
Camminando senza meta
vidi un arcobaleno.
Rischiarò il mio percorso
come fossi dentro un sogno
ma... Una nube birichina
adombrò quei colori.
Li cercai un po’ confusa
non riuscii più a trovarli.
attendevo che finisse
che la nube andasse via
ma…Divenne ancor più scura
preferii trovar riparo.
Quando tutto poi finì
ricercai quei colori, ormai
dissolti oltre il tempo.
Vorrei tanto ritrovarli
nel percorso che rimane,
riprendere a sognare.
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Nella foschia mattutina
settembre appena arrivato
lascia la sua impronta
nel variegato dei colori
che dall'acceso dell'estate
declinano all'ambrato.
Nell'aria
si nota una certa leggerezza,
una nuova frescura, propria
del preludio d'autunno
che ci viene incontro.
Un vento biricchino
gioca con le fronde facendole tremare
mentre l'ortensia
è piegata al frutto della luce.
Osservo
gli alberi roridi di rugiada
che sull'alto dei rami
la volta carezza nel loro turgore
mentre le bianche nuvole scorrono
in un inno silente.
I colori ramati
rimandano
i loro splendidi riflessi
a ricordare quella ruggine latente
che affiora ogni tanto
da cavità nascoste dell'anima
pronta a rimembrarmi quel saluto
lasciato cadere lì, frettolosamente;
ma di cui è rimasta l'eco
nell'aria che aleggia.
La vita è bella
danza serena e ti trascina con se,
in un vortice di sorrisi e speranza
va vissuta intensamente
attimo per attimo
La vita è colori, profumi
è musica, è un quadro meraviglioso
la vita è tutto è un dono di Dio
va custodita come il più prezioso gioiello
La vita ti mette alla prova
e non leggermente
ti getta via come un vecchio straccio,
ti getta in un pozzo buio
privo di scale o di corde
Calpesta il tuo cuore
come carne da macello
ti risucchia lentamente l'aria dai polmoni,
prosciuga il sangue dalle vene
come un'enorme zanzara maledetta
Qui si decide se sei uomo
se ami questo dono e te stesso
se accetti la sfida, cavaliere
senza armatura e senza spada
solo il tuo corpo e la tua mente
A mani nude risalirai dal pozzo
imprecando per il dolore
dissetandoti del sangue delle ferite
annaspando nelle tenebre
ansimando ma senza rinunciare
Ecco, un raggio di luce
effluvio di profumi, esplosione di colori
una mano delicata e forte
dalle unghie finemente laccate
ti porta verso il cielo
La vita non ti abbandona mai
devi combattere, soffrire
pensi di non potercela fare, no ...
mai perdere la speranza, lei ti ritrova sempre,
questo è il bello della vita ….
Tra lo smorzar del verde
E l'arrivo del giallo
Il bosco si veste a festa
Sfavilla di luci e tenaci colori
Prima di lasciar il suo manto cadere.
Assorbe energia e plasma il cuore
Riposa sotto un cielo incolore
Che promette tristezza.
Ma non intacca il tuo animo vivo,
Che canta sotto la voce del vento.
Sentinelle gli alberi altissimi
Proteggono la tua intima essenza
Con rami vivi che avvolgono.
Risalta il profumo acuto
Tra i tronchi ormai vecchi
Che si riposano a terra.
E l'arrivo del giallo
Il bosco si veste a festa
Sfavilla di luci e tenaci colori
Prima di lasciar il suo manto cadere.
Assorbe energia e plasma il cuore
Riposa sotto un cielo incolore
Che promette tristezza.
Ma non intacca il tuo animo vivo,
Che canta sotto la voce del vento.
Sentinelle gli alberi altissimi
Proteggono la tua intima essenza
Con rami vivi che avvolgono.
Risalta il profumo acuto
Tra i tronchi ormai vecchi
Che si riposano a terra.
