d’amore o forse da vergogne
cosa importa da cosa, son viva
e non mi volto, sempre avanti
Ciclo e riciclo i passi ma non i pensieri
caparbia e dura al contempo
m’intenerisco davanti alla natura
Son foglie che cadono spogliando il corpo
ed io sorrido guardando il suo vestito colmo di fiori
Monti e sormonti, le mani graffiate per quegli appigli spigolosi
non mi aggrappo a nulla, solida proseguo
Alternanti solitudini a confusioni d’esposizione
non mi confondo, son fuori, non mi vendo
Scroscio d’acqua, prepotente, calmante
disseta la pelle, pulisce, schiarisce
Cammino sempre nel tortuoso
son ritta e fiera, sorrido di più
è un dono che regalo come il dono del cielo
Son nata da un soffio
d’amore o forse da vergogne
ora, conta ancor meno.
Sul davanzale
il cuscino dei cuori
a un piede dal gelo della terra
con le piccole vanesse incatenate
dalle zampe spezzate
il tempo
è fermo.
Assaporare questo nulla,
io qui, lassù una moneta di luna
d'antropomorfi leoni di mare
stretti gli uni agli altri.
capace di rapirmi in ogni istante
Arrivasti nel momento in cui non avevo filtri
ti intrufolasti nella mia intima profondità così naturalmente
Non ci affidammo l’uno all’altro
iniziammo a camminare fianco a fianco
Complici rispettosi dei tempi propri
confronti e sorprese di baci
leggeri fugaci ma così spontaneamente dati
Seduzione che non lascia scampo
che attrae e cattura totalmente
E’ una continua seduzione
che rende al contempo possessore e dipendente
Momenti raffinati di grande intesa
è così che con la mente iniziammo a far l’amore.
La vergogna intride
la nostra terra da nord a sud,
noi burattinai del Mangiafuoco
che sull'Olimpo risiede
Le tre settimane sono arrivate a due,
la pioggia è lacrime di chi
“il portone” antro del luogo
dove lasciava sudore e stanchezza
in faccia si è visto sbattere ….
Muore la speranza
seminando incazzature forti
ed il cuore del paese martella incessante
gonfiando, pallone aerostatico
che nel cielo si immolerà esplodendo,
ormai troppo gravido partorirà
ribellione allo stato puro
La natura si ribella
aggravando il malessere,
si unisce a noi in un corte di protesta
perchè questo incerto futuro
impaurisce, secca le fauci
fa gorgogliare le pance
dando voce ad una musica
che puzza di morte
Mercantini scrisse:
“eran trecento eran giovani e forti e sono morti”
Noi la patria salveremo
alcuni soccomberanno
ma non tutti moriranno!!!
Leggera come il vento freddo
la scalinata s'attorciglia alla Mosa,
vi cadono dentro i ragazzi
la donna elegante con i tacchi
tutte le chiavi di ferro
che porto alla cintura
e a guardare scorrere l'acqua
sospeso sulla passerella
la notte piano sveste le bucce nelle cassette,
toglie il blu dai tetti
e i cuscini dall'abbaìno
con l'aria di una cometa.
7 Aprile 1979 – 1° atto
All'altare tra fiori e musica
piovasco di lacrime in sottofondo,
amore eterno davanti a Dio
giurammo ...
le mani strette, tremule
piccole foglie nuove
alla brezza primaverile
1 Gennaio 1997 – 2° atto
Anni di percorso uniti
come l'edera al muro
passione, gioia e paura
I figli da crescere
giovani arbusti nel giardino della vita
All'improvviso il buio, la follia
carpisce di me tutto, dalla mente al cuore
dura prova per il nostro amore
29 Ottobre 1999 - 3° atto
Distanti, non uno sguardo
tra noi si incrocia
in quella fredda sterile
aula di tribunale
un pezzo di carta, una voce echeggiante
dichiara la separazione
delle nostre strade
… ma l'amore?
Chi lo può separare, nemmeno Dio
28 Novembre 2012 – atto finale
Angeli senza ali, in camice bianco
ci accolgono in un freddo sterile
studio d'ospedale,
le nostre mani strette, tremule
come foglie mature alla brezza autunnale,
con voce amorevole
raccontano una favola
un percorso in un bosco di rovi
tutto in salita …. se ti sorprende la discesa
non esiste ritorno
La costante in questa anomala poesia
la presenza eterna del nostro amore
c'è un incantesimo
che la parola domina
Occhi spalancati
troppo vividi i sogni
quella dolce visione
Prolungato l'abbraccio
un rapimento sulle labbra
Sono più dolci i baci
delle tue parole.
