Sento una voce sommessa
sussurra al cuore una verità assoluta
“non mentire a te stessa renditi libera”
e penso a cosa sono
quali vissuti ho nella mente, nel cuore ….
Sono un' onda che si abbandona
sulla battigia e più non torna al mare,
sono un soffio di vento
volteggia, volteggia su se stesso
muta in tromba d'aria
distruggendo la speranza
lasciando detriti sulla strada
Rosa rossa appassita dal gelo
cadono i petali sbiaditi e fradici
di lacrime che più non voglio trattenere,
un fiume scaturisce ai miei piedi
di pietra forgiati
ed a valle trascina ogni attimo di gioia
Non sorriderò più se il sorriso
nascere non vuole sul mio viso
finita la menzogna,
un grido di dolore erutta
dalle corde vocali stonate
violino che garrisce come un gabbiano
che il mare sfiora a caccia di cibo
Dormirò, dormirò finchè il mio corpo
odierà il letto
e se al risveglio il cielo sarà grigio
non forzerò il sorgere del sole
permetterò al tempo di scivolare via,
piccola barca a vela sul mare della vita
affrontando ogni intemperie
di cui il destino voglia godere
Scalano gli anni
alpinisti
addestrati
che come soffi
di venti
s'incamminano
per un'altissima vetta
esibendo zanne
grintose, con facce
tremanti, bagnate
diramandosi
nei rifugi salvatori
dei presagi della mente
gelata, saldando
ripensamenti
nello sconosciuto cosmo
hai celato.
Umiltà ostenti
ad ogni alba
chi nel viaggio incontri.
All’etere affidi
il galleggiante
animo fra le stelle oscure
che ausilio cercano
per donare lucentezza
a chi sovente
il leggero trascura.
Posa l’orma
sulla dolce terra
orba di quiete ormai.
ma la sua luminosità permane.
Cipressi, pini, querce,
sono soltanto sagome scure
e il cielo assume tutti i colori del cambiamento:
un filo dorato sull’orizzonte
e poi l’azzurro trasparente,
l’azzurro più intenso,
il blu chiaro,
il blu indaco della notte,
le stelle che s’accendono a una a una
e la luna che, ancora pallida,
sovrasta ogni cosa.
Dall’alto della collina
contemplo la sua brillanza luminosa;
con i bordi rossicci
sale lenta sul paese,
sfiora il campanile della chiesa,
accarezza il monastero
e il suo luccicore, come una cupola di vetro,
si struscia, irriverente, sui tetti delle case.
E’ grande e bianca,
senza una macchia
e la sua luce è bassa
sulle strade vuote,
dove si vedono solo i lampioni
che perdono i contorni,
lentamente sfumando
in una polvere azzurrigna
densa di chiarore.
Ogni cosa appare bianca,
anche i monti del Matese,
nascenti da un lontano candore
come a festa.
Ritorno a casa,
percorrendo il sentiero illuminato
dai bagliori lividi della luna
e la malinconia degli alberi si riverbera
nello scintillìo incupito
dei miei passi affrettati.
della malinconia
colpirà il mio pensare
avrò frasi da dedicare
al vento.
Lascerò parole scritte
nelle pagine del tempo
e cercherò il sorriso
tra le rughe della gente.
Accarezzerò le gocce
d’acqua piovana che
colpiranno il viso mio e
riderò con i bambini
all’uscita di una scuola.
Regalerò un bacio
al sole e saluterò
le stelle e
nella notte
la luna pregherò
di non lasciarsi andare.
Camminerò sulla
riva del mio mare
ammirerò l’orizzonte
che mi regalerà
l’albeggiare
Chiederò se serve
aiuto al tramonto
purché nel rosso
la malinconia
non prenda mai
il mio canto.
Se guardo
dentro o fuori
il castello
la luce
è piegata in un angolo.
Mi vedo con tre teste
su cui ruotano
miseri abissi
che s'intrecciano
voluttuosi
in un calore di sintesi
di braccia e di bei visi smagriti
con la lingua a brandelli
nel tramonto della notte.
Nel mio mondo
convivono orizzonti lontani,
luoghi circoscritti e molti cieli.
Album della “Panini” non conclusi,
monopattini con cuscinetti a sfera,
fucili con il tappo, alberi e fiumi,
pistole ad acqua, Donald Duck
ed il mio grande amore per il mare.
Il bel latino del Prof. La Penna,
un po’ di greco quasi dimenticato,
De André, Guccini, la melomania,
la musica barocca, il tango,
il jazz americano.