La notte è madre dei sortilegi
Il giorno è figlio delle apparenze
Io nel buio ho trovato le maschere d'oro
fabbricate dalla luce, ed ho compreso
che l'evidenza non è sempre sincera
Ma io sono una creatura della luna
e appartengo a un mondo di sogno
(essendone perfettamente cosciente)
mentre tu credi alle bugie dell'illusione.
prendi per vere costruzioni oniriche
Cosa pensi siano i castelli in aria?
La tua mente architetta trappole
immergendoti nel sole, e ti basta
Io non credo una finta chiarezza illumini
più di una candela in uno sgabuzzino
I miei occhi felini setacciano l'oscurità
e non si fanno ingannare dai fuochi
che catturano ottuse falene
è nell'ombra che devi indagare
per riconoscere una forma ridotta
alla sua nuda essenza...
È così che ho scoperto la pienezza del vuoto
La notte è madre dei sortilegi
puoi darle il mio nome: Ecate
Il giorno è figlio delle apparenze
Io nel buio ho trovato le maschere d'oro
fabbricate dalla luce, ed ho compreso
che l'evidenza non è sempre sincera
Ma io sono una creatura della luna
e appartengo a un mondo di sogno
(essendone perfettamente cosciente)
mentre tu credi alle bugie dell'illusione.
prendi per vere costruzioni oniriche
Cosa pensi siano i castelli in aria?
La tua mente architetta trappole
immergendoti nel sole, e ti basta
Io non credo una finta chiarezza illumini
più di una candela in uno sgabuzzino
I miei occhi felini setacciano l'oscurità
e non si fanno ingannare dai fuochi
che catturano ottuse falene
è nell'ombra che devi indagare
per riconoscere una forma ridotta
alla sua nuda essenza...
È così che ho scoperto la pienezza del vuoto
La notte è madre dei sortilegi
puoi darle il mio nome: Ecate
Sto a prenne li provvedimenti
pe evità quelli accadimenti
che provecheno tanti danni
all’omini, alle cose, togliendo i sonni.
Ormai nun giro più senza l’ombrello
pe nun finì come ‘n pesce a mollo,
nun dormo a letto in quella condizione
vojo guardamme da ‘n inondazione.
A tutti li Santi sono più devoto
purché me sarvino da ogni teremoto,
lascio li ‘nfissi aperti a piacimento
purché de fora nun se metta vento.
Chi m’o diceva a me, si giudizioso,
dovè subì ‘nattacco pericoloso !
‘Nattacco pe ‘na causa naturale
calamità, ma morto originale.
Sei stata tu che m’hai devastato
chi m’hai lassato come ‘ndisperato,
quale tsunami, quale inondazione
m’hai lassato qui come un c……..
Ero ormai pronto a tutto, pure allenato
tu m’hai lassato come ‘ndisgraziato !
Nun me daranno niente p’a ricostruzione,
sono macerie nun de alluvione.
Nel silenzio,
lunghi e interminabili discorsi
si fan strada nei vicoli bui
di freddi e insidiosi percorsi.
Ragionamenti illogici
sfidano l'immorale falsità della logica
in spietate domande su chi è assente
con elusive risposte di chi è presente
e mente spudoratamente.
Mani fredde, stanche e tremanti
si bagnano in lacrime di blandi pianti
dove affiorano indelebili i rimpianti
sorti in calde sere di incontri amanti.
Amene letture e riflessioni
di brevi citazioni tristemente allegre,
irrompono la mia anima limpida e smeralda
come un forte scroscio di pioggia spavalda
sopra falde di sabbia landa e calda.
In quest'orbe di labili certezze,
avvolte in un connubio dolce amaro
di futili speranze e tristezze,
volto le spalle all'impetuoso rimpianto
per rimirar la luce soffusa
di un nuovo misterioso tramonto.
L'uomo in toupet
guidava una rossa coupé
e aveva un colorito alquanto flambé
avendo mangiato un infuocato puré
oltre a tre piatti di consommé.
