1. Stiamo imparando ancora
    a camminare come due ciechi che tenendosi per mano
    stanno a pensare che la luna può essere anche spietata e crudele
    ti lascio andare e mi lascio andare
    di notte, quando sono abitata da un urlo...
    quando sono incapace d'amare
    quando il mare è solamente mare
    e il sole solamente un fuoco inerte senza speranze
    stiamo sotto lo stesso cielo
    pieni fino alla lingua di ricordi inattesi
    intorno a me, intorno a te
    davanti a quel vetro che ci specchia
    tu sorridi
    e io graffio il telo che copre il mio sguardo
    stiamo ancora
    davanti allo stesso muro, muto
    e tra poco
    quasi sicura
    che sono viva
    mentre cucino
    pulisco l'aurora
    domani
    in silenzio
    dietro di tante cicatrici
    aspirerò dolcemente
    riempiendo i miei polmoni
    e uscirà di me un grido di neonato
    e come una balestra 
    arriverà 
    freccia o  coltello
    a un corpo in una casa donde non esiste casa, ancora.


 


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Profilo Autore: yesenia de la rosa  

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Inciampai sul ciottolo al passato

finendo in abito ad un'angusta via

che mi dettava quale fosse il firmamento

per tingersi la cute di finestre




Il luccicare atavico d'un vicolo

pareva tinteggiarmi un'orizzonte

ma verticale io ed i miei calli

finimmo a regalare gli occhi a un dio




Qual fosse non so ma mi agganciai

all'unica catena di un sorriso

ma Eolo mi sorprese e in corpo al cielo

di vento diventò il labbro a falce  





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Profilo Autore: Aita Carla  

Questo autore ha pubblicato 251 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
che non sia gelo dentro
pervasivo 
al nostro sangue in circolo 
dinanzi a questo scempio 
ma sia furore 
sia grido 
d'offesa umanità 
non scivoli l'oltraggio 
sui nostri pori 
si tremi 
si tremi forte 
come loro
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Profilo Autore: Diego Bello  

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Dovrò abituarmi
a non guardare indietro
a  camminare per un'altra terra
ad ascoltare altre parole

volgendo i miei occhi ad altri occhi
che non sono nocciola incartati
da brutture e violenze .

Si riapro gli occhi
dopo un lungo viaggio
e questo approdo sarà la mia pace

non ho temuto l'ira di Dio
quanto ho temuto l'ira di mio fratello
avventato sulla mia gente

e questo mare è uno scrigno rosso
di memorie e perle spezzate.



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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Non saprò mai se è poesia
questo cuore abbandonato
tra le pieghe della carne,
battito  nel caldo fiume del sangue

che sospinge l'emozione nel petto
e poi la fa salire in  gola
poi più su fino a farsi lacrima
nel mare  inquieto degli occhi

Non saprò mai se è poesia
la mano che dolce trema
indugiando sul foglio vergine
per macchiarlo di vita

potrò forse crederlo, sperarlo
soprattutto nei giorni saturi
di odio, disperazione,
per  poter essere ancora sentimento

sciolto nelle sillabe da scandire,
nella verità di piccole parole,
mentre fuori il mondo assassina
la grazia e la bellezza

senza un filo di pietà



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Profilo Autore: Sabyr  

Questo autore ha pubblicato 288 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.







Solo tracce di voli,

sibila anche il tempo fuggito

dalle conchiglie

e noi non sappiamo di noi

più di un’orma di sabbia.

Noi, marginali, siamo qui a sera

con i capelli arruffati

il caffè e lunghe sigarette

d'evanescenza.



