Il crepuscolo attende
una cortina di luci.
In filari ordinati tredici stelle
trattengono il cielo
in una cornice ,
avanzano sul mare
parlano al vento,
profumano d'essenza,
sanno d' incanto.
Sei nata ieri
nei rintocchi confusi
e ora sei quiete
nell'acqua di un lago,
sei un cigno
che veste il mio inverno,
una carezza appesa di seta,
un fresco bocciolo di rosa,
riccioli d'oro
di un' eterna Primavera.
Vorrei per me
il tuo bacio della sera
mentre dormi ti guardo
e ti resto accanto.
Buon Compleanno
Aspetto, non so con quale costanza
un filo di luce da un lumicino
che sembra ritorni quand’ero bambino
da solo a dormire nell’intima stanza,
aspetto parole che diano speranza
che dicano quanto l’amore è vicino
e vale la pena seguire il cammino
di questo tormento di secco e fragranza.
Ma tutto si perde nel buio aspettare
distrutto nell’anima ansiosa ed illusa
di ciò che io sogno nel mio fabbricare
castelli di nubi nell’aria confusa
di spirito in pena che non sa domare
la sua fantasia anormale ed intrusa.
un filo di luce da un lumicino
che sembra ritorni quand’ero bambino
da solo a dormire nell’intima stanza,
aspetto parole che diano speranza
che dicano quanto l’amore è vicino
e vale la pena seguire il cammino
di questo tormento di secco e fragranza.
Ma tutto si perde nel buio aspettare
distrutto nell’anima ansiosa ed illusa
di ciò che io sogno nel mio fabbricare
castelli di nubi nell’aria confusa
di spirito in pena che non sa domare
la sua fantasia anormale ed intrusa.
Forse… è quel che non ho detto
che s’incaglia sui rammarichi
rendendo inutile ogni passo
serrando le orecchie a ogni suono
Forse… sono le carezze non date
che hanno reso il cuore duro
cancellando ogni lacrima
dai dipinti della vita
Forse… avrei dovuto osare di più
e prendere a schiaffi la luna
cancellando i sogni
e ridipingendo ogni attimo
Forse avrei dovuto smettere di pensare
ma agire rompendo il filo del silenzio
senza raccogliere le mani tese
che mi vestivano gli occhi
e combattere
per la vita… per ogni vita.
che s’incaglia sui rammarichi
rendendo inutile ogni passo
serrando le orecchie a ogni suono
Forse… sono le carezze non date
che hanno reso il cuore duro
cancellando ogni lacrima
dai dipinti della vita
Forse… avrei dovuto osare di più
e prendere a schiaffi la luna
cancellando i sogni
e ridipingendo ogni attimo
Forse avrei dovuto smettere di pensare
ma agire rompendo il filo del silenzio
senza raccogliere le mani tese
che mi vestivano gli occhi
e combattere
per la vita… per ogni vita.
Che bisogno c’è di un silenzio,
se ho qui tutta la tua immagine,
muta e immanente,
sospiro di un segnale
d’allarme
per il cuore,
se ho qui nascosto
il segreto dei tuoi ritorni,
la tua flemma usuale
di ricercatrice d’ombre
e di volti.
Che bisogno c’è di un silenzio,
se tu sei lì, semplicemente,
oltre quell’assenza
che ha il sapore del tutto?
se ho qui tutta la tua immagine,
muta e immanente,
sospiro di un segnale
d’allarme
per il cuore,
se ho qui nascosto
il segreto dei tuoi ritorni,
la tua flemma usuale
di ricercatrice d’ombre
e di volti.
Che bisogno c’è di un silenzio,
se tu sei lì, semplicemente,
oltre quell’assenza
che ha il sapore del tutto?
Oh, sì, ho letto da qualche parte
dei tuoi stivaletti da bambola,
li toglievi - o lo fai ancora -
per metterli a un morto coleottero di parole.
Ne salta fuori un soufflé dolciastro
dalla crosticina lunare
insomma, un po' d'anemia, nei contenuti,
ma un bel grido allo scandalo.