Lo sguardo sai com'è
cadde sulle gambe d'una bionda in lamé
che sdraiata sul parquet
la vetrina ornava con un bouquet.
Poi... al rosso si schiantò facendo un gran bignè
con un furgone che trasportava bottiglie di Grand Marnier
Allora un vigile zelanate fischiò d'emblée
tirando fuori il taccuino dal gilet.
Ma l'uomo con uno scarto alla Pelé
dribblò la folla e si tuffò in una bottega da thé.
Per riprendersi dalla botta chiese due bicchieri di Perrier.
La commessa esterrefatta non sapendo il perché
rispose: “Qui l'acqua non c'è”.
La sera scendeva con toni fumé
e sfumava pure la serata al pret a porter.
Frullo come un frappé
tornò così a casa andando a piè
e finì per scolarsi un bollente carcadé
pensando: “Che giornata de mme...”
guidava una rossa coupé
e aveva un colorito alquanto flambé
avendo mangiato un infuocato puré
oltre a tre piatti di consommé.
Lo sguardo sai com'è
cadde sulle gambe d'una bionda in lamé
che sdraiata sul parquet
la vetrina ornava con un bouquet.
Poi... al rosso si schiantò facendo un gran bignè
con un furgone che trasportava bottiglie di Grand Marnier
Allora un vigile zelanate fischiò d'emblée
tirando fuori il taccuino dal gilet.
Ma l'uomo con uno scarto alla Pelé
dribblò la folla e si tuffò in una bottega da thé.
Per riprendersi dalla botta chiese due bicchieri di Perrier.
La commessa esterrefatta non sapendo il perché
rispose: “Qui l'acqua non c'è”.
La sera scendeva con toni fumé
e sfumava pure la serata al pret a porter.
Frullo come un frappé
tornò così a casa andando a piè
e finì per scolarsi un bollente carcadé
pensando: “Che giornata de mme...”
Non avido di latte come un rospo
che morte serra al seno
e manco spargo
amaro felle
ché noto che il tuo passo mi sta appresso.
La luna ingoio quando
ti spegne il giorno. Striscio
e presto groppa dura al tuo calcare*
purché sia pura, poi
l'anima mia.
che morte serra al seno
e manco spargo
amaro felle
ché noto che il tuo passo mi sta appresso.
La luna ingoio quando
ti spegne il giorno. Striscio
e presto groppa dura al tuo calcare*
purché sia pura, poi
l'anima mia.
Come sai già, questa notte son qui da solo
e, come sovente, scrivo poesie,
oggi, però, questa la scrivo per te, donna della mia vita,...
per dirti tutte quelle cose
che nei nostri giorni trascorsi insieme
non sono mai riuscito a dirti.
Forse sarà la lontananza che s’aggrappa
alla disperazione della solitudine,
che mi porta a confessare
che in questo momento mi manchi tanto
e vorrei essere lì, con te.
Ma il crudele destino non me lo permette,
mi chiude in codeste quattro mura lontane.
Queste notti non ci son le tue carezze
e nemmeno i tuoi abbracci e baci,
che ci portavano a perderci in calde e lunghe ore d’amore,
ma soltanto sconsolati e lunghi freddi giorni d’inverno,
dove mi ritrovo a versare lacrime di malinconia
che cercano, tra i ricordi, d’essere rubate
dalla tua dolce compagnia.
Lo sai che, per me, è molto più facile scrivere
che dirti, a voce, ti amo,
forse dentro, nel mio cuore, sono sempre rimasto,
quel timido bambino che ti ha sempre sognato,
che ora, da te, vorrebbe essere consolato e amato.
e, come sovente, scrivo poesie,
oggi, però, questa la scrivo per te, donna della mia vita,...
per dirti tutte quelle cose
che nei nostri giorni trascorsi insieme
non sono mai riuscito a dirti.
Forse sarà la lontananza che s’aggrappa
alla disperazione della solitudine,
che mi porta a confessare
che in questo momento mi manchi tanto
e vorrei essere lì, con te.