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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

Questo autore ha pubblicato 786 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Sono tornato a perlustrare i boschi
a dormire sulle spine
e nutrirmi di larve e ortiche
bevendo la bava delle lumache.
Sono tornato con tutta la zavorra
del mio ieri
con il passo stanco di un illuso
quando ho baciato Dio
fino ad essere colluso
con la pioggia e le maree
di giorni senza buio e senza notte.
Non ricordo bene
in quale mare, sogno o cielo
ero finito
ma ricordo le primavere
i fiori nei miei occhi
e le costiere
dove il sole perfora le pupille.
Sono tornato
qui nel mio deserto
nelle alcove dove tracima un fiume secco
qui dove ho alzato un grattacielo
di sciocche poesie e labbra aperte
come fosse siero
per far pace con la morte.
Sono tornato a riappropriarmi del mio nulla
di un credo che non parla la mia lingua
e qui ormai rimango come uno straniero
senza cuore, sangue e anima
uomo finto con viso d'argilla.
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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo  

Questo autore ha pubblicato 287 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Gocce di perla
si perdono nel mare del silenzio
eco di montagna
su moti perpetui
vagheggiano gli animi
primeggia una voce
rintocco di campana
copre i rumori.
vestali danzano intorno al fuoco
mute
inneggiano alla vita
che si apre
con il solstizio dell'estate.
s'alza il vento
e confonde l'esistenza.
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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

Questo autore ha pubblicato 496 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio..
(La canzone del maggio. Faber)

 
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Dall’inizio di aprile qualcosa aveva cominciato a muoversi

Approfittando degli alberi di Giuda

disposti a perdere il candore sotto i cingoli delle ruspe.

Approfittare del bianco non è facile e non è gradevole

Discutere sull’opportunità di ricucire la coscienza

proprio ora che il mandorlo ricomincia a sedurre

 

Era piuttosto la tenebra del muro a venir fuori dai gechi

se ne intravvedeva l’ irruenza nel  narciso

e nel mare sotteso alla noia

 

Inane possibilità, Everest senza fine,  

Non ho di te nostalgia, nemmeno un poco la matematica

ha compreso il gioco d’universo nelle tue ortiche

e tradotto il salto di cavalletta in derivate contro il tempo

 

Oh i grilli al secondo che ora scendono a ricomporre le piazze

Chi ha detto che la battaglia non è persa venga a vedere il sacrificio di ali

Nelle banche

 

La città rumina vendette senza arrivare all’acme del palazzo d’inverno

Abbandonati i fucili si percuotono tamburi ed i tram 

 raccolgono ciascuno  un miliardo di sogni

forse nel prato bruceranno una rondine


Ce la faremo a ribellarci all'Inquisizione dei corvi? 

 

Corvi, solo corvi e purezza nei becchi

Ai passeri il ventre aperto alle discussioni  blablabla

Proletarizzarsi d’altronde è stata una sciagura

Un parametro di cui liberarsi nel chiassoso tramonto

 

Ci vuole un sentiero Ho Chi Min e qualcuno che veda oltre le foreste dei mercati aperti il lunedì

avrò per sempre il ricordo dell’ irrazionale, nella carne le schegge della mina su cui saltai

piccolo Vietcong alle prese con una raccomandata di protesta ad un giornale

qualcuno che legga l’ingiustizia che gli è fatta e lo trasformi in uno scoop

 

 Il mio è un continuo di spesucce tra scaffali e minestre ai cereali

un intrecciare sillogismi tra ghirlande e 730 da completare

poi, ci pensa un click, un solo click che penetra la trascendenza

degli uteri finanziari, gli stessi che ordinano a maggio: sparisci per sempre!
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Profilo Autore: fintipa2  

Questo autore ha pubblicato 118 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Aprì col bianco, pedone di Donna

e già scalpitava il cavallo, la torre

in osservazione dei futuri destini

finse l’alfiere la mossa ad effetto

ma non era la sua giornata

il cielo coinvolto in una rissa

e i passanti a battere le mani

poi fu la Donna a risolvere tutto

lasciando il suo Re per andare

in cerca dell’altro. Era l’ultima contesa

l’offesa dello scacco ora era intesa

di diamante, nel gioco dell’altare

due anelli a sigillare il frutto

dell’amore. Tu dici – e il domani?-

E’ nella luce che puoi vedere riflessa

in un bottone d’oro, aggiornata

all’ultima versione del copriletto

d’organza. Poi tuoni e fulmini

come se piovesse a dirotto, le guerre

le paci, le braci del cuore, la mia penna.

