Ho sorriso, guardandoti attraverso i vetri della macchina,poi ,ti ho visto sulla strada, immobile, rosso del tuo stesso sangue.
Mi sono fermata ,ti ho preso per portarti lontano dove nessuno potesse violare il tuo corpo, ancora caldo.
Nei tuoi occhi ancora la liberta' , in fondo ad essi gli ultimi bagliori di vita.
Hai conosciuto la nostra crudelta',la nostra pieta' ed io con il mio bagaglio di tristezza proseguo il mio cammino.
Spogliate nostalgie
di foto in bianco e nero,
In un angolo
rimasugli di seta.
Bucce di mandarino.
Cuscini odorosi di lavanda.
Sul prato orgie di margherite.
La sedia vuota
dove riposa un vecchio gatto.
Una maglia lavorata ai ferri
sull'uscio di casa
per impedire alla pioggia di entrare.
Ancora si bagna
il solito dolore.
Voci che gli alberi
hanno intrappolato nelle radici.
Guardo attorno
respirando solitudine..
Gesti che non sanno di minestra,
di ravioli la domenica,
di una tazza di latte
dove affogare zattere di pane..
Lontane risate.
Mani abbandonate sulle ginocchia.
bianca pietra illuminata,
guardi nel mio io
con privilegio d'intromissione
anche quando vorrei essere lontano
e chiuso in ermetici silenzi.
Hai le chiavi degli animi
-o dei miei pensieri almeno-
ed io sono tuo schiavo
allo scadere delle maree delle sizigie
quando vieni a far l'amore tra le mie sponde
e mi riprendi con cordami di luna.
Tutto si quieta, tu mi conosci.
E anch'io ora
godo la tua pace
infine
tra spiagge mie
e occhi brillanti
“Dove c'è solo uno da votare, questa è la scelta di Hobson - prendere o lasciare.” Cit.
Io non lo sapevo che la mia esistenza
avrebbe sconfinato nell’assurdo,
e che mi sarei trasformato
nella bottega stessa.
Ma Mefistofele era bello
nel suo vestito scuro;
e la mia aspirazione,
giusta o sbagliata,
era una firma blu
su un libro rosso.
Così, ora che il passaggio
alla visione spirituale
si è aperto al Nulla,
posso vederla anch’io
la sua armonia universale:
e sono tante anime fiduciose
ed una sola intelligenza diabolica.
Ci sono alternative però:
contraddizioni, paradossi, poesie,
e tante frasi insolubili, dove una è vera
e quella che segue è falsa.
Se solo potessi impazzire
(ma tu non lo capisci che stiamo morendo),
sarei l’uomo felice che lascia per sempre il suo labirinto:
attirato, per autodistruzione, da un fatale amore per l’infinito.
Il tuo Dio mi avrebbe anche salvato, lo sai no?
Per far sparire il mio creato nel nulla,
nella notte dei tempi:
come se fosse realmente qualcosa.
Ma anche se sono nelle grinfie di Arimane,
non ti crucciar per me, povera piccola anima libera:
vedrai che alla fine sceglierò di preferire te,
a questo mio tanto agognato
Vuoto eterno.
dei tuoi assolati borghi
con voce sofferente
per non tacere a lungo
posando gli occhi a terra
a distanza di pochi passi
nei diurni
privi di nembi
in momenti distesi
di marea, priva di controlli
in delicati saliscendi fioriti
accarezzando le ordinate mura
sussurrando senza parole
questa gioia, da avaro turista
a te, che rimani
il mio modo migliore di spendere i giorni
Ho bisogno talora di andare: vagabonda
mescolarmi alle strade
i miei pensieri lasciar camminare e sentirli
finalmente rallentare.
E studiare le varianti e le costanti della vita
- matematica segreta -
Della gente che passa ogni volto e andatura
studiare: giocando a immaginare
in ogni istante e per ciascuno un passato,
un presente, una storia.
Non mi servono
vestiti firmati,
appariscenti.
Non mi servono
termini eruditi,
altisonanti.
E' dalla
solitudine sonora
che sgorga l'esatta
parola,
dall'esperire la vita,
il creato e la creatura
che la nostra eleganza
si mostra
e si affina
senza paura.
Alcuni dicono che certa gente alzi i polveroni
solo perché nella polvere può saccheggiare indisturbata.
Ti saccheggia sul serio, ti deruba.
La polvere copre i bassorilievi sui vasi
e la spedizione archeologica finisce lì.
