Frate Francesco,
fiorì il tuo canto di fede
e andò mendicando per il mondo
disegni di pace e carità
ed il tuo spirito cieco d’odio
fu strumento di Dio
fatto carne e preghiera
a benedire tutta la Terra.
Oh, Poverello d’Assisi,
tu che hai sposato con devozione
la povertà del tuo umile saio,
squarcia col tuo amore divino
le stigmate di questo mondo ferito
e rendici degni nel nostro piccolo cuore
della grandezza e della bellezza di tutto il Creato.
e, nei gesti, comprensione.
Non c'è dubbio lei capisce,
ciò che legge nei miei occhi
con esperienza lei intuisce.
La sua è una vita a metà
una mano di profilo
a ghigliottinare l'aria
Il suo passato è quel che è stato
non è quello immaginato
men che men desiderato
Ma ora, sguardo serio e comprensivo,
non può far altro che rimanere vivo
pensare al qui e all'ora,
al presente che si colora
al futuro ignoto ancora.
Ed io uscendo dallo studio
che mai penso?
Che ha ragione!
Il passato è ormai andato
il presente che ci è dato
è la porta del futuro!
Il passo è solido
lo spirito sollevato
la vista lucida
E lucidamente
ciò che vedo è una vita
nei colori e nei contorni
assai sbiadita
Un dipinto ad acquerello
a lungo chiuso in un cassetto
di sfumata e tenera tristezza
Non c'è astio
non c'è angoscia
nel malinconico bilancio
del fallire di ogni slancio
E mi domando
senza pena
se il tempo, gran pittore,
darà al quadro un po' di colore
Affidato a quel pensiero
il poco di speranza
per quel che del dì avanza
Avvio il passo verso casa
per rientrare nel dipinto
con il mio profilo stinto
ci impedisce di vedere
quella realtà subliminale
prerogativa, generalmente,
più chiara agli illuminati.
Siamo tutte anime
giunte da spazi infiniti
alla ricerca di sé stesse
dentro la materia
che mai lascia trasparire
i suoi trascorsi spirituali.
Anime imprigionate
in questi luoghi terreni,
scelti in precedenza
affinché possano comprendere
l’impronta del creatore
tra spirito e materia
e raggiungere alti spazi.
Acrostico di settenari a rime invertite abcdcba (sì, i versi son dispari e la pigrizia non m’ha fatto rimare il centrale con altri).
Ormai ben si respira,
Temperature in calo
Ti fanno stare bene;
Ovunque foglie gialle
Bruiscono serene,
Raggiungo il vecchio scalo
E il cuore il mare ammira.
02/10/2026
Spezzo il giorno
in lune appassite
e tu rincasi
negli apostrofi del cuor mio,
in un silenzio d’acrobata
scheggiato da rugiada di stelle.
Il nostro amor ferisce
il profumo di un ciliegio in fior,
siede su davanzali di cielo
smarriti nell’oblio del tempo
e come una clessidra senza sabbia
legge assaggi della nostra anima
svuotati fra i quaderni del vento.
Spezzo il giorno
in lune appassite
e tu rincasi
come brina di un naufragio,
come poesia svestita da un fior
a tramontar sul petto dei miei attimi.
Ho amato
come l’anima sapeva,
senza misura,
con le mani aperte
verso il dolore.
Ho protetto,
senza parole,
porte, muri, promesse,
mentre il tempo
passava inesorabile
dentro di me.
Forse …
custodire
ciò che amavo
ha lasciato nell’ombra
una parte di me.
Ora le mani
sono colme e stanche,
non d’amore,
ma del peso
di tutto ciò che hanno dato,
il cuore
ricorda ancora la strada,
la indica,
la desidera,
ma il passo
rimane indietro.
Questa stanchezza
non è resa,
è il corpo
che invoca quiete,
mentre il cuore,
ostinato,
continua a battere
contro il tempo,
come se ancora
non sapesse
invecchiare.
I nonni dividono il cielo
in baci di favole e promesse
e poi, stretti in un cappotto d’ottobre,
volano nel cuore dei loro nipoti
come una cometa silenziosa
ad abbracciarli per tutta la vita.
I nonni disegnano
profumi d’infanzia perduta,
vecchi giochi rammendati,
mani tese sui piccoli passi,
carezze d’anima ed emozioni,
teneri sguardi affacciati ad una culla.
I nonni bussano
alle porte del mondo
per realizzare l’impossibile,
i nonni bussano
alle porte del cuore
per restare per sempre
fra le vene di mille ricordi.
La struttura è quella di un limerick (endecasillabi canonici inframezzati da settenari con le rime in schema AAbbA) ma la conclusione non è goliardica, è amara.
Fascisti nuovi e vecchi tutti insieme
dell’odio figli ch’è fecondo seme,
ora che andremo alle urne
tra detrazioni¹ diurne,
votando spegneranno ultima speme.
¹: nel senso di calunnie e falsità, non di defalcamenti.
01/10/2026
L’imbrunire… Lo sciame dei rintocchi
e avverto tutto il tempo non vissuto
in onde scure scorrere. Sono occhi
le prime stelle, il vespro intessuto
di suoni indistinti, di acri silenzi.
Quanto vento, mio Dio, è trascorso!
E tu che incurante sentenzi
ed io, il cuore lacerato, morso.
Quante sere solo ad aspettare!
Mentre la fiamma trema e vacilla,
un’ombra cade su pagine amare
dove le lacrime il dolore distilla.
Forse un giorno fui anch’io felice,
ma non lo so, non ne sono sicuro.
Fisso Cassiopea, lunga cicatrice,
il salnitro diramarsi sul muro.
EE 0-44







