s'esibì a quest'ermo guardo,
vestendo istesso e 'l cor d'eliso
per grazia d'alte e magre gote.
E quel non frena 'l suo rintocco
anco urtar mani velate,
bolle, parte, scorre il lampo sangue
non su, disarmato da beltate.
Non osa l'occhio l'abbandono
dei gentili e puri lumi,
di vita a spirto fanno dono
que' tamburi giù nel ventre.
Tenue fianco, lieve e bianco,
infernale e più che santo,
gracil pare, è sol stimato,
granosa chioma non d'un canto.
Potrei, vorrei verso l'ignoto
ma calca la mente è di pensieri
e inquieta al dubbiar del suo saver
dei miei tormenti e desideri.
provenienti dalle terre del sud,
recan valigie di sogni
di vita che si rinnova.
Dopo 'sì lungo viaggio,
instancabili,
riapron gli antichi nidi:
uno è da ricostruire
l'altro da restaurare...
Al suon di garrulo canto
procede l'alacre lavoro
bisogna fare in fretta
la famiglia non aspetta!
Stupìta ti guardavo:
all'opera eri intenta!
D'un tratto sei involata
e, dopo aver gridato al cielo
la gioia tua del cuore,
sei scesa giù in picchiata;
nel tuo radente volo
la guancia m'hai sfiorata
e m'hai trasmesso "solo"
orizzonti sconfinati
e oasi di palmizi,
deserti e siti egizi,
del Nilo il limo fertile
del Liban 'l dolce miele.
Sotto le piume bianche
che fan da pettorina,
batte il tuo cuore grande
che dona a noi, stanziali,
un esotico alito di vita:
profumo di rari fiori,
di frutti prelibati.
Atavici sapori!
Un attimo poi, in fretta,
torni alla tua casetta,
nella stagion novella,
o dolce Rondinella!!!
arrotolato in quella stazione
casa color cartone
valigia su giornali d'altrove
stringono le dita
fiori
sogni non sogni
corpi che attendono i giorni
scopri
ti ricopri
non t’alzi
perché non t’alzi?
crisantemo reciso.
la notte ti porta lontano
senti il richiamo
osannato del cielo
un cobalto colore
che ti strappa il cuore.
Cuore solitario dai toni notturni
brami solitudine
e il buio ti veste di niente
e la coscienza nascosta
ti trova a un soffio
dal giorno.
Giorno confuso
pieno di chiasso
solo in mezzo alla gente
richiamo forte
di gaia malinconia
vezzo
che ti accompagna
solo se hai un barlume
di gioia increspato di seta..
Seta di nulla
giorno deriso
dal male di vivere
e alla sera ti ritrovi
spogliato dal vuoto
dentro il buio della notte
con l’abito smesso e
il cuore sgualcito
che gronda dolore..

Bella! Bella?
Ti getto centesimi di tango
nella tua gonna-tulipano
gonna-campo di lava
tu che sei ormai già sbocciata dal fuoco,
e sei stata vinta dal tempo,
rigiri le dita eccentriche
violini scordati
che ancora e ancora aguzzano
la vecchia aria degli angeli.

Forse
Attraversa le costellazioni.
Forse in realtà
L'anima, il corpo
Che credevo mi arricchisse.
Invece mi accorgo
di cadere

in quella strada a metà
che definisce l’orizzonte.
La rincorrevano dodici rondini in cielo
in formazione, come losanga,
sfidando il vento e, ignare,
l’uragano carico di morte
che si nascondeva
dietro la collina del divenire.
S’incontrarono, stupiti,
nella mezzanotte
dell’apparir del mondo,
tra polverosi spirali
di vento e morte
che roteavano le loro ali spezzate
e le scagliavano al suolo,
recise dalla natura che
mostrò spietata i suoi colori
...tre proseguirono ad est.
tutto s’era compiuto
Forse è altrove
Nella calma di un mare piatto
In un raggio di sole
Forse è altrove
Tra le fusa di un gatto
ad un uomo che ancora si commuove
Forse è altrove
Nelle strade di un pomeriggio
Dietro ad una tenda di dolore
Forse è altrove
Mentre giuro di star bene
Ma non trovo le parole
Forse è altrove
Mentre scavo ricordi
Come pietre preziose
Forse è altrove
Mentre il tempo dei sogni
Ha lasciato spazio all’errore
Forse è altrove
Dove non sono adesso
Quel giovane pieno di speranze
Disperato non muore…
Forse… altrove
Forse… altrove
Forse è altrove
Sono esimio io, nel senso più antico del termine,
come l’animale tapino approntato per il sacrificio,
forse il più eminente e bello esemplare del gregge.
Sono l’uomo nomade che vive in simbiosi col pascolo:
di notte sento solo il rumore del calpestio degli armenti
e sogno stazioni di posta che in realtà non arrivano mai,
ma di giorno posso vedere il mondo e vagar scompagnato,
pensando al Celeste Impero, in verde, e alla vita stanziale.
Sono l’esimio pastore sempre in bilico sulla mulattiera,
sono l’ippovia che costeggia la mente di Gengis Khan,
la crêuza che dal monte scende al golfo, in picchiata.
Sono il sentiero, il viottolo, la transumanza dell’ego,
un carruggio, il vento che increspa le acque calme:
perché alla fine, si sa, “è il mare che fa le strade”.
mi son svegliato stamattina
mi son svegliato tutto bagnato
perche ero ispirato
ispirato dal giochetto
e son cascato giu da letto
giu da letto ho ripensato
al giochetto tutto bello
allora mi son detto
stella stellina
chi votiamo stamattina?
stella stellona
la solita poesiola
la solita poesiella
stella stellina
il voto si avvicina
ma tanto tutto è già?
un barbatruccooooooooo…










