Accenti di grano,
spiccioli di pioggia
sulle scrivanie del creato,
boutique d’azzurro
svende ricami di nuvole
alle vetrine sfitte del cuore,
resoconti d’amore sfibrati
in grafemi d’orizzonti stellati.
M’abbiglio d’attimi,
risacca di mare ed illusioni
increspano lacrime di sole,
t’aspetto in silenzio,
nel breve respiro del vento.
Ho parlato a un angelo e l’ho
pregato di domandare a Dio
di darvi ogni giorno un altro giorno,
e di non essere troppo duro con voi.
Di fare in modo che siate
longanimi col mondo disadorno,
e di spirito probo.
Con la placidità di un fiume,
pacatezza per converso all’acredine.
Che siate risoluti, né oltre misura
morali né baldanzosi; utopici ma
non utopistici e che l’intercapedine
nel vostro animo abbia di egual
superficie debacle e riuscita.
Sfibrati nella psiche e nella materia,
ma mai orfani di avvedutezza; che
anche dinanzi alla giustezza snaturata,
la veridicità non cada in miseria.
Ho parlato a un angelo e l’ho
implorato di supplicare Iddio,
ma ho compreso dai reiterati cipigli,
che la sola malleveria è l’amorevolezza
senza riserve del padre verso
ciascuno di voi tre miei diletti figli.
rugiada d'anima
su baci in valigia,
il tempo è un violino
che lacrima al sole
in un battibecco d'aurore
e tu,
metafisica cardiologica
di un respiro di sguardi
abbraccia le mie mani:
son profumo di te
in un carillon di stagioni.
forse sei tu, sei qui,
apri pure la porta del cielo blu,
non c’è mistero nella mia anima
anche se si è distratta e persa
tra il brillare dei tuoi occhi
che come diamanti affascinano
questo mio povero cuore,
mia eterna poesia.
Spero che tu mi ami
piccolo fiore di primavera
smosso dal vento,
il quale porta il tuo profumo da me.
Sei tu nei miei giorno
minuto dopo minuto,
scorri con il tempo e così
resto qui a guardare davanti alla porta,
e come ti aprirò ti dirò
benvenuta amore.
un non nulla ti può frantumare.
Tu, ti sei immolato sull'altare della musica
e ti costringi a vivere giorni che non vuoi,
che non sai.
Tu diafano,
quando solletichi i tasti del pianoforte
e componi melodie, armonie divertenti
per un essere rubicondo quale io sono.
sulla riva di stemmi
divengono figlie
di liberi spazi
assolvendo i nostri giorni
da castelli e sepolcri
Madri applaudono
all'eterno
nelle Volte lontane
da ogni stagione
fin dove il Culto
si infrange
nei viaggi del Sole
Nel naufragio
che protegge promesse
nei fiori rubati
di un solo mio dirti
per ogni tua gioia
cigolano le altalene erette dalla scienza……
si polverizzano sotto gli inermi occhi sgranati le chiese d’un tempo……
le mode passano e ritornano come il raffreddore sulle dormienti masse…….. e poi……
tutto tace…………….
rimani da solo se non ti sei sciolto come lo zucchero al sole della verità……..
queste parole non sono mie e lo sono sempre state
fra il campo vibratorio cosmico nel bel mezzo del vuoto neurale………
davanti a te stesso potresti non trovare nulla
una volta svuotato da ciò che non ti appartiene, o forse………
ti troverai come non ti sei mai visto…….. bello e sincero come un fiore di campo
che vive per se stesso pur tuttavia donandoci la sua ineffabilità
partecipe della vita nel mondo, lui è ciò che è e nulla più……..
se potessimo ascoltare il sussurro semi strozzato della nostra essenza
se riuscissimo a illuminare i nostri abissi tanto quanto la più piccola azione quotidiana…….
WAOH!!!! ………… non ci sentiremmo ne più ne meno del fiore di campo
finalmente connessi tra tutti e tutto, nel micro e nel macro………
altrimenti così facendo, rimarrà solo polvere di tutti gli imperi mentalmaterializzati che abbiamo eretto……..
e li…………… il baratro spalanca le sue fauci garantendoci un infausta fine meritata……….
non nel passato ma nel presente/istante deve avvenire la trasformazione
e sì!! Parlo proprio con te che leggi sotto le leggi della tua moralità……
fidati è il momento di capire……. E forse in fondo in fondo
ti accorgerai che quel microscopico fiore di campo la sapeva lunga………….
