L'etìope si spoglia
delle sue poche foglie gialle
delle punte di freccia avvelenate
delle piume parlanti.
Non gli do per forza un senso,
mi appare come un qualunque alberello d'autunno
sotto una pioggia sferzante
che lo veste di lacrime.
Piangeva quel cielo
e il sole non mi riscaldava,
i tuoi occhi sapevan di pianto,
la tua voce tremava
quando sfilavi dal mio dito l'anello.
capivo e volevo leggerti negli occhi,
pensavo fosse uno scherzo.
accarezzavo il tuo viso
mentre i miei occhi si riempivano di pianto.
dobbiamo lasciarci
io vado non so quando torno
vorrei che tu mi amassi
per sempre
un giorno
non so quando
tornerò
e ti porterò via.
Un ultimo bacio
un ultimo abbraccio
piangevi ,dicendo ti amo,
volevo gridare,
volevo svegliarmi
da quel brutto sogno,
ma tu già sparivi.
Sono passati 40 anni,
ricordo il tuo volto
ricordo quel ciuffo ribelle
le guance tue belle
che sapevan di pesche,
ricordo la tua voce che mi cantava
dolci canzoni,
ricordo la promessa
ma tu te ne sei andato
e non sei più tornato.

E come una tela esprimi le tue emozioni
Sovrapposizioni di colori
s’alternano i caldi voraci con i freddi
le sue assenze, ormai troppe
Pennelli la passione che senti e
sotto la tua mano la tela vibra
filtra e accoglie tutto ciò che doni.
Geometriche arcate s’intrecciano tra le tue dita
esattamente come fu con la sua carne
Senti i ricordi vivi, scalpitanti , ancor bramosi
affondando le tue mani nei colori
impregni la tela, sono gemiti urlati
Li senti, li palpi e … ti perdi
Vellutata e profumata la sua pelle
fame e sete ti tennero prigioniero
Saziarti sarà ardua impresa
e la fine impossibile.
È dentro di te, languidamente adagiata
in attesa sempre di essere amata.
Una nebbia palpabile
vige agli occhi
anche il foglio bianco
si arruffa perdendosi in essa
Cieca incido guidata dall'istinto
parole dettate dall'anima
E' lei che parla per me
vive la paura dell'incognita
dell'esistere in questo tempo,
dei tratteggi neri impressi
su carta che odora di sofferenza
dono natalizio di questo anno
conscio della morte che inesorabile
arriverà tra qualche luna,
e trascinare con esso vuole
la maggior parte di noi …
Perchè la morte fa paura
si nasconde negli anfratti
più svariati,
in attesa di ghermire le anime
più deboli
con il suo ghigno sdentato
le scheletriche dita dalle unghie
lunghe e zozze ….
La Signora ignora che esiste l'amore,
arma potente a doppio taglio
ad esso appartiene la vittoria finale
di questa guerra arcaica
egli salirà sul gradino più alto del podio
tra le mani volte al cielo una coppa
traboccante luce eterna ….
Per balzi si inerpica la strada
stretta, da pietre e polvere segnata.
Da un lato vecchi rovi di more
come callose mani attorcigliate,
dall'altro l'orto degli ulivi.
A metà del passo,
come limbo che alla vetta aspira,
ciò che fu Paese e adesso è marmo:
per me ancora voci di gente,
rumore di mestieri, odori di cucina,
il passar oltre di donne indaffarate,
grida di festa, aquiloni e giochi,
loquaci code alla fonte del paese.
Intorno file di cipressi a coppie
vecchi e cari amici lasciati e ritrovati,
gazzozzole per terra, fronde secche,
ombre e nascondigli ormai coperti
da sterpi troppo a lungo abbandonati.
In alto, dove la strada conclude,
alcuni gradoni di pietra sbrecciata
e poi la chiesa che sa ancora di pane,
di fieno, di antica pazienza contadina.
e poi discesa.
senti il freddo
la mancanza di un contatto
nulla vicino
questo senti
Come a cercar soccorso
ci si dibatte
con le ali attorcigliate
in occhi tanto azzurri
quello sguardo di traverso
di odio e tradimento
lo sgomento
di tanta violenza.
Forse uno sguardo
forse una parola
forse un pensiero
... e sei svanito
disteso nella tua bontà
disteso nella tua rettitudine
disteso nella tua compostezza
.. e sei svanito
preso dal tuo tempo
preso dal tuo autunno
preso dalla tua notte
... e sei svanito
tra voci di luna
tra raggi di Paradiso
tra venti di azzurro
... e sei svanito
lasciandomi nel mio blu
lasciandomi nei miei ricordi
lasciandomi nei miei sogni
... e sei svanito
come piuma leggera
come foglia d'autunno
come cerchio d'acqua
... e sei svanito
trasformando pace in serenità
semplici sguardi in occhi
pause silenziose in insegnamenti
raccolgo il tuo seminato
il tuo valore
il tuo essere
e lo faccio mio!
Preghiera per te ,papà
In quest’angolo sul mondo,
che ha vissuto il mio accenno d’esser vivo,
bagliori d’un temporale di maggio aprivano
le porte al primeggiare dell’alba.
Lì nella casa in cima alla collina,
tra i profumi del fieno fresco
ed i papaveri, in mezzo al grano
sono nato.
I ricordi primitivi della vita,
con il passar degli anni
infittiscono i granai della mia mente
e come un volo di farfalle in libertà
vivranno di poesia.
Mio pensiero che spesso ti trasformi
Da dolce quiete ad orrida tempesta,
in questo caro luogo tu mi informi
di quanto ancor lei fosse bella questa
notte. Ma il tuo dir non mi meraviglia,
perché so che chi si ama non invecchia.
Languido pensiero, dalle mie ciglia
Una lacrima cade e si rispecchia
Col tormento del mio triste cuore,
Che qui solo lentamente muore.
nascosto fra le nuvole
che grido di gioia
se un bimbo non piange
che divento una roccia
se lo sguardo attorno è spento
che corro con la luna
per illuminare le tenebre
che dipingo un fiore
per non rubargli la vita.
L'ansia può essere paura
- ma torna alla mente il glicine
di Elena e la pallacorda -
può essere la morte
- ecco una rosa avvolta
di pagine
lontane dalla fine.
Stato di allarme
in tutte le strade
- ma aspettiamo un nuovo fiore,
saremo le donne anziane
fra i lunghi vasi verdi
sui gradini di Saint-Pierre
o solo uno stelo appoggiato
d'orchidea vistosa -
io non riesco più a capire
se apatia può essere vita.
E se ne andò con il suo fascino lasciando i segni del suo passaggio rughe scolpite nello spazio di un tempo nascosto dai suoi mille momenti appesantiti dal dolore Non volle gratitudine alcuna salutò tutti noi guardò verso l’alto e subito abbassò il capo accennando una ninna nanna raggruppando i suoi pensieri in un cofanetto per tutti noi tutti cantammo in quel tempo guardandoci i visi spenti e cantammo ancora cantammo le sue lodi nell’osservar rivoli di sangue scendere dal suo viso e il capo incastrato da una corona di spine, pensammo di aprire le nostre anime all’amore del Signore