Annuso il tuo profumo
tra le righe di ogni verso
scritto e umido da una stilla di rugiada.
Ora non sei più goccia
prigioniera tra le mie mani,
ora sei goccia invisibile
che scivoli e t'allontani
nell'oblio dei sensi.
Hai diluito illusioni,
candida d'inchiostro hai
accolto canti e deliri,
hai romanzato favole ,
palpiti, assenze, prodigi,
hai rammendato amore!
Ora vai... e non voltarti,
torna silenzio.
tra le righe di ogni verso
scritto e umido da una stilla di rugiada.
Ora non sei più goccia
prigioniera tra le mie mani,
ora sei goccia invisibile
che scivoli e t'allontani
nell'oblio dei sensi.
Hai diluito illusioni,
candida d'inchiostro hai
accolto canti e deliri,
hai romanzato favole ,
palpiti, assenze, prodigi,
hai rammendato amore!
Ora vai... e non voltarti,
torna silenzio.
Le scriverai una canzone
per ricordare il suo nome.
Farai sorridere gli occhi
asciugherai le sue lacrime
con delle note armoniose.
Le dirai quanto è bella
e mentre intona il violino
gli sarai vicino.
La scriverai stasera
dopo aver avuto
quel delizioso sobbalzo al cuore.
Cos’è questo silenzio
sto chiuso dentro
la mia stanza del tempo.
Non so da quanto
ci son dentro
forse un’ora
ho perso l’orientamento
ma so soltanto
che nel cuore
ho dentro un ritmo
peggio di un motore.
Cos’è non lo capisco
So solo che
Mi viene voglia di gridare.
Non so se resisterò
dovrò dirlo prima o poi
che lei è bella
ed i suoi occhi
son come il cielo
pieni di sole
e danno forza
a questo cuore
che stava già per ribaltare
in un abisso profondo
più del mare.
Cos’è che posso fare
stanotte son sicuro
non riuscirò a dormire
proverò lo stesso
a chiudere gli occhi
cercando di sentire
il suo respiro
Questa pioggia è
un dolce piovere di lacrime
e pensieri scomposti.
E ha coraggio!
Tra i nascosti pianti
non tace, non inganna,
non inquieta, non lamenta,
pura come la neve
accoglie i passi e
il suo sciogliersi lento che avanza
con un raggio di sole.
E se non è Primavera
e non ha calore
è un arco d'amore,
posato su quel bacio
in segno di pace.
Più liberi siamo di un campo
costretto a viver disteso. Più liberi
siamo di un treno che solo binari
conosce di strade. Più liberi siamo
di valli nebbiose in attesa del sole.
La via, la postura e l’illuminazione
sono nostra scelta, nostra vocazione.
costretto a viver disteso. Più liberi
siamo di un treno che solo binari
conosce di strade. Più liberi siamo
di valli nebbiose in attesa del sole.
La via, la postura e l’illuminazione
sono nostra scelta, nostra vocazione.
“... L'uguaglianza sociale dovrà dunque essere bandita per sempre, perché essa rappresenta un passo pericoloso verso l'uguaglianza politica o, peggio, verso i matrimoni misti e la produzione di una sottospecie di bastardi e di degenerati…” Cit.
Tu, io:
desaparecidos.
Due magri spiriti erranti
di ritorno dal mondo dei morti
(per vendicarsi o per terrorizzare)
siamo solo una parzialità del tutto.
Quel che resta sono i vivi, le mani lorde:
come la mia, che talvolta è stata tesa e aperta
ed altre volte invece era chiusa in un pugno asfittico.
Saranno stati il mio estetismo e il mio disimpegno politico,
ma io non facevo davvero altro che leggere Dante:
e anche se sono stato la diversità stessa,
la bastardaggine e la degenerazione,
e anche se io un nome l'avevo,
in realtà lo so benissimo
che purtroppo
siamo tutti
uguali.








