmo,
parla di bontà e amore.
Una bambina gioiosa,
la sera del cenone, ascolta
incantata la preghiera della mamma.
La letterina al babbo, sotto il piatto,
preparata a scuola, legge commosso,
negli occhi, diamanti a
brillar di lacrime.
Sermone in piedi sulla sedia,
silenzio,tutti ad ascoltare, voce a risuonar lieta.
Nonno ogni ruga un anno, ricurvo sul camino,
dona un pensiero alla nonna.
Due mandarini, torrone bianco,
due spiccioli di mancia.
Natale: Tombola, gioco dell’oca,
risa e gridolini, attimi felici.
Abete allestito a festa, piccolo presepe che amo tanto.
Profumo di maccheroni cioccolato e noci,
pan pepato, nocciole, mandorle, pinoli, spezie dal buon sapore.
Ricordi di cuore a viver oggi come ieri,
con voi respirerò sempre.
Strade acciottolate d' argento,
mercurio d' una lacrimazione lunare,
matite d' inchiostro di fumo e d' aratro
son petali d' un bacio d' augurio annebbiato.
Trafitte da fiocchi di neve e lucine
tra gocce di porpora d' arancia e canditi,
comete d' agrifoglio son ghirlande,
lanterne parafrasali di sogni e speranze.
mercurio d' una lacrimazione lunare,
matite d' inchiostro di fumo e d' aratro
son petali d' un bacio d' augurio annebbiato.
Trafitte da fiocchi di neve e lucine
tra gocce di porpora d' arancia e canditi,
comete d' agrifoglio son ghirlande,
lanterne parafrasali di sogni e speranze.
Gli incontri più belli sono già combinati
ovunque vai prima poi due anime si incontrano
si saranno guardati e parlati da bambini
anche solo per un momento ma quel barlume di luce
dentro il cuore era rimasto illuminato
affinchè un giorno doveva accadere qualcosa di meraviglioso
alimentava sempre di più quella fiamma per innumerovoli giorni e poi anni
una luce che indicava la strada del cuore affindandosi alle loro anime
erano una cosa sola come il cielo e le sue stelle
brillarono di luce in eterno
TERRORE, OMBRA, FANTASMA,
LA FAME ALEGGIAVA
NELLA MENTE DELL’AVO,
ARDUO COMPITO
PROCACCIARSI IL CIBO.
SOGNI COLMI
DI COPIOSI E PRELIBATI BOCCONI,
CHE SPARIVANO ALL’AURORA,
E LA CERTEZZA OFFRIVA
PANE RAFFERMO.
FAME GRIDAVA IL PICCOLO,
E LE CIGLIA DI UN PADRE
SI BAGNAVANO A QUEL GRIDO.
FAME DI UN DI’ LONTANO
L’ECO DI UN VEGLIARDO
NARRA AI POSTERI.
LA FAME ALEGGIAVA
NELLA MENTE DELL’AVO,
ARDUO COMPITO
PROCACCIARSI IL CIBO.
SOGNI COLMI
DI COPIOSI E PRELIBATI BOCCONI,
CHE SPARIVANO ALL’AURORA,
E LA CERTEZZA OFFRIVA
PANE RAFFERMO.
FAME GRIDAVA IL PICCOLO,
E LE CIGLIA DI UN PADRE
SI BAGNAVANO A QUEL GRIDO.
FAME DI UN DI’ LONTANO
L’ECO DI UN VEGLIARDO
NARRA AI POSTERI.
Vengo dai colli
e ho cosa antica
l'ombra umida degli uliveti
i campi terrazzati
i tetti impregnati
dal tempo perduto
i tetti impregnati
dal tempo perduto
sotto un sole che muta
cosi come mutano le stagioni.
Sapore del mare ora t'ignoro
cerco l'odore del muschio
di un altro Natale.
Malfermo mi annodi
avanzi
ma hai le zolle nel cuore
non comprendi
il creato e le sue creature.
Fra le mura basse
muori
e s'imbeve il cielo del tuo odore.
Tornerai domani
a respirare
ed io sarò sorpresa ancora
dal mio guardare.

Io non ricordo
i vestiti che avevo.
Ricordo la gente
la festa
una giornata di sole.
Mi portavo dietro
la guerra
e la voglia
di essere
uno fra i tanti.
Lorenzo era
allora
solo nei nostri pensieri.
Abbiamo avuto
momenti felici,
sono stati
la mia unica
grande vittoria.
Spero
non sia stata
solo fortuna.
i vestiti che avevo.
Ricordo la gente
la festa
una giornata di sole.
Mi portavo dietro
la guerra
e la voglia
di essere
uno fra i tanti.
Lorenzo era
allora
solo nei nostri pensieri.
Abbiamo avuto
momenti felici,
sono stati
la mia unica
grande vittoria.
Spero
non sia stata
solo fortuna.











