Raganelle lì.
Fiori viola e foglie
marroni: vento.
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Profilo Autore: stev  

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Lenti passi
sotto una volta oscura

piena l'aria
d'echi stranieri

la notte indifferente

schernisce il silenzio
deride il ricordo
ferisce il vuoto

ed un profilo di porcellana

delicato nel tratto
candido nella pelle
scuro e dolcissimo negli occhi

discioglie nell'aria
come traccia nell'acqua

Ed accetta senza gioia
la resa
e l'abbraccio del buio
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Profilo Autore: GIORGIO CONTE  

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Quattro ottave toscane (endecasillabi canonici a maiore -accenti fissi in 2ª, 6ª e 10ª-, rime su schema ABABABCC).


 

È frusta che mi sferza in pieno collo
il vento secco della tramontana;
del fresco ancor non sono ben satollo
che il meteo già la gioia m'allontana:
starò di nuovo in forno come un pollo
che cuoce l'imminente settimana!
d'estate ne ho da tempo pien le tasche
ma il tempo ha le scadenze ormai più lasche.

Passato da tre giorni l'equinozio
dovrò patire ancora la calura
cercando l'ombra in ogni bel negozio
che il sole non ci mostra ancor premura
d'andar ad abbassarsi in cerca d'ozio…
settembre ancora a rischio abbronzatura
ad onta degli acerbi temporali
che troppo in fretta terminan gli strali.

Si torna a trenta gradi già domani
o poco meno mentre m'ero illuso
finiti i caldi torridi africani
e asciutto avrei toccato questo muso
con queste finalmente asciutte mani
e ascelle alcun odore più profuso…
e invece sento già il dannato olezzo:
estate, fuggi via che ti disprezzo!

Eppure insiste ancora e qui s'attarda
fregando il posto a timida stagione
che tremula si sposta a lato e guarda
l'estate che arrogante dà spintone,
i piedi punta e ancora ci bombarda
sia pure con le foglie in arancione.
Ho fretta di rimettere il giubbotto,
vi prego, basta estate, m'ha stracotto!


26/09/2026


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Profilo Autore: ioffa  

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Si è udita la tua voce 

sopra — 

vivo è il corpo 

dove cercano nido 

gli uccelli 

 

il sangue attraverso cui scorre 

una parte di me disperde 

il nutrimento dei deboli 

guai a chi devasta l'altare 

dove ho consacrato 

una volta il mio amore 

 

non sono responsabile 

di ciò che si getta al tempio 

ne avete fatto 

un luogo di parole veloci 

le rane turbano le acque 

in cui vi siete bagnati 

una volta 

sui morti crescono rose 

solo di bene 

 

non mettete corone 

le pietre sono convenientemente rotonde 

né il corpo adornato 

né la casa pulita parlano 

per me 

 

lasciate la carogna 

alla cura 

del raduno di corvi 

come ho amato

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Profilo Autore: Aurelia Petrea  

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TI SCORGO DALLA FINESTRA 
DI NOTTE MENTE DALL'ALTO 
ILLUMINI IL MAR TIRRENO 
LA TUA LUCE STANOTTE 
E' SIMILE ALL'ARANCIO 
SI RIFLETTE SULLE ACQUE 
DEL MARE E DONA SERENITA 
A CHI TI OSSERVA 
SONO QUI CHIUSO DENTRO CASA 
DA SOLO AD ASPETTARE CHE 
SI FACCIA GIORNO CHE TUTTO 
INIZI A VIVERE CHE LE STRADE 
SI RIEMPINO DI MACCHINE 
E LE PIAZZE DI PASSANTI 
DONNE AFFACCENDATE 
ALLE BOTTEGHE A COMPRARE 
IL PANE PER IL PRANZO 
BAMBINI CHE CORRONO 
VERSO LE SCUOLE 
SEI SPARITA APPENA GIUNTA 
L'ALBA E LA LUCE DEL SOLE 
HA PRESO IL TUO POSTO 
MI AVVIO VERSO LA VITA 
DI SEMPRE SOLO SENZA 
UN AMICO CHE RISCALDI 
IL MIO ANIMO TRISTE 
UN 'ALTRA NOTTE E' PASSATA 
TRA RICORDI E LACRIME 
DI UN TEMPO CHE 
NON TORNERA' PIU' 

- NASO - 26 - 9 -2026
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Profilo Autore: Antonio Sirna  

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Le belligeranze civili

sono le più vili,

colpiscono senza tema

madri e bambini e uomini senili.