Modugno e Lauzi insieme al ’68,
Tambroni, Moro, Il Vietnam,
una bandiera rossa.
Il Cile, Pinochet, il microsolco
e poi Neruda che ancora non mi piace
perché ho sempre preferito Pasolini.
Dimenticavo la filosofia, il vino buono,
la psicoterapia di gruppo, Gramsci, Berlinguer,
un po’ di simpatia per il vecchio Osho,
“Re nudo”, nessuna religione, i fiori non recisi,
il sigaro toscano.
E qui mi fermo,
perché se è vero che sono appassionato
questa storia potrebbe anche protrarsi all’infinito,
e non è giusto…
Quello che inizia deve anche finire.
Solo un ultimo cenno sul mio amore,
unico infinito consentito.
Si. E’ vero. A volte accade
ed è, come camminare sospesi
su un filo a mezz’aria
La percezione del pieno e del vuoto
La respirazione che diventa più veloce
le narici che si aprono in continuazione
come quella di un segugio che deve assolutamente
fiutare, scovare, prendere e possedere
E’ come se l’aria mancasse
tutto in un attimo, ed è bellissimo.

Vaga nel buio
incosciente
della sera
che paura non gli fa
lo prende
approfittando di quegli istanti
viaggi a doppio senso
sulle ruote dell'oscura libertà
degli amici indispensabili
per vivere ancora
soddisfare i suoi giorni
comprandosi cose
morsi dimenticando
Aprimi il tuo cuore
come un cieco
saprò leggere il messaggio
celato tra i battiti
e sarò luce nel tuo buio
Lascia fiorire i pensieri
nella tua mente
sarò il profumo che emanano
mutando in giardino
un labirinto oscuro
Accogli la dolcezza
della mia voce
sarò musica soffice
come nuvola rosa ti condurrò
nei percorsi celesti,
leggero sarai
si scioglierà come neve al sole
ogni dolore
Accoglimi tra le braccia amore
balliamo questo Valzer di Strauss
con passione finchè
il fuoco brucerà i nostri corpi,
dalla cenere risorgeremo
Araba Fenice a nuova vita
Saremo angeli dal Divino
uniti per essere vivi,
donare sorrisi a chi sorrisi non ha
amore a chi amore non ha
lasciando una scia di stelle
al nostro passaggio
È nel colore dei tuoi occhi
che ammanti il tuo sorriso,
velato e intriso di malinconia.
Come un triste carillon
suoni la musica del vento tra le foglie
e doni le note appendendole ad un sospiro di nuvole.
Solo io le leggo,
intravedendole tra i silenzi dei tuoi sorrisi
e vibro come un fiore poco prima del suo sbocciare.
Nell'alto
il lontano echeggiar d'un tuono
frena il mio scrutarti con occhi ingenui di ragazzo
e tu sfuggi come l'acqua dalle mani.
Eppure eri qui un minuto fa,
solitaria gemma tra mille spore di stelle,
un tremolio di foglie di primavera,
un sorriso tra mille labbra.
vicino a lei
tutto sembra tacere
solo i colori si muovono
sotto il sole
corrono dietro le ombre
lento lento
guardo lei
tutto sembra perfetto
anche quei fotogrammi
sono ormai vecchi film
da dimenticare
come in quarzo trasparente
mi specchio
mi cerco
mi sfioro
mi trovo
dolcemente mi lascio andare
nella pacatezza innaturale
mi immergo
e poi riemergo
ancora più leggero
cerchi sempre larghi
riflettono anni trascorsi
al ritmo della mente
c’è ancora tempo
per sognare
tra pagine scritte
ingiallite dal tempo
nei versi sospesi
di mille ricordi
che parlavano al cuore.
Mi troverai
ai margini di un foglio
e nel silenzio
resterai sospeso
tra mille pensieri
nel ricordo di ieri
mentre una lacrima
bagna il tuo viso
vorresti ancora
rileggere il tutto
è solo un foglio
ma fa tremare.
Mi troverai!
Seduto
su questo muretto,
un cappello sul capo
una sciarpa annodata
per proteggermi dal freddo,
osservo il mare
lì dove rompe l’onda,
lasciando schiuma
che il vento gelido
dolcemente raccoglie
adagiandola sulla spiaggia
con l’ultimo bacio.
Una miriade di gabbiani
sull’arenile
con riti di una degna tribù
di pescatori attenti,
sembra annunciar tempesta
che all’orizzonte già mostra
i chiari cumuli di neve.








