Sospese delusioni rimarcano i bisogni
le volontà, le prese di posizione
confermano le ipotesi...
il sogno dei poeti è pane di speranza
lo sforzo degli atleti è simile nella prestanza
e il limite, lo fa solo la pazienza...
la musica dei corpi, ha fame di cantanti
e il mondo ha troppi tristi pascoli
... ... di arroganti... erranti...
la missione dell'uomo a se pensante
ha radice nella povertà degli animi
e nella vuotezza dei discorsi politici...
risorgere dalla notte che ci copre
risulterà, normalità del genere sapiente
l'unica ricchezza della terra... a tutt'oggi
...è la brava gente!
e tu sei la più spettacolare, la più imponente e bella
fra tutte le nubi: sei violenta, calda, umida, elettrica.
La mia è un misero cirrocumulo a forma di ovis aries
che non concede neppure la propria ombra a terra,
e che dal ghiaccio secco dei suoi seimila e più metri
preannuncia l’arrivo di un fronte caldo, di rovesci.
Porti vento, fulmini, instabilità e temporale, tuoni,
ed io pioggia inclinata che non raggiunge il suolo,
che tristemente evapora durante il suo percorso,
lasciando solo una scia di vapori, fiocchi e cristalli.
Sei nube bassa, un cirro sospeso per galleggiamento
che porta il profumo dell’acqua sulla terra asciutta:
miliardi di gocce che attendono la forma di lacrima.
Ma non è sempre stato così: io piccolo e arancione,
in balia del vento come fa il fiato con l’aria fredda,
tu enorme, rosa, madreperlacea e nottilucente.
Fui secca nube interstellare io, nel mio altro sogno,
quando tu eri ancora ghiaccio sul punto di rugiada:
ero nube molecolare, un bozzolo, il globulo di Bok,
il luogo d'elezione per la nascita di nuove stelle.
Sei stata sopra Genova, sopra la mia casa d’infanzia,
prima cirro e poi falso cirro, pioggia, grandine, neve,
l’inizio e la fine di una violenta attività temporalesca,
poi nebbia fitta a schermare la linea del mio orizzonte.
Ma quando tornerò padrone del cielo e del tuo cosmo,
sarò materia oscura, la linea proibita, l’alone galattico,
e subito dopo una protostella ancora in attesa di nome.
Sarà quel profumo
saranno i suoi occhi
o che da un po
che nemmeno la tocchi.
Non la smetterai mai
d’andare a cercarla.
Lei è quell'effetto,
sa di speciale.
A volte parli
Senza pensare
quello che dici.
Fa tanto male
dovresti saperlo
eppure continui
lo stesso a parlare.
Prova a cambiare
ogni tanto discorso
dille che il cielo
è pieno di stelle
o che la notte
è un momento speciale
per poter dire
quanto amore sai dare.
Trova il coraggio
a parlarle d’amore
invece di dire
il contrario del cuore…
come nella neve
volerai dentro il sole
e nella luna
sognerai stelle colorate
disegnerai mani che
accompagnano
sorrisi che colorano
ti aspetterò sempre
anche quando te ne andrai
seduto sul ciglio
della tua vita
aspetterò in silenzio
scapperai come le stagioni
senza età
guarderai dove io
non arriverò
scriverai di quanto
sei cresciuto
di quanto
hai camminato
ti aspetterò sempre
anche quando te ne andrai
seduto sul ciglio
della tua vita
aspetterò in silenzio
ti aspetterò sempre
anche quando te ne andrai
in un angolo
del tuo orizzonte
mi vedrai
sono goffo
sono fesso
non capisco mai
se traccio linea retta
curva o scarabocchio.
Sono tutto
sono niente
sono un deficiente
non mi spiego mai
se quando fisso il vuoto
è cielo, tetto oppure orizzonte.
Sono volo
solo solo
sono vela
sono maschera di cera
sono anguilla
che scandaglia la scogliera.
Sono poeta
sono esteta
una cometa
sono una spilla velenosa
o forse una mimosa
ho qualcosa
in mezzo al petto
a volte brilla
altre strilla
forse è una perla
una conchiglia.
Sono fango
sono tango
mi dipingo
fuggo e torno
sono un adorno
sono un lampo
nel macello di una storia
senza inizio e senza tempo.
Ostinato cielo eppur sorprendi il cuore
covo di pieghe fragili in metastasi
al cospetto del sole chiuso nel dolore
operando disinganno al seme del raccolto.
