scrivo di te
che mi manchi
come manca il vento
alle cime degli ulivi
come la luce
in un giorno
grigio senza nuvole
mi manchi
e nel pensarti
l'amaro sapore
di un vissuto amato avanza
scrivo ti te
racconterò dei tuo
viso, del colore degli occhi tuoi
del tuo sentirti amata
scrivo di te
e pensarti Angelo
mi consola
sarai sempre con me
forse inesistenti
messi in fila come paletti
tutti dritti e ben allineati
come soldatini che marciano
per disfar la mente
Ogni passo battuto è uguale all’altro
con un soffio, sai bene che, possono cadere
ma stai li a guardare senza fiatare
Alzi gli occhi e vedi il cielo, è pieno di figure
assomigliano tutte a quelle aspre e dure
che inforcando han trapassato la tua carne
Sei in esilio, caderci dentro non è stato uno sbaglio
E’ ora d’apparir nel mondo
allarghi le braccia e cadono le sbarre
Un passo, due passi, muti e in punta di piedi
lo sguardo curioso più avanti dei piedi
Danza di vita nei colori autunnali
riemergono dalla terra gli odori e i fruscii
per non parlar dei mormorii
L’aria frizzante ti pizzica le guance
sorridi beata, pronta e slanciata
Perdono e grazia esaltano i tuoi occhi
magia del tempo paziente da sempre
ed ora è tempo, quello giusto
E’ vita!
E' un'altra volta notte,
ancora
e senza tregua.
Non cambia mai il
sapore di una notte
amara.
Intrisi, della solitudine
più atroce,
sospirano i camini
e lacrimano le vie
irrelate
nel rispecchiare
una luce lontana,
sconosciuta.
Soltanto degli occhi
perplessi e stanchi
riflettono,
dal mistero più fitto,
la leggerezza di un mondo
che corre lontano.
E per noi
che cosa resta?
IL silenzio e
forse un segno
che non allieta mai.
Si avvicinerà Natale
con gli antichi ricordi
e regali più moderni.
Addobberemo i balconi
con catene di lampade intermittenti
e daremo scintillio agli alberelli.
Saranno illuminate
le grotte dei presepi e
ci sarà il muschio sotto ai piedi dei pastori.
A mezzanotte un saluto a Gesù e…
ci sarà un pensiero anche per te
amico che non conosco.
Un’isola delle fughe
a lungo desiderata
si affolla
di nuove visioni
dimora del sogno
dell’eden
l’estrema meraviglia
Altro il presente
ad ogni battito prigioniero
l’orizzonte respinge
Dissipa la terra il cielo
Crudele
disfiora la carne
la rosa
e la sua bella estate.
nel centro immaginato,
le nostre lingue
come il cucu dell'orologio, lecca la parete
una camera costruita di profumo,
un momento seguito da un momento minore
e una fame di tornare.
Non poteva durare.
Resina-fredda
scorreva dalle ferite nella corteccia
sudore-rugiada del nostro entrare
come orchidee aperte.
In primo luogo,
liquido
nuoto a te lungo l'alba ai tuoi occhi.
Poi sentii come il sonno,
il sapore di nettare
ancora dentro di noi.
A volte un fiore
sommersa con noi.
Anni
passarono.
Sciame di sirfidi,
scarafaggio, insetto assassino,
tutti
intrappolati
sospesi
in quel momento di pienezza,
a Pompei, la madre
copre la testa del suo bambino per sempre.
generosamente hai donato
del minuscolo corpo
un firmamento hai formato
amore potente
al mondo hai regalato
cultura nei piccoli
entusiasta hai seminato
il calore dei tuoi occhi
all’indifferente triste
universo hai emanato.
All’improvviso
“ lei “
ti ha colta
non osavi commenti
giungeva dall’Alto
tua l’hai fatta
amica dolente ma ben ospitata
raggiante in un corpo
ormai trasformato
l’hai amata giacché
LUI
l’aveva inviata.
( Alla mia amata sorella)
da adagiare sull’anima
per farti compagnia tutta la notte.
Ma non ho parole,
oggi che aspetto il vento
solo aquiloni di pensieri
da far volare.
E allora scelgo il più bello,
il più dolce e indelebile
e lo affido al vento che,
come un etereo postino,
te lo consegnerà
perché tu lo tenga con te
almeno fino a domattina.

Sciolgo una lacrima
tra le mani
portando il viso
all'imbrunire
di un'alba che sa di noi
mentre assaporo
ancora
il tuo profumo
sulla mia anima
in questa notte
che son taciturne
le mie parole.
Son parole
chiuse nella mente
mentre cerco tra le stelle
il tuo sorriso
quel sorriso
che mi rubò un bacio
in una lacrima.

Come mano che migra
a caccia di nuove odissee,
di riti barbari e veri
e di giochi più invadenti e sinceri
del circospetto amore...
Io ti cerco
e spesso ti inseguo per praterie sognate,
vette, valli profonde, assenze.
E non pensare di potermi sfuggire
negli infiniti spazio-temporali
delle tue apodittiche giustificazioni.
Nei cieli dove le parole,
come nubi si inseguono nere,
non c'è spazio per noi due
così antichi da essere la novità
dei tanti secoli a venire.
E non rifugiarti nel silenzioso niente
degli imbarazzi circospetti ed ipocriti.
Io nel silenzio cerco il respiro accelerato
e nel niente il sangue di Vulcano
ed è proprio lì che voglio condurti.
Se vuoi, stasera,
potrai chiamarlo amore.












