Novenari in rima ABABABCC sgorgati così, spontanei e tristi, mentre mentalmente ricanto «Autogrill» con una malinconia immensa.
Incespicando incespicando
il meglio ormai va scomparendo;
restano scimmie che a comando
d'A.I. balbettano ridendo,
non pare a me che stian cantando.
Tutto decade, ormai m'arrendo…
oggi schifezze sopra il desco…
ci mancherai… grazie Francesco.
06/08/2026
non ci hanno chiesto nessun sacrificio
C'hanno regalato per ogni dente
una marca diversa di dentifricio
Tu pensa a quegli eroi mai stati in forma
Alle voci d'oro alimentare
dei poveracci come noi
con la sindrome di Stoccolma
Tu pensa a quante cose facciamo la tara
Per Zeno a questo punto è la prima sigaretta
Pensa a quanti punti non ci danno per questa gara
e il vuoto che riscuote l'impulso della fretta
Ora sono il mostro di The Clocks
distratto dallo stesso tempo
Un anemico raffazzonato,
arcobaleno d'un black-block
Disgustato da un dio che ha violato il suon tempio
Alcuni addii non ti lasciano mai...
Rimani lì come fossi perso nel tempo..in un tempo che non conosci.
Eppure devi andare avanti .
Con quel vuoto che a volte si fa' sentire e tutto è strano attorno a te.
Guardi quel fiore tra le mani... è appassito... eppure tu lo senti vivo ..vivo come i tuoi ricordi...
Ed alcuni addii non ti lasciano mai....
di scimmie strane e malattie feroci
Una lingua che non sa
quale indossare tra mille voci
La verità con in bocca altre verità
ormai inermi nelle sue fauci
La città era un diritto
di migrare da una pozza all'altra
Un ramo secco troppo caro in affitto
sulla testa d'una tigre poco scaltra
La città era una savana
di karité brutalisti e minimali
al confine tra una veste di puttana
e toghe d'avvoltoi
di cui si dice avessero le ali
Vivo lieta quest’estate
senza il tuo respiro,
sulla sabbia dorata
a confidare
che un nuovo prezioso amore
mi possa conquistare.
Tra le acque luccicanti
vedo brillare un seducente
arcobaleno,
e sento che in fondo
il tuo amore
mi manca sempre meno.
Gli scattanti gabbiani
baciano sul mare
le stravaganti onde.
Io sogno empirei sereni
nelle acque più profonde.
E non mi mancano
il tuo sorriso né il tuo brio,
più non più ardo al tuo sospiro.
Dal brillante sole
mi lascio accarezzare.
Serena vivo sotto il cielo terso
del mattino,
aspiro a nuovi sogni
da scoprire.
Della vita assaporo
il mio quiete cammino.
Mi accompagnano le foglie portate dall’amicizia,
amicizia a carattere familiare per scrivere alcune poesie,
senza che nessuno spenda vagoni di denari
in investimenti coraggiosi, sia per le poesie e sia per le foglie
il tutto poi viene spazzato via dalle correnti
quando l’inverno si avvicina per riciclare il tutto!!
L’amicizia cambia il ritmo della vecchiaia,
ma il tuo sorriso intento d’amore non cambia mai,
la stessa armonia resta fra noi
dove ancora accetto i tuoi vorticosi ritmi
esplode il tuo cuore vivace alle mie composizioni
scritte per te cioccolata calda e brioche appena sfornata,
che sempre sogno
e prima cosa che viene in mente ad ogni risveglio
Ti rapisce il tramonto color pesca.
Fossi come te, un tenero boccio
che la timida rugiada rinfresca!
Ma io so e vedo. Nel cuore ho un coccio
che squarcia la vita, quel che ne resta.
Ti bei del brillio sul lungomare:
i fuochi verdi, i giovani in festa.
Così si consumano vite ignare,
ebbre di oblio e indifferenza.
Fede, voti, promesse… niente giova,
se l’unica verità è l’assenza,
ora che sotto la cenere cova
il gioco inestinguibile, l’azzardo.
Inali il gusto salso della gariga,
scocca il sole un ultimo dardo,
scende la notte, riga dopo riga.
Se avverto il sentore della fine
- c***i, interludi, incagli -
sogno il non-essere oltre il confine
e sembra che il firmamento si smagli
fra i ciuffi di ginestre e la scogliera.
Ti scosto dalla fronte i capelli.
Ridi: negli occhi la luce sincera
di un sogno… Ma io, i miei rovelli,
mi accorgo che niente mai si riscatta.
Contemplo l’universo che si sdoppia:
la realtà, non tocca, già disfatta,
straripa in me il sangue e scoppia.
Ho confessato i miei errori
e tu ne hai forgiato catene.
Per anni ho chinato il capo
sopra colpe già scontate,
portando anche quelle
senza il mio nome.
Chiamavo amore
quel continuo espiare.
Poi il tempo accese il vero
e vidi il tuo tribunale
eretto sul fango
delle tue menzogne.
Le mie colpe restano mie.
Non le rinnego.
Il mio errore
fu lasciarti la chiave.
Il tuo,
credere che la mia colpa
potesse lavare
il tuo inconfessato.
Eravamo in due,
ma uno soltanto
confessava il fango.
Ora la chiave è mia.
Le mie colpe
le ho portate via.
Le tue
resteranno nel fango,
dove ancora
nascondi il tuo nome.
Limerick. Se qualcuno volesse capire di chi diavolo parla, la può incrociare alle terzine di «065 - Cuginone».
Lo vedo col gagliardo in processione,
ricordo da bambino in un androne
voleva farmi bere
il “succo del piacere”
codesto della chiesa gran santone!
05/08/2026