Morto il sogno, sfigurato nella pelle
dal reciso filo di una tra le stelle
emerge la verità d’esser uomo folle.
Conchiglia la dolcezza a fiore ferito
nel tempo vivente con occhi d’innocente
tra sospiri di carne e sospensione
colma il vuoto del sole forato d’illusione.
Fissità ricucite con nude radici di passione
s’ostinano mappa a rifiutar ragioni
del troppo vivere forse per errore.
Il livido bacio a luce d’intenzione
rifiuta in fuga la facile guarigione
rimargina memorie accorpate nell’assenza
mostrando vena al pianto e alla missione.
Colori di parole in dignitosa stanchezza
l’anima addormentano senza alcuna sosta
elegante ondeggiano in fantasia di brezza
alla luna con occhi chiusi alla poesia
prima che muoia l’ultima mia follia.
tra le ginestre fiorite
raccolgo qua e la
papaveri rossi
e bianche margherite.
Percorro sentieri
che non riconosco
ma delle margherite
ne ricordo
il trascorso!
Tra un m'ama e un non m'ama
e un grande sorriso
ne stacco i petali
con fare deciso!
Ad uno ad uno
stacco
e stò attenta...poi
esulto: m'ama!
E son contenta...
Continua cosi
il mio cammino
tra i petali
i fiori di campo e
ripide discese
senza avere più ..... pretese!
In silenzio
senza disturbare.
con questa notte
così fredda e cupa.
Come i pensieri
non più colorati.
Te ne vai così
come sei arrivato
quel giorno lontano
un soffio di vento
ispirato d’amore.
Sì…Quel giorno!
Il tuo cuore stava bene
cercando tra la gente
quella voce così dolce.
Adesso è così
come il vento
hai disperso l’amore
sei una piccola briciola
di quel pane
non più quotidiano…
potesse parlare
chissà quali cose direbbe!
D'aver visto
nascere amori
e altri frantumarsi,
d'aver udito
preghiere e tanti
cuori balbettarsi
l'amore,
d'aver visto,
l' ingenio di parole
al suo chiarore
accendersi...e illuminare
il mare.
"Non é da uomo il pianto!"?
voglio dir invece :"Piangi",
fa sentir quel grigio canto,
le cui parole incise
col fuoco e col tormento,
sul cor danno terreno
se non a quel lamento,
che affliggono quel cuor
e ancor di più le menti
affollate da ricordi
da or e sempre erranti,
che segnano in quel dove
un ìmmago or stampato.
E cancellar sei inetto,
ché ciò che hanno donato
all'alba quei ricordi
alle labbra e al petto,
alle mani, poi le gambe,
ti ridussero negletto
a un qualsiasi vento.
Sensazioni strabilianti,
come rendono più lieto,
son tormenti sì strazianti
spogli a pietà alcuna
e allor ti dico :"Piangi"
ché la via, da indurre
Male a ripiegar, lungi
da petto, cuore e mente
che'l dolore svigorisce,
è sol una, su citata.
E son certo, poi perisce
ciò che'l vinto arrugginì,
ché in ogni goccia pura
v'è un di quei ricordi.
Non temer parola dura
butta giù le rimembranze,
e sarà sanato'l nero,
a partir da quell'istante
tuo cuor sarà più vero.
Vendesi poesia,
sappiate che non ha mai visto Ischia -
offritele dunque voi dei fiori, bianchi
come angeli trasportati lentamente in barella.
Non ha che un vago ricordo del profumo di mare delle rocce
che prende la luce dall'infinito dei movimenti -
non ha che le schiene di un cane
arcuate dalla sofferenza.

di giallo la collina,
tra perastri e quercioli,
e profumano l’aria
con le loro essenze
blandamente consolatorie.
Fornaci di carbonai
bruciano baldanzose
nel sole del mattino.
Fuma l’acqua del ruscello
dopo il fresco della notte.
Una lince fugge impaurita
ed emerge al volo dai vapori.
Da una masseria giunge
un mansueto belare di pecore,
mentre un sole d’ocra cupo
sembra imprigionato
dietro un pugno di salici.
Questa vita è una manciata di sassi
che porti nelle tasche
che lasci cadere segnando i tuoi passi
con la speranza di ritrovarti
Ma qualche sasso lo porta via il mare
qualche altro è affondato nel fango
altri ancora somigliano troppo a quelli degli altri
e dopo un pò che vivi fai fatica a ritrovarli(ti).








