Entro in una chiesa
e mi sorprendo
vedendo cristiani
che s'avvicinano al parroco
per confessarsi
e sentire bisbigliare
una voce che consola
ascoltata educatamente
dal battito incessante del cuore
di mille pensieri paurosi
spariti per un cartoncino
con scritto mi servirebbe del latte
i miei bambini hanno fame
mentre percorre la navata centrale
senza luci artificiali ma basse lucine
di ceri accesi, sciogliendo la cera
E' un'enorme torre di paglia
il tetto dove sono,
le nuvole perdono le foglie
sotto la loro bianca cuffia
è sbarrato l'ingresso
è di rami
alle stanze nascoste.
Il letto così corto
chiuso in un armadio
sto lì, intreccio quei trifogli
per farne ombre d'amore.
Bella cantina
fatta di cosa,
di uno straccio nell'aceto,
io so che vedrò
un gatto bianco e rubato
e nascosto lì dentro
a guardia
di cosa.
Di un vecchio
che taglia camicie
con le unghie sporche,
portano il brodo
portano la sera
portano la morte
che è il nostro onomastico.
Ora si sente ciò che la casa ha da dire.
Il rubinetto suona la goccia nel buio,
le pareti ipotecate mutevoli nel disagio,
e voci che bisbigliano come un drone senza fine
delle denunce di piccole dimensioni come i suoni di una famiglia
che anno dopo anno si è imparato a ignorare.
Ma ora è necessario ascoltare le cose che possiedi,
tutto quello che hai fatto in questi ultimi anni,
il mormorio dei beni, delle cose in rovina,
le parti in movimento che annullano,
nel diario le piccole parole per ricordare tutto
le facce non portavano se stesse per amare.
A quante voci siete sfuggiti fino ad ora,
il forno ventilato, le mattonelle staccate sotto i piedi,
suoni uguali
le accuse costanti dell'orologio
contare i minuti non segnerà.
La chiarezza terribile questo momento porta con sé,
l'intuizione inutile, il buio ininterrotto.
Come una rosa
di rugiada irrorata
così il mio fiore di fluido
di passione è imperlato,
dalle mani tue forti
che piume si fanno alle carezze,
amato
Le labbra nostre si cercano
si trovano si aprono ai baci
un gioco di lingue
accresce il desiderio
Amo il tuo corpo dissetandomi
del sapore della pelle
dalla tua intimità
che turgida mi chiama,
mentre i seni accogli nelle tue mani
lacrime e sudore stillano sull'epidermide
Ed io ti voglio …. si voglio sentirti in me
e l'atto ancestrale si compie
siamo un solo corpo
una sola anima,
è come un'opera lirica
ascoltata e riascoltata mai perde
la sua amenità
così per noi amore, i nostri amplessi
si rinnovano mille e mille volte
vestiti di nuove sfumature erotiche
come un quadro che cambia colore
per magia
Questa è la nostra magia
la passione univoca colorata, profumata
viva nel tempo e mai svanisce ….
contorti e battaglieri ,
si trasformassero in parole
con tutto il colore.
Senza ansie e paure
contro le cose scure.
Librandosi nell’aria più liberi della libertà,
perché essa finisce quando inizia la viltà.
Liberandosi dall’ipnosi di chi ti fa pensare
che oggi si è più liberi perché è più facile comunicare.
sorde imprecazioni,
suoni di bestiale disperazione,
aspirazioni al vizio assurdo
e al gesto inutile.
I matti sono come fiumi in piena
e qualche volta straripano.
Essi non fingono mai
e i loro pensieri sono liberi
di andare oltre i corpi,
oltre ogni legge,
al di là di tutte le bugie del mondo.
Connessioni sentimentali e poetiche
crescono nei loro cuori
e si sviluppano liberamente,
come la lupinella e le erbacce selvatiche
che infestano i terreni incolti.
Come l’edera s’arrampicano
sulle pareti murate
e sulle umane debolezze,
senza alcun senso.
Smanie di speranza,
frenesie irraggiungibili,
fervori di felicità
assurdi come temporali estivi,
come chimere incartate
nelle brume rossigne della sera.
Frantumi di parole stellate,
seta sbriciolata tra raggi di sole.
Scavando nei meandri dell’imponderabile
ritrovo steli ghiacciati,
parole senza sangue,
volti senza religione,
tensioni e pulsioni,
sarcasmi e furori,
sussurri e deliri,
inconsapevolezza assoluta,
generosità claustrale,
candore infantile,
inattesa nobiltà.
Nella Casa di cura non ci sono luci
che irradiano gli occhi dei pazienti
e la putredine quotidiana
insanguina i crepuscoli vermigli.
Il respiro dell’anima corre lontano
e i cuori danzano su prati verdi,
come piedi nudi di un evaso
sull’asfalto rovente.
verso il calore del sole
ancora più su oltre le vette del cielo.
Ancora più in là dei margini del mare
oltre gli orizzonti amanti dei pensieri fuggenti
oltre ancora oltre la fantasia.
Avrei voluto assaporare quel raggio
rubino che meriggia al tramonto per
tinteggiare di fresco il mio mondo.
ancora più su
avrei volato con le ali d’ Angelo
fino a trovare Dio.
Tendere
con il pensiero l’alba
fino all’ inverosimile
come un arco
pronto a colpire.
Attendere l’istante
di un’esplosione cosmica
lasciando la mia mente
a corrompere il tempo.
Un botto di vita folle
come il tappo stappato
da una bottiglia
di spumante fresco…
per poi veder scoppiare
bollicine nel cielo assopito,
mentre io ebbra dalle promesse
brindo in un bacio
raccogliendo gocce nello sguardo.
di respiri amati
fermi sullo stipite
di una porta
sempre aperta.
Vie percorse
senza meta
portando il profumo
della gioventù spensierata.
Un pallone
che viaggia verso il fiume
del tempo,
mentre si rompono gli argini
del silenzio
soffocando l’anima
in un vissuto in piena.
ed in dosso una camicia bianca,
ben stretta
ed i piedi nudi
sul soffice pavimento...

Mi dondolo,
mi ninno...
fissando sul muro,
anch'esso soffice,
un punto...
Il mio puntino...
che sorveglio,
tengo d'occhio di continuo...
perché è lui
a tenermi compagnia.