Sola, spogliata dall’abito consueto
con le mani accarezzo pelle morbida
Inconfessati pensieri emergono
e annullano il razionale
Calore sale nel pensiero compresso
muscoli tesi danno inaspettate sensazioni
Movimenti segreti portano ad una piacevole agonia
viscere bruciano di calore ghiacciato
Il pensiero concretizza il nulla… temporale, tuono
lampo che porta ad un ineguagliabile piacere
Miracolo si compie
Magiche vibrazioni come fusa di gatto
Percorsi di vento nel dolore
corpi feriti gementi
imploranti sollievo
invocano ritorno
al grembo materno
prima e ultima culla d'anima .
Sono canti sommessi
di dignità fragile
nuda
senza ascolto
senza speranza
lungo corridoi di sangue
nell'impercettibile calpestio
di passi anonimi fagocitanti
attimi di lucida disperazione.
Dimore di corpi malati
dove riparare la carne
assassinando lo spirito
in sonni agitati
follie di paure ingoiate
da pianti di vita.
C'è un sole alla fine
che bacia un sorriso
steso accanto ad una lacrima
l'ultima carezza di un messaggio d'amore.Pochi attimi
trascorsi insieme,
non ricordo il tocco della tua mano,
troppa emozione!
Un sogno averti incontrato,
pochi attimi di gioia,
grandi sguardi,
mi sentivo spogliata,
toccata, amata.
Raccoglierò di te il tuo sorriso,
la tua voce,
li terrò stretti al cuore,
raccoglierò il tuo respiro,
lo unirò al mio
e insieme
andremo a navigare
in quel mare
che mi fa tanto sognare.
rosy d'agostino scritta il 08.11-2012ore 18.15

nell’assurdità di passioni sdrucite
e di gesti inconsapevoli.
Nell’incanto del vespro
fasci di chiarore evanescente
lambiscono la collina,
accarezzando prati e fronde di alberi;
e la campagna sembra gioire
di questa benevolenza porporina,
come un finimento prezioso.
Risplendono comignoli e pietre,
di luce propria,
interna, non comunicata.
Una grande luna esile,
trasparente, irreale, falcata,
s’affaccia, incredula, dai colli dauni,
sopra gli ulivi grigi
e le case fatiscenti,
nell’aria rosata del crepuscolo,
come un osso di seppia
corroso dal sale
sulla riva del mare.
Cime dei pioppi giallastre
gareggiano con i pini
per raggiungere per primi il cielo
Nel percorso visi attoniti
di giudici senza clessidra
per dar spazio alla vita
Sorpresi i banchi di nebbia
costretti a lasciar spazi
a binari di luce
Forza in quei rami
che da lassù solcano i pensieri
della povera gente fino a far ragionare i potenti
sbiadita dalla lacrima
del primordio musa calderone
sospira del potere primo
della lucciola fluorescente
i post moderni
hanno fallito
non se la sono dati
sufficientemente
a gambe
non hanno lasciato
che il terrore
della parola smorta
fluisse in fluido
dalle mutande
non c'è rimasto
che il diario segreto
di qualche ragazzina innamorata
e almeno quello
redimeva l'anima
con l'ansia prodigiosa
del primo uomo che entrò in keope
lo stesso passo scalpitante
mistero e odore brivido
l'alchimista con la p minuscola
imbratta il display
con la rarefazione artefatta
della lettera veloce
che più rapida passa
e più si guadagna
un clap senza rumore
ma se il latte del mattino
è un pò più acido
e svela il manto
d'un mondo
di disincanto
la poesia acuisce
il danno
così che il demone
più che andarsene a mare
lontano a giocare
ammazza la bambina indiavolata
siamo troppo impantanati
per scrivere leggerezze
ancora una volta
sole sul far del giorno
a scrutare l’orizzonte
perse nell’immenso mare
mentre dentro brucia
l’attesa delle ore.
Ancora una volta
ferite nel cuore
dopo aver tanto amato
sino all’ultimo respiro,
cadono come pioggia
al di là, della luce.
E tra le lacrime
ed i sospiri
riflettono le sorti
piegando le ginocchia
ancora una volta
increduli
lasciandosi alle spalle
perse intimità.