10 luglio 2012, è finita.
Sono finite tutte le mortificazioni,
gli snobbismi, gli abusi, le menzogne.
Domani non saprai cosa fare, con chi uscire,
come fregare il tempo; tutto sarà vuoto.
Ti perderai i compleanni di quelle vecchie compagnie,
sarai sola a Natale e a capodanno.
Ti sei spostata dal baratro della fogna
e alla fine l'hai alzato tu il polverone
e in quel casino te ne sei andata.
Alcuni dicono che la vendetta vada servita su vassoi freddi
e poi la mettono nel forno a microonde il giorno dopo.
Io ho fatto così a mio tempo: alcuni battevano colpi a vuoto,
altri piangevano colpiti nell'intimo,
uno doveva stare zitto perché sapevo dove teneva i ballini.
Tutto quel marcio li aveva resi delle bestie
e stavo diventando una bestia anch'io.
Dopotutto la tua coscienza è ancora incazzata con te
perché tutto questo l'hai fatto solo ora.
All'inizio non si erano ancora montati sui marciapiedi,
ma la città li aveva messi gli uni contro gli altri.
E' ancora un circolo vizioso in cui tutti se le dicono
e poi si scambiano la merce come figurine.
Ci ridi sopra, tanto non hai un cazzo da fare adesso.
Alla fine il sorriso dei poveri è fatto di botox.
Non avevi più intenzione di tradirti, snaturarti,
dovevi recuperarti da qualche parte.
Avresti viaggiato volentieri ma non si chiudevano le valigie.
Ora, stranamente, si chiudono.
Lo zero è un numero incontaminato nella combinazione
e ci puoi infilare dentro di tutto.
Avevi venduto te stessa per un costume
ma, fortunatamente, era ancora in garanzia
e così l'hai ridato indietro.
Ora ti appartieni. Hai raccolto da terra la dignità,
te ne sei andata perché al posto dei bracciali
indossavi mille ragioni. Ti sei data al valore
e per una volta sei sfuggita alla torre di controllo.
Ora voli, anche se alla cieca.
Sei decollata alzando un polverone.
Ora ci possono atterrare altri cretini su quella pista.
Se fosse semplice odiarti
cosi come si odia il mare d'inverno,
mutare come una bianca schiuma
e agitarti con le parole del vento,
tacere l'assenza di un raggio di sole
e allontanare le carezze
infrangendoti contro gli scogli .
In un eterno istante
sigillare le mie labbra
e scrollarti di dosso
cosi, come si scrolla la polvere del tempo
e le sue emozioni.
Dovremmo essere in grado
di toccare il cielo
e accarezzare ogni pallido sole
per abbracciarlo e farlo splendere
cosi tanto da spegnere ogni violenza
dovremmo essere
Madre e Padre
e cantori dei valori umani
progenie amabile della concordia
e cullare ogni filo d’erba
dovremmo smarrirci
in ogni sguardo
sia esso bianco, nero o giallo
essere neve che accarezza
non pioggia che percuote
dovremmo muoverci
tra le immagini
ruotando tra i colori dell’arcobaleno
urlando al vento amore e pace
giacché ogni uomo è nostro fratello
Sottomesso a quale fede
Invochi il perdono e la salvezza?
Chi sancisce il peccato e la vergogna?
Chi delinea la libertà del tuo pensiero?
Chi consola la tua uguaglianza al rango?
Chi sovrasta la vanità del tuo sesso?
Il tuo simile forse?
O la negligenza del tuo canto?
una dolcezza dentro il cuore
è come se suonassero violini
e come se la luna si avvicini
attratta dal calore del suo sole,
nell’anima ti scoppia lo splendore
e vai verso orizzonti indefiniti
perché ti senti libero e felice
avvolto dal suo tiepido calore.
Sul punto dove convergono
per combinarsi ancora in mare,
le linee storte del profilo del cielo
e quelle al limite del tuo orizzonte
(la casa dove dorme la poesia),
nascono figli stravaganti e liberi;
piccoli segni incomprensibili.
Parole: mattoni del linguaggio
che da solo ti ha imprigionata,
costretta in un labirinto stregato.
Io sono nato li, dove il pensiero
si insinua per cercar respiro;
o per morire afono, non detto.
La mia vita è nero appiccicoso
su sfondo color cellulosa:
rivi di inchiostri che seccano.
E se sarà su un foglio blu
o sulla punta della lingua,
è cosa sottile per te
come il tratto
della penna.









