Io leggero ti seguo
Salgo e mi perdo tra colori terre ed acqua.
Tutto è magnifico il sole lo guardo da vicino
Ma giù c'è un luccichio che mi attrae, sei tu
Scendo veloce sono tra i tuoi capelli sul tuo collo sulla tua pelle.
Ti cingo ti odoro ti porto i miei sapori e rubo i tuoi
Piccole raffiche sono i miei baci
Tu sorridi e giri il volto per godere i miei soffi...
Non sei mia madre
Solo numeri, la rata del mutuo e l’importo
delle bollette, il costo dei vestiti
e gli scontrini del supermercato. L’offerta
promozionale come unica felicità
concessa alle antenne della mente pensante.
E’ questa la proposta? E la risposta corrente
è nelle rabbia confusa e nell’elettricità
di un amplesso col fante di picche. La meta
è alle spalle e i cibi del giorno sono conditi
con olio di motore rubato al magazzino del porto.
Poi arriva il malandrino con cappello corinzio
e scarpe senza suola, è andato a scuola
dalle suore prima di finire in una svendita
di camicie usate. Chi l’ha incontrato
è rimasto colpito dagli occhi fiammeggianti
e dal look trasandato, parla di stenti
e promesse tradite, ha intrecciato passato
e futuro con l’uncinetto, ormai è in gita
da tre anni e nelle ore notturne si consola
con un biberon di cognac e di assenzio.
Il discepolo del matto ha asciugato le lenzuola
sulle tegole del tetto e rifatto i letti
con le tende delle finestre. Quando prenderà
la parola, reciterà i versi di Catullo
a una platea di elefanti in pensione.
Poi dicono che andrà di corsa alla stazione
per incontrare l’ultima donna del bullo
che gli ha rotto tre denti. Ci vorrà
tempo per vedere rifiorire i sogni interrotti
riprendersi il suo amore e dimenticare ogni regola.

i contorni del cielo.
Guardo a ponente,
un sole stanco
che si adagia lento
sulla culla della sera.
Si spegne il giorno,
è un canto del cigno,
vestito di mille colori.
Porta con se...
Fatiche, piaceri e dolori.
L'orizzonte sfuma,
profili ormai confusi.
S'accendono i lampioni.
Una ad una salgono
timide... le stelle.
Saluto la luna,
chiudo la finestra...
Il sogno comincia.
Luna d'agosto in coppa preziosa,
sangue immortale
che mai fu.

ripulendo l'ego e i suoni suoi contorni
A volte vedo un baffo fra tanto verbo e ardire
e della mente mia nefasti fai gli allori
sempre che la mano un dì -che so- si svegli
scarabocchiando il verso atto ad introdurti
-Il canto mio poetico faccia di me un profeta
che all'imbiondir parabole si rifocilli il mento-
masticato l’amaro dell’incapacità
e dell'impossibile.
Disperate le mani ai capelli
a chiedersi come e chi…
Allora, non abbiate giudizio, chè
sul ciglio del baratro, si è sempre soli.
… Nell’altra parte dell’inferno
le fiamme divampano sulla forza
prendere o lasciare resta l'unica scelta…
Sepolcri imbiancati,
deboli e vigliacchi, tutti.
Non è poesia che nasce
ma il pianto della condanna
inginocchiato sulla pietra appuntita
del vostro giudizio
e in questa tomba che scavate.
Terra fatta di parole,
di coscienze senza coscienza
e menti scevre di ogni altrui verità.
… non chiudete questo tumulo
un giorno potrebbe essere il vostro….
precisi e densi
spigoli d’aria
nel tempo esteso, e mancano lenti
giorni che stentano
multipli d'ore
quanti ne conto
ilari istanti
sulle scene di palpito
tante si stagliano
in deserto di piaghe
nelle pieghe non passano
né colmano
gemono tinte
scarichi enzimi
in striduli punti
e salgono
contro linee di plinti
lo spazio diviso
libero di volare,
sono vento che soffia
forte e piano,
per tutti gli angoli del mondo.
Io sono vento quando mi
accompagnano nel volo
le nuvole e con me piangono
nei miei momenti di tristezza
e malinconia.
Sono vento anche quando gli
ostacoli si presentano davanti a me
e vi sbatto contro,
ma continuo a soffiare, finché
trovo uno spiraglio
per potere passare e superare.
Io sono vento quando brilla il sole
e sfiorando i prati fioriti mi
inebrio dei loro profumi.
Io sono vento fino a quando
sarò libero di volare.
E quando il semaforo è rosso ti bacio
se è verde riparti ma non subito
non prima di averti preso l’ultima
goccia di saliva, però guarda la strada
e mantieni la calma, sei già tutta rossa
e accaldata. Sono solo un paio di semafori
ma già lampeggiano nel cuore, li vorrei tutti
rossi o magari più scuri come i tuoi occhiali
da sole. E queste strade, viali tutti uguali
lontani dal mare, senza te sarebbero brutti
ora che li guardo con altre lenti, i cori
che sento, mi rapiscono e mi danno la scossa.
E poi c’è ancora il ritorno, non una corrida
solo un bacio d’arrivederci,ci sarà uno schema
una notte tutta per noi, come un abito
su misura, come semafori rossi a ogni incrocio.
Eppure nessuno legittima il suo canto
nemmeno un critico o accademico decide
di metterlo in cattedra
Potresti dire che muove le corde della vita
gioie e dolori in un uccello di poco conto
Quando è stanco
la sua femmina l'accoglie nel nido
ignaro che la gloria esista da qualche parte
per pochi versi che nessuno osa
cantare su un'antenna
Il corpo si fa denso
riflesso delle mani
graffi e fessure, gocce
pause e fruscii sugli orli.
Non finire non tacere.
Il corpo è l’attimo
prima dell’impronta.
Il sì rubato
il t’amo sordo,
la ritrosia per le scarpe
in un batter d’occhio
convulsa distopia.
Ciglia che spostano il paesaggio
-sulle autostrade piove,
in qualche modo
si tratta di poesia.









