cammina lento
sulla giostra delle ore.
Nell’immaginario d’ognuno
battiti d’emozione
scandiscono l’attimo
nel suo lento andare.
Tutto pare sempre uguale
tra sequenze diverse,
sequenze temporali
una dopo l’altra
mentre trova spazio
la diversità
delle piccole cose.
Quartine di ottonari a rime alternate.
Quanto bella era la vita
quando con spensieratezza
stavo a legger la ritrita
«di doman non c'è certezza»¹
e con l'animo ripieno
di presunte verità
mi dicevo: «Nientemeno!
Ma domani arriverà!»
Ora invece l'orologio
guardo senza più capire
s'è pimpante oppure mogio
e a un domani voglia ambire.
Se stasera me ne scordo
di dargli una caricata,
domattina come un sordo
dalla sveglia inascoltata
resterò dentro quel letto
forse intento anche a sognare
una vita che, lo ammetto,
poi non riesco a ricordare.
¹: «Canzona di Bacco» (o «Trionfo di Bacco e Arianna») di Lorenzo de' Medici (il Magnifico), poemetto bellissimo, che piace credo a tutti quando lo si legge a scuola, ma che quando lo si capisce davvero fino in fondo… è un po’ troppo tardi per trarne insegnamento.
29/07/2026
Ed è così che alle volte mi sento....per non dire che mi sento spesso ... in questo sentimento
Con il cuore avvolto da mille note di musica e di una tristezza quasi dolce..
le lacrime arrivano agli occhi...a volte scendono a volte no.
Rimangono lì...sospese come aspettassero il mio permesso per scendere.
Ed è così bello per me restare così e guardo sempre lontano come aspettassi qualcosa...ma ancora non so cos è..
E scorsi dall’abisso l’enimma
aliare su flutti profondi.
In vortici imi di mondi,
fulgido il serto e lo stimma.
La sabbia incrostata dal sale
scopersi emergendo dal vuoto,
del giglio, del giunco, del Noto
il movimento in flusso irreale.
E seppi aggiogare le belve:
in lotte mortali le strinsi,
poi l’acqua e il fuoco sospinsi
ad attraversare le selve.
La considera Vita la gente
che discerne il falso dal vero.
Io domino tutto e vo fiero,
lasciando ai miseri il niente.
Mi pasco di gioia e di pena,
ché la prima all’altra cede.
Distruggo le cose e non vede
l’umano la ferrea catena.
0-35-0
Doppie strofe di quinari e settenari a rime ripetute, in schema 5 7 5 - 5 7 5, aBc aBc.
Il mondo è in mano
ai fascisti, ai massoni
ed al denaro,
quindi l’umano
che s’illude ragioni,
tronfio somaro,
non è la bestia
dal migliore cervello
sopra la Terra,
solo molestia
pare sia grimaldello,
soprusi e guerra…
con buona pace
di Darwin che pensava
fosse l’arrivo,
il più capace…
ma solo della clava
l’uomo è votivo.
28/07/2026
una varicella di luna
e un leggero tic della bonaccia.
C'è abbastanza acqua e sale
per riempire una borraccia.
Non ho più grilli per la testa:
son tutti là fuori, in festa.
Tieni Caronte, tieni pure la mancia.
Purché resti ancora un po',
purché un'altra storia mi gonfi la guancia.
Bimbi ridenti e bui gommoni nello Stige:
è umano, dopotutto,
chi, indeciso, in ogni verso si dirige.
Resta, caro Caronte,
resta bonario e barbuto al mio fianco;
raccontami ancora un'altra storia:
io non mi stanco.
Grazie di tutto, Maestro!
Nanonnu se ‘mbarchette criaturu
co’ na mappata ‘ncoglio e na giacchetta
‘ncoppa a na nave ch’era na carretta
e salutava co gliu maccaturu.
Voleva chiagne ma no lo facette
Pecchè la mamma ancora gliu guardava
Era ‘na mamma cara, tanto brava…
Co stu pensiero ‘ncapo, s’addormette.