Nei giardini

abbattono rose e azalee,

nei frutteti distruggono meli,

aranci e mandarini.

Non hanno davvero a cuore

il positivo cambiamento.

Parlano di parità di diritti,

le guerre civili,

ma per la ponderazione

nutrono il disprezzo e tracotanza.

Progettano lotte come già vinte

e inneggiano a sicure vittorie,

ma è solo fantasia di pensiero,

simulatori di progressi e di libertà.

Promettono ricche economie

vanaglorie e indipendenze,

i combattenti invitti,

ma sul piano più basso  

pongono le uguaglianze

e le urgenze degli afflitti.

 

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Profilo Autore: AUSILIA GIORDANO  

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Quando scende la sera e le luci delle case si accendono la terra sembra specchiare le stelle...
Resto a guardare dalla finestra...in bilico tra uno strano silenzio e la serenità..mentre vecchi ricordi tornano a farsi strada..
Poi nel profondo della notte quelle luci a una a una si spengono...sono come occhi che stanchi si chiudono e scivolano nel sonno..

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Profilo Autore: Manuela Albricci  

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Un implicito riferimento, ma in tutt’altro contesto, a “La luna e i falò” di Cesare Pavese, suicida nel 1950, che nei miei giovanili anni ’60 era un mito, non solo letterario.



Non sol gravò lo studio su quegli anni
ché li alleviò una ludica allegria,
liceali in festosa compagnia
che aiutava ad eludere gli affanni.

Recando il mangiadischi o la chitarra
ricordo scampagnate in bicicletta,
qualcuno con la Vespa o la Lambretta,
fino al tramonto insieme a far gazzarra,

e ancora più talor ci attardavamo
al chiar di luna attorno a un falò ardente
e in nostro cuor, ciascun segretamente,
sogni e speranze e amori nutrivamo

quali fulgenti auspìci nella notte.
Ma giunse presto il tempo degli addii
e ognun di noi secondo i suoi desii
al buio s’imbarcò per le sue rotte.

Metafore di vita quei falò
or forse fuochi fatui diventati
di chi i suoi sogni vide irrealizzati
o già sull’altra sponda se ne andò,

ché inesorabilmente, or uno or una,
cala d’allor la compagnia spavalda
Quel ch’era fiamma in cenere si sfalda,
si spengono i falò, resta la luna.
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Dammi il tuo cappotto

per portare il mio cuore,

così come me lo hai portato tu,

mamma.

Dammi anche le scarpe,

per non sbucciarmi i piedi

quando non avrò più

come destinazione

l’anima

che porta i miei passi.

Dammi le lacrime,

che mi siano acqua.

Poi,

indossa il sole,

per essere sicura

di vederti

ogni volta che

le mie ginocchia

sussurrano una preghiera.

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Profilo Autore: Aurelia Petrea  

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Mi confondi senza parlare,
una pozzanghera tra i tuoi piedi,
cade la luna riversa dal cielo.
Tra sguardi e teneri abbracci,
le montagne si spogliano
per cogliere l'ebbrezza del calore
della tua dolcissima pelle.
Quanti sogni ho fatto perdendomi
nei pressi delle tue vie ancestrali!
Ho paura della mia confusione:
non è solo il caos dell'emozione.
È vera passione che scorre,
lentamente come rugiada,
sulla superficie delle mie foglie.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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e sentiremo nelle ali
spezzate, il dolore
salire forte come un pugno

La malinconia, bizzarra
giocherà brutti scherzi
saprà ridere, una volta tanto
di noi, che le abbiamo dato lacrime

Chissà, se lentamente si scioglieranno le maschere,
stanche e logore, che troppo a lungo hanno raccolto sudore



Forse, volevamo morirci tutti

in questo caldo abbraccio - nella nostra poetica -
ma si sa… le cose belle muoiono prima di noi
per farci soffrire ancora un po’

e noi
non siamo padroni di niente
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Profilo Autore: sasha  

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Nessuno ti prepara al silenzio che resta,
non senti più il rumore delle sue zampe sul pavimento,l
la sua ciotola vuota, il guinzaglio poggiato lì dove 
è stato riposto dopo l'ultima passeggiata.