ERA SE STESSO.

Mi accorsi di amarla sul serio
nelle passeggiate in centro,
negli occhi di ogni donna che incontravo,
ma in quelli, vi ho visto solo la mia solitudine.
Ti ho cercata nei baci ricevuti da altre donne,
ma di quelli mi è rimasto
solo l’amaro sulle labbra,
che non si lavava via.
Ti ho cercata in chi mi diceva d’ amarmi,
ma l'anima mia soffriva d’amore,
perché di sesso non puoi riempire il cuore,
se manca l'amore.
Solo quando non ti ho più cercata,
tu sei arrivata a sconvolgere la mia vita,
perché anche tu come me,
volevi vivere il vero amore.

Volevi ancora sognare
riprovare ad amare.
Non è facile trovare l'amore
che fa palpitare il cuore.
Lo incontrasti una volta
pensavi potesse bastare,
era quello speciale.
Una volta perduto
rinunciasti ad amare.
L'amore è importante
per continuare a sognare,
riuscirai ad amare.
L'amore, quello che cerchi
dovrà essere sincero,
non legarti a un prigioniero
incatenato in altre storie,
non ti darà mai gioie
solo fugaci momenti,
passioni clandestine,
storie senza confine.
Riprendi la tua vita
riprendi a sperare
potrai ancora amare
incontrerai l'uomo giusto.
Tu lo incontrerai
ancora amerai.
Hai tanto amore da regalare
a chi il tuo cuore saprà conquistare.
Se il primo che incontri
ti farà i complimenti
assicurati non li faccia ad altre cento.
Sei semplice e pura
come il primo giorno
che donasti il tuo cuore,
attenta all'errore
potresti sprecare il tuo amore.
Sta sicura, un giorno lo incontrerai,
ancora amerai.
Per terra, da chissà quanto, un mitile\- figlio anch’esso del creato, pensavo -
Finito sul marciapiede in questo preciso istante \che il tempo gli avanza e lo trasporta
Sarà il bisogno dei piccoli esseri \di dire la loro sui cambiamenti epocali
Sarà che uno dei gatti l’ha trascinato per gioco
Di certo avrà avuto una bandiera \ da portare su e giù per i viali
mentre le gru, smisurate gru del quartiere
perché questa cosa non sarà di certo unica \a trovarsi un buco
dove emergere \ attaccarsi agli scogli \ e spingere un pianeta
ma la carne si è seccata\ e non c’è come avanzare il grido e farsi largo
e dunque la bocca è guscio vuoto
soltanto maledizione o perdita da una busta d’immondizia
o maleducazione di San Pasquale
E venne sera.
La sera del rifiuto,
nel tempo non voluto
nell'anfora dei ricordi.
Si chiusero le vie del mondo,
nel silenzio unico dell'anima.
Ti racchiudesti nei tuoi pensieri,
nulla poteva essere
e la noia rifiutò ogni contatto.
L'universo provò a chiamarti,
ma quella sera era unica.
I malesseri della vita ti rapirono,
la paura dell'esistenza si presentò
d'improvviso alla porta del tuo rifugio.
S'imprigionarono gli stipiti del cuore
e un senso di debolezza pervase.
Il desiderio della pace si sposò
con quello d'essere asceta nella sera.
E sera fu aspettando solo il proprio sguardo
rivolto dentro,
aspettando che le luci della strada scomparissero
dietro le tende del vuoto.
Fu quel rifugio dello spirito
in cui ti chiudevi a vincere
e nulla avrebbe potuto scalfirlo.
Lasciasti una luce accesa nel corridoio dei dubbi
e nel tuo malessere t'addormentasti nella sera.
La tua sera.
quando eravamo giovani
e tu ridevi in controluce
tra rumore, megafoni, cortei.
Ideali contorti, poco chiari,
occupando gli spazi ed i silenzi
di notti interminabilmente sveglie
al sapore di noi.
Cresceva questo amore
tra sirene, carezze, polizia,
scontri di piazza e baci.
Noi c’eravamo.
Perduti insieme a cento
scoprivamo il sesso e l’utopia,
l’eterna giovinezza che ci manca
adesso in tempi amari,
come brandelli di stoffa scoloriti
che non agita il vento.