Dopo nu mese de fame e pecundria
Sbarchette ‘nterra e sulu se trovette
Nu carteglio a gliu coglio s’appennette
Pe farese acconosce da ‘na zia.
Quanno arrivette era scurd’ormai
Ma dento era chiù scurdo che da fore
Gliu petto se stregneva de dolore
La casa e mamma gli mancava assai.
Quanta fatica, quante umiliazioni
Dento a ‘na terra ricca e forastiera
Senza la patria senza la bandiera
Co’ pori cristi de tutte le nazioni
De tempo n’è passato ma gli fatti
Che pe’ nanonnu mio se so’ aggiustati
Pe’ tanti songo ancora scumbinati
Stanno com’a gli suci co’ gli iatti
Succere spisso che co’l’abbondanza
Te scurdi de quann’iri povereglio
E che pe’ anni si stato ciucciareglio
E agli dinari steva la speranza
Si viri attorno ‘na faccia forastiera
Na faccia senza patria né bandiera
Penza che povereglje songo ancora
E fanno come tu facisti allora
Traduzione
Mio nonno s’imbarcò ch’era bambino
con un fagotto addosso e una giacchetta
sopra una nave ch’era una carretta
e salutava con il fazzoletto
Voleva piangere ma non lo fece
Perchè la mamma ancora lo guardava
Era una mamma cara, tanto brava…
Con questo pensiero in testa, s’addormentò.
Dopo un mese di fame e malinconia
Sbarcò in terra e solo si trovò
Un cartello al collo s’appese
Per farsi riconoscere da una zia.
Quando arrivò era scuro ormai
Ma dentro era più scuro che fuori
Il petto si stringeva di dolore
La casa e mamma gli mancavan’ assai.
Quanta fatica, quante umiliazioni
Dentro una terra ricca e forestiera
Senza la patria senza la bandiera
Con poveri cristi di tutte le nazioni
Di tempo n’è passato ma i fatti
Che per mio nonno si sono aggiustati
Per tanti sono ancora scombinati
Stanno come i topi con i gatti
Succede spesso che con l’abbondanza
dimentichi di quando eri poverello
E che per anni sei stato un somarello
E ai denari stava la speranza
Se vedi intorno una faccia forestiera
una faccia senza patria né bandiera
Pensa che poverelli sono ancora
E fanno come tu facesti allora
Baciata dalla spuma del mare
l’onda si frange sulla sponda,
rivali due granchi sulla riva
branchi di pesce alla deriva
si scioglie l’acqua sullo scoglio
giunge silente un giunco di bambù,
gioca il cerbiatto al canto del cucù
cullano gli argini viole profumate
il sole rivela un’ombra nel fiume
arriva il riflesso di un salice bianco,
un gambero gioca allegro nell’ansa
danza nel cielo il pescatore Martin.
PER LE STRADE LE OMBRE
DEL PASSATO
E SENZA PIU' PAURA
RAGGIUNGO LA CASA
DOVE ORA SIEDI IN SILENZIO
IL RUMORE DI PASSI LONTANI
TI SCANDISCE LE ORE
TI OSSERVO INCREDULO
MENTRE LA NOTTE CONFONDE TUTTO
-NASO -5 -8 -2026
Non vi è nessuno a parte me...il cielo le stelle ed una sedia a dondolo.
Non so in che mondo mi trovo ma so che sto bene...
Sono sola...come sempre oramai da tanto tanto tempo...
La tristezza mi fa compagnia assieme ai miei ricordi.
Il chiaro di luna così forte illumina la mia anima facendomi vedere cos ho dentro me stessa...
Ho tanto spazio, tanto tempo....come dovessi restar qui in eterno a vegliare qualcosa....
Che strana sensazione..
Eppure.. eppure io qui sto bene...
Sola.
Ncòpp’a ‘na seggia, arreto a na fenesta,
stanco nu vecchiareglio sta assettato
la barba longa, gl’ occhie accicagniti
la capo è bona, gliu core è tormentato.
