
Un faro lontano intravedo...
i gabbiani a picchio sul mare
catturano un pesce,
due bimbi in canotto
ridono beati,
sul bagnasciuga
due vecchietti
si prendon per mano,
l'aereo sorvola
lasciando la scia,
la linea sottile
lontana
confonde l'azzurro,
fra tante bianche
spiccan due vele gialloarancio,
le onde leggere baciano gli scogli
mentre i granchi
giocano a nascondino,
io sdraiata sulla sabbia bollente
penso a te.
7 commenti
Ombre di un vecchio respiro
tra le siepi delle memorie
mi costrinsero a guardare
indietro.
Vidi viali sradicati
che hanno lasciato
il posto ai fiumi
ora in secca.
Barche di pensieri
arenate
sulle sponde del tempo
raschiano il fondo
della vita
che si è seduta
su una panchina
rigata e scolorita.
Libri ingialliti
sulle spalle
e giorni solitari
sparsi in un eco
inquieto e pigro.
Solo un lampione
ancora acceso
a farmi strada
tra i ricordi,
ma tra questa
mercanzia di stagioni
io sono il bianco e il nero
ho pagato il mio tributo
e non posso più vendere
nemmeno comprare
trovo solo sabbia fredda
e nel buio seguo la luna
in un continuo
vagabondare…
tra le siepi delle memorie
mi costrinsero a guardare
indietro.
Vidi viali sradicati
che hanno lasciato
il posto ai fiumi
ora in secca.
Barche di pensieri
arenate
sulle sponde del tempo
raschiano il fondo
della vita
che si è seduta
su una panchina
rigata e scolorita.
Libri ingialliti
sulle spalle
e giorni solitari
sparsi in un eco
inquieto e pigro.
Solo un lampione
ancora acceso
a farmi strada
tra i ricordi,
ma tra questa
mercanzia di stagioni
io sono il bianco e il nero
ho pagato il mio tributo
e non posso più vendere
nemmeno comprare
trovo solo sabbia fredda
e nel buio seguo la luna
in un continuo
vagabondare…
Sillaba il tuo nome
la pioggia
nel cadere
togliendo il senso
al silenzio
di un tiepido
pomeridiano
e divaricando piano
gli angoli della mente
imparo a scorrere
con la mia costruzione
andando in posti
dove la ragione
non ha nessun dove.
E sillaba il tuo nome
la pioggia nel cadere
sulle ultime mie "case"
sulle ambizioni accatastate,
in disuso.
Piove in un blu elettrico
diffuso.
Sulle voraci tempistiche moderne
sulla falsità appiattita degli schermi
scardinando un gioco, il trucco che più non tiene
perché si ha una via di fuga da tutto questo
quando si vuol bene.
Sillaba il tuo nome
la pioggia nel cadere
sulla cattedrale dei miei pensieri
Sugli alberi delle mie speranze appese,
impiccate.
Sui lunghissimi viali distesi
come ferite cauterizzate.
Sillaba il tuo nome
sulle latrine dei miei giorni,
sui riflessi delle mie "tue" vetrine.
Sillaba su ciò che mi hai lasciato.
Una corona di spine.
La neve pallida delle cime
si è cacciata nella voliera
code rosse toccano appena il suolo,
le piccole gole hanno cantato
l'angolo della sera.
Dalla finestra spalancata entra la bordura
a stendere un fantasma sulla mia pelle
incombe sul letto l'armadio,
la montagna di musica
s'alza dallo sgabello.
Trotta cavallo
che con la tua criniera ti muovi
al ritmo di danza tribale
nel tuo sontuoso mantello
peloso
nei miei sguardi estasiati
di galassie stellate, trepidanti
in universi amorosi
delicati
che cavalcano sulla tua schiena
vantandosi di avere le tue briglie
e guidarti per enormi praterie
paradisi cercati dalle metropolitane
esausti di avvertire odori velenosi
amici
del cancro ignorato
che con la tua criniera ti muovi
al ritmo di danza tribale
nel tuo sontuoso mantello
peloso
nei miei sguardi estasiati
di galassie stellate, trepidanti
in universi amorosi
delicati
che cavalcano sulla tua schiena
vantandosi di avere le tue briglie
e guidarti per enormi praterie
paradisi cercati dalle metropolitane
esausti di avvertire odori velenosi
amici
del cancro ignorato
Nere pietre
rocciose
l’una su l’altra
in cerchio
posate
ferme restano
appena scalfite
da intemperie
di vita.
Salda
guarda
la torre
nubi addensate
in grappoli neri,
nulla la turba
solidità maestra
eretta a bastione
contro aspro
volteggiare
di umorali
opportunisti
mutamenti.
rocciose
l’una su l’altra
in cerchio
posate
ferme restano
appena scalfite
da intemperie
di vita.
Salda
guarda
la torre
nubi addensate
in grappoli neri,
nulla la turba
solidità maestra
eretta a bastione
contro aspro
volteggiare
di umorali
opportunisti
mutamenti.
