Non mi sembra più così strano
sentire il terremoto di notte
e allora mettermi a pregare
un frammento di Ave Maria.
Con una lampada spenta silenzio trapassi le porte
un grido sei dalla lingua biforcuta
stretto al lenzuolo
come in nessun altro incontro.
Metterai una foglia nell'angolo della mia bara,
agli arazzi piace saper d'essere stati amati,
le vene azzurrine saranno ancora nuvole
dove la torre scomparve.
Metti una foglia morta nella mia mano,
credevi che io dormissi?
Salirò lungo la pioggia alle travi
delle nostre città vecchie,
anfore gialle sono ancora nascoste negli angoli.
C'è una luce arancione,
ma anche gialla, e rosa,
che danza immobile
nel mezzo del mare,
verso il limbo
sul limitare del cielo.
In continua evoluzione
emette un suono cupo,
assordante e impercettibile;
come quando di notte,
imponente, piccola e pericolosa,
mi guarda dalla vetta
del tuo dito indice.
È un faro quella mano tesa,
un ammaliante padrone
che anche nel sonno, oramai,
mi suggerisce la direzione.
Sei come una predizione tu
l'indizio che inchioda,
una finestra aperta sul futuro
e una porta chiusa sul passato;
e sono solo e coraggioso io,
che come un funambolo
cammino ebbro, stanco,
sul filo del tuo coltello.
seduti accanto a me
vedono sfilare il mondo
girare il cuore
soffiare il tempo
da un’isola all’altra
da un cielo all’altro
e tutto sembra oltre
oltre me
oltre te
oltre noi
sgranati come in un film
fotogrammi presenti e passati
giocano a rincorrersi
a nascondersi
ad apparire
senza alcun preavviso
senza alcun ordine
e tutto sembra oltre
oltre me
oltre te
oltre noi
trafelati ci incontriamo
anime non più erranti
corpi non più persi
oltre l’immaginazione
oltre il sogno
oltre la realtà
bussando al vento
sfiliamo la notte
per giacere nel cullare
del buon mattino
Con mani calme di lusinghe
scosti il velo dal tuo viso pallido
esile tristezza scarna
ti mostri dolcemente al bianco pensiero
confessi sottovoce all'anima
pudici singhiozzi sommessi
urlando nel cuore un pianto nero
bagnato di lutto e di dolore.
Inquieto volo di campane
disperate litanie e blasfeme orazioni
mozzano il corpo in cadaveriche mutilazioni.
Malinconica musa madre d'arte
intimo ricamo di poesia
tristezza
nutri di solitudine l'affamata anima
che l'uomo più non si riconosce
divenuto pasto di belva folle e famelica
vomitato e deformato mostro svilito.
ognuno è privo
del proprio destino
Alla cieca contiamo
degli anni il numero
Silenzioso il tempo
di anno in anno
viene da te
colmo di grati doni
Per ogni nuova primavera
tra le rose fioriscono
“ E agli amanti
altra vita è donata”.
un’acquerugiola insistente
si posa sui vestiti della gente,
bagna i volti,
rende lucidi i lastroni del selciato,
scurisce i muri,
scivola dagli ombrelli.
Come polvere d’argento
un’acquerugiola insistente
gorgoglia nei canali,
singhiozza su tetti e comignoli,
schizza sopra gli alberi spogli
e mormora la sua solitudine
alla lussuria dei gatti vaganti
nella notte buia.
Come polvere d’argento
un’acquerugiola insistente
scroscia attraverso gli ombrinali,
si adagia sui cuori degli uomini,
accarezza la loro anima
e lava le coscienze.
pensiero
dove abbandono
il respiro
cullo l’ostacolo
del perpetuo viaggio
dove centimetri
di nostalgia
prendono spazi
di enormi contrasti.
Ora è accaduto
l’evento
l’impaccio impacciato
del sorriso mascherato
allontano l’episodio
nel centro avanzato
dove centimetri
di vuoto
respirano il senso
del senso.
Piccoli ricordi
ritornano e allontanano
il lungo pensiero
e si ritorna di nuovo
nell’abitacolo
del sogno
dove l’esplicito
inventa il falso
dell’altruismo.
con pensieri fuori corso
delusa dai troppi ladri
di tempo.
Scivolano le mia dita
dinanzi a un fuoco
che si sta spegnendo.
Dall'esterno odo l’acqua
che con veemenza
s’appoggia sulla nuda terra.
Uno spiffero d’aria
mi percorre la schiena
non leggo in esso un futuro
che possa ravvivare
il mio dolore.
Sento che non mi devo arrendere
eppure
vorrei essere una lepre
e fuggire in un parco protetto.
bellissimo il fiore
che simboleggia la verginità
dell'amore
con i battiti e la frenesia
dell'innamoramento
e tutti a dar consenso
ci sono attimi della vita
importanti ma aimè
meno attraenti al pensiero
ma pronti a cascare
nel cassone dell'indifferenza
nessun plauso per loro
solo un taciuto indifferente
Che rovina
questa poesia
un petalo s'arrotola
bruciacchiato
quanto vorrei
infuriarmi
no, si guarda
il tramonto
dell'onda turchese,
dei tuoi saluti
sempre più formali,
la tenda che si oscura.
E su se stesso geme
l'angolo dove mi trovo.
Non voglio vederti piangere
dolce bambina
non voglio le tue lacrime.
Son palpiti d'amore,
sublime sentimento,
io l'ho visto nascere
momento per momento.
I tuoi sospiri languidi
i tuoi ti amo,
i tuoi baci,
la tua mano che sfiora la mia
in una dolce carezza
mi fanno stare male.
io
non vivo lo stesso sentimento
mi fa male pensare le tue pene,
ci son momenti
che vorrei stringert al cuore
lenire il tuo dolore,
accarezzarti come una bambina
ma poi la ragione ha il sopravvento,
non voglio che la mia carezza
sia intesa come amore.
L'Amore che ti tormenta
mentre un ti voglio bene
sfiora le tue labbra
t'uccide e ti trafigge l'anima,
ma io non ho colpa
se
non sento questo amore dentro.

Sparisce il mio cielo
e una coltre di nuvole grigie
nasconde il sereno.,
la pioggia sbatte sui vetri,
Vorrei uscire,
bagnarmi e danzare sotto l'acqua
un rito magico per scrollarmi
la noia
la tristezza
la malinconia
ritemprarmi l'anima
dopo il calore dell'estate,
una pioggia benefica
che mi faccia dimenticare
che mi tolga le lacrime
i pensieri,
i dispiaceri.
l'estate è finita,
la pioggia l'ha portata via .
Vorrei..
portasse anche
l'anima mia.

al calar della sera
quando nessuno ti sta vicino
ad ascoltare quello che dici.
Parli da solo come un matto
ad acoltare c'è solo un muro.
Il letto è freddo
perché sei solo
la solitudine t'affligge
quando ritornano i ricordi
giorni raggianti di gioia e sorrisi,
lei che ti diede il primo bacio
poi ricambiato con tanto amore.
Ora sei triste ti lasci andare
non c'è più lei che ti consola.
La notte è lunga,troppo fredda,
vuoi chiudere gli occhi
e mai più svegliarti.....