Guarda là fòre, luntano, assai luntano
gl’ occhie ‘nzerrati pe’ vedè chiù meglio,
la sposa sia Cuncetta va cerchenno,
vulata ‘ncelo cacche témpo fa
E la vére, contenta, bella e fresca,
mentre gliu guarda co gl’occhie ‘nnammurati
come a quanno assettati, attorno alla vracera
sulu co’ gl’ occhie facevano l’amore.
A cchigli témpe pe’ gli ‘nnammurati
nun esisteva nisciuna libertà
sulu suspiri ‘mmezo a tanta ggente
però s’ausava ancora fedeltà.
Quanti ricordi dento a chigliu core,
co’ gl’occhie chiusi gli so venuti a mmente
ma all’intrasatto gli arriva na vocella
dicenno: “Nonno, che fai? Dormi sulla sedia?”
Se sceta ‘nfanfallito , rapre gl’occhie
se sente n’ata vota vécchio e stanco
guarda la vaglioncella, se l’abbraccia,
suspira e izanno gl’occhie penza
“Cuncetta mia, quanto po’ durà?
c’hanno spartuti dopo tantu témpo
me ne vulasse ‘n’celo co ‘nu lampo
ma
chèst’ è la vita, m’attocca d’aspettà.
Traduzione
Sopra una sedia, dietro una finestra,
stanco un vecchietto è lì seduto
la barba è lunga, gli occhi assonnati
la testa è buona, il cuore è tormentato.
Guarda là fuori, lontano, assai lontano
gli occhi socchiusi per vedere meglio,
la sposa sua, Concetta, va cercando,
volata in cielo un po’ di tempo fa
E la vede, contenta, bella e fresca,
mentre lo guarda con occhi innammorati
come a quando seduti, intorno al braciere
solo con gli occhi facevano l’amore.
A quei tempi per gl’innammorati
non esisteva nessuna libertà
solo sospiri in mezzo a tanta gente
però si usava ancora fedeltà.
Quanti ricordi dentro quel cuore,
con gli occhi chiusi gli sono venuti in mente
ma all’improvviso gli arriva una vocetta
che dice: “Nonno, che fai? Dormi sulla sedia?”
Si sveglia confuso , apre gli occhi
si sente un’altra volta vecchio e stanco
guarda la ragazzina, se l’abbraccia,
sospira e alzando gli occhi pensa
“Concetta mia, quanto puo’ durare?
ci hanno divisi dopo tanto tempo
volerei in cielo in un lampo
ma
questa è la vita, mi tocca aspettare.
qualsiasi possa essere il contenuto o l'estetica di un post, di un video o una frase
è inevitabile che vi sia, per legge antropica,
almeno un commento più idiota
quando vi chiedete quanto possa essere brutto il mondo
andate a leggere i commenti
quando pensate al declino culturale e politico dal tuo comune alla nazione
ripensa ai commenti
i commenti servono a ricordare a chi ancora legge, sente e sa minimamente scrivere e far di conto,
che la massa non legge, è incolta, è barbara,
non teme di essere nel conforme, non se ne rende conto
acclama il banale, ha difficoltà nel riconoscere l'ovvio
i concetti di bene e male sono preimpostati e non avvertiti interiormente, dunque strumentalizzabili
la massa forma il relativismo seppur nel singolo vi è certezza assoluta delle proprie convinzioni
quando vi avvelenano il cane
quando scippano vostra nonna
quando il periodo COVID
quando la terza merda mondiale
ricordate i commenti
e ricordate che alcuni che non commentano
sono ancora più forestici cinghialeschi e miseri
di chi commenta
e che se commentassero starebbero nella top
dei commenti osceni
insieme a quelli che leggendo "cinghialeschi"
hanno pensato che è un'offesa agli animali
quelli nella savana qualche notte ci starebbero bene prima di scrivere






