Una vecchia emozione disgustosa
il cuore assilla
la sindrome dell'abbandono,
elaborare un lutto psicologico
Sono foglia morta
abbandonata dall'albero madre
un giornale sgualcito
usato e riusato, dormiente in eterno
tra la spazzatura
Afflitta mi rendo conto
che ripetutamente mi hai lasciata sola
quando della tua mano
vivevo la necessità
Incredula mi ritrovo or ora
a cercare quella mano
ma è andata via nuovamente
è mutata in una voce al telefono
lontana metallica
sputa cavilli, si arrampica su specchi scivolosi
per addolcire una pillola amara ….
Non sono più bambina, sono donna … donna
che racchiude in avverso pensiero
il desiderio di esserlo ancora
... E ingoiamo l'ennesima pillola amara
che sotto l'albero di Natale
come dono hai posato,
sola non sono ora
nemmeno capisco perchè devo soffrire,
tanto amore a me aleggia intorno
ma una mamma non dovrebbe mai
smettere di essere tale ….
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"VOGLIO TORNARE BAMBINA PERCHE' LE GINOCCHIA SBUCCIATE
FANNO MENO MA LE DEI CUORI INFRANTI"
JIM MORRISON
Leggendoti
ho trattenuto
il pianto
commuovendomi
immensamente
in quella sofferenza
che mi ha stretto il cuore
fermandolo un attimo
mentre rileggevo
quei versi nel vuoto
difronte al balcone fiorito
di petali rossi impauriti
dispiaciuti del tuo umore
sciupato, di lacrime nascoste
sulle rime poetiche impresse
alla ricerca della pace
Scritta tre anni fa
Tu sei quello
che ho sempre cercato
e quando da lontano ti vidi
alitai piume rosa
pregando il vento di posarle
sul tuo viso,
dolci carezze per avvedere di me
la presenza, catturare l'essenza
del mio amore, nato come fulmine
che trafigge un cielo sereno
Ho creato un tappeto con rossi petali
di rose profumate per portarti a me,
ho danzato e danzato
e dal cielo un elisir d'amore è piovuto
irrorando il tuo cuore ….
trafitto il tuo petto con una freccia
come Cupido virtuale
e ti innamorasti di me ….
Tu sei quello
che ho sempre cercato
l'uomo che desideravo, compagno di vita
amico … amante
il destino era nelle stelle avviato
io l'ho solo aiutato ….
Di follia
di sensualità
nella pelle bagnata d'amore
negli argini infuocati delle mani che si cercano
negli sguardi che si chiamano
nelle labbra acese di desiderio.
Di follia e sensualità
nel pomeriggio di un giorno lontano, oramai, dai giorni a venire
di te
di me
di noi
che di follia ci siamo inebriati
quasi come fosse acqua fresca di fonte
in un ora dipinta di giorni
mai vissuti
accesi di note di una canzone di fine estate.
Un giro di mimose mi risale
come fosse, sì,
una piuma ventosa
sul mio pallore universale
disegni d’ali viste o intraviste
in posti qualsiasi, forse della mente
fino a sbiadire
in storie sotterranee
oscilla d’ombra, l’evento
futile da non poter raccogliere
ho perso tutt’e due le gambe
contando i passi
è finita la tempesta
sembra niente
sembra tanto
Guarda un pò hai tutto cioè niente.
Guarda un pò hai tutto cioè niente.
Fermo dentro quattro muri e
penso al presente.
Fumo una sigaretta e
il solito ragno qui vicino che
sembra crescere insieme a me.
Faccio respirare anche a lui
l'odore della mia vita.
Guarda un po hai tutto cioè niente.
Guarda un po hai tutto cioè niente.
Aspetto l'ora che ritorni nelle mie sere
dove passo in silenzio accarezzando le pareti che hai sfiorato
dove sfioro le immagini rimaste nella mente
di aspra fragranza di pioggia d'autunno
Aspetto che ritorni nelle mie stanze dell'anima
mentre fuori ti respingo con forza che va scemando
ad ogni tua parola
al delicato sensuale suono della tua voce
che abbraccia stringendo ogni volontà.
Aspetto, aspetto e ascolto i tuoi silenzi
lontani, persi nel tempo
avvolti dai rumori delle strade invase d'indifferenza
bagnati di pioggia d'autunno
quando passeggio per le strade fradicia di pioggia leggera
cercando i tuoi occhi nei volti fantasmi
dove il riflesso di un'ora sbiadisce lentamente
come il ticchettio dell'eternità.
Stabile monotonia
a metà di un sogno
una lanterna di legno
inutile
alla porta del molo,
pende senza vetri
la mia piccola
serra d'aria lunare.
Non sono corse di fate,
corone d'iguane s'incastrano
nel tassello d'acqua
di conifere stantìe
a formare
ora un ramo pensoso
ora un essere nudo
che si spegnerà.
da sogni confusi
e rugiada senza colore.
Lontani i voli delle gazze
nell’attraversare la strada
che verso i monti mi portava.
Una pioviggine fina e pungente
del periodo attuale
picchiava sul parabrezza.
Dantesco il paesaggio fumoso
uscito dal grigiastro pietroso dei monti
con i rami irti d’alberi neri del fuoco passato .