Non sto piangendo il mio cane,
sto piangendo un pezzo della mia vita trascorsa con Lei.

Ho perso chi c'era sempre,nei giorni importanti,e in quelli 
quelli qualunque, ho perso parte di me.
La versione che ero con lei ,non torna più.
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Profilo Autore: Franca Lazzaro  

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AGAGIATO SULLA COLLINA 
STAVA L'ALBERO CHE MIO 
PADRE AVEVA PIANTATO 
IL GIORNO IN CUI ERO NATO 
AI SUOI PIEDI DUE MASSI DI 
ALABASTO E TANTI ROVI 
DI TANTO IN TANTO 
SALIVO FIN LASSU' 
PER RICORDARE 
QUANTO AMORE AVESSI 
IO RICEVUTO E NONCURANTE 
DEL TEMPO CHE PASSA 
LO SENTIVO ANCORA 
DENTRO ME
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Profilo Autore: Antonio Sirna  

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E guardo fuori , la notte piano piano scende..
calma , silenziosa, dolce..
non sono sola, sono con il mio amico 
lui dorme .. dorme talmente sereno che sembra perso in chissà che mondo....una dolcezza infinita 
sto così bene che quasi quasi mi rilasso anche io..
E così mi siedo a fianco a lui. 
E che notte sia.
 
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Profilo Autore: Manuela Albricci  

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leggete Baudelaire, anzi, capitelo

capite la cipria

di cui si beano le guance ipocrite

delle madonne addolorate

guardate come colui che sbadigliando ingoiò il mondo

e lo risputò

rovesciando il calice di sauvignon

sulla mutandina bianca della pubertà

guardate chi per primo badò

alla consacrazione estetica

della puttana

chi per primo calò col dito

la lacrima melanconica sul ciglio

occhio eterno abisso

degli angeli esiliati

poi una sfogliata a Oliver Scharpf

che con lo schiaffo di dorso

ha consegnato uno specchio alla poesia

che finalmente si vide serva

ultima delle schiave

in lacrime caduta col suo pizzo nero e bianco

e il suo piumino per spolverare

ella si riconobbe serva che streca a terra

in una nube di singhiozzi

il pianto scosceso della propria condizione

serva che pulisce da cent’anni

il Martini versato

dopo il viaggio dall’oliva di un festino ad Hollywood

questa poesiola da scantinato

reclusa al mondo come le auto d’epoca

di un appassionato

questa poesiola portaborse

che sorride come una subrette a fine carriera

mentre passa il tappetto

a Wymbledon

e mentre che la sua mano compie la rotazione

sul pavimento di un maniero abbandonato

la sua pezza imbevuta di lordura

inghiotte una goccia del sangue

che le cola dal naso

Marinetti invece dovete leggerlo

perché fradici di supponenza

mai aveste l’ardire di andare oltre

il bang del cannone

leggete lui

riscaldatevi del suo fuoco reattore nucleare sempiterno

lasciatevi irradiare dal cavo elettrico

scintilla

torre gemella che implode

abbronzatevi coi funghi nucleari

moderni chiari

della sua luna trucidata

e leggete Sclavi

leggete il suo Dylan

cogliete i venti che trascinano le foglie

aerodinamicamente per natura atte

a confluire con l’estremità

del nostro occhio illagrimato

e solo allora potete permettervi

di allegare il lungo addio mortale

al bando

solo quando saprete danzare con la morte

senza mancare un passo

vi sarà concesso di partecipare al concorso pubblico

per le poste

solo allora potete pensare alla crociata per conquistare

il posto in banca

leggete Sclavi

e solo allora penserete a voi e al tutto

e vi incanterete nel riflesso di ogni porta in vetro semiaperta

del primo bar

allegherete la vostra visura istantanea

a qualunque “tutto bene”

e sarete maledetti, finalmente costretti

ora e per sempre, in virtù di spontanea astrazione

a compiere una rotazione in più della paletta

nel vostro caffè ormai tiepido

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Profilo Autore: Kenji  

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