Ma il crudele destino non me lo permette,
mi chiude in codeste quattro mura lontane.
Queste notti non ci son le tue carezze
e nemmeno i tuoi abbracci e baci,
che ci portavano a perderci in calde e lunghe ore d’amore,
ma soltanto sconsolati e lunghi freddi giorni d’inverno,
dove mi ritrovo a versare lacrime di malinconia
che cercano, tra i ricordi, d’essere rubate
dalla tua dolce compagnia.
Lo sai che, per me, è molto più facile scrivere
che dirti, a voce, ti amo,
forse dentro, nel mio cuore, sono sempre rimasto,
quel timido bambino che ti ha sempre sognato,
che ora, da te, vorrebbe essere consolato e amato.
Quando Dio si sedette
iniziò dal lunedì
poi venne martedì e il mercoledì...
e le settimane seguite dai mesi e dagli anni.
Solo in quel momento Dio pensò all’amore.
E' fu così che Dio creò l’amore.
Sicuramente creò le profondità e le altezze...
e l’intimità in una goccia d’acqua.
E quando infilò la mano dentro di se,
per riempire lo spazio che stava creando,
scavò così a fondo che uscì fuori
una lunga giornata di sole...
e poi le stelle in alto
e il vento qua e là;
e ancora l’azzurro e la notte;
il rimbalzo della pioggia,
il sale nell'acqua e il cerchio sospeso della luna;
e scese sempre più giù
fino ad arrivare nella parte più profonda
del suo cuore
perchè non vi era ancora nessuna bellezza...
- a pare Lui naturalmente-
e quando frugò nella parte più nascosta del suo cuore
raccolse il primo vento tra i capelli,
la prima forma delle labbra sulla pelle,
il primo bacio che interrompeva il sonno della notte,
le prime parole spezzate da uno sguardo.
Poi dopo tutto questo
Dio il settimo giorno si sedette
e guardo te.
iniziò dal lunedì
poi venne martedì e il mercoledì...
e le settimane seguite dai mesi e dagli anni.
Solo in quel momento Dio pensò all’amore.
E' fu così che Dio creò l’amore.
Sicuramente creò le profondità e le altezze...
e l’intimità in una goccia d’acqua.
E quando infilò la mano dentro di se,
per riempire lo spazio che stava creando,
scavò così a fondo che uscì fuori
una lunga giornata di sole...
e poi le stelle in alto
e il vento qua e là;
e ancora l’azzurro e la notte;
il rimbalzo della pioggia,
il sale nell'acqua e il cerchio sospeso della luna;
e scese sempre più giù
fino ad arrivare nella parte più profonda
del suo cuore
perchè non vi era ancora nessuna bellezza...
- a pare Lui naturalmente-
e quando frugò nella parte più nascosta del suo cuore
raccolse il primo vento tra i capelli,
la prima forma delle labbra sulla pelle,
il primo bacio che interrompeva il sonno della notte,
le prime parole spezzate da uno sguardo.
Poi dopo tutto questo
Dio il settimo giorno si sedette
e guardo te.
Lancette volano inesorabili,
senza rispetto.
Bellezze rigogliose sfioriscono.
Tentano di fermare
danni irreversibili.
Non bastano creme miracolose,
bisturi affilati.
Il tempo cambia,
distrugge,
passeggia sui volti.
Restano foto,
testimonianza
di un immagine
di giovinezza,
oramai lontana.
Alcune non sono piú loro,
altre con fierezza indossano
le proprie rughe.
senza rispetto.
Bellezze rigogliose sfioriscono.
Tentano di fermare
danni irreversibili.
Non bastano creme miracolose,
bisturi affilati.
Il tempo cambia,
distrugge,
passeggia sui volti.
Restano foto,
testimonianza
di un immagine
di giovinezza,
oramai lontana.
Alcune non sono piú loro,
altre con fierezza indossano
le proprie rughe.












