Partiamo all’alba
per tornare
portando il tramonto
nascondendo
quegli spruzzi rossi
nello sguardo.
Ma prima della vile notte
che mette a tacere
la coscienza
abbiamo visto
la vera morte
quella che s’aggira
tra i corpi
delle nostre madri
e figli ancor in culla…
Viene incontro ad abbracciarci
solo l’ululato
di un cane
rimasto a vegliar la sorte.
tempo e l’ho messo nel mio sogno
per sfamare il desidero di andare
lontano e cercare altri mondi
Un po’ di quel tempo
l’utilizzerei per costruire
la mia storia,
l’amore per il mio amore
Nel sogno tra nebbie colorate
e profumi dei ciclamini selvatici
ti rincorrerei
per i sentieri irti della vita
all’albeggiare quando il sogno
m’aprirà gli occhi vorrei
amare te
tra lo scintillio della rugiada
Ti cercavo, nel respiro di un momento
tu, che sfuggivi dalle tempie del maestrale
infinito deserto formato da sogni
di una notte sorprendente
che sognò, un'astrale previsione
concisa, puntandomi un dito
vigoroso, in pupille vistose
abitati internamente, notizia
palpitante, aggrappata alla fune
ancorata sul fondale marino
d'una leggerissima rete
sulle brezze speranzose
la tua figura
che, passa rasente
sposandosi con i pensieri
Rimasti biancastri tra i sospiri.
E nell’imbrunire
i segnali
crucciano ristretti tra le mura
il canto d’amor disperato
che si perde malinconico nel vuoto.
Vorrei aver un paio d’ali
per proiettarmi in un ultimo giro
con meta il tuo cuore
eludendo il sole
che e sveglia i battiti solitari
avevano negli occhi i sogni
mentre cercavano
di trovare il tuo tempo.
A niente serve mentire,
morire per amore,
asciugare anche l'ultima lacrima
così che, non rimarrà più niente.
Anche niente. è un ricordo
è bastato un fruscio d'ali
un palpito di cuore
a risvegliare pensieri.
Oltre l’amore
l’azzurro del cielo.
Oltre l’azzurro del cielo
tutto l’amore.

Ci sorprenderà l'alba
ancora abbracciati
nel nostro letto caldo
avvolti da un dolce languore
in lenzuola sudate
impregnate
della nostra essenza
dopo una notte d'amore
e sarà ancora
delirio dei sensi
oltre ogni limite
noi eternamente
innamorati.

Affollati
vestiti a festa,
come a primavera
fiori belli e colorati
sulle tombe,
profumi di ceri
e di anime nell'aria.
Tu mi guardi...
hai vent'anni
per te, il tempo si è fermato
a primavera.
Passano tutti a salutarti
è Novembre...
ma per me,
è Novembre tutto l'anno.
di spezie mi arrampichi -all’unisono
aspiriamo questo fumo lieve, perdita d’identità
così è la chiave per entrare nel giro chiuso
della porta, quando si espone al massimo
la stanza indifesa, la schiena pronta
alla fionda improvvisa -senza dirlo
non sappiamo lo sballo: se piomba dall’alto
o è il segreto dell’acqua -acqua di falce
di dialogo sillabico, orbitale elettrico
il pari finire ascensionale -si continua, crisma
in un adesso si chiude il fianco agli orologi
-che non si segni, il passo che allontana
Era tutto speciale.
Il giallo secco dell'erba del giardino,
i sacchi di rifiuti abbandonati,
le guerre furibonde tra vicini,
la stampa ingiallita di una Madonna
che non restava appesa.
La cassapanca trovata per la strada,
il tavolo a tre gambe che stava in piedi
solo grazie a un muro
le mie tasche vuote,
l'attesa di un lavoro ed il mio orgoglio,
il niente di sere perse e vinte
in un bicchiere.
Mi sembravano speciali
anche le cosce di Giovanna
e le sue gambe magre, con quelle calze
colore della carne un po' attempata,
il pane ammorbidito dentro il latte
e i miei trent'anni.
E i libri che infestavano la stanza,
il giradischi sotto il lavandino,
il blues di Robert Johnson,
la musica, la musica, la mia prima penna,
il sax infinito del vecchio Charlie Parker.
Abner Rossi
oscurato di nebbia
come fosse notte perenne.
Nelle strade
fango attaccaticcio.
Impulsi d’uggia e d’affetto,
di rammarico e dispetto
nel rimbombo di voci remote.
E i pensieri si rincorrono
rapidi come fulmini.
Occhi cosparsi di melma invernale,
ombre del viso percorse da lampi d’ira.
Uragano di dolore,
sisma d’afflizioni,
stagno d’indifferenza.
Il diavolo digrigna i denti
e incendia le coscienze.
E il tempo, come tornio,
lima sussurri e infedeltà,
consumando nei ricordi
i contorni lievi
di sagome inanimate.
Un respiro stanco
all’ultima fermata
specchia il lume
della notte
cercando tra cumuli
di solitudine
un sorriso dalla ragione.
Il tempo spietato
ha creato sulla pelle
dolci sentieri
mentre lo sguardo,
il tuo sguardo
di bambina persa,
ora scivola nel vento
urtando il cielo
che aspetta.
Ombre vengono, cadono, premono
Dalla mia filosofia le lettere rimangono
Sospese tra il passato e l’avvenire
Ululando di paura decidendo cosa dire
E vivo oggi un breve spazio di tempo
Passando su di me, toccandomi il mento
Uccidendomi del io che scorre dalle vene
Aggancianti, nascosti nei boschi delle iene
E che cosa se non sento il flusso fatale
credo ancora nelle favole e rifiuto il guinzaglio
che porta all’infinito dai filosofi sognato:
ho un solo cuore, e occhi, e bocca, e strato
quando gradisco volo aleggiando
su raffiche dilettevoli di nubi stracciati
e quando voglio dormo
sognando una vita
per abbracciare il Cielo
mi ha lasciata in un freddo giorno d’inverno
per unirsi alla schiera degli angeli
Lui genitore una mattina d’estate
mi ha sussurrato
“tu aspetta”
La sorella tanto amata
per dialogare col suo Gesù
in terra il suo posto mi ha affidato
E intanto ancora con gelide lacrime
presenti li sento
la mano mi tendono per cogliere l’amore
e donarlo a chi in solitudine prosegue nel buio
Carla è la mia preferita,
con la quale giocavo di
più da piccolo ed oggi
lei abita in provincia di
Fermo.
Giordano il fratello di Carla,
invece giocava con mio
fratello Luca.
Elisabetta più che altro era,
mio fratello che ci andava di
più da loro che io.
Zia Gabriella e zia Jolanda,
tra le due preferisco zia Jolanda
che ha sempre saputo trovare
equilibrio ed invece zia Gabriella
è stata capace di dire sia a me
che a mia madre che non gli
avevamo nemmeno parlato
nel giorno della festa di compleanno
del nipote.
Luca mio fratello,
con il quale per molto tempo
da piccoli soprattutto litigavamo
per le cose più banali.
I nonni li ho conosciuti tutti,
ma quello che da piccolo era
nel mio cuore era nonno
Giuseppe che mi aveva
fatto guarire poi capito ho
quanto fossero gli altri importanti
per me cosa che avevo
sottovalutato da bambino.
I miei genitori ,
entrambi la stessa
importanza ma la
mamma è sempre
la mamma e devo
dire che per me è la
numero uno.
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Prefazione
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