Muoversi
velocemente
con il corpo
al vento
è una passione
forte che vive
dentro me
Ormoni
maschili
esplodono
da corpi virili
segnando
l’andare
per vie tormentate
desiderosi di Te
Tuonano
i rompi
di motori
rampanti
come cavalli pronti
desiderosi
di galoppare
per infinite praterie
Ora
mi fermo
scendo dal mio
possente
via col vento
con lui
ho percorso
strade
piene d’amore
e di dolore
sicuramente
continuerò
a percorrere
velocemente
con il corpo
al vento
è una passione
forte che vive
dentro me
Ormoni
maschili
esplodono
da corpi virili
segnando
l’andare
per vie tormentate
desiderosi di Te
Tuonano
i rompi
di motori
rampanti
come cavalli pronti
desiderosi
di galoppare
per infinite praterie
Ora
mi fermo
scendo dal mio
possente
via col vento
con lui
ho percorso
strade
piene d’amore
e di dolore
sicuramente
continuerò
a percorrere
strade di vita.
Origine di un ultimo piano
dopo l'ascensore,
svela nebbie rivolte al suolo
la casa appesa al cielo
Polvere sul lago, i tetti a vista
e il pavimento antico - profondo nero -
si lamenta ai passi
come il crampo allo stomaco
Ossa di pollo su corde d’arpa
tornano a suonare
mentre il telefono muore,
troppo presto
La vasca dai piedi fragili
contiene i miei cigni bianchi,
astrazioni e schiuma
vapori sognanti fra i capelli
Sempre all’ora strana
un tarlo spegne la candela,
staccandomi il riflesso
col buio cucito
sulle spalle
Mi guardava quel ragazzo
nei pressi di una chiesa
Chiedeva l'elemosina
preoccupato, dispiaciuto
per la famiglia
che in macchina viveva
attendendo il suo rientro
annebbiato
nel vivere incerto
che non sapeva
da quale parte girarsi
Tornavo finita la messa
dai miei cari
pensando a noi
ai nostri privilegi
nei pressi di una chiesa
Chiedeva l'elemosina
preoccupato, dispiaciuto
per la famiglia
che in macchina viveva
attendendo il suo rientro
annebbiato
nel vivere incerto
che non sapeva
da quale parte girarsi
Tornavo finita la messa
dai miei cari
pensando a noi
ai nostri privilegi
Vale non aspetta,
non usa virgole
chi vuole vivere in fretta.
Vale è sola,
ma fa una piega e finge
e quando esce a sera
riflessa,
porta in giro
la bambola di sé stessa,
fuori dal nascondiglio,
in una vita breve
in cui si fa presto
a riporre un figlio.
L'accadimento assente
che si sente,
e rende forte la percezione
di un Dio cattivo o inesistente.
E' stato giusto o sbagliato?
Uno sguardo all'intorno
e t'accorgi ch'è meglio
non esser mai nato.
E restano solo vuoti d'accarezzare
manchevolezze candide,
altezze elevate d'affrontare,
sospesi nel vuoto,
in un giù passato
da non guardare.
Mi faccio forza e le allungo la mano,
ma la stellina si sposta più lontano.
Dice che il mondo va preso com'è,
il trucco vincente è pensare solo per sé,
o tirarsene fuori
con un colpo alla testa
e magari invece del buio
ti ritrovi ad una festa.
Vale è la mia stellina.
Il "mia" è un'atto di forza
una pretesa.
Per vale è solo un'offesa.
Lei è un posto di frontiera
un altolà gridato forte
a uno storpio
nel freddo della sera.
Per me il contrario di odiare
non è amare,
ma Vale,
anche se lei è fatta cosi
e non la puoi cambiare.
Per gli storpi
che hanno il sentore
del Dio male
la vita resterà sempre
un appuntamento da rimandare
e si chiede aiuto a Vale.
Ma Vale non aspetta,
non usa gli storpi o le virgole
chi vuole vivere in fretta.
----------------
NOTA dell'Autore
Vale è un nome di fantasia.
Non è che il tempo passi più lentamente
a chi ha il sonno più leggero,
non è che i sogni cambino colore
se ti convinci che va tutto bene.
Non cambia il giro dell'alcool
vomitato nelle vene
se affronti le stelle a pugni chiusi,
nè il numero di guance offerte
a schiaffi sempre più sicuri,
a schiaffi sempre più decisi.
Rimane in attesa, il suono di chi eri,
rimane in attesa la telefonata a Dio
per chiedergli come,
per chiedergli quando,
eri o meno parte dei suoi piani.
Sguardi da miope affacciato al balcone,
pensieri tra il cappio e il cielo,
in attesa che lo stomaco bruci,
in attesa che il tempo
lo riempiano i tuoi sogni
e non fazzoletti bagnati
di quello che ero.
Ubriachiamoci!
sorsi scendono in bocca
come Sonetti
declamati agli occhi
oscillano mani, cirri
di grazia stravagante,
girano sguardi
di lampade incorporate,
fumetti al neon si gonfiano
di discorsi pluviali
la nascita di un fiume
non spetta alla roccia, in esclusiva;
qui, le nostre vene azzurre
straripano nei corridoi del petto
Per dirmi Amore, hai legato
la luna a un concetto astratto
sorsi scendono in bocca
come Sonetti
declamati agli occhi
oscillano mani, cirri
di grazia stravagante,
girano sguardi
di lampade incorporate,
fumetti al neon si gonfiano
di discorsi pluviali
la nascita di un fiume
non spetta alla roccia, in esclusiva;
qui, le nostre vene azzurre
straripano nei corridoi del petto
Per dirmi Amore, hai legato
la luna a un concetto astratto