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Profilo Autore: mybackpages  

Questo autore ha pubblicato 327 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Cosa affligge il mattino?
Forse, un gufo cantore
Sorto da quest'oscuro
Con il suo cantare
Ripido, così lieto
Ad un cuore scarlatto
Per stiletto imperiale
Dell'amore errabondo
Ferito, sul crinale
Tra rivi maestosi
Dalla ninfa lasciato
A stupirmi, tranquillo
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Profilo Autore: Salvatore Tortora  

Questo autore ha pubblicato 63 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Di chi è la terra molle che resiste
prona all'asfalto ruvido che bolle?

Di chi è la terra lenta sotto i templi
che è cardine a pilastri e fondamenta?

Di chi è la terra offesa che raccoglie
in grembo seme e sangue di tue rese?

Di chi è la terra, verso che si scioglie
mossa al tuo passo perso sulla neve?

Di chi è la terra, seno di vagito
denso di latte e madido al tuo freno?

Di chi è la terra uomo d'Occidente,
la terra che sorride alla tua fronte?

È solo madre tua figlio obbediente
o è vera madre aperta ad ogni gente?

Il sangue tuo accolse alla dimora
quando più lacrime mano non pianse.

Ed ora che altro sangue grida sete
rivendichi esclusiva al tuo recinto.

Ora che mano acerba graffia pane
sbuffi furore da gengive vuote.

Ora che ventri gravitano luce
spegni il cervello a danze di ragione.

Perché sarebbe tua la terra idiota
chi te l'ha data, chi t'ha fatto ardere?

Chi è stato che t'ha reso così certo
d'avere il petto gonfio da padrone?

Chi t'ha riempito il collo d'ira infame
chi ha chiesto di rivendicare piaghe?

La terra è delle braccia che la scavano.
La terra è delle fronti che la sudano.

La terra è delle grida che la scaldano.
La terra è di chi vi ha perduto sangue.

La terra è di chi l'ha raggiunta in mare.
La terra è delle genti che la amano.

La terra non è merce che si serra
dentro lo scrigno della propria pace.

La pace non respira senza luce
e il mare muore se spumeggia sangue. 
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Profilo Autore: Diego Bello  

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A mezzanotte il tocco non si alza più 
dalle quarantasette campane di Bruges;
ma un'anima arriva comunque da nuvole cariche d'altura
bianche nei visi
stanchi stanchi
lungo la corsia.

Qualcuno
giù asciuga con un panno
i cuscini dove grigi son caduti gli angeli del salice.

La menta elettrica mi ricorda magie; un flauto di bosso
con le due sopracciglia angolute
portava tinto d'oro il vassoio
sulla punta delle dita.








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Profilo Autore: Alberto Automa  

Questo autore ha pubblicato 1011 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Seduto sopra ‘n tronco chette trovo?

Vedo passà ‘no strano animaletto,

‘na specie de simpatico vermetto

che annava camminanno verso er covo,


un bucio lì vicino dentro a ‘n rovo;

come ‘na fisarmonica a soffietto

sur dietro se rizzava poi de getto

mannava innanzi er capo e … via de novo.


Sta natura! A guardalla è sempre festa:

si con carma l’osservi quer che vedi

è ‘na saggezza che ner core resta,


come quella creatura - chette credi! -

che prima d’annà avanti co la testa

voleva stà sicura su li piedi.
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Profilo Autore: Marco Magistri  

Questo autore ha pubblicato 10 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Son sordi i rii fra verdi a capovalle

dove l'acqua serpeggia seducendo pietre e alpeggi

Le felci ancora sanno celare dei segreti

e il pino mugo dona incalzante il suo sapore




Nitidi e ancestrali passi fanno presa

nel sentire lembi d'ataviche giornate

Sorseggio il retrogusto in catrame di quel vino

che tanto inebriava il mio calice ed il volto

falcando -in orizzonte- brumosi prati incolti





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Profilo Autore: Aita Carla  

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